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Art. 131-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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823 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Ricettazione e Particolare Tenuità del Fatto: Quando l’Appello Conta
Un individuo è stato condannato per ricettazione di un cellulare di modesto valore. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della `particolare tenuità del fatto`. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la questione della `particolare tenuità del fatto` non era stata sollevata nell'appello precedente. Pertanto, su questo punto, la sentenza di primo grado era diventata definitiva (giudicato). L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Invasione di terreni o edifici pubblici tra abusi e prescrizione
Alcuni soggetti occupavano porzioni di suolo pubblico demaniale realizzando manufatti abusivi, ampliamenti e recinzioni senza alcun permesso edilizio. Gli imputati sostenevano la buona fede e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato che l'invasione di terreni o edifici ha natura permanente e la prescrizione decorre soltanto dalla cessazione dell'occupazione o dalla sentenza di primo grado. La Corte ha ribadito che la costruzione di opere stabili dimostra pienamente la volontà di occupare il bene altrui. I giudici hanno tuttavia annullato la decisione limitatamente alle contravvenzioni edilizie per verificare l'effettiva data di ultimazione dei lavori, respingendo integralmente i ricorsi degli altri occupanti abusivi con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Scarpe Contraffatte: La Particolare Tenuità del Fatto Non Salva il Commerciante
Un individuo è stato condannato per ricettazione e commercio di prodotti contraffatti, avendo detenuto 55 paia di scarpe false. Ha presentato ricorso, invocando la "particolare tenuità del fatto" per evitare la punizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che per valutare la "particolare tenuità del fatto" non è obbligatorio esaminare tutti i criteri di legge, ma basta indicare quelli rilevanti. La grande quantità di merce contraffatta, 55 paia, è stata considerata sufficiente per escludere la "particolare tenuità del fatto", confermando la condanna.
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Tenuità del fatto negata: truffe gravi rendono il ricorso inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per diverse truffe. Ha presentato ricorso chiedendo l'applicazione della 'Tenuità del fatto' (Art. 131-bis c.p.), una causa di non punibilità. La Corte d'Appello aveva già negato questa possibilità, ritenendo il reato grave e la condotta persistente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo è che la difesa ha travisato i fatti, sostenendo erroneamente che il Tribunale avesse riconosciuto la 'Tenuità del fatto', mentre era stata proprio la difesa a chiederla in appello. La Cassazione ha confermato che la gravità delle truffe e la pervicacia del Lavoratore impedivano l'applicazione della 'Tenuità del fatto'.
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Particolare tenuità del fatto: prosciolto per acquisto errato
L'Imputato era stato condannato alla pena di 200 euro di ammenda per l'acquisto incauto di un telefono cellulare dal proprio fratello. Il Tribunale aveva negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto ritenendo l'imputato un reo abituale, sulla base di un'errata lettura del casellario giudiziale. L'organo giudicante aveva infatti scambiato una semplice sospensione del procedimento con messa alla prova per una condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, precisando che l'abitualità richiede la commissione di almeno altri due reati. Esaminata la ridotta entità del danno e la lieve entità della pena inflitta, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando L'Imputato non punibile per la particolare tenuità del fatto.
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Concorso nel reato di truffa: prestare il conto costa la condanna
Un uomo riceve bonifici provenienti da una frode informatica sul proprio conto corrente. Subito dopo, trasferisce le somme su una piattaforma di criptovalute a lui intestata. La difesa sostiene l'estraneità dell'imputato alla condotta ingannatrice iniziale. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici confermano la responsabilità a titolo di concorso nel reato di truffa per chi mette a disposizione il proprio conto corrente e l'account di criptovalute per incassare i proventi delittuosi. Anche se la contestazione iniziale lo indicava come autore materiale, la condanna per concorso non viola i diritti di difesa. L'imputato deve pagare le spese processuali, la sanzione pecuniaria e risarcire la vittima.
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Breve evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione
L'Imputato, sottoposto a misura detentiva domiciliare, risultava assente al controllo dei carabinieri alle ore dieci, ma faceva rientro dopo soli quindici minuti. La Corte d'Appello confermava la condanna per evasione, negando la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali dell'uomo e della sua mancata confessione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando che i precedenti penali riguardavano reati del tutto diversi e non di medesima indole. Inoltre, i giudici supremi hanno ribadito che la mancata confessione non può essere usata contro l'imputato e che la brevità dell'allontanamento richiede una valutazione approfondita. La causa torna in appello per un nuovo giudizio.
