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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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1716 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Impugnazione stato passivo: nuovi documenti ammessi
In un caso di impugnazione stato passivo, un creditore contestava l'ammissione di un altro credito sostenendo l'inammissibilità di nuovi documenti in appello. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un importante principio: anche nel giudizio di impugnazione, il creditore la cui ammissione è contestata ha il diritto di produrre nuovi documenti a sostegno delle proprie ragioni, equiparando così le sue facoltà processuali a quelle del creditore che propone opposizione.
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Patto di non concorrenza: Cassazione e marchio
La Cassazione analizza un complesso caso di cessione societaria, chiarendo i confini del patto di non concorrenza e la sua interpretazione. La Corte si sofferma sulla distinzione tra produzione e riparazione, e sull'illecito uso del patronimico in una nuova denominazione sociale quando questo crea confondibilità con un marchio registrato. La sentenza annulla la decisione d'appello per non aver adeguatamente valutato le prove e la confondibilità con il marchio.
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Compensazione concordato preventivo: la banca vince
Una società in concordato preventivo ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme incassate dopo l'inizio della procedura, a fronte di anticipazioni concesse in precedenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la compensazione concordato preventivo è legittima se prevista da un'apposita clausola contrattuale (patto di compensazione). In tal caso, si configura una "compensazione impropria" che deroga al principio di cristallizzazione dei debiti, in quanto crediti e debiti derivano da un unico rapporto negoziale.
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Compensazione impropria bancaria: ok in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della compensazione impropria bancaria anche dopo l'apertura di un concordato preventivo. Una banca può trattenere le somme incassate per conto del cliente dopo l'avvio della procedura per compensare un proprio credito anteriore, a condizione che tale facoltà sia prevista da uno specifico patto contrattuale. La Corte ha chiarito che non si tratta di una compensazione tradizionale, soggetta al principio della cristallizzazione dei crediti, ma di un'operazione contabile interna a un unico rapporto negoziale complesso.
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Onere della prova vizi: chi deve dimostrare i difetti?
Una società acquirente si opponeva al pagamento di una fornitura, lamentando vizi sulla merce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28224/2023, ha chiarito un punto fondamentale: l'onere della prova vizi spetta sempre al compratore che li denuncia. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato al venditore (in questo caso, un fallimento) il compito di dimostrare di aver consegnato merce perfetta. Questa decisione ribadisce che la regola specifica sulla garanzia per vizi prevale sul principio generale dell'inadempimento contrattuale.
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Divieto di matrimonio: chi può impugnarlo?
Un terzo, come la fidanzata, non può impugnare il divieto di matrimonio imposto a una persona in amministrazione di sostegno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27691/2023, ha stabilito che solo il beneficiario della misura, quale unico titolare del diritto personalissimo a sposarsi, ha la legittimazione per contestare tale provvedimento. Di conseguenza, il ricorso della donna è stato respinto per difetto di legittimazione attiva.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse dei figli vince
Una madre, genitore collocatario, si vede revocare l'assegnazione della casa familiare a causa di presunti cattivi rapporti con i parenti dell'ex partner. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegnazione casa familiare deve basarsi esclusivamente sul superiore interesse dei figli a rimanere nel loro habitat. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice d'appello 'apparente' e contraddittoria, in quanto priva di prove concrete del pregiudizio per i minori. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Spese straordinarie figli: quando serve l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19532/2023, ha stabilito che le spese per l'alloggio universitario dei figli rientrano tra le spese straordinarie. Se il provvedimento di divorzio le subordina a un accordo preventivo tra i genitori, la semplice conoscenza della scelta universitaria da parte di un genitore non è sufficiente a far sorgere l'obbligo di rimborso in assenza di un consenso esplicito sulle spese.
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Addebito separazione: la Cassazione chiarisce i limiti
Una donna ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di addebito separazione e di mantenimento. Adduce l'esistenza di procedimenti penali contro il marito e vari vizi procedurali. La Corte Suprema respinge il ricorso, ribadendo che il giudice civile deve valutare autonomamente la causa della crisi coniugale. È stato accertato che i comportamenti del marito erano una conseguenza, e non la causa, di una crisi già in atto, escludendo così l'addebito.
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Comunione de residuo: i crediti non riscossi
Una donna citava in giudizio l'ex coniuge per ottenere la sua quota del 50% su somme prelevate da conti comuni, sul TFR percepito dal marito e su compensi professionali maturati da quest'ultimo. La Corte d'Appello respingeva tutte le domande, ritenendo prescritti i crediti relativi ai prelievi e al TFR, e infondata la pretesa sui compensi professionali poiché non ancora riscossi al momento dello scioglimento della comunione. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, ha accolto parzialmente il ricorso della donna. Ha stabilito un principio fondamentale sulla comunione de residuo: i proventi dell'attività separata di un coniuge, come i crediti professionali, rientrano nella comunione al momento del suo scioglimento, anche se non sono stati ancora materialmente percepiti e non sono ancora esigibili. Pertanto, ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Obbligazione naturale coppia: quando non c’è rimborso
Un uomo ha chiesto alla sua ex partner la restituzione di ingenti somme versate durante la convivenza per la casa familiare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che tali versamenti rientrano nell'ambito dell'obbligazione naturale, un dovere morale di solidarietà che non genera un diritto al rimborso, a patto che sia proporzionato alle capacità economiche e ai bisogni della famiglia.
