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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2024

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Estinzione giudizio per rottamazione ter: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7708/2024, ha chiarito che l'adesione di un contribuente alla "rottamazione ter" comporta l'estinzione del giudizio pendente, anche in assenza del completo pagamento delle rate. La Corte ha stabilito che la sola manifestazione di volontà di avvalersi della definizione agevolata è sufficiente a chiudere il contenzioso, sostituendo la situazione debitoria originaria con quella disciplinata dalla procedura di rottamazione, senza che la sentenza impugnata passi in giudicato.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7661/2024, ha chiarito l'ambito di applicazione della procedura di correzione errore materiale. Nel caso specifico, una sentenza era stata emessa con l'intestazione corretta ma con motivazione e dispositivo appartenenti a un'altra causa tra le stesse parti, a causa di uno scambio di file informatici. La Corte ha accolto l'istanza, affermando che la correzione è ammissibile anche in casi di sostituzione integrale del testo, purché l'errore sia palese e non incida sulla volontà del giudice.
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Spese giudiziali ottemperanza: quando si compensano?
Un avvocato avvia un giudizio di ottemperanza contro un ente pubblico per il mancato pagamento delle spese legali. L'ente paga poco dopo, portando il giudice a dichiarare la cessazione del contendere ma a compensare le spese del procedimento di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'avvocato, stabilendo che la valutazione del giudice di merito sul breve ritardo come motivo per la compensazione delle spese giudiziali ottemperanza è legittima, basandosi sul principio di soccombenza virtuale.
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Imposta di registro sentenza: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7535/2024, ha stabilito che l'imposta di registro su una sentenza che dispone il trasferimento di un immobile è dovuta anche se il provvedimento è stato impugnato. Il contribuente potrà chiedere il rimborso solo dopo che la sentenza di riforma sarà passata in giudicato. La Corte ha chiarito che il presupposto per l'applicazione dell'imposta sorge con la pubblicazione della sentenza, a prescindere dalla sua definitività, secondo quanto previsto dall'art. 37 del D.P.R. 131/1986.
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Cessione totalitaria di quote: no alla riqualificazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7518/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro. Il caso riguardava la cessione del 100% delle quote di una società immobiliare, che l'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato come cessione indiretta d'azienda, applicando un'imposta proporzionale più elevata. La Corte ha respinto la tesi del Fisco, confermando che, in base alla versione aggiornata e retroattiva dell'art. 20 del T.U.R., l'imposta va calcolata solo sulla base degli effetti giuridici dell'atto registrato. Di conseguenza, una cessione totalitaria di quote sconta l'imposta di registro in misura fissa, senza possibilità di riqualificazione basata su elementi esterni o sullo scopo economico perseguito dalle parti.
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Certificato di agibilità: obbligo del locatore
Un locatore ha citato in giudizio un conduttore, gestore di una pensione, per il mancato pagamento dei canoni. Il conduttore aveva sospeso i pagamenti a causa della mancanza del certificato di agibilità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la consegna di un immobile provvisto dei permessi necessari per l'uso pattuito, incluso il certificato di agibilità, è un'obbligazione primaria del locatore. L'assenza di tale certificato costituisce un grave inadempimento che giustifica la sospensione del pagamento del canone da parte del conduttore, anche se l'immobile è materialmente utilizzato.
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Decreto di espulsione: la prova dell’integrazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione sostenendo un lungo soggiorno in Europa e legami familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando che le affermazioni erano generiche e prive di prove concrete sull'effettivo inserimento sociale e lavorativo in Italia. La sentenza sottolinea che la semplice permanenza nel territorio non è sufficiente per opporsi a un provvedimento di espulsione.
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Avviso di ricevimento: senza prova, ricorso nullo
L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione contro un imprenditore per una controversia su costi non deducibili e fatture false. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non si basa sul merito della questione fiscale, ma su un vizio di procedura: l'Agenzia non ha depositato in giudizio l'avviso di ricevimento della raccomandata (C.A.D.) che provava l'avvenuta notifica del ricorso al contribuente. Secondo la Corte, in assenza di tale prova fondamentale, non vi è certezza della corretta instaurazione del contraddittorio, rendendo l'intero ricorso nullo.
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Notifica ricorso cassazione tardiva: le conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso dell'Agenzia delle Entrate a causa di una notifica tardiva. L'Amministrazione finanziaria aveva rinnovato la notifica del ricorso per cassazione al curatore fallimentare di una società oltre il termine perentorio previsto dalla legge. Di conseguenza, la Corte non ha potuto esaminare nel merito la questione tributaria, sottolineando come un vizio procedurale possa essere fatale per l'esito del giudizio.
