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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2026

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2224 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Macellazione clandestina nel bosco: confermata la condanna penale
Due imputati sono stati sorpresi dalle autorità mentre macellavano un montone all'interno di un boschetto, senza alcuna autorizzazione sanitaria. I giudici di merito hanno condannato entrambi per violazione delle norme igienico-sanitarie sulla lavorazione delle carni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi difensivi. I giudici hanno chiarito che la legge vieta espressamente la macellazione clandestina e impone strutture idonee e controlli veterinari preventivi per tutti i capi di bestiame. La mancata conoscenza della legge penale non giustifica l'illecito, poiché sussiste un preciso dovere di informazione a tutela della salute pubblica.
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Spendita di banconote false: esclusa la particolare tenuità
Un imputato è stato condannato per il reato di spendita di banconote false dopo aver cercato ripetutamente di utilizzare denaro contraffatto. La difesa ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto, sostenendo l'esiguità del pericolo e la corretta condotta successiva all'illecito. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che i molteplici tentativi di smerciare il denaro falso evidenziano un'elevata intensità della colpevolezza e un concreto pericolo per la circolazione monetaria. Questi elementi escludono l'esiguità dell'offesa, rendendo irrilevante l'assenza di ulteriori reati successivi.
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Resistenza a pubblico ufficiale: blitz notturno e condanna
Due imputati hanno aggredito verbalmente e ostacolato le forze dell'ordine durante un controllo per disturbo della quiete pubblica. La Corte di Appello ha confermato la loro condanna per i reati di disturbo al riposo, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'illegittimità dell'intervento degli agenti e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha giudicato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le forze dell'ordine hanno operato legittimamente senza commettere atti arbitrari. L'opposizione violenta e le offese in presenza di testimoni integrano pienamente i delitti contestati. Gli imputati hanno perso il ricorso e devono versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di oggetti atti ad offendere: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un cittadino per il reato di porto di oggetti atti ad offendere. Le forze dell'ordine avevano fermato l'uomo a bordo di un'auto dopo una manovra sospetta. Durante la perquisizione notturna, gli agenti hanno rinvenuto nella sua tasca un coltello a serramanico con lama di nove centimetri e un involucro di droga, senza alcuna giustificazione valida. Il ricorrente ha contestato la decisione di merito chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno respinto la richiesta: il tentativo di sottrarsi al controllo e il contesto notturno impediscono il beneficio. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Frode in commercio: cibi surgelati spacciati per freschi nel menù
Gli organi di controllo hanno ispezionato un locale appartenente a una catena di ristorazione, rilevando alimenti surgelati non segnalati come tali nel menù destinato ai clienti. L'imprenditore a capo della società è stato imputato per tentata frode in commercio. Il Tribunale lo ha assolto ritenendo il fatto di particolare tenuità per via dell'assenza di trattative dirette con gli acquirenti. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso del ristoratore e accolto quello della Procura. La Suprema Corte ha chiarito che la frode in commercio sussiste anche solo conservando cibi congelati spacciati per freschi nel listino centralizzato della catena. L'assenza di vendita materiale non basta per qualificare automaticamente l'offesa come lieve, imponendo un nuovo esame del caso.
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Omesso versamento IVA: la crisi d’impresa può evitare la condanna
L'Amministratore di una società subisce una condanna per il reato di omesso versamento IVA per oltre un milione e mezzo di euro. La difesa sostiene che la presentazione della domanda di concordato preventivo prima della scadenza del debito impedisse i pagamenti per tutelare i creditori. La Corte di Cassazione respinge questa tesi, chiarendo che la sola istanza concordataria non elimina il reato senza un espresso divieto del tribunale. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso sulla particolare tenuità del fatto: la nuova normativa impone di valutare lo stato di crisi aziendale come indice primario di minore gravità. La Suprema Corte annulla parzialmente la sentenza per un nuovo esame della colpevolezza in relazione alla crisi d'impresa.
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Reato di danneggiamento: niente sconti per la cella distrutta
Un uomo in stato di fermo ha infranto a calci e pugni la vetrata della camera di sicurezza in Questura. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di danneggiamento, negando la particolare tenuità del fatto e le attenuanti per risarcimento tardivo. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'assenza di dolo specifico e chiedendo il riconoscimento del danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per integrare il reato di danneggiamento basta la semplice volontà di distruggere il bene, senza scopi ulteriori. Inoltre, la gravità del contesto istituzionale, i precedenti penali e la riparazione economica avvenuta oltre i termini del giudizio abbreviato impediscono ogni sconto di pena.
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Falsa dichiarazione reddito di cittadinanza: condanna anche con diritto parziale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di una richiedente per il reato di falsa dichiarazione reddito di cittadinanza. La donna aveva omesso di indicare nella domanda la condanna e lo stato detentivo del marito, percependo così un importo economico superiore a quello effettivamente spettante. La difesa sosteneva che il sussidio sarebbe comunque spettato in misura ridotta e invocava l'errore sul fatto e la particolare tenuità del reato. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il delitto scatta per qualsiasi omissione che comporti un beneficio economico indebito o maggiorato rispetto al dovuto.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il delitto di furto di energia elettrica pluriaggravato. L'imputato aveva impugnato la pronuncia di secondo grado contestando la ricostruzione probatoria dei fatti, il mancato riconoscimento della particolare tenuità dell'offesa e il diniego della prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti contestate. I giudici supremi hanno respinto totalmente le richieste difensive. Il collegio ha ricordato che in sede di legittimità non è possibile richiedere una rilettura delle prove già vagliate nei gradi di merito. Inoltre, i giudici hanno giudicato generico il motivo sulla tenuità del fatto e privo di vizi logici il diniego delle attenuanti. L'esito finale vede la piena sconfitta del ricorrente, con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria.
