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Art. 131-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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823 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Carenza di interesse della parte civile: assolto ma risarcibile
L'Imputato, condannato in primo grado, veniva assolto in appello perché un fatto non era più previsto come reato e l'altro era di particolare tenuità. La Parte Civile, non avvisata dell'udienza di appello, ricorreva in Cassazione denunciando la nullità del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse della parte civile. Infatti, le formule assolutorie applicate (depenalizzazione e particolare tenuità del fatto) non impediscono alla Parte Civile di avviare una autonoma causa di risarcimento danni davanti al giudice civile, non producendo alcun effetto preclusivo in quella sede.
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Occupazione abusiva: condanna cancellata dal tempo che passa
L'Occupante è stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di occupazione abusiva di un appartamento di edilizia popolare. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che il reato, di natura permanente, deve considerarsi cessato alla data della sentenza di primo grado. Di conseguenza, calcolando il tempo trascorso, il termine massimo di prescrizione di sette anni e sei mesi è interamente decorso. Poiché il ricorso non era manifestamente infondato, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione. L'Occupante ottiene così la cancellazione della condanna.
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Particolare tenuità del fatto esclusa nel patteggiamento
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero una pena per il reato di ricettazione. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione approfondita del merito della vicenda. Questo esame è incompatibile con la natura del patteggiamento, rito speciale in cui il giudice si limita a verificare la correttezza dell'accordo senza entrare nel merito delle prove. Di conseguenza, l'accordo sulla pena esclude la possibilità di richiedere l'immediato proscioglimento per questa specifica causa di non punibilità.
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Ricettazione di oggetti preziosi: il gioielliere perde la causa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di oggetti preziosi a carico di un gioielliere. L'uomo aveva acquistato gioielli d'oro e rubini da una collaboratrice domestica, la quale li aveva sottratti alla propria datrice di lavoro. Il gioielliere ha pagato i beni in contanti senza registrarli nell'apposito registro e li ha subito fatti allontanare dal negozio tramite un dipendente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la qualifica professionale dell'acquirente imponeva un dovere di diligenza superiore. La condotta clandestina e l'assenza di tracciabilità dimostrano la piena consapevolezza della provenienza illecita dei beni, escludendo la particolare tenuità del fatto. Il gioielliere perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa e riparazione del danno: la Cassazione impone lo sconto
L'Imputato, condannato per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della riparazione del danno, nonostante l'avvenuto risarcimento prima del giudizio. La Suprema Corte ha accolto questo specifico motivo, rilevando che il giudice d'appello ha completamente omesso di motivare sul punto. Al contrario, la Cassazione ha ritenuto inammissibili gli altri motivi riguardanti la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche, in quanto privi di reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla valutazione dell'attenuante della riparazione del danno, rinviando alla Corte d'appello per un nuovo esame e rendendo definitiva la condanna per truffa.
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Truffa da tremila euro: no alla particolare tenuità del fatto
Un cittadino, condannato per truffa a otto mesi di reclusione per aver sottratto oltre tremila euro con raggiri prolungati nel tempo, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che la propria incensuratezza e la semplicità del raggiro escludessero l'abitualità del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa quando il profitto economico è rilevante (3.300 euro) e la condotta ingannevole si protrae a lungo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Uso fraudolento di carta bancomat: nessun perdono se reiterato
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il duplice uso fraudolento di carta bancomat sottratta alla vittima. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello non avesse motivato la decisione rispetto ad alcuni motivi nuovi presentati dalla difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa motivazione sui motivi nuovi non annulla la sentenza se questi sono palesemente infondati. Nel caso specifico, l'uso fraudolento di carta bancomat ripetuto nel tempo esclude la particolare tenuità del fatto, data la reiterazione della condotta e il danno economico non trascurabile. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale online: quando l’inadempimento diventa reato
Una venditrice online è stata condannata per truffa contrattuale per aver venduto beni su internet senza mai consegnarli. L'imputata rassicurava i clienti con scuse e false foto delle spedizioni. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento civile, ma la Cassazione ha confermato la natura penale della condotta a causa del dolo iniziale e dei raggiri usati. Tuttavia, poiché due vittime hanno ritirato la denuncia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per i reati estinti per remissione di querela, riducendo la pena finale a un anno e quattro mesi di reclusione e 500 euro di multa, confermando nel resto la responsabilità penale.