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Falsa polizza assicurativa: il finto broker perde in Cassazione
Un automobilista ha scoperto di circolare senza copertura dopo un controllo stradale, accorgendosi che l'intermediario a cui si era rivolto gli aveva consegnato una falsa polizza assicurativa. Il falso broker è stato condannato per truffa in primo e secondo grado. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tardività della querela, la mancanza di prove sul pagamento e l'applicabilità della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la querela è tempestiva se presentata dopo aver acquisito la certezza del raggiro. Inoltre, la circolazione senza garanzia espone a gravi rischi e impedisce la concessione della particolare tenuità del fatto.
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Concordato in appello e ricorso: l’accordo blocca la Cassazione
L'Imputato aveva concordato la pena in secondo grado rinunciando ai motivi di appello sulla responsabilità. Successivamente ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancata valutazione del proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il concordato in appello limita infatti la possibilità di impugnazione ai soli motivi non oggetto di rinuncia. La sottoscrizione dell'accordo impedisce di contestare nuovamente i punti già rinunciati. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vendita di prodotti con marchi contraffatti: reato per l’orafo
Un orafo e una commerciante sono stati condannati per la vendita di prodotti con marchi contraffatti dopo essere stati trovati in possesso di ciondoli artigianali che riproducevano la celebre corona a cinque punte di un noto marchio di orologi. La difesa ha sostenuto l'assenza di inganno per la natura decorativa e artigianale dell'oggetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, precisando che il reato punisce la semplice detenzione per la vendita di prodotti recanti marchi contraffatti a tutela della fede pubblica. La natura artigianale dell'oggetto e la presunta grossolanità della riproduzione non escludono il reato. La Suprema Corte ha inoltre confermato la responsabilità penale degli imputati anche per il reato di ricettazione.
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Rapina impropria consumata: oltre le casse scatta la condanna
L'imputata ha prelevato dei beni dagli scaffali di un esercizio commerciale per un valore di circa 147 euro. Ha superato la barriera delle casse ed è stata fermata dai vigilanti in prossimità dell'uscita. Per scappare, ha spintonato la guardia e il direttore. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse solo un tentativo, in quanto la sorveglianza continuativa non le aveva permesso di acquisire l'autonomo possesso della merce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la rapina impropria si considera consumata con la semplice sottrazione della merce. L'intervento della vigilanza impedisce l'impossessamento definitivo, ma non cancella la sottrazione già avvenuta. L'uso della violenza per guadagnare la fuga perfeziona il reato consumato. La condanna resta confermata.
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Ricettazione di lieve entità: la prescrizione sfuma in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di due smartphone. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'avvenuta prescrizione del reato e contestando il mancato riconoscimento della speciale attenuante della ricettazione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo alla prescrizione, i giudici hanno chiarito che il termine era slittato a causa del congelamento dei tempi dovuto allo sciopero degli avvocati. Riguardo alla ricettazione di lieve entità, la Cassazione ha evidenziato la corretta valutazione dei giudici di merito, i quali hanno considerato il valore non trascurabile dei telefoni e la natura seriale della condotta. Il ricorso inammissibile non permette di beneficiare della prescrizione e comporta la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di materiale rubato: senza scuse scatta la condanna
Due individui venivano fermati durante un controllo stradale a bordo di un veicolo appartenente a terzi. Nel bagagliaio trasportavano ventidue apparecchiature pubbliche per l'irrigazione sottratte a un ente locale, del valore stimato tra 600 e 800 euro, insieme ad attrezzi da scasso. Gli imputati non fornivano alcuna giustificazione sulla provenienza dei beni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la ricettazione di materiale rubato, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che chi viene sorpreso in possesso di merce illecita senza fornire spiegazioni credibili risponde del reato, poiché da tale condotta si desume la consapevolezza dell'origine delittuosa. La Cassazione ha negato sia l'ipotesi di lieve entità sia la particolare tenuità del fatto, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione e prova del dolo: le impronte incastrano gli autori
