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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2024

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Deduzione costi di ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società ha contestato un avviso di rettifica per l'indebita deduzione di costi di ricerca. Avendo optato per un ammortamento quinquennale, alla cessazione anticipata del progetto, la società ha cercato di dedurre il residuo in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta del piano di ammortamento è irrevocabile e non può essere modificata, confermando così la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un accertamento induttivo basato sull'antieconomicità della gestione. L'Amministrazione Finanziaria aveva recuperato a tassazione maggiori imposte (IRPEF, IRAP, IVA) presumendo l'occultamento di ricavi. La Corte ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco, stabilendo che una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come margini di profitto irrisori e costi sproporzionati, possono giustificare la rettifica del reddito. Ha inoltre ribadito che la violazione del contraddittorio preventivo non invalida l'atto se il contribuente non fornisce la 'prova di resistenza', ossia non dimostra che la sua partecipazione avrebbe cambiato l'esito dell'accertamento.
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Ritenuta d’acconto: chi paga se il datore non versa?
Un dipendente riceve un avviso di accertamento per una ritenuta d'acconto ritenuta fittizia. La Cassazione respinge il ricorso dell'ente impositore, confermando che se il lavoratore prova il rapporto di lavoro e le trattenute subite, non è responsabile se il datore di lavoro (sostituto d'imposta) non versa le somme allo Stato.
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Carenza di Interesse: Ricorso Inammissibile
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale. Successivamente, ha comunicato di aver aderito a una definizione agevolata della controversia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria, anche se solo dichiarata, fa venir meno l'interesse a una decisione nel merito.
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Istanza tardiva decisione: estinzione del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un ricorso a causa di una istanza tardiva decisione presentata dal ricorrente. A seguito della proposta di definizione del ricorso, il cittadino aveva superato il termine perentorio di 40 giorni per chiedere una decisione nel merito. La Corte ha stabilito che il deposito tardivo equivale a una rinuncia, comportando l'automatica estinzione del giudizio di legittimità, senza alcuna condanna alle spese data la mancata costituzione della controparte.
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Responsabilità P.A.: il ricorso è inammissibile
Una società costruttrice ha citato in giudizio un comune per i danni subiti a seguito dell'annullamento di alcuni permessi di costruire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando un punto cruciale sulla qualificazione della responsabilità P.A. come extracontrattuale, che era diventata un giudicato interno nel precedente grado di giudizio e non era stato correttamente impugnato dalla ricorrente.
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Documentazione fiscale: cosa fare in caso di smarrimento
Un contribuente si è visto respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione per non aver fornito tempestivamente la documentazione fiscale richiesta dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha stabilito che la tardiva produzione di documenti, giustificata da un presunto smarrimento non provato adeguatamente, li rende inutilizzabili nel contenzioso tributario, confermando l'accertamento fiscale.
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Prescrizione accise: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33825/2024, ha stabilito che la prescrizione accise, in caso di condotte illecite volte a nascondere il debito d'imposta, inizia a decorrere dal momento della 'scoperta del fatto illecito' e non dalla data in cui l'illecito è stato commesso. Nel caso specifico, una pretesa per evasione di accise su carburanti, relativa a fatti del 2012 ma scoperta nel 2013, è stata dichiarata prescritta poiché l'avviso di pagamento è stato notificato nel 2019, oltre il termine quinquennale.
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Deposito copia autentica: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in una controversia su un affitto agrario. La causa dell'inammissibilità è un errore procedurale fatale: il ricorrente ha omesso il deposito della copia autentica della sentenza impugnata, depositando al suo posto un provvedimento del tutto estraneo alla causa. La decisione sottolinea l'importanza inderogabile degli adempimenti formali nel processo civile.
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Definizione agevolata controversie: come estingue il liti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario relativo a una contestazione per operazioni inesistenti ai fini Irap. I contribuenti, dopo aver presentato ricorso, hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie prevista dalla legge. La Corte, preso atto della rinuncia al ricorso e dell'avvenuto pagamento, ha dichiarato cessata la materia del contendere, senza esaminare nel merito i motivi di impugnazione.
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Estinzione giudizio tributario per Condono Fiscale
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per redditi da partecipazione derivanti da presunte operazioni inesistenti e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, ha aderito alla definizione agevolata delle controversie (condono fiscale). La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia al ricorso e dell'accettazione da parte dell'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, con compensazione delle spese legali tra le parti.
