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Art. 1337 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

76 provvedimenti

Altri anni per Art. 1337 Codice Civile

Recesso dal preliminare: vincoli nascosti e inadempimento reciproco
Un Acquirente ha citato in giudizio un Venditore e un'agenzia per un presunto inadempimento contrattuale relativo alla vendita di un immobile con vincoli non dichiarati. L'Acquirente chiedeva il legittimo esercizio del suo recesso dal preliminare e la restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Il Venditore, a sua volta, ha esercitato il recesso per il mancato rispetto del termine di stipula da parte dell'Acquirente. Il Tribunale aveva condannato il Venditore, ma la Corte d'Appello ha annullato la condanna per ultrapetizione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il giudice può valutare l'inadempimento complessivo delle parti anche se le specifiche motivazioni non sono identiche a quelle inizialmente dedotte, purché petitum e causa petendi rimangano invariati. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del recesso dal preliminare.
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Acquirente vs. Servitù di Passaggio: Il Contratto Definitivo Prevale
Un Acquirente ha chiesto il riconoscimento di una Servitù di passaggio su terreni confinanti e il risarcimento danni al Venditore per inadeguata assistenza. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste, accertando che il fondo non era intercluso e aveva altri accessi. Hanno anche stabilito che il contratto definitivo prevale su quello preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Acquirente inammissibile. Ha ribadito che il giudice di legittimità non riesamina i fatti e che le questioni non sollevate correttamente nei gradi precedenti non possono essere introdotte in Cassazione. L'Acquirente ha perso la causa e dovrà pagare un contributo unificato raddoppiato.
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Incommerciabilità Immobile: Venditore Responsabile, Acquirente Legittimato al Recesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contratto preliminare per la vendita di un immobile. La Promittente Venditrice aveva promesso di vendere una casa con abusi edilizi non sanabili, rendendo l'immobile incommerciabile. La Promissaria Acquirente si era rifiutata di stipulare il contratto definitivo. La Cassazione ha confermato la decisione del giudice di rinvio, che aveva attribuito la responsabilità principale alla Venditrice. Quest'ultima non aveva adeguatamente informato l'Acquirente sull'effettiva natura degli abusi e sull'impossibilità di sanatoria. Il rifiuto dell'Acquirente è stato ritenuto legittimo. La Venditrice è stata condannata a restituire il doppio della caparra e a rimborsare i miglioramenti, mentre l'Acquirente ha dovuto pagare un'indennità per l'occupazione dell'immobile.
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Vincolo Urbanistico: Chi Vince tra Venditore e Acquirente?
Un Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore per la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'Acquirente lamentava che il Venditore avesse taciuto l'esistenza di un vincolo urbanistico sull'immobile, chiedendo il risarcimento e il doppio della caparra. Il Venditore, invece, sosteneva che il vincolo fosse di natura pubblica e quindi conosciuto o conoscibile dall'Acquirente, accusandolo di inadempimento. I giudici di merito hanno dato ragione al Venditore, ritenendo il vincolo urbanistico di conoscenza presunta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso dell'Acquirente e stabilendo che il Venditore poteva legittimamente trattenere la caparra.
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Annullamento del contratto per dolo tra silenzio e negligenza
Il Promissario Acquirente chiedeva l'annullamento del contratto per dolo di un accordo preliminare di vendita di un appartamento, lamentando che il Promittente Venditore avesse taciuto gravi abusi edilizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che il semplice silenzio o la reticenza non bastano a integrare il dolo omissivo se l'acquirente, usando l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto facilmente accorgersi delle irregolarità. Nel caso specifico, l'acquirente aveva visionato l'immobile e ricevuto le mappe catastali prima della firma, ma ha effettuato le verifiche urbanistiche solo in un secondo momento. Di conseguenza, la richiesta di annullamento è stata respinta e il Promissario Acquirente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Mutuo fondiario: promesse verbali contro contratto scritto
Una società e i suoi fideiussori si sono opposti a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per il pagamento di oltre un milione di euro, relativo al saldo di un conto corrente e alle rate insolute di un mutuo fondiario. La società lamentava la violazione della buona fede da parte della banca, sostenendo che quest'ultima avesse promesso verbalmente di convertire il finanziamento in un contratto di leasing con una società del gruppo. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando che la chiamata in causa della società di leasing non era obbligatoria e che le prove testimoniali su presunti accordi verbali contrari al contratto scritto di mutuo fondiario sono inammissibili. La banca vince definitivamente la causa.
