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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02 — Anno 2024

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269 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

Cessione crediti in blocco: onere della prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente (cessionaria) ha l'onere di provare l'effettiva inclusione del singolo credito conteso all'interno dell'operazione. La sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a soddisfare tale onere probatorio, specialmente se la controparte contesta la titolarità del credito. Nel caso di specie, una società di recupero crediti aveva proposto appello senza riuscire a dimostrare la catena di cessioni che la collegava al creditore originario. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che chi agisce come successore deve fornire la prova documentale della propria legittimazione.
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Nullità fideiussione antitrust: onere della prova
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un fideiussore. Per eccepire la nullità fideiussione antitrust, non basta invocare la violazione: è necessario allegare e provare i fatti costitutivi, come la conformità del contratto al modello ABI e produrre il provvedimento della Banca d'Italia. Il rilievo d'ufficio del giudice è precluso in assenza di tali elementi.
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Contratto autonomo di garanzia: quando è inammissibile
Una società immobiliare, garante per un finanziamento, si è opposta al pagamento richiesto da un istituto di credito. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, qualificando l'accordo come un contratto autonomo di garanzia. Il ricorso della società, basato sulla presunta nullità del contratto per violazione di norme antitrust, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che tale eccezione, non essendo stata sollevata nei gradi di merito e non supportata da prove ritualmente acquisite, non poteva essere esaminata per la prima volta in sede di legittimità.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Interesse ad agire: l’appello inutile è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cliente contro un'impresa edile. La questione centrale era se un tribunale avesse errato a dichiarare la litispendenza anziché applicare il principio del giudicato. La Suprema Corte ha stabilito che, poiché l'esito finale (la revoca di un decreto ingiuntivo) sarebbe stato identico in entrambi i casi, la ricorrente mancava di un concreto interesse ad agire, rendendo l'impugnazione priva di scopo pratico e quindi inammissibile.
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Titolarità del diritto: la prova chiave nell’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in un caso di violazione delle distanze tra edifici. La decisione si fonda sul fatto che la ricorrente, pur avendo avviato un'azione negatoria, non era riuscita a dimostrare la titolarità del diritto di proprietà sul fondo effettivamente leso. L'appello era già stato respinto perché non aveva contestato la motivazione centrale della sentenza di primo grado, ovvero la provata mancanza di titolarità del diritto, un errore che ha precluso ogni ulteriore esame del merito.
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Interpretazione del contratto: la buona fede prevale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando che l'interpretazione del contratto di appalto per la rimozione di amianto deve basarsi sul principio di buona fede. Sebbene il contratto menzionasse la "rimozione delle lastre", la Corte ha stabilito che l'intenzione comune delle parti era una bonifica integrale, includendo quindi anche la rimozione di tutti i frammenti e residui. La decisione sottolinea che lo scopo dell'opera prevale su una lettura letterale del testo contrattuale.
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Risarcimento danni demansionamento: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, subisce un demansionamento e chiede il risarcimento danni. La Corte d'Appello riconosce il danno ma lo liquida in via equitativa. Il dipendente ricorre in Cassazione contestando la quantificazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, in quanto le censure miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per il risarcimento danni demansionamento.
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Risarcimento danni demansionamento: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, ha subito un demansionamento a seguito di un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso volto a ottenere un risarcimento danni demansionamento maggiore di quello liquidato in appello. La Suprema Corte ha confermato i criteri di calcolo del danno, distinguendo tra il ruolo del procedimento penale e quello del demansionamento nel causare il danno alla salute e chiarendo i limiti del giudizio di legittimità.
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