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Art. 1337 Codice Civile — Anno 2023

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74 provvedimenti

Altri anni per Art. 1337 Codice Civile

Cessione d’azienda vizi immobile: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquistato un'azienda per la somministrazione di alimenti e bevande, chiedendo la risoluzione del contratto per i vizi dell'immobile in cui si svolgeva l'attività. La Corte ha stabilito che, essendo il contratto di locazione dell'immobile stipulato separatamente tra l'acquirente e un terzo proprietario, il venditore dell'azienda (cedente) non può essere ritenuto responsabile per l'inidoneità o i vizi dei locali. Questa decisione chiarisce la distinzione tra il contratto di cessione d'azienda e il contratto di locazione ad esso collegato, confermando che i vizi dell'immobile non possono essere imputati al cedente dell'azienda se non è anche il locatore.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: limiti al riesame
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 31902/2023, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni clienti contro il proprio legale per presunta responsabilità professionale. La Corte ha stabilito che non è possibile utilizzare il ricorso per Cassazione per richiedere un nuovo esame dei fatti già valutati concordemente dai giudici di primo e secondo grado. La decisione sottolinea che l'inammissibilità del ricorso Cassazione scatta quando le censure, pur mascherate da violazioni di legge, mirano in realtà a una diversa interpretazione delle prove, compito che non spetta alla Suprema Corte.
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Reiterazione abusiva contratti: prescrizione decennale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31104/2023, ha stabilito che la responsabilità del datore di lavoro per la reiterazione abusiva di contratti a termine ha natura contrattuale. Di conseguenza, il diritto del lavoratore al risarcimento del danno si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in quello più breve. La Corte ha accolto il ricorso di un lavoratore, la cui richiesta di risarcimento era stata respinta in appello per presunta prescrizione, affermando un principio consolidato a tutela dei lavoratori precari.
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Prescrizione risarcimento danno: guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31086/2023, ha confermato che la responsabilità di un ente pubblico per l'abuso di contratti a termine è di natura contrattuale. Di conseguenza, il diritto del lavoratore al risarcimento del danno si estingue con la prescrizione ordinaria di dieci anni, non con termini più brevi. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la norma applicabile (art. 36 del D.Lgs. 165/2001) configura una responsabilità contrattuale, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori pubblici e chiarendo i termini per la prescrizione del risarcimento danno.
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Clausola di deroga alla competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30681/2023, ha esaminato la validità di una clausola di deroga alla competenza territoriale inserita in un contratto quadro bancario. La controversia nasceva dalla richiesta di due società di dichiarare nulli alcuni contratti con un istituto di credito. La Corte ha stabilito che tale clausola può estendere la sua efficacia anche a rapporti contrattuali precedenti e già conclusi, a condizione che da essi residui una posizione debitoria. Inoltre, ha chiarito che l'asimmetria della clausola, che offre alla banca maggiori opzioni di scelta del foro rispetto al cliente, non ne determina la nullità né costituisce un abuso del diritto, confermando la competenza del foro convenzionale indicato nel contratto.
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Inammissibilità appello: limiti del ricorso Cassazione
Un correntista si è visto dichiarare l'inammissibilità dell'appello contro una decisione di primo grado in un contenzioso bancario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30637/2023, ha dichiarato a sua volta inammissibile il ricorso del correntista, chiarendo un punto fondamentale: l'ordinanza di inammissibilità dell'appello non può essere impugnata per motivi che riguardano il merito della causa, ma solo per specifici vizi procedurali dell'ordinanza stessa. Il ricorso avrebbe dovuto essere proposto contro la sentenza di primo grado.
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Competenza Tribunale Imprese: prevale sul consumatore
Due risparmiatori hanno perso i loro investimenti in azioni di una banca, sostenendo di essere stati ingannati da bilanci certificati da una società di revisione. Hanno citato quest'ultima presso il tribunale della loro residenza (foro del consumatore). La società di revisione ha eccepito l'incompetenza, indicando il Tribunale delle Imprese come foro corretto. La Corte di Cassazione ha confermato che la competenza del Tribunale delle Imprese è inderogabile e prevale sul foro del consumatore in questi casi, data la specificità della materia.
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Mutuo in valuta estera: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di mutuatari contro un istituto bancario, confermando la validità delle clausole di un mutuo in valuta estera indicizzato al franco svizzero. La Corte ha stabilito che la gravosità sopravvenuta, dovuta all'andamento sfavorevole del cambio, non rende le clausole automaticamente vessatorie se queste sono sufficientemente chiare. È stato inoltre escluso che il contratto contenesse un derivato implicito.
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Obblighi informativi banca: ricorso inammissibile
Un investitore ha citato in giudizio una banca per le perdite subite su obbligazioni estere, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la commistione di diversi motivi di ricorso e la mancata impugnazione di tutte le ragioni giuridiche autonome della sentenza d'appello. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta formulazione tecnica del ricorso in materia di obblighi informativi banca.
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Responsabilità terrazzo: chi paga i danni da infiltrazioni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29916/2023, ha affrontato un caso di danni da infiltrazioni provenienti da un terrazzo ad uso esclusivo con funzione di copertura. La Corte ha confermato la responsabilità solidale tra il proprietario esclusivo del terrazzo, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., e il Condominio, per l'omessa manutenzione delle parti comuni. L'ordinanza chiarisce che la delibera di esecuzione dei lavori, se non attuata prima dell'azione legale, non esclude la condanna alle spese per il principio di soccombenza virtuale. Di conseguenza, la responsabilità terrazzo per i danni è condivisa.
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Concessione abusiva di credito: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29840/2023, ha annullato una decisione di merito che aveva ritenuto una banca responsabile per concessione abusiva di credito. La Corte ha stabilito che per accertare tale responsabilità non sono sufficienti indizi generici, ma è necessaria un'analisi analitica e puntuale della situazione patrimoniale dell'impresa al momento esatto del finanziamento, basata su una valutazione 'ex ante' e non su eventi successivi. La mancanza di questa analisi rigorosa vizia la sentenza per 'motivazione apparente'.
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Medico specializzando: esclusività e lavoro esterno
Una dottoressa in formazione specialistica ha visto il suo contratto risolto per aver svolto attività professionali esterne. Ha impugnato la decisione, sostenendo che la legge italiana sull'esclusività fosse contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la norma nazionale sull'obbligo di esclusività per il medico specializzando è una legittima attuazione del principio europeo della formazione a tempo pieno. La risoluzione del contratto è stata ritenuta giustificata a causa della violazione reiterata e protratta del divieto.
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Incentivo economico mobilità: quando è illegittimo?
Una dipendente pubblica accetta il trasferimento presso una provincia di nuova istituzione, attratta da un incentivo economico mobilità previsto da un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale incentivo, poiché non conforme e superiore ai limiti stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), rigettando anche la richiesta di risarcimento danni per responsabilità precontrattuale.
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Polizza unit linked: natura e tutele nel fallimento
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione sulla qualificazione della polizza unit linked. Il caso riguarda la richiesta di un curatore fallimentare di acquisire il valore di riscatto di una polizza sottoscritta dal fallito. La questione centrale è stabilire se tale polizza sia un prodotto assicurativo-previdenziale, e quindi impignorabile ai sensi dell'art. 1923 c.c., oppure uno strumento di investimento finanziario, il cui valore rientra nell'attivo fallimentare. Data la complessità e i contrasti giurisprudenziali, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento prima di stabilire un principio di diritto.
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