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Art. 131-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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823 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Particolare tenuità del fatto: sì anche se la pena è alta
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione attenuata, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Appello aveva negato tale beneficio poiché la pena massima prevista per il reato superava i cinque anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di secondo grado hanno applicato una norma superata. Infatti, la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 156 del 2020, ha dichiarato illegittimo l'articolo 131-bis del codice penale nella parte in cui escludeva l'esimente per i reati privi di un minimo edittale di pena detentiva, anche se con massimo superiore a cinque anni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata, rinviando il caso alla Corte di Appello per una nuova valutazione.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di ricettazione di lieve entità. La Corte d'Appello aveva negato l'applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo che i limiti edittali del reato superassero i cinque anni di reclusione. La Cassazione, richiamando una storica pronuncia della Corte Costituzionale, chiarisce che la particolare tenuità del fatto è invece applicabile anche ai reati privi di un minimo edittale di pena detentiva, come la ricettazione attenuata. Tuttavia, poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Suprema Corte rileva l'avvenuta prescrizione del reato e annulla la sentenza di condanna senza rinvio, liberando definitivamente l'imputato da ogni conseguenza penale.
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Particolare tenuità del fatto: negata anche con danno minimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per ricettazione e vendita di prodotti con marchi contraffatti. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando che il danno patrimoniale era stato ritenuto lieve nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione globale della condotta e della non abitualità. Nel caso specifico, la vendita di merce contraffatta derivava direttamente dalla ricettazione, escludendo l'esiguità dell'offesa. La Cassazione ha confermato la condanna e ha respinto il ricorso.
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Truffa contrattuale online: quando il prezzo basso diventa reato
Un venditore online ha messo in vendita un oggetto su una nota piattaforma a un prezzo conveniente, indicando una falsa residenza per non farsi rintracciare. Dopo aver ricevuto il pagamento dall'acquirente, non ha mai consegnato la merce. La Corte di Cassazione ha chiarito che questo comportamento non è un semplice inadempimento civile, ma integra il reato di truffa contrattuale. L'indicazione di un luogo falso e di un prezzo allettante dimostrano infatti l'intenzione iniziale di ingannare. Tuttavia, poiché i fatti risalivano al 2012, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il reato è caduto in prescrizione.
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Reato di ricettazione: il tablet bloccato costa la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di un tablet rubato. La difesa sosteneva che l'imputato avesse solo testato l'apparecchio, restituendolo subito dopo aver scoperto il blocco del dispositivo, e chiedeva la riqualificazione in incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'acquisto da uno sconosciuto senza un prezzo chiaro dimostra il dolo, escludendo la buona fede. Inoltre, l'imputato avrebbe dovuto consegnare il tablet alle autorità e non restituirlo al venditore sospetto. Di conseguenza, la condanna è definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali.
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Ricorso copia e incolla: la truffa diventa condanna definitiva
Una donna, condannata per truffa dopo aver incassato denaro su una carta Postepay a lei intestata, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa di clamorosi errori materiali commessi dal difensore. L'avvocato ha infatti utilizzato la tecnica del "copia e incolla" da un altro atto relativo a un uomo accusato di maltrattamenti in famiglia, citando persino reati mai contestati come l'evasione. La Cassazione ha stabilito che un ricorso copia e incolla privo di specificità e non attinente al caso reale è totalmente inammissibile. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende, confermando definitivamente la sua condanna per truffa.
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Da semplice furto a rapina aggravata: la Cassazione condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per ricettazione e rapina aggravata in privata dimora. L'imputato sosteneva di aver pianificato solo un furto, ritenendo l'abitazione vuota, e chiedeva l'applicazione del concorso anomalo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il passaggio dal furto alla rapina aggravata fosse uno sviluppo ampiamente prevedibile. Inoltre, l'uso della mascherina protettiva durante la pandemia configura comunque l'aggravante del travisamento, poiche nasconde i tratti del volto facilitando il reato. L'imputato e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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No alla particolare tenuità del fatto per chi ha precedenti
Un uomo, condannato per il reato di ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che la Corte di appello non avesse valutato la sua richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la Corte territoriale aveva già ampiamente motivato la gravità della condotta. In particolare, è emerso che l'imputato era inserito in circuiti criminali, mirava a un profitto consistente e aveva numerosi precedenti penali. Tali elementi escludono implicitamente la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: condanna confermata nonostante il vizio
L'Imputato è stato condannato a nove mesi di reclusione per il reato di danneggiamento di un'autovettura parcheggiata sulla pubblica via. Un testimone lo aveva notato vicino al veicolo con un arnese in mano in un orario compatibile con il danno. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi formali nel verbale d'udienza, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'omessa sostituzione della pena detentiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le irregolarità formali del verbale non annullano il processo se non ledono la difesa. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'Imputato escludono sia la non punibilità per tenuità del fatto sia la concessione di sanzioni alternative. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Danneggiamento aggravato: un pugno alla cassetta postale costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato nei confronti di un uomo che, per ritorsione contro le lamentele di una vicina, ha rotto con un pugno la cassetta postale di quest'ultima. L'imputato aveva presentato ricorso contestando l'attendibilità dei testimoni e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e l'esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che l'ammissione del gesto fatta dal colpevole a un testimone è prova sufficiente della responsabilità. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata negata a causa dei precedenti penali dell'uomo, che dimostrano un comportamento abituale e una spiccata pericolosità sociale, giustificando anche l'applicazione della recidiva reiterata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: conta solo il valore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due imputati limitatamente al mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di merito avevano negato la circostanza, nonostante il danno economico fosse di soli cinquanta euro, basandosi sulle modalità ingannevoli della condotta. La Suprema Corte ha chiarito che le modalità dell'azione non possono escludere l'attenuante se il danno patrimoniale è oggettivamente minimo. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata sul punto con rinvio alla Corte d'Appello.
