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Art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02

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196 provvedimenti

Onere della prova coltivatore: la dichiarazione prevale
Una coltivatrice diretta ha impugnato delle cartelle esattoriali per contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito. In tema di onere della prova coltivatore, la dichiarazione resa dalla stessa contribuente in una richiesta di aiuti è stata ritenuta prova prevalente e sufficiente a dimostrare l'attività, superando le generiche tabelle ettaro/coltura. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Autosufficienza del ricorso: appello inammissibile
Un gruppo di pensionati ha richiesto la riliquidazione della propria pensione a seguito del riconoscimento di benefici per l'esposizione all'amianto. La Corte d'Appello aveva stabilito che il ricalcolo dovesse decorrere dalla domanda amministrativa e non da una data precedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dei pensionati inammissibile, non per il merito della questione, ma per una violazione procedurale fondamentale: la mancata osservanza del principio di autosufficienza del ricorso, poiché gli elementi essenziali degli atti precedenti non erano stati trascritti nell'atto di impugnazione.
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Onere della prova e valutazione del giudice in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una dirigente medica contro la sua mancata riconferma. La Corte sottolinea che criticare la valutazione delle prove del giudice di merito non costituisce un valido motivo di ricorso per cassazione se si traduce in una richiesta di riesame dei fatti. Viene ribadito il principio secondo cui l'onere della prova è violato solo se il giudice lo attribuisce alla parte sbagliata, non se ne valuta erroneamente l'esito.
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Società in house: no assunzione senza concorso
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con una società in house, sostenendo un'interposizione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio della "ragione più liquida". Ha stabilito che non è possibile costituire giudizialmente un rapporto di lavoro con una società a partecipazione pubblica totale, come una società in house, se l'assunzione non è avvenuta tramite procedure selettive pubbliche, trasparenti e imparziali, come previsto dalla legge. Questa regola prevale su qualsiasi accertamento relativo all'illegittimità dell'appalto.
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Contratto a progetto: quando non è lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un consulente nutrizionale che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La richiesta si basava su una collaborazione pluriennale, formalizzata inizialmente con un contratto a progetto e poi proseguita senza contratto. La Corte ha stabilito che, per qualificare un rapporto come subordinato, è necessaria la prova dell'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Recesso dal distacco: quando è legittimo?
Un lavoratore ha impugnato il recesso dal distacco internazionale esercitato dall'azienda, sostenendo la natura vessatoria della clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un differente potere di recesso tra le parti è giustificato dalla funzione del distacco, che risponde primariamente all'interesse del datore di lavoro. Non si configura quindi uno squilibrio ingiustificato. Inoltre, pur non essendo formalmente richiesto, il datore di lavoro ha agito in buona fede fornendo le ragioni concrete del recesso.
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Obbligo di repechage: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione chiarisce i contorni dell'obbligo di repechage. In un caso riguardante un pilota divenuto parzialmente inidoneo al volo, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione di merito che imponeva la ricollocazione del lavoratore in mansioni tecniche. Viene ribadito che spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'impossibilità di adibire il dipendente ad altre mansioni compatibili con il suo stato di salute e le sue qualifiche.
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Patto di non concorrenza: limiti e validità
Un ex manager contesta la validità del suo patto di non concorrenza, ritenendolo eccessivamente ampio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'interpretazione delle clausole contrattuali spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per palesi vizi logici o giuridici. La Corte ha quindi confermato la violazione del patto di non concorrenza da parte del lavoratore e il suo obbligo di restituire il compenso ricevuto.
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Benefici amianto: decadenza e diritto autonomo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un lavoratore, confermando che il diritto ai benefici amianto per esposizione professionale è un diritto autonomo. Di conseguenza, è soggetto a un termine di decadenza definitivo e non limitato alle singole rate della pensione. La richiesta, se non presentata entro i termini, estingue completamente il diritto. La Corte ha inoltre chiarito che il mero deposito di un certificato di morte in cancelleria, senza una formale dichiarazione in udienza, non è sufficiente a interrompere il processo.
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Contributi su preavviso: obbligatori anche se rinunciato
Una società ha contestato una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi sull'indennità sostitutiva di preavviso, che i suoi ex dipendenti avevano rinunciato in sede di conciliazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare i contributi su preavviso è una questione di diritto pubblico, indipendente dagli accordi privati tra azienda e lavoratore. L'obbligazione sorge quando il diritto all'indennità matura, non quando viene pagata, e la rinuncia del lavoratore non può estinguere il debito contributivo verso l'ente previdenziale.
