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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

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3230 provvedimenti

Prova del credito: la fattura non basta in giudizio
Una società di costruzioni ottiene un decreto ingiuntivo basato su fatture non pagate. Il cliente si oppone e vince sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione conferma le decisioni, ribadendo un principio fondamentale: nel giudizio di opposizione, la fattura non è più una prova del credito sufficiente. Spetta al creditore, che diventa attore sostanziale, dimostrare il proprio diritto con prove ordinarie, cosa che in questo caso non è avvenuta, portando al rigetto del ricorso.
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Servitù di passaggio: l’interpretazione del contratto
Una proprietaria ha agito in giudizio per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passaggio sul suo cortile. I vicini si sono opposti, sostenendo di aver acquisito il diritto per contratto o per usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto originario fatta dal giudice di merito era plausibile e non poteva essere contestata in sede di legittimità semplicemente proponendo una lettura alternativa. Di conseguenza, nessuna servitù di passaggio è stata riconosciuta.
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Impugnazione cartella di pagamento: solo vizi propri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30775/2023, chiarisce un principio fondamentale del processo tributario. Se un contribuente ha già ricevuto e impugnato un avviso di accertamento, la successiva impugnazione della cartella di pagamento basata su quell'avviso è inammissibile se si limita a riproporre le stesse censure. La cartella, infatti, può essere contestata solo per vizi propri, ovvero difetti specifici dell'atto stesso, e non per questioni relative alla fondatezza della pretesa tributaria già oggetto di un altro giudizio.
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Rimborso fiscale per calamità: i termini di scadenza
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale per calamità basandosi su una legge successiva al pagamento delle imposte. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il termine per agire è di due anni dall'entrata in vigore della nuova legge e non di quarantotto mesi dal pagamento. Essendo la domanda presentata oltre tale termine, il diritto al rimborso è stato dichiarato estinto.
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Usucapione comproprietà: l’uso parziale blocca tutto
Una società alberghiera ha tentato di acquisire la piena proprietà di un immobile in comune attraverso l'usucapione della comproprietà. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che per usucapire la quota di un altro contitolare è necessario un possesso esclusivo sull'intero bene. L'utilizzo, anche minimo, di una porzione del bene da parte dell'altro comproprietario interrompe il possesso esclusivo necessario, impedendo così l'acquisizione del suo diritto.
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Condanna generica: prova del danno non automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che una condanna generica in sede penale accerta solo la potenzialità lesiva del fatto (danno-evento), ma non l'esistenza del danno-conseguenza. Spetta al danneggiato, nel successivo giudizio civile, allegare e provare le specifiche conseguenze pregiudizievoli subite per ottenere il risarcimento. In questo caso, il ricorso degli eredi che chiedevano la liquidazione del danno morale sulla sola base della sentenza penale è stato rigettato.
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Bonifico domiciliato: la diligenza della banca
Una società assicurativa aveva disposto un bonifico domiciliato, ma l'intermediario lo ha pagato a una persona non legittimata che ha presentato un documento di identità (poi risultato falso) e la corretta password. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'intermediario non è oggettiva. Esso può essere esonerato da responsabilità se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, che consiste nel verificare il documento di identità e la password senza che vi siano palesi anomalie. La richiesta di due documenti di identità non è un obbligo di legge, ma una prassi non vincolante.
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Redditometro: la prova contraria del contribuente
Un contribuente, a seguito dell'acquisto di un'auto di lusso, riceveva un accertamento fiscale basato sul redditometro. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il redditometro introduce una presunzione legale relativa. Spetta al contribuente fornire una prova documentale rigorosa per dimostrare che le spese contestate sono state coperte da redditi esenti, già tassati o da altre fonti non imponibili, non essendo sufficiente la mera dimostrazione di disponibilità di ulteriori redditi.
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Prova usucapione: limiti del ricorso in Cassazione
Un'erede, dopo una sentenza favorevole in primo grado per l'usucapione di un terreno, si vede ribaltare la decisione in appello per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando che non è possibile chiedere ai giudici di legittimità una nuova valutazione dei fatti o delle testimonianze. La decisione ribadisce che la prova dell'usucapione deve essere solida e che il giudizio di cassazione non è un terzo grado di merito.
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Interruzione del processo: vale il certificato di morte
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un Comune, confermando l'estinzione di un processo d'appello. La Corte ha stabilito che, per l'interruzione del processo a seguito del decesso di una parte, la produzione in udienza del certificato di morte da parte del suo avvocato equivale a una dichiarazione formale, facendo scattare automaticamente l'interruzione e il relativo termine per la riassunzione.
