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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02 — Anno 2024

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269 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

Notifica sanzione: quando inizia il termine di 90 gg?
Una società ittica è stata multata per la vendita di vongole sottomisura. La società ha impugnato la sanzione sostenendo che la notifica fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che il termine di 90 giorni per la notifica della sanzione decorre dal completamento delle indagini ("accertamento") e non dal momento della scoperta materiale dei fatti ("constatazione"). La sentenza ribadisce la discrezionalità del giudice di merito nel valutare la complessità e la durata delle attività investigative.
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Esercizio abusivo della mediazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la sanzione per esercizio abusivo della mediazione a carico del socio di una società immobiliare. La Corte ha stabilito che non è possibile richiedere un riesame delle prove nel giudizio di legittimità e ha chiarito che l'autorità sanzionatoria non ha l'obbligo di notificare la facoltà di pagamento in misura ridotta, essendo un onere del trasgressore.
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Divisione parziale immobiliare: acconti e accordi
La Corte di Cassazione chiarisce la natura della divisione parziale immobiliare. Due comproprietari vendono uno dei due appartamenti comuni, ripartendo il ricavato in modo diseguale in vista dell'assegnazione futura del secondo immobile. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene un accordo verbale sia nullo, l'operazione di vendita e la diseguale ripartizione del prezzo costituiscono una divisione parziale. Tali somme valgono come acconto sulla quota finale, legittimando l'assegnazione del bene residuo al comproprietario che aveva ricevuto la somma minore, senza ulteriori conguagli.
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Errore di fatto revocatorio: quando si applica?
Una condomina contesta una decisione della Corte Suprema, sostenendo un errore di fatto revocatorio in merito a una delibera sulla manutenzione di un giardino. La Corte respinge il ricorso, chiarendo che una valutazione giuridica errata o un disaccordo sui fatti costituisce un errore di diritto, non un errore di fatto revocabile. La decisione sottolinea i rigidi limiti di questo rimedio straordinario.
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Diritto di superficie: prescrizione e rigetto domande
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava la domanda di un proprietario per violazione delle distanze e del diritto di veduta. La Corte ha stabilito che la pretesa si fondava su un diritto di superficie, estintosi per prescrizione ventennale a causa del mancato esercizio, rendendo così infondate tutte le relative doglianze.
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Disapplicazione Atto Amministrativo: Distanze Legali
Una società edilizia ha costruito un immobile a una distanza inferiore a quella legale rispetto a un'altra proprietà, basandosi su un piano urbanistico comunale. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, ha stabilito il potere del giudice civile di disapplicazione atto amministrativo quando questo viola norme superiori, come quelle sulle distanze tra edifici. La Corte ha chiarito che tali norme tutelano interessi pubblici (igiene e sicurezza) e non possono essere derogate da un atto amministrativo locale che non persegua un'effettiva finalità di riassetto urbanistico di un'area estesa.
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Distanze tra costruzioni: quando si applica l’art. 907
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia verteva su un muro e una terrazza realizzati a distanza inferiore a quella legale. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha ribadito l'inapplicabilità di deroghe in assenza di costruzioni in aderenza.
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Contratto preliminare: l’appello in Cassazione respinto
Un promissario acquirente ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato risolto un contratto preliminare per inadempimento, a seguito di una diffida ad adempiere rimasta senza riscontro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per difetto di specificità e per aver introdotto questioni nuove non dibattute nei precedenti gradi di giudizio, confermando così la risoluzione del contratto.
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Ratio decidendi: appello respinto se una ragione regge
In una disputa su un'impresa familiare, la Cassazione rigetta il ricorso di due fratelli contro le sorelle. La Corte d'Appello aveva basato la sua decisione su una duplice 'ratio decidendi': la riqualificazione del rapporto in società di fatto e la mancanza di prova dei profitti. Poiché i ricorrenti non hanno scalfito la seconda motivazione, l'intero ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, confermando la decisione impugnata.
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Giuramento decisorio: no a funzionari pubblici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società contro un ente pubblico regionale. Il punto centrale della decisione riguarda l'inammissibilità del giuramento decisorio deferito a un funzionario pubblico (nella specie, un Assessore pro tempore). La Corte ha stabilito che il funzionario, agendo in virtù di un "munus" pubblico, non ha la libera e autonoma disponibilità dei diritti dell'amministrazione e non può quindi impegnarla con un atto volitivo personale come il giuramento, che ha effetti irrevocabili sul diritto controverso.
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Criteri di valutazione: legittima scelta del datore
Una dirigente del settore pubblico contesta i criteri di valutazione adottati dalla sua amministrazione durante una riorganizzazione, che hanno favorito un collega nell'assegnazione di un nuovo incarico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità delle scelte aziendali. La Corte ha stabilito che i criteri di valutazione, sebbene non perfetti, non erano arbitrari ma giustificati da esigenze concrete, come l'indisponibilità di dati recenti. Inoltre, ha ribadito i rigorosi requisiti formali per presentare un ricorso, sanzionando la genericità delle censure sollevate.
