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Art. 13 Convenzione EDU

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244 provvedimenti

Litisconsorzio necessario: Cassazione su società
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di litisconsorzio necessario tributario, stabilendo che nei procedimenti fiscali contro società di persone e i loro soci, il giudizio deve essere unitario e coinvolgere tutte le parti. L'ordinanza chiarisce anche che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento non rende inammissibile l'appello se la tempestiva notifica è provata dal timbro postale sulla distinta di spedizione. La Corte ha quindi annullato la decisione di secondo grado, rinviando la causa per un nuovo esame nel rispetto del contraddittorio.
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Ricorso inammissibile: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare i fatti del processo, compito esclusivo dei giudici di merito. La decisione conferma la condanna di un imputato, chiarendo i limiti del giudizio di legittimità e i criteri per la non punibilità per particolare tenuità del fatto e per la concessione delle attenuanti generiche.
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Informativa protezione internazionale: obbligo per migranti
La Corte di Cassazione ha annullato la convalida del trattenimento di un cittadino straniero, stabilendo che la mancata prova di un'adeguata informativa sulla protezione internazionale rende illegittimo il provvedimento. La Corte ha precisato che l'obbligo di informare sussiste anche se il migrante dichiara di essere arrivato per motivi di lavoro, poiché tale dichiarazione non esonera lo Stato dal garantire l'accesso ai diritti fondamentali. La sentenza sottolinea che una generica attestazione nel decreto di respingimento non è sufficiente a dimostrare l'assolvimento di questo dovere.
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Ricorribilità in Cassazione: il caso dell’eredità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede contro l'ordinanza del Tribunale che approvava il rendiconto del curatore di un'eredità giacente. La Corte ha chiarito che tali provvedimenti, rientrando nella volontaria giurisdizione, mancano dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per la ricorribilità in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., in quanto non risolvono in modo definitivo una controversia su diritti soggettivi.
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Termine impugnazione licenziamento: la nuova legge
Un lavoratore, licenziato nel 2006, impugna il provvedimento fuori dal tribunale ma avvia la causa giudiziaria solo nel 2019. Nel frattempo, una legge del 2010, efficace dal 2011, ha introdotto un nuovo e più breve termine impugnazione licenziamento. La Corte di Cassazione ha confermato che questo nuovo termine si applica anche ai licenziamenti precedenti, facendo decorrere il tempo dalla data di entrata in vigore della nuova legge. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza.
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Difetto di autosufficienza: ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per difetto di autosufficienza. I ricorrenti non hanno provato la nullità della notifica dell'appello tributario, omettendo di trascrivere documenti essenziali come l'elezione di domicilio e la relata di notifica.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo senza i soci
Una società agricola aveva ottenuto l'annullamento di un avviso di accertamento per plusvalenze. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il giudizio di secondo grado. La ragione risiede in un vizio procedurale: uno dei soci non era stato incluso nel processo d'appello, violando il principio del litisconsorzio necessario, che impone la partecipazione di tutti i soggetti inscindibilmente legati alla causa.
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Danno morale: autonomia e liquidazione corretta
A seguito di un sinistro stradale, la vittima contesta la liquidazione del danno morale, ritenuta troppo bassa. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il danno morale è una componente autonoma del danno non patrimoniale e non può essere confuso con la 'personalizzazione' del danno biologico. La sua liquidazione deve seguire criteri tabellari coerenti, non potendo essere ridotta in modo simbolico senza una specifica motivazione.
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Ritrattazione vittima: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per maltrattamenti ed estorsione di un uomo, nonostante la ritrattazione della vittima in dibattimento. La sentenza stabilisce che la testimonianza in aula può essere considerata inattendibile e si possono utilizzare le accuse iniziali se emergono elementi concreti di pressione psicologica o minaccia sull'testimone, anche se non espliciti. Nel caso specifico, le lettere inviate dal carcere dall'imputato alla compagna sono state ritenute una forma di sottile ma efficace pressione, sufficiente a invalidare la sua ritrattazione vittima.
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Regime 41-bis: legittimo il contraddittorio differito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis, stabilendo che la procedura è costituzionalmente legittima. La Corte ha chiarito che il diritto di difesa è pienamente garantito nella fase giurisdizionale del reclamo, dove è possibile accedere a tutti gli atti. Inoltre, ha ribadito che la valutazione sulla pericolosità sociale si basa su elementi concreti e non su una presunzione assoluta, confermando la correttezza della decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione su società e soci
La Corte di Cassazione ha esaminato tre ricorsi riuniti, proposti da una società di persone e dai suoi due soci contro avvisi di accertamento fiscale. I ricorrenti lamentavano la violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché i giudizi si erano svolti separatamente in primo grado. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che il litisconsorzio necessario può ritenersi sostanzialmente rispettato se i processi, sebbene iniziati separatamente, vengono trattati congiuntamente in appello, garantendo il pieno diritto di difesa a tutte le parti coinvolte e favorendo la ragionevole durata del processo.
