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Art. 1337 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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130 provvedimenti

Altri anni per Art. 1337 Codice Civile

Inammissibilità dell’appello: la Cassazione chiarisce
Una federazione sportiva ha citato in giudizio un'amministrazione comunale per il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata delocalizzazione di un impianto sportivo. Dopo la sconfitta in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto il gravame con una motivazione contraddittoria, dichiarando prima l'inammissibilità dell'appello per aspecificità e poi esaminando il merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della federazione, cassando la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che se un giudice dichiara l'inammissibilità, le eventuali argomentazioni sul merito sono irrilevanti ('ad abundantiam') e non devono essere impugnate. Ha inoltre riscontrato che la Corte d'Appello aveva errato nel dichiarare l'inammissibilità, in quanto il motivo di gravame era sufficientemente specifico. Di conseguenza, ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Diritto di surroga: la liberazione del debitore
Un consorzio di garanzia ha pagato il debito di una società a un istituto di credito. Successivamente, la banca ha liberato il debitore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di surroga del garante non è influenzato da tale liberatoria, in quanto atto non opponibile al garante stesso. Di conseguenza, il garante conserva il diritto di agire contro il debitore per recuperare la somma versata, e la sua richiesta di risarcimento danni contro la banca è stata respinta per mancanza di un pregiudizio effettivo.
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Giudicato esterno: quando sollevare l’eccezione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sull'eccezione di giudicato esterno, poiché sollevata per la prima volta in sede di legittimità. Il caso riguardava un'azione revocatoria su compravendite immobiliari. La Corte ha stabilito che se il giudicato si forma durante il giudizio di merito, l'eccezione deve essere proposta in quella sede e non può essere dedotta per la prima volta in Cassazione, in quanto costituirebbe un'inammissibile questione nuova.
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Frazionamento della domanda: la Cassazione attende le S.U.
Una società finanziaria ha citato in giudizio una banca due volte in relazione alla stessa negoziazione. La prima causa è stata parzialmente respinta e la domanda subordinata per responsabilità precontrattuale è stata considerata rinunciata in appello. La seconda causa, incentrata esclusivamente su tale responsabilità, è stata rigettata per l'effetto preclusivo del primo giudicato. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso il procedimento in attesa di una decisione delle Sezioni Unite sul principio del divieto di frazionamento della domanda.
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Verificazione Scrittura: quando è valida la procedura?
Un'associazione sportiva ha citato in giudizio un club calcistico per un pagamento basato su una convenzione. Il club ha contestato l'autenticità della firma del proprio amministratore. I tribunali di merito, tramite una perizia calligrafica, hanno accertato la falsità della firma. L'associazione ha impugnato la decisione sostenendo un vizio procedurale: la verificazione scrittura sarebbe stata avviata tardivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la richiesta di verificazione è un'istanza istruttoria che rientra nella normale gestione del processo da parte del giudice, non un sub-procedimento da espletare necessariamente prima di ogni altra attività.
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Buona fede assicurazione: l’obbligo di informare
La Corte di Cassazione ha stabilito che viola il principio di buona fede assicurazione il comportamento della compagnia che, dopo aver indicato in polizza un termine di prescrizione decennale, omette di informare l'assicurato della successiva riduzione per legge a due anni. Tale omissione, che porta l'assicurato a perdere il diritto all'indennizzo, è stata qualificata anche come pratica commerciale scorretta, creando un obbligo risarcitorio per la compagnia.
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Appello incidentale tardivo: termini perentori e udienza
Una società e la sua socia si opponevano a un'esecuzione immobiliare. In appello, la banca proponeva un appello incidentale tardivo. La Cassazione accoglie il ricorso della socia, dichiarando l'appello della banca inammissibile perché depositato oltre i termini calcolati dalla data della prima udienza fissata, non da quella di rinvio. Respinge invece il ricorso della società nel merito.
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Polizze unit linked: si applica sempre il TUF
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che le polizze unit linked sono soggette alla disciplina del Testo Unico della Finanza (TUF) per la loro natura di prodotto finanziario. La Corte ha rigettato la tesi del 'doppio binario', affermando che le tutele per l'investitore, in particolare gli obblighi informativi, si applicano indipendentemente dal fatto che il prodotto sia venduto direttamente da un'impresa di assicurazione o tramite un intermediario assicurativo. La decisione conferma la condanna solidale dell'emittente e dell'intermediario al risarcimento del danno subito da una risparmiatrice a causa della carente informazione sulla rischiosità del prodotto.
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Arricchimento senza causa: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una proprietaria immobiliare al pagamento di un professionista a titolo di arricchimento senza causa. La Corte ha stabilito che tale azione è ammissibile in via subordinata anche se la pretesa contrattuale principale è stata respinta, qualora il rigetto derivi dalla mancanza originaria del titolo contrattuale. L'arricchimento è consistito nel risparmio di spesa ottenuto dalla proprietaria utilizzando il progetto del professionista per ottenere i permessi di ristrutturazione.
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Soccombenza virtuale: chi paga le spese processuali?