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Estinzione del procedimento per rinuncia al ricorso
Una società e un Comune, in lite per un accertamento TARSU su aree produttive di rifiuti speciali, hanno presentato ricorso e controricorso in Cassazione. A seguito di un accordo, le parti hanno reciprocamente rinunciato ai ricorsi. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento, compensando le spese legali. La decisione chiarisce che in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: processo tributario estinto
Un contribuente, titolare di una farmacia, aveva impugnato un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022, pagando quanto dovuto. La Corte Suprema, prendendo atto della riuscita della procedura di sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese legali restassero a carico di chi le aveva anticipate.
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Responsabilità tesoriere: la dichiarazione incompleta
Un ente comunale ha citato in giudizio il proprio istituto tesoriere per una dichiarazione di quantità incompleta in una procedura di pignoramento, che ha portato all'assegnazione di somme impignorabili. La Corte di Cassazione, pur riaffermando l'obbligo assoluto del tesoriere di fornire una dichiarazione completa e veritiera, ha rigettato la richiesta di risarcimento. La Corte ha stabilito che la condotta processuale negligente dell'ente locale, costituitosi in giudizio per far valere l'impignorabilità senza poi coltivare diligentemente l'opposizione, ha interrotto il nesso di causalità tra l'inadempimento del tesoriere e il danno subito. Di conseguenza, la responsabilità tesoriere è stata esclusa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo e spese
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei contribuenti. La rinuncia è avvenuta dopo che l'Agenzia delle Entrate aveva annullato in autotutela gli avvisi di liquidazione per imposte di registro e ipotecaria, originariamente emessi riqualificando un conferimento di terreno e successiva cessione di quote. La Corte ha compensato le spese e ha escluso l'obbligo del versamento del doppio del contributo unificato.
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Presunzioni fiscali: Cassazione conferma l’avviso
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per fatture non contabilizzate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'atto impositivo basato su una serie di presunzioni fiscali ritenute gravi, precise e concordanti, come la presenza delle fatture nella contabilità del destinatario e la coincidenza degli amministratori tra le due società.
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Estinzione del giudizio per rinuncia dopo condono
Un contribuente, dopo aver ricevuto un accertamento sintetico per maggiore IRPEF e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. Durante il processo, aderisce a una definizione agevolata e rinuncia al ricorso. La Corte Suprema di Cassazione, accogliendo la rinuncia, dichiara l'estinzione del giudizio. La decisione si fonda sul fatto che la rinuncia, accettata implicitamente dalla controparte, costituisce una causa di estinzione. Le spese legali vengono compensate e non è dovuto l'ulteriore contributo unificato, poiché la chiusura del caso deriva da motivi sopravvenuti e non dal rigetto del ricorso.
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Estinzione del giudizio: quando non si paga il doppio
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento basato sul redditometro fino alla Corte di Cassazione, ha aderito a una definizione agevolata e rinunciato al ricorso. La Suprema Corte, con l'ordinanza n. 6080/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questo caso non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, poiché la norma sanzionatoria è di stretta interpretazione e non contempla l'ipotesi di estinzione.
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Ricorso inammissibile: deposito notifica tardivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa del mancato rispetto di un termine perentorio. Una locatrice ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello in una controversia su un contratto di locazione ad uso diverso. Tuttavia, il suo ricorso è stato respinto non per il merito delle questioni sollevate, ma per un errore procedurale: il deposito della relata di notificazione della sentenza impugnata è avvenuto oltre il termine di venti giorni previsto dalla legge. La Corte ha ribadito la propria giurisprudenza consolidata, sottolineando che tale adempimento è essenziale e la sua omissione comporta la sanzione dell'improcedibilità, salvo rare eccezioni non verificatesi nel caso di specie.
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Irreperibilità assoluta: gli oneri di prova del Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che per una notifica con rito di irreperibilità assoluta, l'ente impositore deve dimostrare di aver svolto ricerche approfondite per verificare l'assenza del contribuente dal comune del domicilio fiscale. La semplice mancata consegna di raccomandate non è sufficiente. Di conseguenza, la cartella esattoriale è stata annullata per la mancata valida notifica degli atti presupposti.
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Specificità motivi appello: guida alla Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per mancata specificità dei motivi di appello. Il caso riguardava un presunto diritto di prelazione immobiliare, ma l'analisi si concentra sui requisiti formali dell'atto di impugnazione, confermando che la generica riproposizione delle difese di primo grado non è sufficiente a superare il vaglio di ammissibilità.
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Definizione agevolata: stop al processo e spese compensate
Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, ha aderito alla definizione agevolata, rinunciando al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, stabilendo la compensazione delle spese legali. La decisione si fonda sul principio che condannare il contribuente alle spese contrasterebbe con la finalità della legge sulla definizione agevolata, che mira a incoraggiare la chiusura delle liti pendenti.
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