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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Giudicato esterno: quando è possibile la revocazione
La Cassazione ha stabilito che una sentenza può essere impugnata per revocazione se contrasta con un giudicato esterno formatosi durante il processo, anche se non eccepito. È però necessario che la definitività della precedente sentenza sia stata provata in giudizio. In assenza di tale prova, il giudice non può rilevarlo d'ufficio e la parte può usare il rimedio straordinario della revocazione.
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Responsabilità amministratori di fatto e onere prova
Una società immobiliare agisce contro i suoi ex soci, sostenendo una loro responsabilità come amministratori di fatto in un'operazione di presunta distrazione patrimoniale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che negava la qualifica di amministratori di fatto e riteneva l'operazione finanziaria patrimonialmente neutra. La pronuncia sottolinea i rigorosi oneri probatori e i requisiti formali per i ricorsi per cassazione.
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Appalto non genuino: quando è illecito (Cassazione)
La Cassazione chiarisce la differenza tra appalto lecito e appalto non genuino. Se l'appaltatore fornisce solo manodopera senza un'organizzazione propria e potere direttivo, il rapporto di lavoro si costituisce con il committente. L'ordinanza analizza un caso di interposizione fittizia di manodopera, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Onere della prova contratti bancari: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13580/2024, ha rigettato il ricorso di una società contro un istituto di credito, riaffermando un principio cardine: l'onere della prova nei contratti bancari spetta al cliente che agisce per la restituzione di somme. La Corte ha ritenuto le doglianze della società inammissibili o infondate, principalmente a causa di una grave carenza probatoria che non ha permesso di dimostrare le presunte illegittimità, come l'applicazione di interessi anatocistici in periodi non documentati.
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Usucapione bene confiscato: a chi rivolgersi?
Una cittadina rivendicava la proprietà di un immobile per usucapione, ma il bene era stato oggetto di confisca penale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17813/2024, ha stabilito che la domanda è inammissibile in sede civile. Per far valere un diritto di usucapione su un bene confiscato, il terzo deve prima rivolgersi al giudice dell'esecuzione penale per ottenere la revoca della confisca, dimostrando anche la propria buona fede. Solo successivamente potrà adire il giudice civile.
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Risarcimento da reato: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento da reato a carico di un consulente, precedentemente condannato in sede penale con patteggiamento per riciclaggio e associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che la partecipazione a un'associazione criminale finalizzata a una frode fiscale genera di per sé l'obbligo di risarcire il danno patrimoniale subito dalla vittima, anche se la condanna penale riguarda reati-scopo come il riciclaggio. Viene inoltre ribadito il forte valore probatorio della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile.
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Lavoro subordinato: quando il contratto è autonomo?
Una collaboratrice che ha lavorato per decenni come suggeritrice per una grande emittente televisiva ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la natura autonoma della collaborazione. La decisione sottolinea che, in assenza di prove concrete del potere direttivo e disciplinare del committente, la lunga durata e la necessità di coordinarsi per l'esecuzione della prestazione non sono sufficienti a qualificare il rapporto come subordinato.
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Accessione invertita: come si calcola il danno?
Un ente comunale agiva in giudizio per un caso di accessione invertita su un proprio terreno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso del Comune, confermando che il danno ulteriore rispetto all'indennità prevista dalla legge (pari al doppio del valore del suolo) non è automatico. Il proprietario del fondo occupato ha l'onere di dimostrare specificamente l'eventuale deprezzamento subito dalla porzione di terreno residua. La Corte ha inoltre chiarito i principi sulla ripartizione delle spese legali in caso di accoglimento solo parziale della domanda.
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Compenso CTU: la Cassazione chiarisce la competenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni creditori contro la liquidazione del compenso CTU in una procedura esecutiva. La Corte ha confermato che la decisione sull'opposizione può essere emessa da un giudice delegato dal Presidente del Tribunale, non sussistendo un vizio di competenza. Ha inoltre escluso la necessità di integrare il contraddittorio a un altro soggetto e ha ritenuto inammissibile la censura sulla motivazione, poiché mirava a un riesame del merito.
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Rinvio a nuovo ruolo: attesa per le Sezioni Unite
Una società di costruzioni ricorre in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello emessa in sede di rinvio, lamentando la mancata partecipazione di un litisconsorte necessario e un'errata valutazione di un atto interruttivo della prescrizione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma dispone il rinvio a nuovo ruolo della causa. La decisione è motivata dalla pendenza, dinanzi alle Sezioni Unite, di una questione pregiudiziale sulla compatibilità del giudice relatore che abbia precedentemente formulato una proposta di definizione accelerata poi opposta dalle parti. Il giudizio è quindi sospeso in attesa di tale fondamentale pronuncia.
