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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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4538 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Revocatoria fallimentare: il pagamento del terzo
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revocatoria fallimentare di pagamenti effettuati in suo favore da due società controllate, destinati a una società di factoring. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando la delegazione di pagamento come mezzo anomalo e lesivo della par condicio creditorum. L'ammissione al passivo del credito residuo non preclude l'azione revocatoria per gli acconti già ricevuti.
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Fallimento e società: la Cassazione chiarisce i termini
La Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una srl in liquidazione, rigettando il ricorso. Si è chiarito che il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro imprese, non dalla cessazione di fatto. Inoltre, sono stati validati i criteri di valutazione dell'attivo usati per accertare l'insolvenza, anche in presenza di operazioni infragruppo.
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Legittimazione attiva: cessione inefficace e fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce che l'acquirente di un'azienda perde la legittimazione attiva a riscuotere i crediti se l'atto di cessione viene dichiarato inefficace a seguito del fallimento del venditore. In tal caso, la titolarità dei crediti e il potere di agire in giudizio tornano in capo esclusivo alla curatela fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che il difetto di legittimazione è rilevabile d'ufficio e comporta la reiezione della domanda di pagamento.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e fallimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza di fallimento. I motivi sono stati giudicati generici, ripetitivi e volti a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i requisiti di specificità del ricorso in Cassazione e le conseguenze di un'impugnazione temeraria.
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Privilegio ipotecario: onere della prova nel fallimento
L'appello di un'Agenzia di Riscossione per il riconoscimento di un privilegio ipotecario nel contesto di un fallimento è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribadito che il creditore ha l'onere di specificare e documentare con precisione i beni immobili su cui grava la garanzia al momento della domanda di insinuazione al passivo, pena la degradazione del credito a chirografario. La valutazione della documentazione da parte del tribunale di merito è considerata un insindacabile accertamento di fatto.
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Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
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Ricorso inammissibile: i requisiti secondo la Cassazione
Una società del settore benessere ha presentato ricorso contro una decisione che confermava la sussistenza di lavoro subordinato non dichiarato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, poiché la parte ricorrente non aveva adeguatamente riportato negli atti i documenti e le domande processuali su cui si basavano le sue censure. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle domande processuali da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Litisconsorzio necessario con INPS: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto in giudizio il corretto inquadramento contrattuale e la conseguente regolarizzazione della propria posizione contributiva. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso la decisione sul merito per affrontare una questione procedurale fondamentale e controversa: la necessità di integrare il contraddittorio con l'INPS. Rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sul tema del litisconsorzio necessario in materia di contributi, l'ordinanza interlocutoria ha disposto la trattazione della causa in pubblica udienza per giungere a una soluzione nomofilattica che chiarisca se e quando l'ente previdenziale debba essere obbligatoriamente parte del processo.
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Disconoscimento copie notifica: guida alla sentenza
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria e i relativi avvisi di addebito, contestando la validità delle notifiche attraverso il disconoscimento delle copie fotostatiche prodotte in giudizio dall'Agente della Riscossione e dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento delle copie deve essere specifico e non generico. Inoltre, per contestare la veridicità delle relate di notifica e delle firme sugli avvisi di ricevimento, è necessario proporre una querela di falso. La Corte ha infine confermato la regolarità delle notifiche a mezzo posta e l'interruzione della prescrizione.
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Litisconsorzio necessario INPS: la Cassazione riflette
Un lavoratore cita in giudizio la nuova azienda appaltatrice per ottenere il corretto inquadramento e la regolarizzazione dei contributi. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il merito ma solleva una questione fondamentale: in questi casi, è obbligatoria la partecipazione al processo dell'INPS? Evidenziando un contrasto giurisprudenziale sul tema del litisconsorzio necessario INPS, la Corte rimette la causa a pubblica udienza per una decisione di principio.
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Omissione contributiva: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento del danno derivante da un'omissione contributiva per il periodo dal 1983 al 2006. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale sulla successione tra enti: la nuova Azienda Sanitaria (ASL) non possiede la legittimazione passiva per rispondere dei debiti delle vecchie Unità Sanitarie Locali (USL) maturati prima del 31 dicembre 1994. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata rigettata per il periodo antecedente a tale data.
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Accertamento sintetico: i limiti del ricorso in Cassazione
Un contribuente ha impugnato un accertamento sintetico basato sul possesso di beni quali autoveicoli e un'abitazione, che indicavano un reddito superiore a quello dichiarato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le censure del contribuente miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'ordinanza ribadisce che l'onere di superare la presunzione di maggior reddito derivante dall'accertamento sintetico grava sul contribuente.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti?
Una lavoratrice ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere il risarcimento del danno derivante da contributi previdenziali non versati tra il 1987 e il 1995. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimazione passiva ASL, stabilendo che le nuove Aziende non rispondono dei debiti maturati dalle vecchie USL prima del 31 dicembre 1994. Di conseguenza, la domanda della lavoratrice è stata rigettata per il periodo in questione.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti?
Una psicologa ha citato un'Azienda Sanitaria Locale per il risarcimento del danno da omessi contributi previdenziali relativi al periodo 1987-1995, quando era in servizio presso la soppressa Unità Sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito il difetto di legittimazione passiva ASL per i debiti sorti prima del 31 dicembre 1994, attribuendo la responsabilità alle gestioni liquidatorie regionali. La domanda della lavoratrice contro l'Azienda è stata quindi rigettata per tale periodo.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti USL?
Una professionista ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'omesso versamento di contributi previdenziali relativi al periodo 1987-1995, quando operava la precedente Unità Sanitaria Locale (USL). La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione passiva ASL non sussiste per i debiti maturati prima del 31 dicembre 1994. Per tale periodo, la responsabilità ricade sulle Regioni attraverso le apposite gestioni liquidatorie. Di conseguenza, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ASL, rigettando la domanda della lavoratrice per il periodo fino al 1994.
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Crediti per interessi: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un decreto del Tribunale che aveva declassato i suoi crediti per interessi a chirografari in una procedura fallimentare. La Corte ha stabilito che, per ottenere il privilegio, non è necessario presentare un conteggio dettagliato degli interessi nella domanda di ammissione al passivo, ma è sufficiente indicare il titolo del credito, la data di scadenza e il tasso applicabile. Inoltre, ha censurato il Tribunale per aver omesso di pronunciarsi su una parte del credito richiesto.
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Estratto di ruolo: prova sufficiente nel fallimento
Una società di riscossione ha richiesto l'ammissione di un credito allo stato passivo di un fallimento. Il tribunale ha respinto la domanda, ritenendo il documento prodotto (un estratto di ruolo) un mero tabulato interno. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che l'estratto di ruolo, se contiene tutti i dati identificativi del debito e del debitore, costituisce prova sufficiente per l'ammissione al passivo, senza necessità di depositare la cartella di pagamento.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata. Il caso, originato da una controversia su un compenso professionale basato su un patto di quota lite, si conclude per una violazione formale, senza che la Corte possa esaminare il merito della questione. La decisione sottolinea il rigore delle norme procedurali e l'importanza degli adempimenti a pena di inammissibilità.
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Mediazione immobiliare: quando il mandato è nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto qualificato come mediazione immobiliare atipica, poiché il professionista incaricato non era iscritto all'albo dei mediatori. L'analisi si è concentrata sulla natura dell'attività svolta (ricerca dell'immobile e messa in contatto delle parti) piuttosto che sul nome dato al contratto dalle parti. Di conseguenza, nessun compenso è stato riconosciuto al professionista, ribadendo che il riesame dei fatti non è consentito nel giudizio di legittimità.
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