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Danneggiamento aggravato: condanna anche se il camion è privato
Un cittadino è stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato per aver vandalizzato un camion dei rifiuti di proprietà di un'azienda privata concessionaria del servizio pubblico di raccolta rifiuti. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il mezzo, appartenendo a un privato, non potesse considerarsi destinato a un pubblico servizio e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ciò che conta è la funzione pubblica del servizio svolto (la raccolta dei rifiuti) e non la natura pubblica o privata del proprietario del bene. Inoltre, il danno arrecato a un mezzo nuovo esclude la particolare tenuità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Appropriazione indebita: intasca i soldi del passaggio e perde
Un venditore d'auto riceve dall'acquirente la somma di 440 euro in contanti per effettuare il passaggio di proprietà del veicolo, ma trattiene il denaro per scopi personali senza completare la pratica. La Corte d'Appello lo condanna per il reato di appropriazione indebita. La Cassazione conferma la responsabilità penale del venditore, escludendo la particolare tenuità del fatto a causa del valore non esiguo della somma e del danno arrecato. Tuttavia, i giudici accolgono parzialmente il ricorso annullando la condanna al pagamento delle spese legali del secondo grado in favore dell'acquirente, poiché quest'ultima non era comparsa in udienza d'appello né aveva presentato conclusioni scritte. La condanna principale e il risarcimento del danno rimangono definitivi.
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Appropriazione indebita: reato prescritto ma i danni vanno pagati
Un inquilino si è impossessato di alcuni arredi dell'appartamento preso in affitto, tra cui un forno nuovo, una camera da letto e una tenda, non restituendoli al proprietario nemmeno dopo lo sfratto per morosità. Accusato di appropriazione indebita aggravata, l'inquilino è stato condannato nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, pur respingendo la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa del valore non trascurabile dei beni, ha accolto il ricorso sulla prescrizione. I giudici hanno accertato che il reato si era estinto per il decorso del tempo prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna penale senza rinvio, confermando però l'obbligo di risarcire i danni in sede civile.
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Ricettazione di carte di pagamento: condanna anche se bloccate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso di una tessera sanitaria smarrita e di una carta bancomat rubata. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato poiché i documenti erano ormai inattivi e bloccati dai titolari. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che la ricettazione di carte di pagamento si configura anche se i supporti elettronici sono disattivati, in quanto il reato richiede solo il dolo specifico di trarre profitto, a prescindere dall'effettivo incasso. Inoltre, l'appropriazione di una tessera sanitaria smarrita integra il furto, rendendo illecita la successiva ricettazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa e particolare tenuità del fatto: no se c’è minorata difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa aggravata. Il ricorrente contestava la regolarità delle notifiche, l'attendibilità della persona offesa e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che la notifica al difensore è valida se il domicilio eletto risulta inidoneo. Inoltre, l'attendibilità della vittima non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logicamente motivata. Infine, la presenza dell'aggravante della minorata difesa (l'aver approfittato di circostanze di tempo o di luogo tali da ostacolare la difesa della vittima) preclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Successione di leggi penali nel tempo: sanzione ridotta
Un ufficiale giudiziario viene accusato di aver ricevuto cinquanta euro da un privato per facilitare la notifica di un pignoramento. Dopo una riqualificazione del reato in corruzione per l'esercizio della funzione, la Corte d'Appello determina la pena applicando la riforma del 2019. Tuttavia, i fatti risalgono al 2018. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, evidenziando la violazione del principio di successione di leggi penali nel tempo. I giudici di secondo grado avrebbero dovuto applicare la legge del 2015, all'epoca vigente, che prevedeva una pena minima inferiore. La sentenza viene annullata con rinvio per ricalcolare la sanzione e valutare la particolare tenuità del fatto.
