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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Particolare tenuità del fatto: ricorso tardivo e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza del Tribunale di Agrigento. La ricorrente ha richiesto per la prima volta in sede di legittimità l'applicazione della causa di esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che tale richiesta richiede valutazioni di merito e non può essere sollevata direttamente in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso inammissibile non ha potuto impedire il passaggio in giudicato della condanna, escludendo anche la possibilità di rilevare l'eventuale prescrizione del reato maturata nel frattempo. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione degli obblighi di sorveglianza: campanello muto e condanna
Il Soggetto Vigilato, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per violazione degli obblighi di sorveglianza (art. 75 d.lgs. 159/2011) perché non ha risposto al campanello di casa durante un controllo notturno delle Forze dell'ordine. Il campanello era perfettamente funzionante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Soggetto Vigilato, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici del soggetto, tra cui l'evasione, che dimostrano l'abitualità della condotta e una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: la difesa personale non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello. L'imputato si era giustificato sostenendo di portare l'arma con sé per difesa personale, temendo un'aggressione. I giudici hanno chiarito che il timore generico di subire un'aggressione non costituisce un giustificato motivo per circolare armati. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la concessione dell'attenuante della lieve entità e della non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa delle dimensioni del coltello e dei numerosi precedenti penali del ricorrente, che dimostrano uno scarso autocontrollo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Porto ingiustificato di coltello: condannato chi è senza casa
Un cittadino senza fissa dimora è stato condannato per il porto ingiustificato di coltello, sorpreso di notte con un'arma da taglio di dimensioni non modeste. La difesa sosteneva che, non avendo una casa, l'uomo fosse costretto a portare con sé tutti i propri beni, incluso il coltello. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche chi non ha una dimora stabile possiede un luogo, seppur provvisorio, dove custodire i propri oggetti personali. Di conseguenza, circolare con uno strumento atto a offendere resta un reato. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, legata alle dimensioni del coltello e all'orario notturno del controllo. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese.
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Reingresso illegale dello straniero: la Cassazione nega la tenuità
Un cittadino straniero, già espulso per numerosi precedenti penali, è stato condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio italiano senza autorizzazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di dolo, motivata dalla presunta volontà di richiedere asilo politico, e invocando la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena consapevolezza dell'illecito da parte dell'uomo e hanno escluso la tenuità del fatto a causa dei suoi numerosi precedenti penali e del mancato rispetto di precedenti ordini di allontanamento. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione difende il custode
Il Titolare di un negozio dell'usato, nominato custode di alcuni beni sequestrati (un lampadario, un appendino e una lampada), veniva condannato per la loro sottrazione. La Corte d'Appello negava l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo la condotta abituale e professionale. La Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che la sottrazione di cose sequestrate è un reato istantaneo. Di conseguenza, la sparizione di più oggetti in un unico momento non costituisce un comportamento abituale o reiterato. La Suprema Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova valutazione sulla particolare tenuità del fatto.
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Bancarotta semplice: la negligenza cancella la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta semplice. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando che la società era in contabilità semplificata e che i beni erano stati ritrovati. I giudici hanno invece confermato la condanna, sottolineando la grave negligenza dell'amministratore. Quest'ultimo aveva abbandonato la gestione contabile e ritardato la consegna dei documenti al curatore, ostacolando la ricostruzione dei debiti. La Corte ha chiarito che l'entità del debito, rapportata alle piccole dimensioni aziendali, e il comportamento ostruzionistico impediscono di considerare il fatto come lieve. Di conseguenza, l'amministratore perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta: finti contratti per svuotare la società
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i membri di un nucleo familiare accusati di bancarotta fraudolenta. Gli imputati, gestori di una società di estetica poi fallita, avevano svuotato le casse aziendali attraverso il pagamento di royalties non giustificate e la cessione di beni a imprese collegate. La difesa sosteneva la regolarità dei pagamenti e chiedeva la riqualificazione in bancarotta semplice. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, rilevando che i contratti di licenza erano privi di data certa e presentati solo a processo iniziato. Inoltre, la contabilità era stata tenuta in modo confuso per nascondere le distrazioni. Di conseguenza, la condanna penale resta definitiva e i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per furto
Il caso riguarda Il Soggetto accusato del reato di furto aggravato commesso nel 2014. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio, Il Soggetto ha proposto ricorso per Cassazione contestando, tra l'altro, un errore sulle proprie generalità anagrafiche e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che l'errore anagrafico non inficia il processo se l'identità fisica è certa. Tuttavia, accertata la non manifesta infondatezza del ricorso in merito alle riforme penali più favorevoli, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo per giudicare il fatto. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna senza rinvio.
