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Art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02

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196 provvedimenti

Revocazione ordinanza cassazione: quando è inammissibile
Una lavoratrice ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto relativo alla sua domanda di esonero dal servizio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la precedente decisione aveva correttamente identificato l'oggetto della contesa e che il tentativo della ricorrente costituiva un'impropria richiesta di riesame nel merito. Il principio affermato è che la revocazione ordinanza cassazione non può essere utilizzata per contestare la valutazione giuridica del giudice.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un contribuente ottiene l'annullamento di un debito di oltre 75.000 euro per prescrizione, ma i giudici di merito dispongono la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del contribuente, confermando che la compensazione spese legali è legittima quando la questione giuridica alla base della causa, all'epoca della decisione, era oggetto di un acceso dibattito giurisprudenziale e non ancora risolta.
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Sanzioni gestione separata: Cassazione annulla multa
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle sanzioni gestione separata per un professionista. Il caso riguardava un ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto dovuti i contributi ma non le sanzioni per evasione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando di non poter riesaminare l'accertamento di fatto del giudice di merito, il quale aveva escluso l'occultamento del rapporto di lavoro. Inoltre, è stato applicato un recente intervento della Corte Costituzionale che esonera da sanzioni determinate categorie professionali per le omissioni passate.
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Periodo di prova part-time: come si calcola la durata
Un lavoratore con contratto a tempo parziale è stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che il calcolo del periodo di prova part-time si basa sui giorni di lavoro effettivo. Questo significa che la sua durata complessiva in termini di calendario può superare quella prevista per un lavoratore a tempo pieno, senza che ciò costituisca una violazione di legge.
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Licenziamento cambio appalto: obbligo di repêchage
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1382/2025, ha stabilito che in caso di licenziamento per cambio appalto, l'azienda uscente conserva l'obbligo di repêchage anche se il lavoratore viene immediatamente riassunto dalla nuova azienda appaltatrice. La riassunzione è una tutela aggiuntiva e non sostituisce gli obblighi del precedente datore di lavoro, il cui recesso è soggetto alle regole del licenziamento individuale e non a quelle del licenziamento collettivo.
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Demansionamento: la corretta impostazione del ricorso
Una dipendente universitaria ha citato in giudizio l'ateneo per demansionamento, sostenendo di aver ricevuto mansioni non equivalenti alle precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per provare il demansionamento non basta l'assenza di equivalenza con le mansioni passate, ma è necessario dimostrare che i nuovi compiti sono inferiori a quelli previsti dalla propria categoria contrattuale. La sentenza sottolinea l'importanza di impostare correttamente la causa petendi (la ragione della domanda) fin dal primo grado di giudizio.
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Retribuzione variabile: illegittima la riduzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria che aveva ridotto la retribuzione variabile di un dirigente medico a seguito di una fusione. La Suprema Corte ha confermato che tale riduzione è illegittima se unilaterale e non basata su valutazioni negative, come previsto dal contratto collettivo. La limitatezza del budget non può giustificare il taglio di componenti salariali già maturate.
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Onere della prova: Cassazione su credito non provato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una curatela fallimentare, confermando che per l'ammissione di un credito non sono sufficienti i soli conteggi, ma è necessario adempiere all'onere della prova fornendo la documentazione di supporto. La Corte ha chiarito che il principio di non contestazione non può supplire alla totale mancanza di prove e che la produzione di nuovi documenti in appello è soggetta a rigidi limiti di indispensabilità.
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Accordi di prossimità: la Cassazione ne valida l’uso
Un lavoratore ha impugnato la legittimità di due contratti intermittenti, sostenendo l'invalidità degli accordi di prossimità aziendali che li giustificavano. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3353/2025, ha rigettato il ricorso. Ha confermato che tali accordi sono validi per derogare alla normativa generale se sottoscritti da sindacati rappresentativi e finalizzati a obiettivi collettivi, come l'incremento dell'occupazione, garantendo così la legittimità dei contratti stipulati.
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Licenziamento per seconda attività: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per seconda attività di un dipendente di una società di trasporti. Questi svolgeva, senza autorizzazione, un'intensa attività imprenditoriale nel settore della cantieristica navale, con ruoli operativi e in un contesto allarmante. La Corte ha ritenuto irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario, specificando che l'obbligo di fedeltà va oltre la mera non concorrenza e che la contestazione disciplinare, avvenuta dopo la piena conoscenza dei fatti emersi da un'indagine penale, era tempestiva. Il licenziamento per giusta causa è stato quindi giudicato legittimo.