Una società di trasporti non rispetta un'ordinanza cautelare che le imponeva di liberare due garanti da un debito bancario entro un termine. Le garanti avviano l'esecuzione forzata e la società si oppone. Sebbene la questione si risolva, la Corte di Cassazione applica il principio di soccombenza virtuale, condannando la società al pagamento delle spese legali perché, al momento dell'avvio dell'esecuzione, era inadempiente e quindi avrebbe perso la causa.
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Responsabilità precontrattuale: quando è esclusa?
Una casa di cura ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento integrale di prestazioni sanitarie, sostenendo di aver firmato un contratto con un tetto di spesa solo per stato di bisogno e lamentando una responsabilità precontrattuale dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo stato di bisogno non era stato provato e che non sussiste responsabilità precontrattuale se la modifica delle condizioni contrattuali deriva da un obbligo di legge sopravvenuto, come una delibera regionale.
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Domanda nuova opposizione decreto ingiuntivo: la svolta
Una società di factoring, non ottenendo il pagamento di crediti ceduti da un ente pubblico economico, otteneva decreti ingiuntivi. L'ente si opponeva eccependo l'inadempimento della società cedente. La società di factoring, nel giudizio di opposizione, introduceva una domanda nuova di risarcimento danni. La Corte d'Appello la riteneva inammissibile. La Cassazione, recependo un recente intervento delle Sezioni Unite, ha cassato la sentenza, affermando che la domanda nuova in opposizione a decreto ingiuntivo è ammissibile se introdotta con la comparsa di risposta e basata sullo stesso interesse della pretesa monitoria.
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Giudicato interno: vincolante la sentenza non definitiva
Una società immobiliare ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per responsabilità precontrattuale. Il tribunale, con sentenze non definitive, ha stabilito i criteri per il calcolo del danno. La Corte d'Appello ha ignorato tali criteri, ma la Cassazione ha annullato la sua decisione, affermando che le statuizioni non impugnate di una sentenza non definitiva creano un giudicato interno vincolante per le fasi successive del processo.
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Responsabilità società in house e affidamento
Un'impresa avvia un progetto basandosi sulle rassicurazioni di una società portuale, ente 'in house' del Comune. Quando il progetto si rivela irrealizzabile per vincoli urbanistici, la Corte di Cassazione interviene. Con l'ordinanza n. 13003/2025, stabilisce che la responsabilità della società in house è aggravata. Essendo 'longa manus' della P.A., non può scaricare sul privato l'onere di una diligenza che essa stessa non ha avuto, tutelando così l'affidamento del cittadino.
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Affidamento riscatto: no se i lavori sono abusivi
Un'inquilina di un alloggio popolare, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione anche nel sottotetto, confidava di poter acquistare l'intero immobile. L'ente proprietario, riscontrate irregolarità, ha negato il riscatto e ottenuto la risoluzione del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'inquilina. La Corte ha stabilito che non può sorgere un legittimo affidamento riscatto alloggio popolare a fronte di un inadempimento grave, come la realizzazione di opere non autorizzate che alterano la struttura dell'immobile.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’autosufficienza
Una società di servizi si opponeva a un decreto ingiuntivo ottenuto da un fornitore di veicoli industriali per il mancato pagamento di un debito, regolato da due scritture private. Dopo la conferma della decisione in primo e secondo grado, la società ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cassazione, sottolineando come i motivi fossero viziati da difetto di autosufficienza: la ricorrente non aveva riportato integralmente i testi degli accordi contestati, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza ricorrere ad atti esterni.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'autorità regionale e una ASL per il pagamento di prestazioni eccedenti il budget. Dopo una vittoria parziale in Appello, il suo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha sanzionato la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, in quanto l'atto non era sufficientemente specifico e dettagliato, impedendo alla Corte di valutare le censure senza dover consultare altri atti del processo.
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Motivazione sentenza: quando è nulla per tautologia
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello a causa di una motivazione sentenza ritenuta tautologica e apparente. Il caso riguardava una controversia nata da una fallita trattativa per un contratto di locazione. La Corte ha stabilito che affermare che un motivo di appello è 'infondato perché inidoneo a confutare' la decisione di primo grado non costituisce una motivazione valida, violando il 'minimo costituzionale' richiesto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Mandato senza rappresentanza: quando è inammissibile
Una società ha citato in giudizio i suoi locatori per danni dopo che il loro presunto rappresentante ha bloccato la vendita dell'azienda rifiutando il trasferimento del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale è stata la mancanza di prova di un "mandato senza rappresentanza" dai locatori al rappresentante, rendendo le sue azioni non imputabili ai proprietari.
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Abbonamento stadio: nessun diritto al risparmio
Un tifoso ha citato in giudizio una società sportiva poiché, dopo l'acquisto di un abbonamento stadio, il costo dei biglietti per le singole partite era diminuito, rendendo l'abbonamento non più vantaggioso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del tifoso, stabilendo che la società è libera di fissare i prezzi dei biglietti. L'abbonamento garantisce il posto e l'accesso, ma non un perpetuo vantaggio economico. La convenienza dell'affare deve essere valutata dal consumatore al momento dell'acquisto.
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