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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2024

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1168 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Apparecchi da intrattenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19118/2024, ha rigettato il ricorso dei gestori di una ricevitoria contro l'Agenzia delle Dogane. Il caso riguardava la classificazione di alcuni apparecchi da intrattenimento e l'applicazione del Prelievo Erariale Unico (PREU). La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la presenza di denaro all'interno delle macchine costituisce un accertamento di fatto, sufficiente a qualificarle come apparecchi con vincita in denaro (ex art. 110, comma 6, TULPS) e quindi soggette a PREU, rendendo inammissibile una rivalutazione in sede di legittimità.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una contribuente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto riguardo a un'istanza di condono. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la formulazione di un principio di diritto non costituisce un errore di fatto, ma una valutazione giuridica. Il caso conferma che la proroga dei termini di accertamento si applica anche se il condono viene negato.
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Termine essenziale: quando il ritardo fa saltare il contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto preliminare di vendita, l'inadempimento del promissario acquirente, incapace di saldare il prezzo pattuito, legittima il recesso del promittente venditore, anche se quest'ultimo aveva mostrato interesse alla stipula dopo la scadenza del termine essenziale. La Corte ha ritenuto che il mancato pagamento costituisca un inadempimento di tale gravità da prevalere sulla mera discussione successiva alla scadenza del termine essenziale, confermando così il diritto del venditore a trattenere la caparra.
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Esterovestizione: la Cassazione sui fatti decisivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Corte sull'omesso esame di un fatto decisivo, affermando che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la totale omissione di un fatto storico. L'Agenzia contestava la residenza fiscale di una società lussemburghese, ritenendola di fatto amministrata in Italia, ma le prove addotte (email, presenze dell'amministratore) sono state giudicate insufficienti dal giudice di merito, valutazione che la Cassazione ha ritenuto insindacabile.
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Prezzo valore: la richiesta al notaio è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19878/2024, ha stabilito che per beneficiare del regime del "prezzo valore" è necessaria una richiesta esplicita della parte acquirente resa al notaio nell'atto di compravendita. Nel caso esaminato, un imprenditore si è visto negare l'agevolazione fiscale proprio per la mancanza di tale dichiarazione, oltre che per la natura imprenditoriale dell'acquisto immobiliare.
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Garanzia vendita immobiliare e DIA: cosa decide la Corte
Una società edile acquista un immobile e cita in giudizio la venditrice per la mancata realizzabilità di un progetto di ristrutturazione, basato su una DIA presentata contestualmente alla vendita. La Cassazione ha stabilito che, in assenza di una clausola esplicita nel contratto di compravendita, la venditrice non offre alcuna garanzia vendita immobiliare per la specifica potenzialità edificatoria descritta nella DIA. La Corte ha quindi rigettato il ricorso della società, confermando che il contenuto del rogito notarile è l'unico riferimento per le garanzie prestate.
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Rinuncia alle riserve: Cassazione su atti modificativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile che chiedeva maggiori oneri alla committente. La Corte ha stabilito che la firma di atti modificativi al contratto d'appalto, che prorogavano i termini e aumentavano il corrispettivo, implicava una rinuncia alle riserve per i costi sostenuti fino a quel momento. La sentenza chiarisce anche che l'attore soccombente deve rimborsare le spese legali del terzo chiamato in causa dal convenuto, se la chiamata si è resa necessaria dalle tesi dell'attore stesso.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata attuazione di direttive europee sulla remunerazione dei corsi di specializzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il suo orientamento consolidato secondo cui la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999. Secondo la Corte, eventuali incertezze giurisprudenziali successive non hanno interrotto o sospeso tale termine.
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Dicatio ad patriam: quando una strada privata è pubblica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19784/2024, ha chiarito i requisiti per la 'dicatio ad patriam'. Il caso riguardava alcuni proprietari che avevano citato in giudizio un Comune per aver trasformato un loro terreno in strada pubblica. Il Comune si era difeso sostenendo che il bene fosse stato implicitamente ceduto all'uso pubblico. La Corte ha respinto il ricorso del Comune, specificando che per la 'dicatio ad patriam' non è sufficiente l'uso da parte dei residenti, ma è necessario un comportamento inequivocabile del proprietario che destini il bene a soddisfare un'esigenza della collettività nel suo complesso.
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Decorrenza termine perentorio: udienza o comunicazione?
La Corte di Cassazione chiarisce la regola sulla decorrenza termine perentorio. Se un'ordinanza è pronunciata in udienza, il termine per l'impugnazione o per il prosieguo del giudizio decorre da quel momento, e non da una successiva comunicazione della cancelleria. Anche se il giudice scrive per errore che il termine decorre dalla 'comunicazione', tale indicazione non ha valore e non sposta il dies a quo, essendo un semplice 'lapsus calami'. Il caso riguardava l'opposizione agli atti esecutivi di un Comune, dichiarata inammissibile per tardività.
