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Art. 1337 Codice Civile — Anno 2025

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117 provvedimenti

Altri anni per Art. 1337 Codice Civile

Abbonamento stadio: nessun diritto al risparmio
Un tifoso ha citato in giudizio una società sportiva poiché, dopo l'acquisto di un abbonamento stadio, il costo dei biglietti per le singole partite era diminuito, rendendo l'abbonamento non più vantaggioso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del tifoso, stabilendo che la società è libera di fissare i prezzi dei biglietti. L'abbonamento garantisce il posto e l'accesso, ma non un perpetuo vantaggio economico. La convenienza dell'affare deve essere valutata dal consumatore al momento dell'acquisto.
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Cessione del credito: chi prova l’esistenza del debito?
Un istituto di credito, in qualità di cessionario di alcuni crediti derivanti da fatture, ha agito contro il consorzio debitore per ottenerne il pagamento. Il consorzio ha contestato l'esistenza stessa dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito due principi fondamentali in materia di cessione del credito: l'onere di provare l'esistenza del credito grava sempre sul cessionario (la banca) e il silenzio del debitore ceduto alla notifica della cessione non costituisce riconoscimento del debito. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Nullità contratto ente locale: senza impegno di spesa
Un professionista ha fatto ricorso contro un Comune per il mancato pagamento di un incarico di progettazione. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto con l'ente locale, poiché l'incarico era stato conferito senza un formale impegno di spesa registrato nel bilancio comunale. La Corte ha specificato che la previsione di una copertura con fondi esterni non sana questa nullità, data la natura imperativa delle norme di contabilità pubblica.
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Nesso causale: chi paga per l’errore dell’ente?
Una società cooperativa ha citato in giudizio un ente previdenziale per danni derivanti da un errore di calcolo del debito, che le ha impedito di beneficiare di una forte riduzione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando l'assenza del nesso causale. Il danno, infatti, è stato attribuito alla scelta della società di non pagare la somma (seppur errata) entro i termini per poi chiederne la rettifica, interrompendo così il legame causale con l'errore iniziale dell'ente.
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Rogito notarile: vale come nuovo contratto? La Cassazione
Una coppia acquista una villa all'asta da un ente pubblico, ma scopre in seguito una superficie minore e un vincolo culturale sopravvenuto. Nonostante ciò, firmano il rogito notarile e poi agiscono in giudizio per ottenere una riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, stabilendo che la firma del rogito, avvenuta con piena consapevolezza dei problemi, costituisce un nuovo accordo contrattuale che accetta l'immobile nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, superando le condizioni dell'asta.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo ammissibile l'azione revocatoria contro la costituzione di fondi patrimoniali da parte di alcuni fideiussori. La Corte ha stabilito che, per l'esercizio dell'azione revocatoria fondo patrimoniale, non è necessaria la prova dell'opponibilità dell'atto ai creditori, essendo sufficiente il pericolo di danno (eventus damni) derivante dalla maggiore difficoltà nel soddisfare il credito. Inoltre, è stata negata la qualifica di consumatori ai fideiussori che avevano stretti legami funzionali con la società debitrice.
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Servitù non apparente: quando il venditore è esente
Una società immobiliare ha acquistato un terreno scoprendo solo in seguito una servitù di metanodotto non dichiarata nell'atto. La società ha citato in giudizio il venditore e il notaio per ottenere un risarcimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la garanzia per servitù non apparente è esclusa quando il compratore era a conoscenza del vincolo. La Corte ha ritenuto che, nonostante la servitù non fosse tecnicamente 'apparente', l'acquirente (una società esperta del settore) aveva a disposizione numerosi elementi (documenti urbanistici, segnaletica, vicinanza a impianti) per conoscere l'esistenza della servitù, escludendo così la responsabilità del venditore e del notaio.
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Ufficio secondario notaio: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una professionista sanzionata dal Consiglio Notarile per aver aperto un secondo ufficio secondario in un comune aggregato. La Corte ha stabilito che, in assenza di una nomina specifica da parte del Presidente della Corte d'Appello per garantire il servizio pubblico, l'ufficio aperto volontariamente in un comune aggregato conta come l'unico ufficio secondario consentito dalla legge. Di conseguenza, averne già un altro costituisce un illecito disciplinare. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva annullato la sanzione, è stata cassata con rinvio.
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Mutuo solutorio: è valido per coprire debiti bancari?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un mutuo solutorio, ovvero un finanziamento concesso da una banca per ripianare un'esposizione debitoria pregressa di un cliente. I clienti avevano contestato la validità del contratto, sostenendo che lo scopo originario fosse diverso e che mancasse la consegna materiale del denaro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il mutuo solutorio è un contratto valido e costituisce titolo esecutivo. È sufficiente la disponibilità giuridica della somma, come l'accredito sul conto corrente, anche se questa viene immediatamente utilizzata per estinguere il debito, senza necessità di una consegna fisica del contante.
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Abbonamento stadio: risparmio non garantito
Un tifoso ha citato in giudizio una società sportiva perché, dopo aver acquistato un abbonamento stadio, il club ha ridotto il prezzo dei biglietti per le singole partite, annullando il risparmio previsto. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abbonamento stadio non implica una garanzia contrattuale di convenienza economica. Il suo valore risiede in altri benefici, come la certezza del posto e la protezione da eventuali aumenti di prezzo. Di conseguenza, il ricorso del tifoso è stato dichiarato inammissibile.
