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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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197 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

Privilegio impresa cooperativa: limiti e requisiti
Una società di progetto ha richiesto il riconoscimento di un credito privilegiato, tipico delle cooperative, nel fallimento di una società cooperativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il privilegio impresa cooperativa non si estende ai crediti derivanti da contratti d'appalto e che una società non cooperativa non può invocarlo, anche se agisce in un raggruppamento con cooperative. L'inammissibilità è stata rafforzata dalla mancata impugnazione di una ratio decidendi autonoma del precedente giudizio.
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Accordi aziendali: non sempre vincolanti per tutti
Una società sospendeva alcuni benefici retributivi sulla base di nuovi accordi aziendali. Un lavoratore, non avendo aderito individualmente, ha contestato la decisione, ottenendo ragione in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando che gli accordi aziendali non sono automaticamente vincolanti per tutti (erga omnes) se i loro stessi termini richiedono un'accettazione individuale. La sentenza chiarisce anche i limiti della Corte nell'interpretare tali accordi.
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Rinuncia preavviso datore: quando è valida la volontà?
Un'azienda ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'indennità di preavviso da un dipendente dimissionario. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta dell'azienda di restituzione immediata dei beni aziendali costituisce una plausibile accettazione delle dimissioni immediate. Questa azione configura una rinuncia preavviso datore di lavoro, trasformando la risoluzione in consensuale. Inoltre, l'azienda non ha interesse ad agire per contestare la mancata convalida formale delle dimissioni, procedura posta a tutela esclusiva del lavoratore.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
Un Comune e una contribuente si scontrano su un avviso di accertamento ICI. Durante il ricorso in Cassazione, le parti trovano un accordo transattivo. La Corte Suprema, prendendo atto dell'accordo, dichiara la cessazione della materia del contendere, estinguendo il giudizio e compensando integralmente le spese legali tra le parti.
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Base imponibile contributiva: tutti i redditi contano
Un imprenditore, titolare di una ditta individuale e legale rappresentante di una S.r.l., ha contestato il calcolo dei contributi INPS. La Cassazione ha stabilito che la base imponibile contributiva deve includere la totalità dei redditi d'impresa, indipendentemente dalla specifica attività che li ha generati, confermando la pretesa dell'Istituto di previdenza.
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Ricalcolo del saldo: la domanda del correntista
Una società ha citato in giudizio una banca per l'applicazione di oneri illegittimi sul proprio conto corrente. La Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha chiarito che la richiesta di ricalcolo del saldo, previa eliminazione delle clausole nulle, non obbliga il correntista a provare l'esistenza di specifiche rimesse solutorie. L'azione mira infatti a rettificare il saldo contabile e non a ottenere la restituzione di singoli versamenti. Il ricorso della banca è stato quindi respinto, stabilendo un importante principio a tutela dei correntisti che contestano la legittimità delle condizioni applicate ai loro rapporti bancari.
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Inammissibilità del ricorso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un ex dipendente che contestava il calcolo della sua pensione. La decisione si fonda sulla mancata specificità dei motivi di appello e sulla tardiva introduzione di nuove domande, ribadendo l'importanza del rispetto delle regole procedurali, come il principio di autosufficienza e il divieto di 'mutatio libelli'.
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Spese legali agenzia entrate: quando sono dovute?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che le spese legali a favore dell'Agenzia delle Entrate sono dovute anche se il debito tributario principale è stato estinto con una 'rottamazione'. La Corte ha inoltre confermato che il rimborso delle spese legali spetta all'ente pubblico anche quando è difeso in giudizio da propri funzionari interni e non da avvocati esterni. Il ricorso del contribuente è stato quindi rigettato, consolidando il principio secondo cui l'obbligazione per le spese processuali è autonoma rispetto al debito originario.
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Diritto di superficie: nullo con canone irrisorio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di diritto di superficie non è nullo solo perché il canone annuo è notevolmente inferiore al valore di mercato. La nullità si verifica solo se il corrispettivo è puramente simbolico o inesistente. Nel caso esaminato, una società aveva concesso un terreno per 40 anni a fronte di un canone esiguo, con l'obbligo finale di riacquistare l'immobile costruito al valore di mercato. La Corte ha ritenuto che la società concedente avesse accettato il rischio di vedere edificata un'opera di grande valore (un eliporto), poiché il contratto non poneva limiti. Pertanto, le richieste di nullità e di risoluzione per eccessiva onerosità sono state respinte.
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Notifica telematica ricorso: inammissibile senza prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della mancata prova del perfezionamento della notifica telematica ricorso. Nonostante il difensore avesse autodichiarato di aver notificato l'atto, non ha depositato la documentazione necessaria (come le ricevute della PEC) per attestare l'effettiva ricezione da parte del destinatario. La Corte ha ribadito che, nel processo telematico, l'onere della prova della notifica è tassativo e la sua assenza comporta l'inammissibilità del gravame, con conseguente condanna al pagamento di un ulteriore contributo unificato.
