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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2026

16 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando le richieste di risarcimento di un gruppo di medici per la mancata remunerazione durante gli anni di specializzazione. La Corte ha ribadito che il diritto al risarcimento è soggetto a prescrizione decennale, con decorrenza dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999, che ha cristallizzato l'inadempimento dello Stato italiano alle direttive europee. Poiché l'azione legale è stata intrapresa oltre tale termine, il diritto è stato dichiarato estinto.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile
Una società creditrice ha impugnato con regolamento di competenza la decisione con cui un Giudice di Pace aveva dichiarato la propria incompetenza per materia in una causa di affitto d'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio, basato sull'art. 46 c.p.c., secondo cui le decisioni del Giudice di Pace sulla competenza non sono impugnabili con tale strumento processuale.
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Presunzioni bancarie: come evitare accertamenti fiscali
Un contribuente ha subito un accertamento fiscale per reddito d'impresa non dichiarato, basato sulle presunzioni bancarie derivanti da movimentazioni sui suoi conti. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha ribadito che l'onere di provare la natura non imponibile delle somme spetta interamente al contribuente, sia per i versamenti che per i prelevamenti. Per questi ultimi, la sola indicazione del beneficiario non è sufficiente a superare la presunzione legale. La Corte ha quindi respinto il ricorso, consolidando un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari.
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Accertamento bancario: prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento bancario con cui l'Amministrazione finanziaria aveva recuperato a tassazione redditi d'impresa non dichiarati. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria per superare la presunzione legale secondo cui tutti i movimenti bancari, sia versamenti che prelievi, costituiscono reddito imponibile. La Corte ha ribadito che per i prelievi non è sufficiente indicare il beneficiario, ma occorre dimostrare la natura extra-imprenditoriale dell'operazione. La decisione evidenzia il rigore dell'onere probatorio a carico del contribuente in caso di accertamento bancario.
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Responsabilità del liquidatore: guida al risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un liquidatore per i danni causati dalla continuazione illecita dell'attività sociale. L'ordinanza chiarisce che la responsabilità del liquidatore sorge quando, invece di procedere alla chiusura, prosegue l'attività aggravando il deficit patrimoniale. Viene inoltre ribadito il principio di specificità dei motivi di ricorso, dichiarando inammissibile la censura generica sulle prove utilizzate per quantificare il danno.
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Annullamento atto presupposto: effetti sulla cartella
La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento giudiziale di un avviso di liquidazione, quale atto presupposto, determina la conseguente nullità della successiva cartella di pagamento per invalidità derivata. Anche se la decisione di annullamento non è definitiva, l'Amministrazione Finanziaria è tenuta ad agire di conseguenza. L'eventuale riforma della sentenza non fa rivivere la cartella, rendendo necessaria una nuova iscrizione a ruolo.
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Presunzioni bancarie: come difendersi dall’Agenzia
Un contribuente, attivo nella compravendita immobiliare, ha impugnato un avviso di accertamento basato su presunzioni bancarie per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza ribadisce che per superare le presunzioni legali sui prelievi non basta indicare il beneficiario, ma occorre dimostrare l'estraneità dell'operazione all'attività d'impresa. La Corte ha inoltre validato l'estensione degli accertamenti ai conti di terzi (come il coniuge) su cui il contribuente aveva operatività, e ha ritenuto congrua la percentuale di redditività del 20% applicata ai ricavi presunti.
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Accise energia: rimborso dal fornitore legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce un principio fondamentale in materia di accise energia elettrica. A seguito della dichiarazione di incostituzionalità della norma che imponeva l'addizionale provinciale, il consumatore finale ha il diritto di chiedere il rimborso delle somme versate direttamente al proprio fornitore di energia. La Corte chiarisce che la declaratoria di incostituzionalità ha effetto retroattivo, facendo venire meno la causa del pagamento. Di conseguenza, sorge un'azione di ripetizione dell'indebito contro il fornitore, il quale potrà poi rivalersi sullo Stato. Viene così rigettato il ricorso della società fornitrice che sosteneva l'azione dovesse essere diretta contro lo Stato.
