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Art. 1337 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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52 provvedimenti

Altri anni per Art. 1337 Codice Civile

Autorizzazione regionale: contratto nullo senza di essa
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di incarico specialistico tra un medico e un'Azienda Sanitaria Provinciale. La decisione si fonda sulla mancanza della preventiva autorizzazione regionale, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa pubblica. Secondo la Corte, tale autorizzazione è un requisito di validità del contratto, e la sua assenza determina una nullità virtuale ai sensi dell'art. 1418 c.c., impedendo qualsiasi pretesa, inclusa quella risarcitoria.
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Competenza giudice del lavoro: quando prevale la sostanza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26722/2024, ha stabilito che per determinare la competenza del giudice del lavoro in un contratto di agenzia, si deve guardare alla natura sostanziale del rapporto e non alla forma giuridica delle parti. Anche se il contratto è formalmente stipulato con una società, se la prestazione è di fatto svolta in modo prevalentemente personale da un singolo individuo, la controversia rientra nella competenza del giudice del lavoro. La Corte ha cassato la decisione del Tribunale che aveva declinato la propria competenza basandosi unicamente sull'intestazione del contratto a una società.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25201/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, stabilendo che la prescrizione per il danno da reiterazione abusiva di contratti a termine nel pubblico impiego è decennale e non quinquennale. La Corte ha ribadito la natura contrattuale della responsabilità della P.A., escludendo la tesi della responsabilità precontrattuale. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale ventennale a tutela dei lavoratori precari del settore pubblico.
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Incarico discrezionale: risarcimento se la PA ignora la graduatoria
Un candidato, secondo in una graduatoria per un incarico dirigenziale, si è visto negare l'assunzione dopo la rinuncia del primo classificato. L'ente pubblico ha preferito non scorrere la graduatoria. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto l'importanza della questione: un incarico discrezionale può essere vincolato da una procedura di selezione auto-imposta? A causa della mancanza di precedenti, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto.
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Scorrimento graduatoria: quando è un diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 27299/2024, ribadisce un principio fondamentale del pubblico impiego: lo scorrimento della graduatoria degli idonei non è un diritto soggettivo del candidato, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava un candidato, classificatosi secondo in una selezione, che chiedeva l'assunzione a seguito della creazione di nuovi posti vacanti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, in assenza di un obbligo specifico previsto dal bando di concorso o dalla contrattazione collettiva, l'ente non è tenuto ad assumere gli idonei, potendo optare per altre modalità di copertura dei posti.
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Licenziamento per assenza prolungata: è legittimo?
Un lavoratore, assente per oltre un anno a causa di arresti domiciliari, è stato licenziato sulla base di una clausola del CCNL. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, qualificandolo come licenziamento per assenza prolungata dovuta a impossibilità sopravvenuta della prestazione. La Corte ha stabilito che, decorso un congruo periodo, l'interesse del datore di lavoro alla prestazione viene meno, indipendentemente dall'esito del procedimento penale a carico del dipendente.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per il danno da pubblico impiego, derivante dall'illegittima reiterazione di contratti a termine, è decennale e non quinquennale. La Corte ha qualificato la responsabilità della Pubblica Amministrazione come contrattuale, poiché il danno non nasce dalla mancata assunzione ma dalla prestazione lavorativa resa in condizioni di precarietà, in violazione di norme imperative. L'ente pubblico ricorrente sosteneva la natura precontrattuale o extracontrattuale della responsabilità, con conseguente prescrizione breve di cinque anni, ma il suo ricorso è stato rigettato, confermando la tutela più ampia per il lavoratore.
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Condotta antisindacale: proposta non trattabile è illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato che la presentazione di una proposta contrattuale definita come 'non trattabile' da parte di un'azienda durante le negoziazioni sindacali costituisce condotta antisindacale. Sebbene non esista un obbligo generale di contrattare, un precedente accordo può imporre alle parti di negoziare secondo i principi di correttezza e buona fede. Chiudere ogni possibilità di dialogo viola questo dovere e lede le prerogative sindacali.
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Concorso di colpa: la banca risponde per i controlli?
In un caso di danno patrimoniale causato da un dipendente, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul concorso di colpa. La Corte ha annullato la sentenza d'appello che escludeva la responsabilità della banca, affermando che spetta all'istituto di credito, e non al lavoratore, dimostrare di aver adottato adeguate misure di controllo interno per prevenire l'illecito. La mancanza di tali prove può configurare un concorso di colpa della banca, riducendo l'obbligo risarcitorio del dipendente.
