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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2026

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721 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Annullamento contratto opera d’arte: la guida completa
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un contratto di compravendita di un'opera d'arte a causa di un errore sull'autenticità, ritenuto bilaterale e essenziale. La sentenza chiarisce che l'azione di annullamento contratto opera d'arte è ammissibile anche in presenza di una garanzia di autenticità e che il termine di prescrizione di cinque anni decorre non dall'acquisto, ma dalla scoperta effettiva dell'errore, ovvero dalla presa di coscienza della mancanza di certezza sulla paternità dell'opera.
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Interpretazione contratto assicurativo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un risarcimento danni da allagamento condominiale, il cui fulcro era l'interpretazione del contratto assicurativo. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato il massimale più alto della polizza, ignorando un "sottolimite" specifico di 1.000 euro per quel tipo di sinistro. La Cassazione ha stabilito che non vi era alcuna ambiguità tra le clausole, in quanto la corte territoriale aveva confuso il valore dell'immobile assicurato con il massimale di indennizzo, applicando a sproposito l'art. 1370 c.c. La decisione è stata quindi cassata con rinvio.
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Polizza claims made: come interpretare la copertura
Un professionista, assicurato con una polizza claims made, è stato citato in giudizio per condotte risalenti a un periodo precedente la stipula del contratto. Sebbene assolto nel merito, la sua compagnia assicurativa si è rifiutata di coprire le spese legali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la polizza è operativa, poiché ciò che conta è il momento in cui la richiesta di risarcimento viene presentata, non la data del fatto illecito, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente interpretato le clausole contrattuali.
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Demansionamento infermieri: quando è illecito?
Un gruppo di infermieri ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per demansionamento, lamentando di essere stati costretti a svolgere per anni mansioni di livello inferiore. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo che le mansioni infermieristiche rimanessero prevalenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il demansionamento infermieri è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è sistematica e non marginale, a prescindere dalla prevalenza delle mansioni proprie. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame sul demansionamento, rigettando però la domanda di differenze retributive.
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Onere della prova banca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 854/2026, si è pronunciata su un complesso caso di diritto bancario. La Corte ha chiarito l'onere della prova a carico della banca nella richiesta di pagamento di un saldo debitore, specialmente in presenza di conti accessori come i 'conti anticipi'. È stato ribadito che la banca deve produrre tutti gli estratti conto sin dall'inizio del rapporto per giustificare la propria pretesa, senza poter addossare al cliente la prova della formazione del debito. La sentenza affronta anche temi cruciali come l'anatocismo, l'usura e la prescrizione delle rimesse bancarie.
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Fideiussione omnibus: ricorso inammissibile e tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un istituto di credito. Il caso riguardava un'opposizione a un decreto ingiuntivo per un debito su conto corrente. La Suprema Corte ha respinto tutte le censure, inclusa quella sulla nullità della fideiussione omnibus, a causa di motivi procedurali come la tardività delle eccezioni, la genericità delle contestazioni e la mancata allegazione di prove decisive nei tempi corretti.
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Licenziamento disciplinare: quando non è giusta causa
La Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare di un dipendente che aveva consumato cibo sul lavoro. La condotta, pur violando le norme igieniche, non era così grave da giustificare il recesso, ma solo una sanzione conservativa, con conseguente reintegro del lavoratore.
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Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
Un dipendente di un supermercato, licenziato per aver consumato salumi nell'area di lavoro, ottiene la reintegrazione. La Corte di Cassazione conferma che il licenziamento disciplinare è sproporzionato quando il contratto collettivo prevede per quella condotta una sanzione conservativa, ribadendo il principio di proporzionalità della sanzione rispetto all'addebito.
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Riorganizzazione sanitaria unilaterale: è legittima?
Un sindacato medico ha contestato la riorganizzazione unilaterale del servizio di continuità assistenziale da parte di un'azienda sanitaria, ritenendola una condotta antisindacale. L'azienda aveva agito a causa di una grave carenza di personale. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la decisione, stabilendo che in situazioni di criticità e dopo aver consultato i sindacati, l'azienda può procedere con una riorganizzazione sanitaria per garantire la continuità del servizio, prevalendo il suo potere organizzativo.
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Transazione e causa pendente: l’accordo è definitivo
In una controversia per danni da rumore, le parti avevano raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio d'appello. Successivamente, la Corte d'Appello ha ridotto l'importo del risarcimento originale. La Cassazione ha stabilito che la transazione e causa pendente ha un effetto 'tombale', ovvero chiude definitivamente la lite, rendendo irrilevante la successiva sentenza e precludendo la richiesta di restituzione di somme pagate in base all'accordo.