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Compensazione crediti: il favor rei annulla la sanzione
La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione irrogata a una società per aver superato il limite di compensazione crediti IVA. La decisione si basa sul principio del 'favor rei', applicando una legge successiva (ius superveniens) che ha innalzato il tetto massimo di compensazione. Sebbene la condotta fosse illecita al momento dei fatti, l'importo contestato rientrava nel nuovo limite più elevato, rendendo la sanzione non più applicabile.
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Cedolare secca canone concordato: i requisiti
Due contribuenti richiedono il rimborso per aver applicato l'aliquota ordinaria della cedolare secca invece di quella agevolata per il canone concordato. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che i contratti non presentavano i requisiti formali e sostanziali (durata, recesso) previsti dalla legge per beneficiare dell'agevolazione. Il semplice canone inferiore al mercato non basta.
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Privilegio imposta sostitutiva: sì, secondo Cassazione
Una società in fallimento ha contestato il riconoscimento del privilegio speciale al credito vantato dall'Agenzia Fiscale per un'imposta sostitutiva sulla rivalutazione di beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la natura privilegiata del credito. La Corte ha stabilito che il privilegio sull'imposta sostitutiva è legittimo perché, pur essendo una tassa speciale, essa è funzionalmente assimilabile a un'imposta sul reddito, colpendo un elemento patrimoniale che confluisce nel reddito d'impresa. La decisione si basa su un'interpretazione estensiva dell'art. 2752 del codice civile, giustificata dalla medesima "causa del credito" rispetto alle imposte sul reddito tradizionali.
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Riduzione penale leasing: la decisione della Cassazione
Una società di leasing ricorre contro la decisione di un tribunale che aveva ridotto l'indennizzo risarcitorio (penale) richiesto al fallimento di una società utilizzatrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso principale inammissibile, confermando la correttezza della riduzione penale leasing operata dal giudice di merito. La Corte chiarisce che il ricavato della vendita del bene va detratto dal credito complessivo (canoni, interessi, penale) e non solo dalla penale, e che le censure sulla quantificazione sono questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale del fallimento viene dichiarato inefficace.
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Acquiescenza fiscale: no al rimborso interessi
Una società, dopo aver prestato acquiescenza fiscale a un accertamento per il 2010 compensando il debito con un credito del 2009, ha chiesto il rimborso degli interessi su tale credito. La Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che l'acquiescenza è una scelta definitiva che implica la rinuncia a ogni ulteriore pretesa.
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Fatto colposo del danneggiato esclude il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di due cittadini contro un Comune per danni da allagamento. La decisione si fonda sul fatto colposo del danneggiato, poiché l'immobile era stato costruito a una quota inferiore rispetto alla sede stradale e presentava altre irregolarità, configurando così una causa esclusiva del danno subito e interrompendo il nesso di causalità con le opere pubbliche.
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Onere della prova correntista: a chi spetta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30661/2023, ha rigettato il ricorso di un correntista contro un istituto di credito, confermando un principio fondamentale: nell'azione per la restituzione di somme indebitamente pagate, l'onere della prova correntista impone al cliente di produrre la serie completa degli estratti conto. La mancata produzione di tale documentazione ricade sul correntista stesso. Di conseguenza, il ricalcolo del saldo deve partire dal primo estratto conto a debito disponibile, anche se ciò risulta svantaggioso per il cliente.
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Cessazione materia del contendere: effetti sul giudizio
Un ex dipendente pubblico contesta le trattenute sullo stipendio effettuate dall'ente previdenziale. Durante il giudizio in Cassazione, le parti raggiungono un accordo. La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficaci le sentenze precedenti e chiudendo il caso sulla base della volontà delle parti.
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Validità notifica: Cassazione conferma accertamento
Una società e i suoi soci hanno contestato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, sostenendo l'invalidità della notifica poiché effettuata all'ex rappresentante legale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica. Il principio chiave è che la mancata comunicazione all'anagrafe tributaria del cambio di rappresentante legale rende efficace la notifica al soggetto che appare ancora in carica. La Corte ha inoltre respinto gli altri motivi, tra cui la presunta violazione del contraddittorio preventivo.
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Cessazione materia contendere e accordo tra le parti
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in una disputa tra professionisti e un ente previdenziale, a seguito di un accordo di conciliazione. L'ordinanza chiarisce che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti sostituisce le precedenti decisioni giudiziarie.
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