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Prova per presunzioni: insider trading confermato
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione per insider trading a carico di un investitore, ritenendo sufficiente la prova per presunzioni. Il caso riguardava l'acquisto di azioni basato su informazioni privilegiate relative a un'offerta pubblica di acquisto. La Corte ha validato la ricostruzione dei fatti basata su una catena di indizi gravi, precisi e concordanti, come i rapporti tra l'investitore e un intermediario, l'anomalia dell'investimento e l'operatività simultanea di un gruppo di soggetti collegati, anche in assenza di prove dirette del passaggio dell'informazione.
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Estinzione società e prova della sua continuità
Una società musicale ricorre in Cassazione dopo la condanna a rilasciare un immobile alberghiero e a risarcire i danni per occupazione illegittima. Il ricorso si basa principalmente sulla presunta estinzione società proprietaria, cancellata d'ufficio dal registro delle imprese. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo che la cancellazione non comporta l'estinzione se viene provata la continuazione dell'attività sociale. La decisione sottolinea come la prova della vitalità dell'impresa superi la presunzione legale legata alla cancellazione, confermando la condanna al risarcimento.
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PEX e fusione: la Cassazione chiarisce il calcolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza 19635/2024, ha stabilito che un'operazione di fusione societaria non interrompe il periodo minimo di possesso (minimum holding period) richiesto per beneficiare del regime di PEX (Participation Exemption). Nel caso analizzato, una società aveva ceduto una partecipazione in un'altra entità che, solo un mese e mezzo prima, aveva a sua volta incorporato una terza società. L'Agenzia delle Entrate contestava l'applicabilità della PEX, sostenendo che il possesso annuale non fosse maturato per la parte di valore apportata dalla società incorporata. La Corte ha rigettato la tesi, affermando il principio di neutralità fiscale delle fusioni, secondo cui l'operazione non costituisce un evento realizzativo e non interrompe la continuità del possesso. Un'eventuale finalità elusiva deve essere specificamente contestata e provata dall'Amministrazione finanziaria, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Accesso fiscale in studio promiscuo: Cassazione chiarisce
Un professionista ha contestato un avviso di accertamento fiscale sostenendo che derivasse da un accesso fiscale illegittimo presso il suo studio, utilizzato anche come abitazione, avvenuto senza l'autorizzazione del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza chiarisce che se l'accertamento si fonda su prove autonome e diverse, come le indagini bancarie, l'eventuale illegittimità dell'accesso fisico non invalida l'atto impositivo. Inoltre, spetta al contribuente fornire la prova dell'uso promiscuo dei locali.
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Associazione sportiva dilettantistica: i requisiti
La Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali a una associazione sportiva dilettantistica per mancanza dei requisiti di democraticità e trasparenza. La sentenza sottolinea che il mancato rispetto delle norme statutarie e la gestione familistica escludono l'ente dal regime fiscale di favore, rendendo il legale rappresentante responsabile per le sanzioni tributarie.
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Valore probatorio ITV: la Cassazione fa chiarezza
Una società importatrice chiede il rimborso dei dazi, sostenendo un errore nella classificazione doganale di casse acustiche. A sostegno, produce una ITV rilasciata a un'altra società del gruppo. La Cassazione conferma che il valore probatorio ITV di terzi è ammesso come prova documentale per dimostrare la corretta classificazione della merce, anche se l'ITV non è direttamente vincolante per l'importatore.
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Onere della prova vendita: la pesatura non basta
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in un contratto di vendita. Un venditore ha richiesto il pagamento per una fornitura di grano basandosi su ricevute di pesatura, ma il tribunale ha respinto la richiesta. La Corte ha confermato che, in caso di contestazione, spetta al venditore dimostrare non solo la pesatura, ma l'effettiva conclusione del contratto e la consegna della merce. La sola documentazione di pesatura è stata ritenuta insufficiente, riaffermando che l'onere della prova del credito spetta a chi lo vanta.
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Notificazione agli eredi: le regole dopo la sentenza
La Corte di Cassazione ha chiarito la validità della notificazione agli eredi effettuata collettivamente dopo la morte del contribuente. Confermando una decisione in materia di tributi locali (ICI/IMU), la Corte ha respinto il ricorso dell'erede, stabilendo che se il decesso avviene dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado, la notifica dell'appello presso l'ultimo domicilio del defunto è proceduralmente corretta e non viola il diritto di difesa.
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Inerenza costi: sproporzione e deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19422/2024, ha chiarito i limiti del principio di inerenza costi. Un'impresa si era vista contestare la deducibilità di ingenti spese pubblicitarie a fronte di un minimo incremento degli utili. La Corte ha stabilito che, sebbene l'inerenza sia un concetto qualitativo, una notevole sproporzione (antieconomicità) tra costo e beneficio può fungere da valido indizio per negare la deducibilità. In tal caso, spetta al contribuente fornire prove concrete che giustifichino la spesa. Non avendolo fatto, il ricorso del contribuente è stato respinto.
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Inammissibilità ricorso cassazione: il caso revocazione
Una società e un privato impugnano un avviso di accertamento per l'imposta di registro su una compravendita immobiliare. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorrono in Cassazione. Tuttavia, la sentenza d'appello viene revocata in un altro procedimento, causando un sopravvenuto difetto di interesse. La Suprema Corte dichiara quindi l'inammissibilità del ricorso in cassazione, chiudendo il contenzioso.
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