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Doppio grado di giudizio: la Cassazione annulla
A seguito di un incidente durante un safari, un tour operator veniva condannato a risarcire due turisti. Il tour operator chiamava in garanzia la società straniera organizzatrice del safari. Mentre il Tribunale negava la giurisdizione italiana su quest'ultima, la Corte d'Appello la affermava ma, anziché rinviare la causa, decideva nel merito. La Cassazione ha cassato questa decisione, riaffermando che la violazione del principio del doppio grado di giudizio impone il rinvio al primo giudice.
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Litisconsorzio necessario nel consolidato fiscale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10580/2024, ha chiarito l'importanza del litisconsorzio necessario nei contenziosi fiscali che coinvolgono gruppi societari in regime di consolidato. A causa della separazione dei giudizi in appello tra la società controllante e la controllata, la Corte ha annullato le sentenze impugnate per violazione del principio del contraddittorio, rinviando la causa al giudice di secondo grado per un esame congiunto.
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Rimedio preventivo: necessario per l’indennizzo
Un gruppo di cittadini ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una causa amministrativa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando che è obbligatorio utilizzare prima il rimedio preventivo previsto dalla legge. Nel caso specifico, i ricorrenti non avevano presentato l'istanza di prelievo per accelerare il processo. La Corte ha ribadito che tale requisito è legittimo e costituzionale, poiché mira a velocizzare la giustizia prima di concedere un risarcimento.
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Domanda nuova: quando è inammissibile in appalto?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda nuova presentata da un'impresa appaltatrice contro la stazione appaltante. Inizialmente, la richiesta era per il pagamento di costi di sicurezza, ma è stata trasformata in una domanda di nullità parziale del contratto solo in fase di precisazione delle conclusioni. La Corte ha stabilito che tale modifica, avvenuta oltre i termini perentori, costituisce una domanda nuova inammissibile, in quanto altera sia il petitum (l'oggetto della richiesta) che la causa petendi (i fatti a fondamento della richiesta), violando i principi del giusto processo e del contraddittorio.
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Equo indennizzo: rimedi inefficaci non bloccano il risarcimento
Un cittadino si è visto negare l'equo indennizzo per l'eccessiva durata di un processo perché non aveva attivato un rimedio preventivo durante la fase in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il suo ricorso, annullando la decisione precedente. Sulla base di una pronuncia della Corte Costituzionale, ha stabilito che l'omissione di un adempimento formale e inefficace, come l'istanza di accelerazione in Cassazione, non può causare l'inammissibilità della domanda di risarcimento per irragionevole durata del processo.
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Rimedi preventivi: obbligo per equo indennizzo
La richiesta di un cittadino per un equo indennizzo a causa dell'eccessiva durata di un processo è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'omessa attivazione dei rimedi preventivi entro i termini perentori stabiliti dalla legge rende inammissibile la domanda di risarcimento. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità costituzionale di tale onere, in quanto richiede una collaborazione attiva delle parti per la celere definizione del giudizio.
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Estradizione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sua estradizione in Serbia. La Corte ha stabilito che le allegazioni sul rischio di trattamenti inumani e degradanti nelle carceri estere devono essere supportate da prove oggettive, precise e aggiornate. In assenza di tali elementi, e data la genericità dei motivi, l'estradizione non può essere negata.
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Equa riparazione durata processo: no indennizzo se pagati
La Corte di Cassazione ha stabilito che un creditore, integralmente soddisfatto nel corso di una procedura fallimentare entro un termine ragionevole, non ha diritto all'indennizzo per l'eccessiva durata del processo (legge Pinto). La Corte ha chiarito che, ai fini dell'equa riparazione durata processo, il termine finale per il calcolo si ferma al momento del pagamento completo. Poiché il creditore era stato pagato in cinque anni, non ha subito alcun pregiudizio indennizzabile, nonostante la procedura si sia protratta per oltre vent'anni.
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Irrisorietà della pretesa: la Cassazione chiarisce
Una società farmaceutica ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La richiesta era stata respinta in appello per la presunta irrisorietà della pretesa, dato che il credito era una piccola frazione del patrimonio aziendale. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, affermando che la valutazione dell'irrisorietà della pretesa deve considerare sia il valore oggettivo del credito sia la condizione soggettiva del creditore, e non solo quest'ultima.
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