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Truffa ai compro oro: il finto metallo costa la condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa ai compro oro. L'imputato, insieme a un complice, organizzava la vendita di finti oggetti in oro presentandoli come autentici a diversi negozi specializzati. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità di alcune testimonianze e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato i motivi: l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Inoltre, la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto non può essere presentata per la prima volta in Cassazione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Abuso di ospitalità: ruba all’anziana ma la pena va ricalcolata
L'Ospite frequentava regolarmente l'abitazione della Persona Offesa, un'anziana signora con problemi di udito. Approfittando dell'abuso di ospitalità, l'Ospite ha sottratto la carta bancomat della vittima, di cui conosceva il codice segreto perché quest'ultima lo dettava ad alta voce alle casse del supermercato. L'Ospite ha poi effettuato sei prelievi non autorizzati da 50 euro ciascuno. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la colpevolezza dell'Ospite per i reati di furto e utilizzo indebito della carta. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza con rinvio solo per rivalutare l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte d'Appello dovrà stabilire se i singoli prelievi di modesto valore consentano una riduzione della pena.
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Precedenti penali e particolare tenuità del fatto: no all’assoluzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro l'assoluzione di un uomo accusato di truffa. Il giudice di secondo grado aveva applicato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo erroneamente l'imputato incensurato. Al contrario, il casellario giudiziale mostrava numerose condanne definitive per furto, rapina e traffico di droga. La Cassazione ha chiarito che la presenza di precedenti penali configura un comportamento abituale, che impedisce l'applicazione di questo beneficio. La sentenza è stata annullata con rinvio ad altra Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Sostituzione di persona: condanna annullata senza prove certe
Un gestore di un negozio di telefonia viene condannato per truffa e sostituzione di persona per aver attivato contratti di abbonamento usando dati di clienti ignari per ottenere cellulari. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa: i giudici d'appello non hanno motivato adeguatamente sulla reale responsabilità del gestore, non escludendo che un terzo truffatore si fosse presentato con documenti falsi. Inoltre, la Corte d'appello ha liquidato frettolosamente la richiesta di particolare tenuità del fatto, nonostante l'assenza di danni economici reali per le vittime. Poiché i motivi di ricorso sono fondati, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando i reati estinti per intervenuta prescrizione.
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Ricettazione di prodotti contraffatti: profumi falsi, pena vera
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due commercianti per il reato di ricettazione di prodotti contraffatti, nello specifico 114 confezioni di profumo di lusso falsificate. La difesa sosteneva l'ipotesi di falso grossolano, ritenendo che le anomalie dei flaconi escludessero l'inganno o dimostrassero la loro buona fede. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che la contraffazione non era macroscopica e poteva trarre in inganno il consumatore medio. Inoltre, i commercianti professionisti hanno l'obbligo di verificare la provenienza della merce, specie in assenza di fatture o documenti di acquisto. La Suprema Corte ha quindi rigettato i ricorsi, confermando le condanne e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del reato continuato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per l'acquisto e la cessione di cocaina di lieve entità. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha eccepito l'omessa scissione delle singole condotte commesse in forma continuata prima del 2010, necessaria per verificare la prescrizione dei singoli episodi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici d'appello non avevano individuato con esattezza il giorno di inizio della decorrenza del termine per ciascun segmento della condotta. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato continuato.
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Riciclaggio di autovetture: smontare pezzi non è ricettazione
I membri di un'organizzazione criminale dedita allo smontaggio e alla rivendita di pezzi di ricambio di veicoli rubati sono stati condannati per associazione a delinquere, ricettazione e riciclaggio. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la gravità delle pene e la qualificazione giuridica dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno stabilito che lo smontaggio di veicoli rubati e l'apposizione di targhe false integrano il reato di riciclaggio di autovetture e non la semplice ricettazione, in quanto tali condotte sono dirette a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita dei mezzi. Inoltre, chi concorda la pena in appello non può successivamente contestarne l'entità.
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Giudizio abbreviato: sconto negato, la Cassazione taglia la pena
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione di un contrassegno di un ciclomotore, ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello sconto di pena previsto per il rito speciale. Nei gradi precedenti, infatti, i giudici avevano omesso di calcolare la riduzione di un terzo della pena derivante dalla scelta del giudizio abbreviato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso su questo punto, rilevando che i giudici d'appello avevano violato il divieto di peggioramento della pena. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e ridetermina direttamente la pena finale in un mese e ventitré giorni di reclusione e 133 euro di multa, applicando correttamente la riduzione spettante per il giudizio abbreviato.
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Reato di ricettazione: condannato per i mezzi rubati nel capannone
Un imprenditore è stato condannato per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento, in un capannone nella sua disponibilità, di un autocarro e di un miniescavatore rubati. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere proprietario dell'area e di non conoscere la provenienza illecita dei mezzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata giustificazione del possesso di cose rubate prova la consapevolezza della loro provenienza illecita. Inoltre, l'elevato valore economico dei veicoli esclude la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e le spese di difesa della parte civile.
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