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Canone COSAP: obbligo anche senza concessione formale
Una società ha impugnato avvisi di pagamento per il canone COSAP relativo a impianti pubblicitari. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento, stabilendo che il canone è dovuto per la semplice occupazione di fatto del suolo pubblico, indipendentemente da un atto formale di concessione. L'inerzia della Pubblica Amministrazione nella richiesta non costituisce rinuncia al credito, il quale si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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Riduzione penale: l’interesse del creditore va valutato
Una società di costruzioni ha contestato una penale per ritardo nei lavori di restauro di una chiesa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione sull'eccessività della penale, e quindi sulla sua eventuale riduzione, non deve basarsi solo sull'interesse del creditore al momento della firma del contratto. È necessaria una valutazione 'dinamica', che consideri l'equilibrio delle prestazioni e l'interesse del creditore anche al momento dell'inadempimento. La Corte ha quindi annullato la precedente sentenza, richiedendo una nuova valutazione del caso secondo questo principio di equità.
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Collaboratori Linguistici: no stipendio da ricercatore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16003/2025, ha stabilito che i collaboratori esperti linguistici assunti dalle università dopo il 1995 non hanno diritto alla stessa retribuzione dei ricercatori universitari. Questa pronuncia chiarisce la distinzione fondamentale con gli "ex lettori" di madrelingua straniera, i quali beneficiano di un trattamento economico più favorevole solo in virtù di una normativa specifica volta a sanare una pregressa discriminazione. La Corte ha rigettato il ricorso del collaboratore, confermando che il suo trattamento economico è correttamente disciplinato dalla contrattazione collettiva di comparto.
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Polizze unit linked: la qualificazione del contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per le polizze unit linked non è sufficiente la qualificazione formale data dalle parti per determinarne la natura giuridica. Un giudice deve analizzare in modo approfondito il contratto per stabilire se si tratti di un prodotto assicurativo o di un investimento finanziario. Questa distinzione è fondamentale per individuare il corretto termine di prescrizione. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la prescrizione breve basandosi su una qualificazione sommaria, e la sua decisione è stata annullata con rinvio per una nuova e più accurata valutazione.
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Ricorso per cassazione improcedibile: il caso
Un cittadino chiedeva un risarcimento danni a un ente regionale dopo l'annullamento della sua nomina a un'alta carica pubblica. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, il suo ricorso è stato giudicato come ricorso per cassazione improcedibile dalla Suprema Corte. La decisione si fonda su un vizio puramente formale: il mancato deposito della prova di notifica della sentenza impugnata, atto indispensabile per verificare la tempestività del ricorso. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato il merito della richiesta di risarcimento.
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Vizi immobile: quando l’acquirente non ha diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18499/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni acquirenti che chiedevano un risarcimento per vizi immobile. La Corte ha stabilito che la garanzia del venditore è esclusa quando i difetti, come crepe e fessure, sono facilmente riconoscibili dall'acquirente con una normale diligenza prima dell'acquisto. In questo caso, la consapevolezza dei problemi, unita a una significativa riduzione del prezzo di vendita, è stata considerata prova della riconoscibilità dei vizi, escludendo il diritto al risarcimento.
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Ammortamento alla Francese: No Anatocismo per Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21817/2025, ha respinto il ricorso di un mutuatario contro un istituto di credito. La Corte ha stabilito che il metodo di ammortamento alla francese non costituisce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo. Ha inoltre ribadito il principio secondo cui, ai fini della verifica dell'usura, gli interessi corrispettivi e quelli di mora non devono essere sommati. Infine, ha ritenuto infondata la doglianza sull'indeterminatezza del tasso di interesse, poiché il contratto specificava adeguatamente le modalità di variazione della rata.
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Contratto preliminare: la consegna non fa possesso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, dopo aver ricevuto l'immobile in anticipo, hanno sostenuto di averne acquisito la proprietà per usucapione. La Corte ha respinto questa tesi, ribadendo un principio fondamentale: la consegna anticipata del bene in un contratto preliminare configura una mera detenzione e non un possesso utile ai fini dell'usucapione, poiché l'acquirente è consapevole che la proprietà non è ancora stata trasferita. Allo stesso tempo, la Corte ha respinto la domanda di risoluzione del contratto del venditore a causa di un vizio formale nella diffida ad adempiere.
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Danno risarcibile vendita immobile: quando spetta?
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore per ottenere un risarcimento a causa della mancanza del certificato di agibilità e di difformità strutturali. La Corte di Cassazione ha stabilito che se il certificato viene ottenuto in un secondo momento e l'acquirente non fornisce prova di un danno economico concreto e specifico, non sussiste il diritto al risarcimento. La sentenza sottolinea che il danno risarcibile per la vendita di un immobile non è automatico ma deve essere rigorosamente dimostrato.
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