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Riassunzione del giudizio: la Cassazione sui termini
Una società cooperativa ha proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione contro una decisione del Consiglio di Stato che aveva dichiarato estinto il suo giudizio di primo grado. La controversia nasce dal fatto che, dopo una declaratoria di difetto di giurisdizione del giudice ordinario, la società aveva effettuato la riassunzione del giudizio notificando l'atto nei termini ma depositandolo oltre la scadenza perentoria. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'erronea interpretazione delle norme processuali sui termini per la riassunzione del giudizio da parte del giudice amministrativo non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale, ma un mero 'error in procedendo' non sindacabile in quella sede.
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Condanna generica: limiti e portata del giudicato
Un ente sanitario regionale ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento di differenze retributive a un dipendente. La Corte rigetta il ricorso, affermando che una precedente condanna generica, confermata in appello, aveva già formato un giudicato non solo sul diritto del lavoratore, ma anche sui criteri specifici per il calcolo delle somme dovute, precludendo ogni ulteriore contestazione.
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Giudicato differenze retributive: una guida completa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, stabilendo che il giudicato formatosi su una precedente condanna per differenze retributive copre non solo il diritto del lavoratore, ma anche i criteri di calcolo. L'azienda non può più contestare le modalità di quantificazione del dovuto, in quanto la questione è stata definitivamente decisa in un precedente giudizio, rendendo inammissibile ogni ulteriore obiezione.
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Utilizzo prove penali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'utilizzo prove penali, come una perizia, in un processo civile per risarcimento danni, anche quando il reato originario (falso in scrittura privata) è stato depenalizzato. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento danni in cui il convenuto aveva proposto una domanda riconvenzionale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice civile può fondare la propria decisione su prove raccolte in sede penale e che la competenza del Giudice di Pace non viene meno se la domanda riconvenzionale è mantenuta entro i limiti di valore.
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Ragione più liquida: quando un giudice può decidere?
Una società commerciale ha citato in giudizio uno spedizioniere per i danni derivanti dal sequestro di merci destinate all'estero. La Corte d'Appello, applicando il principio della **ragione più liquida**, ha respinto la domanda, attribuendo il sequestro alla non conformità del prodotto e non a errori dello spedizioniere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, legittimando l'uso di tale principio quando una singola questione, assorbente e di più facile soluzione, è sufficiente a definire l'intera controversia, promuovendo così l'economia processuale.
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Avviso bonario non necessario: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo la mancata ricezione dell'avviso bonario e l'illegittima condanna alle spese legali. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'avviso bonario non è dovuto in caso di controlli automatizzati sui dati della dichiarazione. Inoltre, ha confermato il diritto dell'Agenzia delle Entrate a ottenere il rimborso delle spese di lite anche se difesa in giudizio da propri funzionari.
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Legittimo affidamento: no risarcimento se l’atto è nullo
Due lavoratrici hanno citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento del danno basato sul principio del legittimo affidamento, a seguito dell'annullamento di una procedura di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il principio chiave è che non spetta alcun risarcimento quando l'annullamento deriva da un'illegittimità palese della procedura iniziale, che i partecipanti avrebbero potuto e dovuto riconoscere.
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Compensazione spese legali e contrasto giurisprudenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una docente contro la compensazione delle spese legali decisa dalla Corte d'Appello. Sebbene la docente avesse vinto la causa per il riconoscimento dell'anzianità di servizio, i giudici hanno ritenuto legittima la compensazione delle spese legali a causa di un dibattito giurisprudenziale ancora in corso sulla materia. La Cassazione ha stabilito che la valutazione sull'esistenza di tale contrasto è un giudizio di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Soppressione incarico dirigenziale: quando è legittima?
Un dirigente, assunto esternamente da un Ministero con contratto a tempo determinato, è stato licenziato prima della scadenza a seguito di una riorganizzazione amministrativa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la soppressione dell'incarico dirigenziale derivante da una riorganizzazione configura un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione. Questo giustifica la risoluzione anticipata del contratto, senza che la Pubblica Amministrazione sia tenuta a tentare un ricollocamento attraverso procedure diverse da quelle di selezione pubblica.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
Un lavoratore straniero si è visto negare l'assegno per il nucleo familiare per non aver provato il requisito reddituale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il reddito non è un mero fattore di calcolo, ma un elemento costitutivo del diritto. L'onere della prova grava sul richiedente, senza alcuna discriminazione basata sulla nazionalità, ribadendo che la mancata allegazione e prova dei requisiti impedisce il riconoscimento del beneficio.
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