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Iscrizione elenchi agricoli: quando è inammissibile?
Un lavoratore si è visto negare l'indennità di disoccupazione agricola. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la domanda iniziale non includeva la richiesta di iscrizione elenchi agricoli, un presupposto essenziale. Inoltre, un precedente giudicato aveva già classificato il rapporto di lavoro come non agricolo, rendendo impossibile una nuova valutazione.
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Restituzione indennità di mobilità: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 389/2024, ha stabilito che la lavoratrice che ottiene l'anticipazione dell'indennità di mobilità per avviare un'attività autonoma e poi accetta un lavoro dipendente entro 24 mesi, è tenuta alla restituzione dell'intera somma. La Corte ha chiarito che il beneficio non è un sussidio generico, ma un incentivo finanziario finalizzato esclusivamente a sostenere l'autoimpiego. La rioccupazione, anche temporanea, fa venir meno la condizione per il beneficio, imponendo la restituzione integrale e non parziale della somma percepita.
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Demansionamento: risarcimento con prova presuntiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'emittente televisiva al risarcimento del danno per demansionamento nei confronti di una sua giornalista. La Corte ha stabilito che la prova del danno professionale può essere fornita anche tramite presunzioni, come la durata della dequalificazione e il blocco della crescita professionale, validando la liquidazione equitativa del danno al 20% della retribuzione mensile.
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Disconoscimento registrazione audio: il valore probatorio
Un ospedale ha licenziato un dipendente sulla base di una presunta dichiarazione diffamatoria in una registrazione radiofonica. Il lavoratore ha sempre negato di essere la persona nella registrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che in caso di disconoscimento della registrazione audio, questa perde la sua piena efficacia probatoria. Di conseguenza, non è possibile disporre una perizia tecnica per identificare la voce, rendendo il licenziamento illegittimo.
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Verbale ispettivo: valore probatorio e onere prova
Un ente pubblico ricorre contro il pagamento di contributi previdenziali per una giornalista, ma la Cassazione conferma la natura subordinata del rapporto. La sentenza chiarisce che il verbale ispettivo, pur non avendo fede privilegiata per i fatti appresi 'de relato', costituisce un valido elemento di prova liberamente valutabile dal giudice insieme ad altre testimonianze, senza invertire l'onere della prova a carico del datore di lavoro.
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Indennità ex fissa: la Cassazione chiarisce
Un giornalista ha richiesto il pagamento dell'indennità ex fissa, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che l'ente previdenziale agisce solo come gestore di cassa e la sua responsabilità è limitata alla liquidità del fondo specifico, che non è un sistema a capitalizzazione individuale.
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Lavoro autonomo giornalisti: Cassazione conferma
Un ente previdenziale per giornalisti ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che negava la natura subordinata del rapporto di lavoro di alcuni giornalisti con un'emittente televisiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che si trattava di lavoro autonomo per i giornalisti. La decisione si fonda sulla completa autonomia creativa e gestionale dei professionisti nel proprio programma, sull'assenza di direttive aziendali e sulla chiara volontà espressa nel contratto di lavoro.
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Danno da demansionamento: risarcimento e trasferimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda per danno da demansionamento, stabilendo che il pregiudizio professionale può essere provato anche in via presuntiva. L'ordinanza chiarisce che il trasferimento di un lavoratore che assiste un familiare disabile è illegittimo anche se avviene all'interno della stessa città, qualora leda la possibilità di assistenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'illegittimità del trasferimento e il demansionamento del dipendente, assegnato a mansioni di call center non equivalenti alle precedenti.
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Danno da demansionamento: come provarlo in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32534/2024, ha rigettato il ricorso di un dipendente bancario, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva su una richiesta di risarcimento per danno da demansionamento. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: il danno non è una conseguenza automatica del demansionamento. Il lavoratore ha l'onere di allegare specificamente e provare concretamente il pregiudizio subito alla sua professionalità, immagine e dignità, non essendo sufficiente dimostrare il solo inadempimento del datore di lavoro.
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Inquadramento superiore: quando è un diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore all'inquadramento superiore per aver svolto mansioni di maggiore responsabilità. L'ordinanza chiarisce che anche nelle società a partecipazione pubblica "in house", il rapporto di lavoro è di natura privatistica e si applica l'art. 2103 c.c. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che contestava la decisione basandosi su presunte rinunce del dipendente e sulla necessità di procedure selettive per le promozioni. La Corte ribadisce la validità del procedimento trifasico per l'accertamento delle mansioni e la corretta interpretazione delle norme contrattuali e di legge.
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