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Prezzo massimo di cessione: nullo il prezzo libero senza svincolo
Un venditore e un acquirente firmano un preliminare per un immobile soggetto a edilizia convenzionata. Sorge un contrasto sul prezzo di vendita, poiché l'acquirente contesta il superamento del limite legale. Il venditore chiede la risoluzione del contratto, mentre l'acquirente chiede il trasferimento forzato con riduzione del prezzo. La Corte d'Appello dichiara nulla la clausola sul prezzo eccedente il prezzo massimo di cessione e sospende il trasferimento in attesa dello svincolo comunale, condannando il venditore a risarcire i danni da ritardo. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando entrambi i ricorsi: il vincolo sul prezzo massimo di cessione costituisce un onere reale che segue il bene, e il contratto rimane valido ma ineseguibile fino al completamento della procedura di affrancazione.
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Legittimo affidamento: il Comune risarcisce il privato
I proprietari di un immobile hanno fatto causa ai vicini per il mancato rispetto delle distanze legali durante la costruzione di un nuovo edificio. I costruttori hanno chiamato in causa il Comune per essere risarciti, avendo edificato sulla base di un regolare permesso di costruire rilasciato dall'ente. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di risarcimento si fonda sulla lesione del legittimo affidamento del cittadino nella correttezza dell'azione amministrativa. Si tratta di un diritto soggettivo alla tutela del patrimonio, estraneo alle valutazioni sull'esercizio del potere pubblico, che radica la competenza davanti al tribunale civile ordinario.
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Responsabilità precontrattuale: patti verbali contro firme reali
Il Fideiussore di una società si è opposto al decreto ingiuntivo di una Banca per oltre due milioni di euro, lamentando la violazione della responsabilità precontrattuale. Il Fideiussore sosteneva che la Banca avesse promesso un finanziamento in più fasi e lo avesse spinto a firmare la garanzia, per poi rifiutare le successive erogazioni. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione, rilevando che le trattative per le fasi successive erano solo a livello embrionale e non potevano generare un legittimo affidamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fideiussore, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Accettazione tacita dell’eredità: diritto salvo ma causa persa
L'Erede di un investitore ha promosso un giudizio contro l'Azienda bancaria e un suo funzionario per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla perdita del capitale investito in una polizza finanziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Erede. La Corte ha chiarito che l'azione giudiziaria intrapresa dal chiamato all'eredità costituisce una forma di accettazione tacita dell'eredità, confermandone la legittimazione ad agire. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta di risarcimento poiché l'Erede non ha riproposto in modo esplicito e univoco nel giudizio di appello la domanda di responsabilità contrattuale, che era rimasta assorbita in primo grado. Di conseguenza, tale domanda si è intesa rinunciata, determinando la perdita definitiva del diritto al risarcimento.
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Responsabilità precontrattuale: se il Comune inganna paga i danni
Un investitore privato ha liberato da pignoramenti alcune aree comunali destinate all'edilizia, confidando nella promessa del Comune di assegnargliele in via prioritaria. Tuttavia, l'ente pubblico ha successivamente sospeso il bando e venduto i terreni a un terzo. L'investitore ha quindi citato il Comune per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia spetta al giudice ordinario (civile) e non a quello amministrativo. Quando si contesta la violazione dei doveri di correttezza e buona fede della Pubblica Amministrazione, e non la legittimità dei suoi provvedimenti, si configura una responsabilità precontrattuale. Di conseguenza, il Comune è stato condannato a pagare le spese legali e la causa proseguirà davanti al tribunale civile.
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Responsabilità precontrattuale: contratto valido ma svantaggioso
Un avvocato, dopo la fusione della banca per cui lavorava, firmava una nuova convenzione accettando tariffe ridotte. La banca lo aveva rassicurato sul futuro invio di numerose nuove cause grazie al suo eccellente punteggio di efficienza. Tuttavia, nessun nuovo incarico veniva poi conferito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della banca al risarcimento dei danni. I giudici hanno stabilito che la responsabilità precontrattuale scatta anche se il contratto viene regolarmente firmato ed è valido, qualora il comportamento scorretto e contrario a buona fede di una parte abbia spinto l'altra ad accettare condizioni svantaggiose (contratto valido ma sconveniente). Il danno va risarcito quantificando il minor vantaggio o il maggior aggravio economico subito.
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Sospensione Pagamento Prezzo: Rischio Noto, Diritto Negato
Una società acquirente firma un contratto preliminare per un terreno, pur sapendo che è gravato da un'ipoteca. Successivamente, scopre l'enorme debito scaduto del venditore e decide la sospensione pagamento prezzo, temendo di perdere l'immobile. La Corte di Cassazione dà torto all'acquirente. Il principio sancito è chiaro: la facoltà di sospendere il pagamento non si applica se il pericolo di evizione era già noto al compratore al momento della firma del contratto. Avendo accettato il rischio fin dall'inizio, l'acquirente non può poi usare quello stesso rischio per giustificare il mancato pagamento. Vince la società venditrice.
