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Art. 133 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

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628 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Concussione: abuso della qualità e riserva mentale
Un pubblico ufficiale, fingendo di avere un mandato d'arresto, ha tentato di estorcere denaro a un cittadino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione, chiarendo che l'abuso della propria qualità è sufficiente per configurare il reato. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'intenzione segreta della vittima di non pagare (cosiddetta riserva mentale) è irrilevante, poiché il delitto si perfeziona con la sola promessa estorta con la minaccia, non essendo necessario l'effettivo pagamento.
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Ricorso inammissibile: recidiva e attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, condannati rispettivamente per resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento. La Corte ha respinto le argomentazioni relative alla mancata applicazione di un'attenuante speciale per dissociazione mafiosa, al bilanciamento delle circostanze e alla presunta sproporzione della pena. La decisione sottolinea come un ricorso inammissibile non possa superare il vaglio di legittimità se basato su motivi manifestamente infondati o generici, confermando il peso della recidiva nel giudizio di bilanciamento con le attenuanti.
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Corruzione: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un assessore comunale e due imprenditori condannati per corruzione. La Corte ha annullato senza rinvio la condanna per associazione per delinquere a carico dell'assessore, dichiarando il reato estinto per prescrizione. Per le accuse di corruzione, la sentenza è stata annullata con rinvio, poiché la Corte d'Appello dovrà motivare in modo più approfondito la distinzione tra corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.) e corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.).
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Recidiva motivazione: annullamento con rinvio
Un uomo, condannato per detenzione di stupefacenti, ricorre in Cassazione contestando sia il concorso nel reato sia la sussistenza della recidiva. La Suprema Corte conferma la condanna per la droga, ritenendo provato il concorso di persone, ma annulla la sentenza sul punto della recidiva. I giudici sottolineano che per applicare l'aggravante non basta l'esistenza di precedenti, ma serve una specifica recidiva motivazione che dimostri come il nuovo reato sia sintomo di una maggiore pericolosità sociale del soggetto.
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Determinazione della pena: la discrezionalità del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la rideterminazione della pena per il reato di truffa. Il caso nasceva da un giudizio di rinvio, dopo che il reato più grave di ricettazione era stato dichiarato estinto per prescrizione. La Corte ha ribadito che, in tali circostanze, il giudice del rinvio ha piena discrezionalità nella determinazione della pena per il reato residuo, non essendo vincolato al calcolo precedente. La motivazione della pena è stata ritenuta adeguata, in quanto basata sulla gravità del fatto e sui precedenti penali dell'imputato.
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Ricorso per Cassazione: i limiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione si pronuncia su cinque distinti ricorsi, dichiarandone tre inammissibili e rigettandone due. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma serve a verificare la corretta applicazione della legge. I casi spaziavano dal traffico di stupefacenti all'estorsione con metodo mafioso. La Corte ha sottolineato che le doglianze basate su una diversa interpretazione delle prove o sulla mera riproposizione dei motivi d'appello non sono ammissibili.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo una condanna per corruzione, aveva stipulato un concordato in appello sulla pena. La sentenza chiarisce che l'accordo implica la rinuncia a contestare la responsabilità, rendendo inammissibili i motivi di ricorso relativi alla valutazione delle prove e alla ricostruzione dei fatti. L'unico motivo ammissibile, relativo alla misura della pena, è stato giudicato infondato in quanto la sanzione era frutto di un accordo tra le parti.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 52111/2019, chiarisce i limiti di impugnazione di una sentenza emessa a seguito di patteggiamento. In questo caso, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi non consentiti dalla legge, come la contestazione sulla durata della pena accessoria (fissata per legge a 5 anni e non parametrata alla pena principale) e sulla valutazione del merito del fatto. La Corte sottolinea che il ricorso patteggiamento è limitato a vizi specifici, escludendo censure sulla motivazione.
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