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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2024

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Competenza territoriale e surroga: la sede del creditore
Una società, subentrata in un credito già scaduto, ha citato in giudizio il debitore presso il proprio foro. Il debitore ha eccepito il difetto di competenza territoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del debitore, stabilendo un principio fondamentale: la competenza si determina in base al domicilio che il creditore originario aveva al momento della scadenza dell'obbligazione. Una successiva surroga non può modificare unilateralmente il foro competente, tutelando così il debitore da cambiamenti sfavorevoli e imprevisti.
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Plusvalenza: onere della prova del prezzo d’acquisto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 577/2024, ha stabilito che grava sul contribuente l'onere della prova di un maggior prezzo d'acquisto di un immobile per ridurre la plusvalenza tassabile. Una scrittura privata non registrata e assegni non provati non sono sufficienti a dimostrare un prezzo superiore a quello indicato nel rogito notarile, invertendo la decisione di merito che aveva erroneamente addossato l'onere probatorio all'Agenzia delle Entrate.
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Esecuzione in forma specifica e rilascio: il giudicato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un occupante di un immobile di edilizia popolare, stabilendo che il precedente rigetto di una domanda di riscatto non costituisce giudicato e non impedisce una successiva azione di esecuzione in forma specifica (ex art. 2932 c.c.) da parte dei promissari acquirenti. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della condanna al rilascio dell'immobile, anche se condizionata al passaggio in giudicato della sentenza di trasferimento della proprietà, e ha respinto la richiesta di risarcimento per l'aumento di valore del bene, limitando il rimborso alle sole spese per i miglioramenti.
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Sospensione rimborso IVA: il principio di autosufficienza
L'Agenzia delle Entrate aveva disposto la sospensione di un rimborso IVA a una società, motivandola con pendenze fiscali relative ad annualità precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, non entrando nel merito della questione ma dichiarandolo inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. L'Agenzia, infatti, non aveva riportato nel proprio atto il contenuto del provvedimento di sospensione, impedendo alla Corte di valutare la censura. Questa ordinanza ribadisce l'importanza cruciale dei requisiti formali, come l'autosufficienza, nei ricorsi tributari, la cui violazione preclude l'esame della legittimità della sospensione rimborso IVA.
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Canone impianti pubblicitari: sì al doppio pagamento
Una società che installa cartelloni pubblicitari ha contestato la richiesta di pagamento di un canone per l'occupazione di suolo pubblico da parte di un Comune, ritenendolo un duplicato dell'imposta sulla pubblicità già versata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la piena legittimità del doppio pagamento. La sentenza chiarisce che il canone impianti pubblicitari e l'imposta sulla pubblicità hanno presupposti diversi: il primo remunera l'ente per l'uso speciale di un bene pubblico, mentre la seconda tassa la diffusione del messaggio pubblicitario in sé. Pertanto, i due oneri sono distinti e cumulabili.
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Risarcimento occupazione illegittima: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento per occupazione illegittima di un terreno da parte di un Comune, iniziato nel 1978. La sentenza chiarisce importanti principi: l'inapplicabilità della procedura di 'acquisizione sanante' (art. 42-bis) ai procedimenti avviati prima dell'entrata in vigore del Testo Unico sull'Espropriazione. La Corte ha rigettato il ricorso principale del Comune, confermando l'obbligo risarcitorio, e ha parzialmente accolto il ricorso incidentale del privato, specificando le corrette modalità di calcolo del danno e di detrazione di un acconto versato in passato. La decisione sottolinea che la richiesta di risarcimento non comporta un automatico trasferimento della proprietà.
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Delega di firma: quando l’atto fiscale è valido?
Una società ha contestato un avviso di accertamento sostenendo che il funzionario firmatario non avesse una valida delega di firma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la delega di firma è legittima anche se conferita tramite un ordine di servizio interno che indica solo la qualifica del funzionario (es. Capo Ufficio Controlli), senza necessità di specificarne il nome. Questo atto, configurando un mero decentramento burocratico, non richiede le formalità di una delega di funzioni.
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Difetto di interesse: ricorso inammissibile in Cassazione
Un gruppo di acquirenti di immobili ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, il loro avvocato ha depositato una dichiarazione di rinuncia al ricorso senza essere munito del necessario mandato speciale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'atto di rinuncia fosse formalmente inefficace, dimostrava un sopravvenuto difetto di interesse da parte dei ricorrenti a proseguire la causa. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, compensando le spese legali tra le parti.