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Porto ingiustificato di coltello: condanna evitata per tempo
Uno studente veniva fermato con un coltello a serramanico nello zaino scolastico, destinato a usi leciti come tagliare la frutta. I giudici di merito dichiaravano la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Lo studente proponeva ricorso in Cassazione per ottenere una formula di assoluzione più favorevole, contestando la sussistenza stessa del reato di porto ingiustificato di coltello. La Suprema Corte, ritenendo non inammissibili i motivi di ricorso, ha rilevato il decorso del tempo massimo stabilito dalla legge per perseguire il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Il ricorrente ottiene così la cancellazione della precedente pronuncia.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: condanna e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un cittadino condannato in appello a quattro mesi di arresto. L'imputato lamentava la mancata applicazione delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a ripetere le stesse contestazioni già sollevate e respinte in appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: confermata la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e 1.500 euro di multa inflitta a un cittadino per detenzione illegale di armi. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché i motivi presentati erano generici e si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Porto di coltello in luogo pubblico: rissa e condanna senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale e porto di coltello in luogo pubblico. L'imputato era stato sorpreso in un'area molto frequentata mentre partecipava a una rissa impugnando un coltello a serramanico aperto. La difesa sosteneva la particolare tenuità del fatto e l'esistenza di un giustificato motivo. I giudici hanno invece confermato la gravità della condotta, escludendo qualsiasi giustificazione per il porto dell'arma in un contesto così pericoloso. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto goffo ma grave: no alla particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che la sua condotta fosse stata semplicemente maldestra e goffa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta non era affatto maldestra e che la valutazione sulla gravità del comportamento e sulla dosimetria della pena spetta esclusivamente al giudice di merito, purché sia logicamente motivata. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Patrocinio a spese dello Stato: condanna per chi finge la povertà
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per il reato di false indicazioni nell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva dichiarato un reddito familiare di soli 1.429 euro a fronte di un guadagno effettivo di oltre 18.000 euro, derivante da un lavoro dipendente continuativo con stipendio mensile di circa 1.000 euro. La difesa sosteneva la buona fede e la mancanza di dolo, attribuendo l'errore alla gestione dei conti da parte della compagna. I giudici hanno respinto la tesi, ritenendo inverosimile la dimenticanza di un reddito mensile regolarmente percepito e utilizzato per il sostentamento familiare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: quando poche dosi costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di due dosi di crack e contanti in una nota piazza di spaccio, dopo essere stato filmato il giorno precedente mentre vendeva droga. La difesa sosteneva l'uso personale di stupefacenti, ma i giudici hanno confermato la condanna penale. La Corte ha chiarito che la destinazione a terzi si desume da elementi concreti come il confezionamento, il tentativo di fuga e i precedenti specifici. Di conseguenza, sono stati negati sia la particolare tenuità del fatto sia il beneficio della sospensione condizionale della pena, confermando la sanzione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di cocaina suddivisa in 18 dosi. I giudici hanno confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte ha chiarito che la lieve entità dello spaccio non comporta automaticamente la particolare tenuità del fatto, poiché i due istituti valutano elementi diversi: il primo si concentra su mezzi, modalità e quantità della droga, mentre il secondo richiede un'analisi globale della condotta, del pericolo e della non abitualità. L'Imputato, trovato con bilancino e denaro in una nota zona di spaccio, è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la fioriera non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso a detenere e cedere marijuana e hashish. La polizia giudiziaria aveva accertato lo spaccio osservando i movimenti dell'imputato, che nascondeva la droga in una fioriera. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo la particolare tenuità a causa dei precedenti penali specifici del soggetto e della gravità della condotta. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che per negare le attenuanti generiche basta la valutazione negativa di un solo elemento, come la personalità del colpevole. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: vietato andare al bar, ricorso respinto
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato il divieto di frequentare bar e locali in cui si servono alcolici, e per non aver portato con sé la carta di permanenza. L'uomo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il divieto fosse troppo generico e incostituzionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il divieto di frequentare bar è preciso e determinato, a differenza di formule generiche come "vivere onestamente". Inoltre, per la mancata esibizione del documento, trattandosi di contravvenzione, è irrilevante l'assenza di dolo, bastando la semplice negligenza. Il ricorrente perde la causa e dovrà pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: condanna confermata nonostante il vizio
L'Imputato è stato condannato a nove mesi di reclusione per il reato di danneggiamento di un'autovettura parcheggiata sulla pubblica via. Un testimone lo aveva notato vicino al veicolo con un arnese in mano in un orario compatibile con il danno. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi formali nel verbale d'udienza, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'omessa sostituzione della pena detentiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le irregolarità formali del verbale non annullano il processo se non ledono la difesa. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'Imputato escludono sia la non punibilità per tenuità del fatto sia la concessione di sanzioni alternative. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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