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Blocco progressioni stipendiali: Cassazione su medici
La Corte di Cassazione ha stabilito che il blocco progressioni stipendiali introdotto dal D.L. 78/2010 si applica anche ai dirigenti medici del settore pubblico. La sola valutazione positiva dopo cinque anni di servizio non conferisce un diritto automatico all'attribuzione di un incarico superiore né a un conseguente aumento retributivo, poiché tale avanzamento non costituisce un "evento straordinario" idoneo a superare il congelamento degli stipendi imposto per il contenimento della spesa pubblica.
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Rinuncia diritti futuri: è nulla per la Cassazione
Un lavoratore, assunto da un'azienda sanitaria pubblica con contratti di collaborazione, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che qualsiasi clausola contrattuale di rinuncia a diritti futuri è nulla. Tale rinuncia viola infatti il principio di indisponibilità dei diritti fondamentali del lavoratore, che non possono essere oggetto di pattuizioni preventive. L'appello dell'azienda sulla qualificazione del rapporto è stato giudicato inammissibile.
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Selezione dirigenti sanitari: obbligo di motivazione
Un medico ha contestato l'esito di una selezione per un ruolo direttivo in un ospedale. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente per perdita di chance, stabilendo che la procedura di selezione dirigenti sanitari, pur avendo natura fiduciaria, deve rispettare i principi di comparazione, trasparenza e motivazione, a tutela della buona fede e dell'imparzialità.
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Caparra confirmatoria: la sua funzione e validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1433/2024, ha rigettato il ricorso di un promissario conduttore, confermando la risoluzione di un contratto preliminare di affitto d'azienda per suo inadempimento. Il caso verteva sulla natura della somma versata, qualificata come caparra confirmatoria, e sulla legittimità del recesso della parte concedente. La Corte ha ribadito che l'interpretazione sulla natura della somma è riservata al giudice di merito e ha chiarito che il recesso per inadempimento (art. 1385 c.c.) è possibile anche se vi è stato un principio di esecuzione del contratto. Inoltre, ha confermato che l'affitto d'azienda non include automaticamente la locazione dell'immobile, se il contratto prevede diversamente.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
Una condomina, dopo aver perso in tutti i gradi di giudizio una causa relativa all'impugnazione di delibere condominiali, ha richiesto la revocazione della sentenza della Cassazione per un presunto errore di fatto revocazione. Sosteneva che la Corte avesse erroneamente percepito la natura temporanea, anziché permanente, di un criterio di ripartizione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un disaccordo sull'interpretazione di un punto già controverso e deciso nel merito non costituisce un errore di fatto, ma un tentativo di riesame della valutazione del giudice, escluso dall'ambito della revocazione.
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Contratto di prototipo: il compenso è sempre dovuto?
Una società di carpenteria si opponeva al pagamento di un ingegnere per la progettazione di un prototipo di molle, sostenendo l'inadempimento poiché il prodotto finale non era stato adottato dal committente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando l'accordo come un contratto di prototipo. In tale contratto, l'oggetto è l'attività di progettazione in sé, che va remunerata indipendentemente dall'utilizzo finale del prototipo, riconoscendo così il diritto al compenso del professionista.
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Solidarietà professionale: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di solidarietà professionale, che rende le parti di una causa solidalmente responsabili per le spese legali in caso di accordo, non si applica se la transazione non è stipulata direttamente dal cliente dell'avvocato o dai suoi eredi. Nel caso di specie, due legali avevano richiesto il pagamento dei loro compensi ai co-obbligati della loro cliente, deceduta durante il processo. Questi ultimi avevano transatto la lite autonomamente. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando la natura eccezionale e restrittiva della norma, che presuppone il coinvolgimento diretto del cliente patrocinato nell'accordo che pone fine alla controversia.
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Recesso ad nutum e contratto: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso ad nutum da parte di una pubblica amministrazione da un contratto di incarico professionale, anche prima che il contratto divenisse efficace a causa del mancato avveramento di una condizione sospensiva. Il caso riguardava un incarico per il collaudo di un'opera pubblica, subordinato alla costituzione di un collegio di professionisti, mai avvenuta. La Corte ha stabilito che il recesso è un diritto del cliente che scioglie il vincolo contrattuale, precludendo richieste di risarcimento se nessuna prestazione è stata eseguita.
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Errore di fatto: ecco perché non è un terzo appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo che l'errore di fatto non può riguardare un punto già dibattuto tra le parti. Il caso verteva sulla tempestività di un appello, un aspetto che era stato il fulcro del precedente giudizio. La Corte ha ribadito che la revocazione per errore di fatto è un rimedio eccezionale contro sviste percettive, non un'ulteriore istanza per riesaminare una valutazione giudiziale.
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