Quattro soggetti sono stati condannati per il furto di un motoveicolo e la ricettazione di un furgone commerciale. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove, la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità e il diniego della particolare tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici di legittimità hanno evidenziato che in tema di ricettazione e prova del dolo la presenza delle impronte digitali sul mezzo e la fuga con abbandono del veicolo dimostrano la consapevolezza della provenienza illecita. La Suprema Corte non può effettuare una nuova valutazione dei fatti già accertati, confermando le condanne e imponendo ai ricorrenti il pagamento delle spese e della sanzione in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: annullata la condanna per truffa
L'Imprenditrice, titolare di una ditta di trasporto, ha trasmesso alla società di gestione della viabilità la carta di circolazione alterata di un proprio autobus. L'indicazione della classe ecologica Euro 5 al posto di Euro 4 ha consentito l'accesso alla ZTL a tariffe ridotte. La Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità penale per truffa aggravata e falso, applicando in parte la prescrizione, ma ha omesso di valutare la richiesta difensiva di non punibilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto specifico, evidenziando che l'omessa motivazione circa la particolare tenuità del fatto invalida la decisione. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente all'applicazione dell'articolo 131-bis del codice penale, rinviando la questione a una diversa sezione della Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Particolare tenuità del fatto: niente pena ma risarcimento dovuto
Un imprenditore viene assolto in sede penale per la particolare tenuità del fatto a seguito dell'illecito utilizzo di bombole di gas recanti il marchio di una società concorrente. Il primo giudice omette tuttavia di decidere sulla domanda di risarcimento avanzata dall'azienda lesa, costituitasi parte civile. L'azienda danneggiata propone appello per ottenere il ristoro economico. La Corte territoriale accoglie la richiesta e condanna l'autore della condotta al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato: la non punibilità penale non cancella il debito risarcitorio verso la vittima e il giudice deve sempre liquidare il danno provocato.
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Frode assicurativa: il finto incidente porta alla condanna
Due soggetti hanno denunciato un grave incidente stradale mai avvenuto per ottenere un risarcimento economico indebito. La compagnia assicurativa ha sporto querela solo dopo aver ricevuto una perizia investigativa dettagliata che smentiva la dinamica e accertava anomalie, tra cui testimoni inesistenti e riparazioni mai effettuate. Gli imputati hanno impugnato la condanna sostenendo la tardività della querela, la prescrizione del reato e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il termine della querela decorre dalla piena certezza del fatto e non dal semplice sospetto. La frode assicurativa resta pienamente punibile poiché la gravità della condotta impedisce qualsiasi clemenza.
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Merce minima e precedenti: no alla particolare tenuità del fatto
Un venditore ambulante esponeva su un banchetto improvvisato una quantità minima di merce contraffatta. I giudici di merito lo condannavano per ricettazione e commercio di prodotti con marchi falsi. La difesa proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando il danno irrisorio e l'esiguità degli oggetti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La presenza di plurimi precedenti penali della stessa specie impedisce l'esclusione della punibilità per abitualità della condotta, confermando la condanna penale inflitta.
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Particolare tenuità del fatto negata: truffa e ricorso respinto
L'Imputato, condannato per il reato di truffa con un danno di 1.800 euro, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e l'omessa concessione delle pene sostitutive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le contestazioni erano generiche e ripetitive dei motivi d'appello. Inoltre, l'importo sottratto, la gravità del dolo e la presenza di numerosi precedenti penali escludono la particolare tenuità del fatto. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena e reati non definitivi
L'Imputato e stato condannato per truffa e sostituzione di persona per aver ingannato una vittima procurando un danno patrimoniale. La difesa ha impugnato la sentenza lamentando il mancato assorbimento del reato di falso nella truffa e il rigetto del beneficio della sospensione della pena basato su presunti precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilita per entrambi i reati, chiarendo che tutelano beni giuridici differenti. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul beneficio di legge: la sospensione condizionale della pena e stata negata erroneamente considerando precedenti penali che non erano ancora definitivi al momento dei fatti contestati. I giudici hanno quindi annullato la decisione limitatamente a questo profilo, rimettendo gli atti alla Corte d'appello territoriale.
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