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Risarcimento danni appalto: quando spetta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa ha diritto al risarcimento danni in un appalto per l'illegittima sospensione dei lavori, anche qualora la stessa impresa si sia successivamente rifiutata di riprenderli, causando la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che l'inadempimento successivo dell'appaltatore non annulla il diritto al risarcimento per i danni già subiti a causa del comportamento della stazione appaltante.
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Legittimazione ad impugnare: chi può ricorrere?
La Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi. Il primo per difetto di legittimazione ad impugnare, poiché il ricorrente non era parte nel giudizio di merito. Il secondo per tardività, poiché la ricorrente, pur sostenendo di essere estranea al processo, vi aveva partecipato attivamente ed era stata condannata alle spese, rendendola a tutti gli effetti parte del giudizio e soggetta al termine breve per l'impugnazione.
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Procedimento sommario di cognizione: prove e termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel procedimento sommario di cognizione, la produzione di documenti e la formulazione di istanze istruttorie sono ammissibili fino alla pronuncia dell'ordinanza che decide la causa. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme prelevate da un conto corrente, in cui la prova del prelievo era stata contestata come tardiva. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'art. 702-bis c.p.c. non prevede decadenze istruttorie rigide, a differenza del rito ordinario. Questo principio garantisce flessibilità al rito sommario.
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Contratto di locazione nullo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto di locazione nullo perché stipulato verbalmente, a cui è seguito un secondo contratto scritto e regolarmente registrato. La conduttrice, citata per morosità, sosteneva la nullità anche del secondo accordo. La Corte ha stabilito che la stipula del nuovo contratto scritto e registrato costituisce una "rinnovazione" che sana la situazione, sostituendo completamente il precedente accordo verbale nullo. Di conseguenza, il rapporto è regolato unicamente dal secondo contratto, rendendo legittima la richiesta di pagamento dei canoni e infondate le pretese della conduttrice.
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Valutazione stato di insolvenza: i poteri del giudice
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società dichiarata fallita, confermando che la valutazione stato di insolvenza si basa sulla capacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni, non sul patrimonio netto. Il giudice può discostarsi dalla CTU con motivazione adeguata, e i bilanci non pubblicati possono essere contestati nella loro validità probatoria.
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Riduzione IMU immobile inagibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un Comune contro la decisione che concedeva a dei contribuenti la riduzione dell'IMU per un immobile inagibile. L'appello del Comune è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, compito non spettante alla Cassazione, e per vizi formali come la mescolanza dei motivi di ricorso e la violazione del principio di autosufficienza. La sentenza conferma quindi la riduzione IMU per l'immobile inagibile, basata sulla valutazione delle prove effettuata dalla corte di merito.
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Dichiarazione inagibilità immobile: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni contribuenti che chiedevano la riduzione dell'IMU per un immobile ritenuto inagibile. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti non hanno validamente contestato una delle due autonome ragioni della sentenza d'appello, quella relativa alla non idoneità della loro dichiarazione inagibilità immobile. La Corte ha ribadito che, in presenza di una 'doppia ratio decidendi', l'omessa o inefficace impugnazione di una di esse rende l'intero ricorso inammissibile, consolidando la decisione del giudice di merito.
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Improcedibilità del ricorso: copia non depositata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33954/2024, ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata. Il caso, originato da una causa di scioglimento di comunione, evidenzia il rigore formale richiesto dall'art. 369 c.p.c., sottolineando che la mancanza di tale adempimento non è sanabile, salvo eccezioni qui non applicabili, portando alla condanna del ricorrente alle spese.
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Credito IVA: come rinunciare al rimborso e usarlo
Una società aveva richiesto il rimborso di un cospicuo credito IVA ma, non potendo fornire la garanzia richiesta, ha formalmente rinunciato alla domanda. Successivamente, ha utilizzato tale credito in compensazione nella dichiarazione dell'anno seguente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la rinuncia non fosse valida. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che la rinuncia alla richiesta di rimborso non estingue il diritto al credito, che può quindi essere legittimamente utilizzato in detrazione o compensazione, purché ciò avvenga nel rispetto dei termini di legge.
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