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Cellulare in carcere: la Cassazione condanna anche l’uso condiviso
Due soggetti detenuti all'interno di una casa circondariale hanno utilizzato e condiviso un dispositivo telefonico non autorizzato per comunicare all'esterno. La difesa ha sostenuto che il telefono fosse custodito nella cella di uno solo dei due e che le chiamate servissero unicamente a sentire i parenti durante l'emergenza pandemica, chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto o il riconoscimento delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi e ha confermato la condanna. I giudici hanno stabilito che detenere, condividere o usare un cellulare in carcere integra pienamente il reato previsto dall'articolo 391-ter del codice penale, rendendo irrilevante il luogo preciso di occultamento del dispositivo.
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Telefoni in carcere: la Cassazione respinge i ricorsi
Due soggetti detenuti hanno subito una condanna per il reato di introduzione o detenzione di telefoni in carcere. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche, l'omessa applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e vizi nella ricostruzione probatoria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambe le impugnazioni. I motivi presentati si limitavano a reiterare argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici di merito senza contestare puntualmente le motivazioni del provvedimento impugnato. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: ricorso generico bocciato e sanzione confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di una persona imputata per il reato di furto aggravato. L'imputata ha proposto ricorso denunciando l'ingiusta declaratoria di inammissibilità dell'appello precedente, con cui chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione perché formulata con argomentazioni del tutto generiche e prive di riscontri concreti. L'imputata non ha spiegato le ragioni pratiche a sostegno della non punibilità o del trattamento sanzionatorio più favorevole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi improprie: esclusa la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di arresto e ottocento euro di ammenda per un uomo accusato del reato di porto abusivo di armi improprie. L'imputato portava fuori dalla propria abitazione una lama di dimensioni significative. La difesa ha chiesto l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità impedisce in radice l'applicazione della causa di non punibilità. Un fatto particolarmente tenue richiede infatti un disvalore ancora inferiore rispetto a un fatto lieve. Le dimensioni dell'oggetto escludevano qualsiasi marginalità del pericolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione tra vizi e sanzioni
Un imputato ha impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando tre profili principali: la mancata riunione con un altro procedimento penale, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Il primo motivo è risultato privo di specificità, non chiarendo il vizio concreto arrecato alla sentenza. I restanti motivi si sono limitati a riproporre censure di merito già adeguatamente vagliate e motivate dai giudici precedenti in modo logico e coerente. Di conseguenza, il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Fatture per operazioni inesistenti: serve la prova del dolo
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un imprenditore per dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti. I giudici di merito avevano accertato l'inesistenza di una fattura da settantamila euro, ma avevano fatto discendere automaticamente l'elemento psicologico del dolo dalla mera annotazione contabile del documento fittizio. La Suprema Corte ha chiarito che l'accertamento del reato esige la prova autonoma del dolo specifico di evasione. I giudici territoriali hanno omesso di verificare la condotta dell'imputato, il quale aveva aderito all'accertamento tributario e avviato la rateizzazione del debito fiscale. La vicenda dovrà essere riesaminata per verificare il reale fine evasivo e la possibile non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso inammissibile e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna d'appello, contestando l'attendibilità della persona offesa e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, oltre all'applicazione delle pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione della dinamica e la valutazione dei testimoni appartengono al giudice di merito e non presentano vizi logici. La gravità delle modalità dell'azione ha escluso l'esiguità dell'offesa, mentre la personalità negativa dell'autore ha impedito la sostituzione della pena. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto esclusa per furto abituale
L'Imputato ha subito una condanna per furto consumato e tentato furto aggravato. La difesa ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti generiche e l'aumento di pena per la continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'abitualità della condotta criminale esclude del tutto la particolare tenuità del fatto. La Corte ha inoltre ribadito che la quantificazione della pena e il diniego dei benefici erano ampiamente motivati e non censurabili. L'Imputato perde definitivamente il ricorso ed è obbligato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione della presenza in servizio: no a dipendenti in house
Quattro dipendenti di una società partecipata comunale subiscono una condanna per il reato speciale di falsa attestazione della presenza in servizio e per truffa aggravata ai danni di ente pubblico per essersi allontanati durante l'orario lavorativo timbrando il cartellino. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi escludendo il delitto speciale di falso cartellino, poiché tale norma si applica esclusivamente ai dipendenti formali della Pubblica Amministrazione e non al personale delle società private in house. La Suprema Corte conferma invece la configurabilità della truffa aggravata, disponendo un nuovo giudizio per verificare la particolare tenuità del fatto e la condotta risarcitoria post-reato.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: Cassazione e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per il delitto di falsa attestazione a pubblico ufficiale sulla propria identità personale. La difesa contestava la sussistenza del fatto, il mancato riconoscimento della particolare tenuità e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. I giudici hanno chiarito che non è possibile riproporre in sede di legittimità le medesime censure già esaminate e respinte dai giudici di merito senza una critica specifica della decisione impugnata. La valutazione sulla recidiva risulta corretta poiché fondata sull'esame concreto della personalità dell'autore e della persistente inclinazione al delitto. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reddito di cittadinanza indebito: nessun perdono se il danno sale
Due cittadini hanno percepito illegittimamente il sussidio statale omettendo di dichiarare alcuni redditi al momento della domanda. I soggetti hanno incassato complessivamente quattordicimila euro a vantaggio del medesimo nucleo familiare. I giudici di merito hanno condannato entrambi gli imputati per il reato previsto dalla normativa sui sussidi. Gli imputati hanno presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la condanna rilevando la gravità del danno economico e la presenza di un precedente penale a carico di uno dei richiedenti. Ricevere un reddito di cittadinanza indebito esclude l'esiguità dell'offesa, obbligando i condannati a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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