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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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1716 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Crediti società estinta: la Cassazione attende le SU
Un ex socio agisce per recuperare un credito assegnatogli durante lo scioglimento di una società di persone. I tribunali di merito negano la sua legittimazione, sostenendo una rinuncia tacita al credito con l'estinzione della società. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dei crediti società estinta, sospende il giudizio in attesa di una decisione chiarificatrice da parte delle Sezioni Unite.
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Risoluzione concordato preventivo: quando è possibile?
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un concordato preventivo di una società. La decisione si basa sulla constatazione che i beni liquidati erano insufficienti a soddisfare integralmente i creditori privilegiati e, a maggior ragione, quelli chirografari. Secondo la Corte, la risoluzione del concordato preventivo è legittima quando viene meno la sua funzione essenziale, ovvero garantire una sia pur minima soddisfazione ai creditori, integrando un grave inadempimento.
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Compenso professionale: quando spetta se il lavoro è negligente?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di compenso professionale avanzata da un'associazione di professionisti per l'attività di attestazione di un concordato preventivo. La decisione si fonda sulla grave negligenza e sull'inadeguatezza della prestazione, che ha reso la proposta di concordato irrealizzabile e inutile per la società cliente, poi fallita. Secondo la Corte, un inadempimento così significativo giustifica il rifiuto del pagamento da parte del curatore fallimentare.
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Indennità di esproprio: incostituzionalità vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18678/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di indennità di esproprio. Ha chiarito che una dichiarazione di incostituzionalità di una norma sul calcolo del risarcimento prevale su un precedente giudicato formatosi sulla base di quella stessa norma. Di conseguenza, l'indennità deve essere calcolata sul valore venale pieno del bene e rivalutata fino alla decisione finale, senza alcuna riduzione.
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Estinzione processo Cassazione: no doppio contributo
Una professionista legale aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua richiesta di ammissione di un credito professionale al passivo di un fallimento. Prima della decisione, la ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo Cassazione, chiarendo che in questo caso non si applica l'obbligo di versamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato', previsto per le impugnazioni respinte o dichiarate inammissibili.
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Motivazione apparente: Cassazione e onere della prova
Una società ha citato in giudizio una banca per i danni derivanti da una segnalazione illegittima alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ravvisando una motivazione apparente, poiché i giudici di merito non avevano concretamente esaminato i documenti probatori offerti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Mutuo usurario: la Cassazione chiarisce i limiti
Due mutuatari hanno presentato ricorso alla Suprema Corte dopo che i tribunali di merito avevano rigettato le loro accuse di mutuo usurario e anatocismo contro un istituto di credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il suo ruolo non è quello di riesaminare le valutazioni di fatto, come il calcolo dei tassi di interesse. Ha inoltre ribadito che la decisione di ammettere o meno una consulenza tecnica d'ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Credito del socio: la Cassazione sui rapporti in coop
Una cooperativa in liquidazione ha impugnato una decisione che riconosceva a una socia il pieno diritto alla restituzione delle somme versate per un immobile, senza detrazioni per interessi o spese. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la distinzione tra il rapporto associativo e quello di scambio. Le somme versate per l'acquisto dell'immobile costituiscono il corrispettivo di una compravendita e non possono essere intaccate da oneri legati alla gestione sociale, tutelando così il credito del socio.
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Credito del socio cooperativa: la distinzione decisiva
Un socio di una cooperativa edilizia in liquidazione si è opposto all'ammissione parziale del suo credito, rivendicando somme versate per costi di finanziamento e costruzione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della cooperativa, confermando che i versamenti per l'acquisto dell'immobile generano un credito del socio cooperativa separato dal rapporto sociale, da rimborsare integralmente.
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Onere della prova mutuo: non basta la consegna del denaro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18516/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di onere della prova mutuo. Un individuo aveva ricevuto una somma di denaro da un istituto finanziario, ma ne contestava la natura di prestito, sostenendo facesse parte di un accordo più complesso. Le corti di merito gli avevano dato torto. La Suprema Corte ha invece cassato la decisione, affermando che chi agisce per la restituzione di una somma deve provare non solo l'avvenuta consegna del denaro, ma anche il titolo giuridico che fonda l'obbligo di restituzione. La semplice ammissione di aver ricevuto la somma da parte del convenuto non è sufficiente a invertire l'onere della prova.