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Risarcimento contratti a termine: no se non si supera il limite
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per contratti a termine a una dirigente medico del settore pubblico. La decisione si fonda sulla constatazione che la durata complessiva dei contratti non aveva superato il limite legale di 36 mesi, requisito fondamentale per poter configurare un'abusiva reiterazione e, di conseguenza, il diritto al risarcimento. Il ricorso della lavoratrice, assunta a tempo indeterminato in base a una legge poi dichiarata incostituzionale e successivamente licenziata, è stato respinto anche per vizi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Perdita di chance e selezione pubblica: la Cassazione
Un professionista ha citato in giudizio il Ministero degli Affari Esteri per il risarcimento del danno da perdita di chance, sostenendo di essere stato illegittimamente escluso da un incarico di missione in Liberia. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene l'amministrazione debba agire secondo principi di imparzialità e correttezza, la procedura di selezione era stata sostanzialmente legittima. Non essendo stata provata un'irregolarità decisiva né una concreta probabilità di successo per il ricorrente, la domanda di risarcimento per perdita di chance è stata rigettata.
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Assunzione PA: illegittimo annullare la prova vinta
Una candidata vince una selezione pubblica ma l'ente annulla la prova perché ritenuta 'troppo complessa'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7068/2024, ha stabilito che tale annullamento è illegittimo. Una volta superata la prova di idoneità in un'assunzione PA tramite avviamento a selezione, il candidato acquisisce un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione, limitando il potere di autotutela dell'amministrazione. Il giudice può quindi disporre la costituzione del rapporto di lavoro.
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Indennità risarcitoria forfettaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6381/2024, ha stabilito la legittimità dell'applicazione retroattiva della legge n. 183/2010, che introduce un'indennità risarcitoria forfettaria per i contratti a termine illegittimi. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, confermando che la nuova disciplina si applica anche ai giudizi in corso al momento della sua entrata in vigore. Di conseguenza, la lavoratrice è stata condannata a restituire le somme percepite in eccesso in base a una precedente sentenza, poi riformata.
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Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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Accordo non approvato: nessun diritto per il lavoratore
Una lavoratrice ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di incentivi basati su un accordo firmato dal presidente. Tuttavia, l'accordo era qualificato come una mera "ipotesi" soggetta all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, approvazione mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo sindacale non approvato, quando tale condizione è esplicitamente prevista, è privo di efficacia giuridica e non può fondare alcun diritto per il lavoratore.
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Ipotesi di accordo: quando è vincolante per l’azienda?
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di riscossione, per ottenere premi incentivanti basati su un'ipotesi di accordo. La validità del documento era subordinata all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, che non è mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando che un'ipotesi di accordo priva della necessaria approvazione formale non costituisce un contratto perfezionato e non produce effetti giuridici vincolanti, negando così le pretese del dipendente.
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Responsabilità precontrattuale: selezione sospesa
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità precontrattuale di un'azienda municipalizzata per aver sospeso una selezione di personale. La Corte ha chiarito che, in assenza di una procedura concorsuale formale e in presenza di legittime ragioni economiche, l'interruzione del processo selettivo non costituisce violazione del principio di buona fede e non dà diritto al risarcimento del danno ai candidati.
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Licenziamento dirigente: quando la riorganizzazione è lecita
Un istituto di credito ha licenziato un dirigente a seguito di una riorganizzazione aziendale che ha comportato la soppressione della sua posizione. Il dirigente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la riorganizzazione fosse solo un pretesto. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso del dirigente, chiarendo che il controllo del giudice sul licenziamento dirigente per riorganizzazione è limitato alla verifica dell'effettività e della non arbitrarietà delle scelte aziendali, senza poter entrare nel merito delle stesse.
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Risarcimento del danno: la domanda include tutti i danni
Un dirigente medico si è visto negare la formalizzazione di un incarico dirigenziale già designato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sua iniziale richiesta generica di risarcimento del danno include anche le voci di danno specificate solo in un secondo momento. Il principio dell'unitarietà del danno implica che una domanda risarcitoria, se non diversamente specificato, si estende a tutti i pregiudizi derivanti dall'illecito, senza che la successiva specificazione costituisca una domanda nuova e tardiva.
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Contributi agricoli: calcolo sulle ore effettive
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33832/2024, ha stabilito un principio fondamentale per i contributi agricoli dei lavoratori a tempo determinato. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo dell'imponibile contributivo, si deve fare riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate e non a quelle standard previste dal contratto collettivo. La controversia nasceva da un avviso di addebito INPS nei confronti di un'azienda agricola. La Corte ha inoltre confermato la nullità degli accordi di riallineamento retributivo che vengono modificati più di una volta, rigettando su questo punto il ricorso dell'azienda. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla base del principio delle ore effettive.
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