Un imprenditore ha impugnato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale. L'accusa riguardava l'incasso di somme sottratte da una società poi fallita, per oltre un milione di euro, fatte transitare su conti esteri subito dopo aperti e svuotati. La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità dell'imputato, evidenziando la piena consapevolezza dello schema illecito e la fittizietà delle operazioni bancarie. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto la questione d'ufficio sulla durata delle sanzioni accessorie. A seguito delle decisioni della Corte Costituzionale, le pene accessorie fallimentari non possono più avere una durata fissa di dieci anni, ma devono essere modellate dal giudice in base alla gravità del singolo fatto. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza solo per la rideterminazione delle sanzioni accessorie, rimandando il giudizio alla Corte d'Appello.
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