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Tasso soglia usura: la Cassazione chiarisce i costi
La Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, confermando la validità di due contratti di mutuo. La Corte ha stabilito che la commissione di estinzione anticipata non rientra nel calcolo del tasso soglia usura, in quanto non è una remunerazione per il credito. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure relative al calcolo degli interessi di mora e all'errata indicazione del TAEG, ribadendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Responsabilità del socio unico: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex dirigente contro il socio unico di una società estinta. Il caso verteva sulla mancata attuazione di un accordo transattivo e sulla conseguente richiesta di risarcimento per la responsabilità del socio unico. La Corte ha rigettato il ricorso per motivi procedurali, sottolineando la necessità di formulare con precisione i motivi di cassazione, specialmente in materia di interpretazione contrattuale e vizi di motivazione.
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Legittimazione studio associato: chi incassa il credito?
Un professionista si è visto negare il pagamento per le sue prestazioni da una società in fallimento, poiché il tribunale riteneva che il creditore fosse lo studio associato e non il singolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la titolarità del credito spetta al singolo professionista se lo statuto dell'associazione non prevede diversamente in modo inequivocabile. La sentenza chiarisce la questione della legittimazione dello studio associato, dando prevalenza al testo contrattuale rispetto al comportamento successivo delle parti, come la fatturazione.
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Indennità di occupazione: calcolo e motivazione
Una società proprietaria di un immobile si opponeva alla decisione del Tribunale che aveva ridotto l'indennità di occupazione dovuta da una curatela fallimentare. La riduzione era basata sulla temporanea assenza di elettricità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la motivazione del Tribunale era illogica e il criterio di calcolo dell'indennità arbitrario. La Suprema Corte ha riaffermato che l'indennità di occupazione va commisurata al valore di mercato e ogni scostamento deve essere solidamente giustificato.
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Legittimazione passiva: divieto di mutatio libelli
Una società ha citato in giudizio un'altra società e il suo legale rappresentante per un debito. I tribunali di merito hanno escluso la responsabilità personale del rappresentante per difetto di legittimazione passiva, poiché il debito era riconducibile alla società. Il tentativo della parte attrice di modificare la domanda in corso di causa, definendo il debito come un prestito 'personale', è stato respinto in quanto costituiva una modifica inammissibile della domanda (mutatio libelli). La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che i fatti e le ragioni della pretesa non possono essere alterati sostanzialmente dopo l'inizio del processo.
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Golden rule società pubbliche: Cassazione chiarisce
Una banca si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare di una società partecipata da un ente locale. Il tribunale aveva dichiarato nullo il contratto di finanziamento per violazione della "golden rule", che vieta agli enti pubblici di indebitarsi per spese non di investimento. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che la golden rule società pubbliche non si applica alle società di capitali costituite per l'esercizio di servizi pubblici. Queste ultime, infatti, sono espressamente escluse dal divieto e sono soggette alle norme del codice civile, godendo di piena capacità giuridica per contrarre finanziamenti.
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Onere della prova: chi deve produrre il contratto?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un rapporto di conto corrente, chiedendo la restituzione di somme ritenute indebitamente addebitate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'onere della prova circa l'inesistenza di un contratto scritto o la nullità delle sue clausole spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito. La Corte ha inoltre confermato il limite temporale di dieci anni per le richieste di produzione documentale da parte della banca, ai sensi dell'art. 119 del Testo Unico Bancario.
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Modifica domanda: Cassazione chiarisce i limiti
Un proprietario ha citato in giudizio un Comune per l'occupazione illegittima di un terreno. In primo grado, la domanda era basata sull'assenza di una dichiarazione di pubblica utilità; in appello, sull'illegittimità della stessa. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di una 'modifica domanda' inammissibile, poiché il fatto storico alla base della richiesta (l'occupazione illecita) rimane invariato. La qualificazione giuridica (assenza o illegittimità dell'atto) può essere riesaminata dal giudice. La decisione chiarisce i confini tra una legittima precisazione della domanda e un'inammissibile mutazione della stessa.
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Collegamento negoziale: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un consumatore che chiedeva la risoluzione di un contratto di finanziamento, sostenendo che fosse legato a un contratto di noleggio auto poi interrotto. La Corte ha stabilito che, per far valere il collegamento negoziale, non è sufficiente disconoscere il contratto di finanziamento per l'acquisto presentato dalla banca, ma è necessario provare attivamente, tramite la produzione del contratto di noleggio, il legame funzionale tra i due accordi. In assenza di tale prova, la domanda è stata respinta.
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Clausola penale leasing: gli oneri del creditore
Una società di leasing, dopo aver risolto due contratti per inadempimento, ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento dell'utilizzatore per i canoni scaduti. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la domanda di insinuazione basata su una clausola penale leasing è inammissibile se il creditore non indica la somma ricavata dalla riallocazione del bene o non allega una stima attendibile del suo valore di mercato. Questa omissione impedisce al giudice di valutare l'eventuale eccessività della penale, rendendo la domanda incompleta.
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