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Delibazione sentenza ecclesiastica: No se l’altro ignora
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15142/2023, ha negato la delibazione di una sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale. La decisione si fonda sulla violazione dell'ordine pubblico, in quanto la moglie non era a conoscenza della condizione apposta dal marito alla validità del matrimonio (un futuro cambiamento del suo comportamento). La Corte ha ribadito che la tutela della buona fede e dell'affidamento incolpevole dell'altro coniuge è un principio fondamentale che osta al riconoscimento della sentenza canonica, se la riserva mentale non è stata manifestata o resa conoscibile.
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Indennità di esproprio: il calcolo per le aree bianche
La Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennità di esproprio quando il vincolo urbanistico è decaduto. In caso di 'aree bianche', la valutazione deve basarsi sull'edificabilità di fatto e non sui parametri del progetto espropriativo, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando per un nuovo esame.
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Indennità di esproprio: la Cassazione e la legge speciale
Un proprietario terriero contesta un'indennità di esproprio ridotta, calcolata secondo una legge speciale per la realizzazione di un'opera ferroviaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del criterio di calcolo riduttivo in virtù del perseguimento di un interesse pubblico superiore. La Corte ha inoltre stabilito che, in caso di concessione traslativa, l'unico soggetto tenuto al pagamento dell'indennità è il concessionario dell'opera.
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Autodichia: ricorso inammissibile contro il Senato
Una società, esclusa da una gara d'appalto indetta da un organo costituzionale, ha impugnato la decisione davanti agli organi di giustizia interna (autodichia). Dopo la conferma dell'esclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le decisioni degli organi di autodichia, espressione dell'autonomia costituzionale, non sono sindacabili dalla giurisdizione ordinaria.
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Clausola penale concessione: valida senza contratto?
Una società di servizi pubblici impugnava una penale irrogata da un Ente Comunale per il ritardo nella comunicazione formale di fine lavori su suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola penale concessione prevista nel regolamento comunale accettato dalla società non è una sanzione amministrativa, ma una valida clausola contrattuale privatistica. La Corte ha chiarito che l'accordo si perfeziona con la domanda dell'impresa e il successivo rilascio dell'autorizzazione da parte dell'ente, senza necessità di un unico documento.
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Riconoscimento sentenza straniera: il termine di 90 gg
La Cassazione nega il riconoscimento di una sentenza straniera tunisina per mancato rispetto del termine di comparizione di 90 giorni, previsto dalla Convenzione bilaterale. Questo requisito, secondo la Corte, non è sanato dalla costituzione in giudizio della parte convenuta.
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Giurisdizione minori: residenza abituale prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 663/2023, ha stabilito che in materia di responsabilità genitoriale per minori con doppia cittadinanza, la giurisdizione spetta al giudice dello Stato di residenza abituale dei bambini. Questo criterio, basato sul principio di vicinanza e sull'interesse superiore del minore, è inderogabile e non può essere modificato neanche con il consenso dei genitori. La Corte ha quindi annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente affermato la giurisdizione italiana in un caso di separazione riguardante minori residenti negli Stati Uniti, chiarendo che le norme della Convenzione dell'Aja del 1961 prevalgono.
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Consenso del minore: quando è necessario per la paternità
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle azioni per la dichiarazione giudiziale di paternità, il consenso del minore che ha compiuto 14 anni è una condizione imprescindibile per la prosecuzione del giudizio. In un caso in cui una minore ha raggiunto tale età prima del ricorso in Cassazione, i giudici hanno annullato la decisione d'appello, rimandando il caso al giudice del merito affinché acquisisca il necessario consenso del minore, ritenendolo un requisito di procedibilità che deve essere verificato d'ufficio.
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Modello di utilità: la tutela per prodotti semplici
Una società detentrice di un modello di utilità per una bacinella ha citato in giudizio un'altra azienda per contraffazione e concorrenza sleale. Dopo una sentenza di primo grado che aveva annullato il modello, la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, cassa la sentenza d'appello, stabilendo che per un modello di utilità relativo a un prodotto semplice e banale, la mera registrazione non è sufficiente. Il giudice deve compiere una verifica rigorosa e sostanziale del requisito della novità e del carattere individuale, senza limitarsi alla presunzione di validità del titolo.
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