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Quietanza di pagamento: valore con assegni bancari
Una società immobiliare acquista una proprietà pagando con assegni bancari. Il venditore non lascia l'immobile, sostenendo di non aver incassato l'intera somma. La Corte di Cassazione chiarisce che la quietanza di pagamento, in caso di assegni, non prova l'effettiva estinzione del debito, ma solo la consegna dei titoli. L'onere di dimostrare l'avvenuto incasso spetta al debitore (l'acquirente). La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per ricalcolare l'esatto importo versato.
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Cessione del credito e arricchimento ingiustificato
Una società finanziaria, cessionaria di crediti derivanti da servizi resi a una ASL, si è vista negare dalla Cassazione la possibilità di agire per arricchimento ingiustificato. I contratti originari erano nulli e la Corte ha stabilito che la cessione del credito, di natura contrattuale, non trasferisce automaticamente l'azione di arricchimento, che è extracontrattuale e spetta a chi ha subito il depauperamento diretto, ovvero il fornitore originario.
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Lettera di intenti: quando non è un contratto?
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra un contratto vincolante e una semplice lettera di intenti. Analizzando il caso di due società in disaccordo, la Corte ha stabilito che se le parti rinviano la definizione di elementi essenziali a un momento successivo, l'accordo non può considerarsi perfezionato e vincolante. La decisione sottolinea che una lettera di intenti, in tali circostanze, rappresenta solo una fase delle trattative e non un obbligo contrattuale definitivo.
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Clausola penale: quando la Cassazione nega la riduzione
Una società ricorre in Cassazione contro la condanna per inadempimento di un accordo transattivo, lamentando l'errata interpretazione del contratto e la mancata riduzione della clausola penale. La Corte rigetta il ricorso, affermando che l'interpretazione del contratto e la valutazione sull'eccessività della penale sono questioni di merito non sindacabili in sede di legittimità, se correttamente motivate.
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Interpretazione contratto: la Cassazione corregge i giudici
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello relativa all'interpretazione di un contratto di rientro del debito. I giudici di merito avevano corretto un presunto errore materiale in una clausola, ma la Cassazione ha ritenuto tale interpretazione apodittica e non basata su una corretta analisi della volontà delle parti, cassando la sentenza con rinvio per una nuova valutazione.
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Cessazione materia contendere: caso e spese legali
Una società di ristorazione impugnava un avviso di accertamento TARI, sostenendo di non essere il soggetto passivo del tributo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione materia contendere, poiché il Comune aveva annullato in autotutela l'atto impositivo. Il Comune è stato condannato a pagare le spese legali in base al principio di soccombenza virtuale, avendo annullato l'atto prima di proporre il ricorso.
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Soggetto passivo TARI: chi paga in affitto d’azienda?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema del soggetto passivo TARI in un contratto di affitto d'azienda. Il caso vedeva contrapposti un Comune e una società di ristorazione operante all'interno di un circolo sportivo. Sebbene i giudici di merito avessero individuato nel circolo sportivo il soggetto passivo, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La ragione risiede nell'annullamento in autotutela dell'avviso di accertamento da parte del Comune, che ha determinato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso prima di una decisione sul merito.
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Soggetto passivo TARI: chi paga in caso di affitto?
Un'ordinanza della Cassazione affronta un caso riguardante l'identificazione del soggetto passivo TARI per un'attività di ristorazione operante all'interno di un complesso sportivo tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda. La controversia nasceva tra il Comune e la società di ristorazione. Tuttavia, il processo si è estinto prima di una decisione nel merito, poiché il Comune ha annullato l'atto di accertamento in autotutela. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, condannando l'ente al pagamento delle spese legali per il principio di soccombenza virtuale.
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Prelazione agraria: onere della prova e contiguità
Un proprietario terriero ha perso il diritto di prelazione agraria perché non ha provato di possedere la stradina che separava il suo fondo da quello venduto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'onere della prova della contiguità dei fondi spetta a chi vuole esercitare la prelazione. Il giudice di merito ha correttamente ritenuto non provata la contiguità, elemento essenziale per la prelazione agraria.
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Soggetto passivo TARI: chi paga in caso di affitto?
Una società che gestiva un ristorante all'interno di un circolo sportivo tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda è stata ritenuta l'unico soggetto passivo TARI. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della tassa sui rifiuti, è irrilevante il controllo esercitato dal concedente sull'attività. Ciò che conta è la detenzione effettiva dei locali in cui vengono prodotti i rifiuti. Pertanto, spetta all'affittuario, in quanto detentore, pagare il tributo, e non al proprietario del complesso sportivo. La sentenza chiarisce che gli accordi contrattuali privati non possono modificare l'identità del soggetto passivo TARI nei confronti del Comune.
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