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Valore probatorio scritture contabili: la Cassazione
Un dipendente ha richiesto il pagamento di anticipazioni basandosi su una nota contabile informale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il documento non aveva sufficiente valore probatorio. La Corte ha specificato che una nota interna non firmata e non datata non può provare l'esistenza di un credito verso il datore di lavoro, ponendo l'onere della prova sul lavoratore. Anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato respinto.
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Revocazione sentenza: quando i documenti non bastano
Un lavoratore, licenziato per esternalizzazione, ha richiesto la revocazione della sentenza a lui sfavorevole presentando nuovi documenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che per la revocazione sentenza non basta trovare nuove prove, ma è necessario dimostrare che tali documenti siano decisivi e che la loro mancata produzione nel precedente giudizio sia dovuta a causa di forza maggiore o al comportamento dell'avversario. La Corte ha sottolineato il rigido onere probatorio a carico di chi agisce in revocazione.
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Contributi socio Srl: niente obbligo senza lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4015/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi socio Srl. Il ricorso di un ente previdenziale, che richiedeva il pagamento dei contributi sul reddito da capitale percepito da un socio non lavoratore di una S.r.l., è stato respinto. La Corte ha chiarito che solo i redditi d'impresa, derivanti da un'effettiva attività lavorativa, rientrano nella base imponibile contributiva. I redditi derivanti dalla mera partecipazione societaria, qualificati come redditi di capitale, ne sono esclusi, valorizzando lo 'schermo societario' tipico della S.r.l.
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Contributi socio Srl: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4018/2025, ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo un principio fondamentale sui contributi socio Srl. È stato chiarito che i redditi derivanti dalla mera partecipazione a una società di capitali, qualificabili come redditi di capitale, sono esclusi dalla base imponibile per i contributi della gestione commercianti. Solo i redditi d'impresa, derivanti da un'effettiva attività lavorativa, sono soggetti a contribuzione.
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Contributi socio Srl: quando non sono dovuti
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi previdenziali per gli artigiani non sono dovuti sui redditi da capitale derivanti dalla mera partecipazione in una S.r.l. qualora il socio non svolga alcuna attività lavorativa all'interno della società. L'ente previdenziale aveva richiesto i contributi basandosi sulla partecipazione societaria, ma la Corte ha rigettato il ricorso, distinguendo nettamente tra reddito d'impresa (soggetto a contribuzione) e reddito di capitale (escluso se non connesso a un'attività lavorativa). La decisione chiarisce che la base imponibile per i contributi del socio Srl è legata esclusivamente all'effettivo svolgimento di un'attività lavorativa.
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Spese legali e pagamento parziale: la decisione
Una cittadina otteneva un decreto ingiuntivo contro un ente previdenziale per il mancato pagamento di alcune rate di indennità. L'ente pagava gran parte del dovuto dopo l'emissione del decreto ma prima della sua notifica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito di compensare le spese legali, chiarendo che il pagamento parziale, sebbene non estingua l'obbligazione, può giustificare la compensazione delle spese processuali in virtù di una valutazione complessiva dell'esito della lite.
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Termine di decadenza: appello tardivo, ricorso respinto
Un lavoratore ha impugnato il rigetto della sua domanda di irripetibilità delle indennità di disoccupazione agricola, a seguito della sua cancellazione dagli elenchi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'azione era subordinata al rispetto del termine di decadenza di 120 giorni per contestare la cancellazione, termine che non era stato rispettato. La decisione ribadisce l'importanza cruciale dei termini perentori nel processo civile.
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Disoccupazione agricola: termini per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'indennità di disoccupazione agricola. La domanda è stata respinta perché il lavoratore non aveva impugnato tempestivamente, entro il termine di decadenza di 120 giorni, il provvedimento di cancellazione dagli elenchi dei braccianti agricoli. La Corte ha sottolineato che tale impugnazione è un presupposto essenziale per poter avanzare pretese sull'indennità.
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Onere della prova: Cassazione su accredito giornate
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5399/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori agricoli che chiedevano l'accredito di giornate lavorative disconosciute da un ente previdenziale. La Corte ha ribadito che l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato grava interamente sul lavoratore. Anche in presenza di vizi procedurali, come la tardiva costituzione in giudizio dell'ente o l'acquisizione irrituale di un verbale ispettivo, la carenza probatoria da parte dei ricorrenti rimane l'elemento decisivo che porta al rigetto della domanda.
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Doppia conforme: limiti al ricorso per cassazione
Una ex insegnante ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro una decisione che confermava il suo obbligo di restituire stipendi percepiti in eccesso. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in base al principio della "doppia conforme", poiché sia il tribunale di primo grado che la corte d'appello avevano raggiunto la stessa conclusione sui fatti. La decisione sottolinea come questa regola limiti la possibilità di contestare una sentenza per vizi di motivazione quando le decisioni dei giudici di merito sono allineate.
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