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Cartella di pagamento: quando è legittima senza avviso?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro una cartella di pagamento per IRPEF. L'ordinanza stabilisce che l'agente della riscossione non è obbligato a chiamare in causa l'ente impositore (come l'Agenzia delle Entrate) quando viene contestato il merito della pretesa. Inoltre, chiarisce che l'invio dell'avviso bonario non è sempre necessario, ma solo se sussistono incertezze sulla dichiarazione dei redditi. Infine, la Corte ha ribadito i limiti stringenti per contestare la motivazione di una sentenza in Cassazione.
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Plusvalenza permuta: quando si tassa la cessione?
La Cassazione ha chiarito il momento impositivo della plusvalenza permuta di un terreno edificabile con appartamenti futuri. La plusvalenza si realizza quando l'immobile futuro viene ad esistenza, ovvero alla fine dei lavori, non alla consegna o accatastamento. L'avviso di accertamento basato su un anno d'imposta errato è stato annullato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
A seguito di un accertamento fiscale su una società e di riflesso su un socio, l'Agenzia delle Entrate aveva proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, poiché il contribuente ha aderito a una definizione agevolata del debito, l'Agenzia ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali e chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Sospensione del giudizio: la decisione del giudice
L'Agenzia delle Entrate contesta la mancata sospensione del giudizio a carico di un socio, in attesa della definizione della causa pregiudiziale della società. La Cassazione chiarisce la differenza tra sospensione obbligatoria e facoltativa, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che, in presenza di una sentenza non definitiva nella causa pregiudiziale, il giudice del procedimento dipendente ha la facoltà, e non l'obbligo, di disporre la sospensione del giudizio.
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Mini-IMU 2013: no a dichiarazione per case IACP
Un comune ha richiesto il pagamento dell'IMU per intero a un Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) per l'anno 2013, sostenendo che l'agevolazione "Mini-IMU 2013" non fosse applicabile senza una specifica dichiarazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del comune, stabilendo un principio di diritto: per l'annualità 2013, gli IACP non erano tenuti a presentare alcuna dichiarazione per usufruire del versamento ridotto dell'imposta per gli alloggi regolarmente assegnati.
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Coefficiente ammortamento stampi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società nautica, confermando che il corretto coefficiente ammortamento stampi per la costruzione di imbarcazioni in vetroresina è del 12,5%. La Corte ha stabilito che tali stampi vanno classificati come "impianti" e non come "attrezzature", basandosi su una risoluzione ministeriale del 1976 che prevale su interpretazioni analogiche, negando così la deducibilità di canoni di leasing calcolati su una durata inferiore a quella fiscalmente prevista.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere della prova
Una società holding ha impugnato un decreto di omologazione di un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la parte ricorrente, pur avendo menzionato la data di comunicazione del provvedimento impugnato, non ha depositato la copia di tale comunicazione, violando un onere processuale fondamentale per la verifica della tempestività dell'impugnazione.
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Onere della prova: fatture inesistenti e presunzioni
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA, basato su fatture ritenute inesistenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'onere della prova si sposta sul contribuente quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce presunzioni gravi, precise e concordanti sull'inesistenza delle operazioni. Il contribuente non è riuscito a fornire prove contrarie né a superare la cosiddetta 'prova di resistenza' per la mancata attivazione del contraddittorio preventivo.
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Notifica irreperibili assoluti: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un avviso di accertamento fondato sugli studi di settore, a causa di un vizio nella notifica del questionario preliminare. L'ordinanza stabilisce che la procedura di notifica per irreperibili assoluti è valida solo se il messo notificatore dimostra di aver svolto concrete e specifiche ricerche per rintracciare il contribuente nel comune di residenza fiscale. La semplice attestazione generica su un modulo prestampato non è sufficiente, invalidando l'atto e, di conseguenza, l'accertamento che ne deriva per violazione del principio del contraddittorio.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per la restituzione di contributi versati a seguito di un'alluvione, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha formalizzato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in questi casi non si applicano sanzioni pecuniarie aggiuntive e non si provvede sulle spese se la controparte non si è costituita.
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Errore di fatto: Cassazione chiarisce i limiti
Una società ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto per la mancata applicazione della sospensione dei termini processuali COVID-19. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la non applicazione di una norma costituisce un errore di diritto, non un errore di fatto revocatorio. La sentenza ha ribadito che il ricorso originario era tardivo e che, in ogni caso, la definizione agevolata non era applicabile al recupero di aiuti di stato.
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Prescrizione interessi tributari: 5 anni, non 10
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento di interessi maturati durante la sospensione di un precedente giudizio tributario. Il contribuente ha eccepito la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha confermato che, in assenza di una sentenza passata in giudicato, la prescrizione per gli interessi tributari è di cinque anni (quinquennale) e non di dieci (decennale), respingendo il ricorso dell'ente impositore.
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