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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2024

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Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Causa di non punibilità: come motivare il ricorso
Due individui, condannati per minacce aggravate, ricorrono in Cassazione lamentando errori procedurali e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte rigetta il ricorso, sottolineando che una richiesta di applicazione dell'art. 131-bis c.p. deve essere specifica e dettagliata, non potendosi limitare a una generica enunciazione. La sentenza ribadisce inoltre che le doglianze basate su mere valutazioni di opportunità costituiscono un 'non motivo' di ricorso.
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Particolare tenuità del fatto e edilizia popolare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia popolare. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è stata respinta, poiché la sottrazione di un alloggio destinato a soggetti bisognosi costituisce un danno rilevante per la collettività, incompatibile con la nozione di tenuità.
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Ricettazione: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
Un'imputata, condannata in primo e secondo grado per il reato di ricettazione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile utilizzare il giudizio di legittimità per una nuova valutazione dei fatti. Ha inoltre confermato che la prova dell'intento nella ricettazione può derivare da elementi indiretti e che la sola incensuratezza non basta per ottenere le attenuanti generiche.
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Direttore dei lavori: responsabilità per collaudo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un direttore dei lavori per aver consentito l'utilizzo di 28 unità abitative in zona sismica prive del certificato di collaudo statico. La sentenza chiarisce che il direttore dei lavori, in qualità di garante della sicurezza, ha l'obbligo giuridico di impedire l'occupazione dell'immobile fino al rilascio di tale certificato, configurando una sua responsabilità penale diretta e personale in caso di violazione.
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Obbligo di presentazione: quando è reato ometterlo
Un tifoso sanzionato con DASPO e obbligo di presentazione alla polizia omette di presentarsi. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, affermando che la violazione dell'obbligo di presentazione è un reato omissivo che si perfeziona con la sola mancata comparizione, a prescindere dal rispetto del divieto di accesso allo stadio.
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Falso ideologico in SCIA: la Cassazione decide
Una proprietaria è stata condannata per false dichiarazioni in una SCIA relative alla preesistenza di un immobile. La Corte di Cassazione, pur confermando che tali affermazioni costituiscono il reato di falso ideologico, ha annullato la condanna. La motivazione della corte d'appello sul diniego della "particolare tenuità del fatto" è stata ritenuta insufficiente, portando all'estinzione del reato per prescrizione.
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Distacco utenze locatore: quando non è reato
Un locatore non paga le bollette dell'elettricità, causando l'interruzione della fornitura all'inquilino moroso. La Cassazione, con la sentenza 36055/2024, ha stabilito che tale condotta omissiva non integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il ricorso della parte offesa è stato dichiarato inammissibile, chiarendo che il mancato pagamento non costituisce il 'mutamento di destinazione' richiesto dalla norma per il reato di distacco utenze locatore.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). I motivi, relativi al rigetto di un concordato in appello, alla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e all'eccessività della pena, sono stati ritenuti generici e manifestamente infondati. La Corte ha confermato la validità della motivazione della Corte d'Appello, basata sulle modalità della condotta, l'intensità del dolo e i precedenti dell'imputato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Inammissibilità ricorso: quando è solo ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di censure già valutate e respinte nei gradi di merito, in particolare riguardo al diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, motivato dall'intensità del dolo.
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Inammissibilità del ricorso e limiti dell’art. 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato, confermando la decisione di merito. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché le censure proposte erano una mera riproposizione di doglianze già esaminate e respinte. La Corte ha sottolineato che la valutazione sull'intensità del dolo, operata dai giudici di merito, impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze della ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per evasione. I motivi, ritenuti meramente riproduttivi di censure già disattese in appello, non superano il vaglio di legittimità. La decisione comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: censure infondate
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per il reato ex art. 393 c.p. I motivi sono stati giudicati manifestamente infondati, confermando la logica e coerenza della sentenza di merito riguardo la responsabilità penale, l'attendibilità dei testimoni e la non applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione decide
Un uomo condannato per possesso di munizioni si è visto annullare la sentenza dalla Corte di Cassazione. Il motivo? La negazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto era basata erroneamente sulla sua mancata collaborazione con le autorità. La Corte ha chiarito che tale criterio non è pertinente, dovendosi invece valutare le modalità della condotta e l'entità del danno. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Porto di oggetti atti ad offendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il porto di oggetti atti ad offendere, nello specifico una roncola e delle forbici, in orario notturno. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la giustificazione dell'uso agricolo non era credibile date le circostanze di tempo. Inoltre, è stata esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa delle dimensioni degli oggetti e dei precedenti penali dell'imputato.
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Motivo nuovo cassazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché l'imputato ha sollevato un motivo nuovo in cassazione, non discusso in appello. L'ordinanza ribadisce che le questioni non devolute al giudice di secondo grado non possono essere presentate per la prima volta in sede di legittimità, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Porto d’armi abusivo: no attenuanti per il coltello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per porto d'armi abusivo, nello specifico un coltello a serramanico. I giudici hanno respinto la richiesta di rivalutare le prove, ritenendola un'indagine di merito non consentita in sede di legittimità. Inoltre, hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e dell'attenuante della lieve entità, a causa del contesto (zona isolata), della tipologia dell'arma e di un precedente specifico dell'imputato.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che la durata prolungata della violazione (diverse ore) e la distanza dal luogo di residenza imposto sono elementi che escludono la minima offensività richiesta dalla norma, rendendo il fatto non 'tenue' e giustificando la condanna.
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Particolare tenuità del fatto: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e di altre attenuanti. La Corte ha ribadito che la valutazione dei fatti, come la determinazione del momento del reato o la gravità del danno, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a proporre una diversa interpretazione delle prove, senza evidenziare vizi di legge o di motivazione.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per ricettazione a causa della maturata prescrizione del reato. Il ricorso dell'imputato, basato su una questione procedurale relativa ai termini a comparire, è stato ritenuto ammissibile. Tale ammissibilità ha consentito alla Corte di rilevare d'ufficio l'estinzione del reato per decorso del tempo, annullando la sentenza impugnata senza la necessità di un nuovo processo.
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Prescrizione del reato: il calcolo della sospensione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato di truffa. L'ordinanza chiarisce che i periodi di sospensione del processo, dovuti ad astensione degli avvocati e a un legittimo impedimento, hanno posticipato il termine, rendendo il ricorso manifestamente infondato. Di conseguenza, la prescrizione, maturata dopo la sentenza d'appello, non può essere dichiarata.
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