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Condono fiscale: non blocca il rimborso IRAP
Una professionista, esercente l'attività di medico, ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata per gli anni 1998-2000, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, eccependo l'inammissibilità della richiesta a causa dell'adesione della contribuente a un condono fiscale per le stesse annualità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il condono fiscale estingue solo i debiti tributari e non preclude al contribuente il diritto di richiedere il rimborso di imposte versate ma non dovute, anche se relative ai medesimi periodi d'imposta sanati.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un dipendente pubblico, dopo una sanzione disciplinare e l'assoluzione penale, impugna la decisione d'appello. Tuttavia, la sua rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'amministrazione, porta la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi nel merito e senza statuizioni sulle spese o sul contributo unificato.
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Accertamento sintetico: la prova del reddito del coniuge
Il caso tratta di un accertamento sintetico a carico di un contribuente, il quale sosteneva che le sue spese elevate fossero coperte dai redditi della moglie residente all'estero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per fornire la prova contraria non è sufficiente dimostrare la disponibilità economica del coniuge. È indispensabile provare con documenti il trasferimento effettivo delle somme e la loro destinazione a coprire le spese contestate, altrimenti l'accertamento sintetico resta valido.
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Interposizione fittizia: prova del controllo richiesta
Una società era stata accusata dall'Amministrazione Finanziaria di aver creato una cooperativa come schermo (interposizione fittizia) per ottenere vantaggi fiscali. Nonostante forti indizi di continuità operativa tra le due entità, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che per dimostrare l'interposizione fittizia è indispensabile provare che la società originaria gestisse le finanze della cooperativa "uti dominus", cioè come se ne fosse la vera proprietaria, una prova che l'Amministrazione Finanziaria non è riuscita a fornire.
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Errore di fatto Cassazione: quando è revocabile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per revocazione per errore di fatto. Nel caso esaminato, una correntista aveva citato in giudizio la propria banca per aver consegnato carnet di assegni a una persona non autorizzata, subendo protesti per assegni con firma falsa. Dopo la soccombenza in primo e secondo grado, e un primo ricorso in cassazione rigettato, la correntista ha tentato la via della revocazione, sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di fatto nel non considerare la mancata identificazione del soggetto allo sportello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che quello lamentato non era un errore di fatto (una svista percettiva), bensì un errore di giudizio, ossia un dissenso sull'interpretazione e valutazione degli atti, che non può essere corretto con la revocazione.
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Responsabilità amministratore: onere della prova
Un ex-amministratore è ritenuto responsabile per la sparizione di beni aziendali e per frodi fiscali. La Cassazione ha confermato la condanna, specificando che la responsabilità dell'amministratore non deriva dalla semplice assenza di scritture contabili, ma dalla provata scomparsa dell'attivo sociale e dalle condotte illecite. Il danno, pur quantificato in misura pari allo sbilancio fallimentare, non è stato liquidato in via equitativa, ma ridotto a quanto richiesto dalla curatela. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento. L'ordinanza conferma la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo basato su un comportamento antieconomico del contribuente, evidenziato dalla discrepanza con gli studi di settore, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare. La Corte ha inoltre respinto i motivi di ricorso relativi a vizi procedurali e di motivazione, sottolineando l'importanza di formulare i ricorsi secondo le norme processuali vigenti.
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IMU piattaforme offshore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'IMU piattaforme offshore, confermando l'assoggettamento a imposta. Con questa ordinanza, la Corte ha stabilito che la base imponibile per gli impianti non iscritti in catasto si calcola in base ai valori contabili, includendo tutte le componenti strutturali e funzionali come pozzi e sea lines. Inoltre, ha annullato la disapplicazione delle sanzioni, negando l'esistenza di un'obiettiva incertezza normativa data la giurisprudenza consolidata.
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