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Vizi Occulti Immobile: Casa con Difetti? Contratto Annullato
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a tutela di chi acquista un immobile. Un Promissario Acquirente, dopo aver firmato il contratto preliminare, scopriva gravi vizi occulti nell'immobile, taciuti dal venditore. La Corte ha confermato il suo diritto a non procedere con l'acquisto definitivo e a ottenere la restituzione della caparra. La sentenza sottolinea che nascondere i vizi occulti dell'immobile costituisce un inadempimento grave del venditore, contrario al principio di buona fede. Questo comportamento giustifica la risoluzione del contratto preliminare e il risarcimento del danno a favore dell'acquirente.
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Mensa scolastica: la violazione della buona fede annulla la penale
Un istituto scolastico ha omesso di comunicare all'azienda appaltatrice del servizio mensa l'esistenza di importanti lavori di ristrutturazione che avrebbero ridotto il numero di studenti. A fronte dell'inadempimento dell'azienda, la scuola ha chiesto il pagamento di una penale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo che la **violazione dell'obbligo di buona fede** da parte della scuola era un comportamento grave. Tale scorrettezza ha reso giustificato e non colpevole l'inadempimento dell'appaltatore. Il principio sancito è che il comportamento delle parti va valutato nel suo complesso e la slealtà di una parte può legittimare la reazione dell'altra.
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Responsabilità Precontrattuale: Preventivo Rifiutato, Designer Perde
Un progettista cita in giudizio un potenziale cliente per responsabilità precontrattuale, chiedendo un risarcimento per la rottura delle trattative relative alla fornitura di una cucina industriale. Il cliente aveva rifiutato il preventivo perché troppo costoso. La Corte di Cassazione ha dato torto al progettista, stabilendo che la semplice richiesta di un preventivo, prontamente respinto per il prezzo, non genera un affidamento tale da giustificare una richiesta di danni. Anche la domanda per violazione del diritto d'autore è stata respinta, poiché il progetto mancava di originalità. Il progettista ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Provvigione mediatore immobiliare: richiesta tardiva blocca l’affare
La Corte di Cassazione esamina un caso relativo al diritto alla provvigione del mediatore immobiliare. Un venditore aveva rifiutato una proposta d'acquisto conforme, adducendo come motivo una richiesta di informazioni sull'affidabilità economica del compratore, avanzata solo il giorno prima della scadenza dell'offerta. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'agenzia, ritenendo il comportamento del venditore contrario a buona fede e condannandolo a pagare la provvigione. La Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non decide ancora nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza per approfondire la questione. Il punto centrale è stabilire se una richiesta così tardiva possa essere considerata un pretesto per evitare di concludere l'affare e, di conseguenza, di pagare il compenso al mediatore.
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Provvigione persa: quando la responsabilità del venditore è esclusa
Un'agenzia di mediazione ha citato in giudizio i proprietari di un immobile, chiedendo un risarcimento pari alla provvigione non percepita. La vendita era saltata perché, a dire dell'agenzia, i venditori non avevano rispettato un presunto accordo verbale di separare catastalmente una cantina dall'appartamento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che l'agenzia non è riuscita a provare l'esistenza di tale obbligo. Mancando una clausola nel contratto scritto, non è stata riconosciuta alcuna **responsabilità precontrattuale del venditore**. La Corte ha ribadito che chi accusa deve provare, e un accordo verbale non è sufficiente se la legge richiede forme specifiche o ne limita la prova.
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Responsabilità precontrattuale: asta vinta ma vendita annullata
Un cittadino si aggiudica un immobile all'asta da un ente pubblico, ma la vendita non viene mai finalizzata. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che condannava l'ente per responsabilità precontrattuale. Il motivo è la 'motivazione apparente' del giudice precedente, giudicata troppo generica e astratta. Secondo la Suprema Corte, non basta affermare che l'ente doveva verificare la 'non rischiosa alienabilità' del bene. È necessario spiegare concretamente in cosa sia consistita la scorrettezza. La decisione stabilisce che una condanna per responsabilità precontrattuale richiede una motivazione chiara e specifica sui fatti, non formule vaghe. Il caso dovrà essere riesaminato.
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Usucapione non provata: la scrittura privata del 1962 non basta
I proprietari di un immobile citano in giudizio i vicini per aver occupato una porzione del loro terreno con una recinzione. I vicini si difendono sostenendo di aver acquisito la proprietà in base a una vecchia scrittura privata di permuta del 1962 o, in alternativa, per usucapione. La Corte di Cassazione ha dato torto ai vicini. La scrittura privata è stata considerata una semplice bozza non vincolante, priva dei requisiti di forma e sostanza. Inoltre, è stata rigettata la domanda per usucapione non provata, in quanto i vicini non sono riusciti a dimostrare con prove certe e non contraddittorie di aver posseduto il terreno per oltre vent'anni come veri proprietari. Di conseguenza, i proprietari hanno vinto la causa e ottenuto la restituzione del terreno.
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