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Ricettazione di merci contraffatte: il falso evidente non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero condannato per il reato di ricettazione di merci contraffatte. In precedenza, la Corte d'Appello aveva dichiarato prescritto il reato di introduzione nello Stato di prodotti con marchi falsi, rideterminando la pena per la ricettazione a quattro mesi di reclusione. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo l'esistenza di un falso inoffensivo e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno respinto i motivi di ricorso poiché non proposti nei precedenti gradi di giudizio o meramente ripetitivi, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Truffa online e particolare tenuità del fatto: la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per truffa online. L'imputata aveva incassato 135 euro per una vendita sul web senza consegnare la merce. La difesa invocava l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo il danno economico di modesta entità e contestando la valutazione della Corte d'appello, che aveva considerato anche il tempo perso dalla vittima per denunciare l'accaduto. I giudici di legittimità hanno invece confermato che il danno non era irrisorio e che l'imputata aveva approfittato della vulnerabilità dell'acquirente online. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e sanzionando la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Restituzione nel termine: no se la cancelleria tace
Un dipendente aeroportuale, accusato di appropriazione indebita per aver sottratto oggetti da valigie smarrite, viene assolto in appello per particolare tenuità del fatto. Il difensore presenta ricorso in Cassazione oltre i limiti di tempo, invocando la restituzione nel termine a causa delle restrizioni Covid-19 e del mancato riscontro alle sue PEC da parte della cancelleria. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il mancato riscontro della cancelleria alle email non costituisce una causa di forza maggiore. Per ottenere la restituzione nel termine, il richiedente deve dimostrare con prove rigorose e oggettive l'esistenza di un impedimento assoluto e insormontabile. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Imbrattamento di cose altrui: condanna annullata per prescrizione
Alcuni cittadini venivano condannati per il reato di imbrattamento di cose altrui per aver sporcato le pareti di un teatro comunale nel 2013. La Corte d'Appello subordinava la sospensione della pena al rimborso delle spese di ripulitura, applicando una norma del 2017. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione, eccependo l'applicazione retroattiva di tale obbligo e la prescrizione. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso: l'obbligo di rimborso non poteva applicarsi retroattivamente a fatti del 2013. Di conseguenza, non essendo il ricorso inammissibile, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo e hanno annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando il reato estinto per prescrizione. I cittadini ottengono così l'annullamento della condanna.
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Uso illecito di carte di credito: prescritto per notifica errata
Una dipendente di una struttura sanitaria era accusata di furto e uso illecito di carte di credito sottratte ad alcuni pazienti. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione di primo grado, ma la difesa ha impugnato la sentenza denunciando un grave vizio: la notifica dell'atto di citazione era stata effettuata a un avvocato ormai cancellato dall'albo professionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando la nullità assoluta della notifica. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione per gli effetti penali. Per quanto riguarda il risarcimento dei danni, la Cassazione ha annullato la decisione rinviando la questione al giudice civile competente, a causa di una motivazione carente e sommaria sulla responsabilità della donna.
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Insolvenza fraudolenta: condanna sì, ma la recidiva va motivata
Una cliente di un albergo è stata condannata per il reato di insolvenza fraudolenta per non aver pagato il conto del soggiorno, nascondendo la propria incapacità economica. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del reato, ritenendo provata la volontà di non pagare fin dall'inizio. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso riguardo alla mancata concessione della particolare tenuità del fatto e all'applicazione della recidiva. La Corte d'Appello aveva infatti negato il beneficio basandosi su un precedente penale depenalizzato e su una condanna isolata, senza motivare l'effettiva pericolosità sociale della donna. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione su questi specifici punti.
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