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Danno da canna fumaria: risarcimento e presunzione
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini per l'installazione di una canna fumaria in amianto a distanza non legale dal suo balcone. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17758/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul danno da canna fumaria: la violazione delle distanze legali è sufficiente a far presumere un danno al godimento della proprietà, senza che sia necessario provare un pregiudizio diretto alla salute. La Corte ha cassato la precedente sentenza d'appello che negava il risarcimento, rinviando il caso per una nuova valutazione basata sulla presunzione di danno.
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Rimborso tasse plusvalenza: no se non impugni l’atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di rimborso tasse plusvalenza per un importo mai incassato è inammissibile se il contribuente non ha impugnato tempestivamente la cartella di pagamento originaria. Nel caso esaminato, due imprenditori avevano venduto la loro attività, ma non avevano ricevuto l'intero corrispettivo. Nonostante ciò, l'imposta sulla plusvalenza era stata calcolata sull'intero prezzo pattuito. Poiché la cartella di pagamento non era stata contestata, la pretesa fiscale era diventata definitiva, precludendo ogni successiva richiesta di rimborso.
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Estinzione del giudizio: rinuncia al ricorso in Cassazione
Una associazione sportiva, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per l'usucapione di un terreno, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso con l'accordo delle controparti. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia e dell'accettazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione nel merito e senza pronunciarsi sulle spese legali.
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Prova Redditometro: come difendersi dall’accertamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17725/2024, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento basato sul redditometro. La Corte ha chiarito i rigorosi requisiti della prova redditometro, sottolineando che non basta dimostrare la disponibilità di redditi esenti, ma è necessario documentare l'entità e la durata del loro possesso per provare che siano stati effettivamente utilizzati per coprire le maggiori spese contestate.
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Ricorso in Cassazione: inammissibile senza i fatti
Un promissario acquirente si rivolge alla Corte di Cassazione dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello riguardo a un diritto di opzione immobiliare. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile non per ragioni di merito, ma perché l'atto mancava di una chiara e sommaria esposizione dei fatti della causa. La decisione sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza, secondo cui un ricorso in Cassazione deve contenere tutti gli elementi per essere compreso senza dover consultare altri documenti.
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Licenziamento disciplinare dirigente: la tempestività
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento disciplinare di un dirigente a causa del ritardo ingiustificato con cui l'azienda ha contestato gli addebiti. La sentenza ribadisce che il principio di immediatezza è una garanzia fondamentale che si applica anche al personale direttivo e la valutazione sulla tempestività spetta al giudice di merito, se adeguatamente motivata.
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Responsabilità amministratore locale: no a pagamenti extra
Una società di servizi continuava a operare per un comune senza un accordo formale su un aumento di prezzo, citando in giudizio il sindaco per il pagamento extra. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo i limiti della responsabilità amministratore locale in assenza di un'obbligazione contrattuale definita.
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Superbollo auto: legittimo e non incostituzionale
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento del superbollo auto, sostenendone l'incostituzionalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il superbollo è una tassa legittima basata su un indice di capacità contributiva (il possesso di un'auto di grossa cilindrata) e non viola il principio di progressività, che va valutato sull'intero sistema fiscale. La Corte ha inoltre respinto le censure relative alla presunta violazione del diritto UE e a vizi procedurali, confermando la validità dell'imposta.
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Affitto ramo d’azienda nullo: la frode alla legge
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di affitto ramo d'azienda, ritenendolo un'operazione fittizia in frode alla legge. Il caso riguarda una lavoratrice il cui credito era stato messo a rischio da una cessione tra due società con una sostanziale identità soggettiva e oggettiva, mirata a svuotare la società debitrice. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela dei creditori prevale sui formalismi societari quando lo strumento contrattuale è usato per eludere norme imperative.
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Prescrizione tributi locali: 5 anni sono sufficienti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione tributi locali come la Tarsu è quinquennale. Un condominio si è opposto a una intimazione di pagamento per una cartella del 2005. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che il termine breve di 5 anni si applica ai tributi da pagare periodicamente e non si converte in decennale solo perché la cartella è divenuta definitiva, annullando così il debito.
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