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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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197 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

Confini incerti: la Cassazione sui titoli di proprietà
In una controversia su confini incerti e ripartizione di spese per lavori edili, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: nell'azione di regolamento di confini, i titoli di acquisto della proprietà e i documenti da essi richiamati, come le planimetrie di frazionamento, costituiscono la prova principale e sovrana per determinare la linea di separazione. Solo in caso di loro insufficienza si può ricorrere ad altri mezzi di prova. La richiesta di rimborso per opere di adeguamento sismico è stata respinta per mancanza di prova di un accordo specifico sulla condivisione dei costi.
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Vendita beni in amministrazione straordinaria: il caso
Una banca creditrice ha impugnato la vendita di un immobile da parte di una società in amministrazione straordinaria, sostenendo l'errata applicazione delle norme sulla cessione d'azienda. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che si trattava di una vendita beni in amministrazione straordinaria, non di un'azienda in esercizio, e che le censure del creditore erano fuori tema e basate su questioni di fatto.
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Liquidazione equitativa del danno: il caso dell’ex-amm.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore di condominio al risarcimento del danno, stabilito tramite liquidazione equitativa, per non aver restituito la documentazione condominiale. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di prove di appropriazione indebita, la condotta omissiva che rende estremamente difficile la gestione successiva costituisce un danno risarcibile. L'ordinanza sottolinea i presupposti per la liquidazione equitativa del danno e i requisiti di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Denuncia vizi immobile: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20678/2025, chiarisce un punto cruciale sulla denuncia vizi immobile. Il termine di un anno per la denuncia dei gravi difetti di costruzione, previsto dall'art. 1669 c.c., decorre dal momento in cui il committente acquisisce una consapevolezza sufficientemente seria della gravità dei vizi e della loro possibile causa, anche senza una perizia tecnica formale. Nel caso di specie, i committenti avevano perso il diritto ad agire perché avevano atteso troppo tempo da quando un geometra di loro fiducia aveva constatato i difetti, rendendo tardiva la successiva azione legale.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21498/2025, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. L'accertamento contestava la detrazione IVA per operazioni inesistenti, ovvero acquisti da presunte società "cartiere". La Corte ha ribadito che, una volta che l'amministrazione finanziaria fornisce elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà delle operazioni (come la mancanza di struttura operativa dei fornitori), l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, non essendo sufficienti le sole fatture e la regolarità formale dei pagamenti, in quanto spesso parte integrante dello schema fraudolento.
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Presunzioni semplici: un solo indizio basta?
Un cittadino si oppone a un pignoramento basando la sua difesa su un unico indizio. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che le presunzioni semplici richiedono prove gravi e precise. La Corte conferma che, sebbene un solo elemento possa bastare, deve possedere una forza probatoria tale da fondare il convincimento del giudice, altrimenti la pretesa è infondata e giustifica la revoca del gratuito patrocinio.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: sentenza e notifica
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso a causa della mancata produzione, da parte dei ricorrenti, della copia della sentenza impugnata corredata dalla relata di notifica. La controversia originaria riguardava la distanza di due piante dal confine tra proprietà. La decisione sottolinea l'importanza inderogabile degli adempimenti formali per l'ammissibilità del ricorso, specialmente quando questo viene notificato oltre il termine breve di 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza.
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Plusvalenza terreno: perizia tardiva non è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della plusvalenza sulla vendita di un terreno, non è possibile utilizzare una perizia di stima redatta e giurata dopo la cessione del bene. In assenza di una formale procedura di rivalutazione completata prima della vendita, con il relativo versamento dell'imposta sostitutiva, il valore di acquisto da considerare rimane quello storico. Il ricorso della contribuente, che lamentava la mancata comunicazione di tale facoltà da parte dell'Agenzia delle Entrate, è stato respinto in quanto la possibilità di rivalutare il bene era già preclusa al momento dell'accertamento fiscale.
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Accordo transattivo: copre anche le sanzioni fiscali?
Una società fornitrice e una acquirente hanno siglato un accordo transattivo per saldare pagamenti e regolarizzare l'IVA. La fornitrice ha poi pagato sanzioni tramite ravvedimento operoso, chiedendone il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un accordo transattivo onnicomprensivo, se non diversamente specificato, copre tutti gli aspetti economici della controversia, incluse le sanzioni prevedibili, negando così il diritto al rimborso.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono incongruenti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'azienda ospedaliera. La decisione si fonda sulla non coerenza dei motivi di ricorso rispetto alle specifiche modifiche apportate dalla Corte d'Appello, che aveva solo corretto un errore di calcolo e confermato il risarcimento integrale per l'inabilità temporanea. L'azienda cercava di rimettere in discussione questioni già decise in primo grado e non oggetto della riforma in appello.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia tributaria per mancanza del requisito di autosufficienza del ricorso. La contribuente non aveva specificato né documentato adeguatamente i motivi d'appello, in particolare l'eccezione di prescrizione, rendendo impossibile per la Corte valutarne il merito. La decisione sottolinea l'importanza di redigere ricorsi completi e dettagliati, che contengano tutti gli elementi necessari per la decisione, senza che il giudice debba consultare atti esterni.
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Responsabilità fornitore: la Cassazione chiarisce
Un'impresa edile ha citato in giudizio una società fornitrice di calcestruzzo per gravi vizi nei massetti cementizi, che impedivano la posa dei pavimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze di primo e secondo grado. La decisione si fonda sul fatto che la responsabilità del fornitore è esclusa, in quanto è stato provato che sia il brevetto del prodotto sia il materiale informativo erano riconducibili all'impresa appaltatrice che ha eseguito i lavori, e non al fornitore stesso. Di conseguenza, eventuali informazioni ingannevoli o carenti non potevano essere addebitate alla società fornitrice.
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Conversione del rito: salvi i termini per la domanda
In una controversia su un contratto preliminare immobiliare, una società venditrice avvia un procedimento sommario per l'esecuzione del contratto. Successivamente, cambia domanda chiedendo il recesso. I promissari acquirenti propongono una domanda riconvenzionale per ottenere il trasferimento dell'immobile. La società eccepisce la tardività di tale domanda. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la conversione del rito da sommario a ordinario "resetta" i termini processuali. Le preclusioni maturate nella fase sommaria non si estendono alla fase ordinaria, garantendo così il diritto di difesa del convenuto, che può validamente proporre la propria domanda riconvenzionale nei nuovi termini fissati dal giudice.
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Frode carosello: onere della prova e detrazione IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato il rigetto del ricorso di una società coinvolta in una frode carosello. La Corte ha stabilito che la detrazione dell'IVA è negata non solo in caso di consapevolezza della frode, ma anche quando l'imprenditore, usando la normale diligenza, avrebbe dovuto sapere dell'evasione. L'Amministrazione Finanziaria ha fornito sufficienti elementi indiziari per dimostrare il coinvolgimento, invertendo l'onere della prova sul contribuente, che non è riuscito a dimostrare la propria buona fede.
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Interruzione prescrizione: validi atti di intimazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente sull'interruzione prescrizione di crediti previdenziali. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'idoneità di un'intimazione di pagamento a interrompere i termini è riservata al giudice di merito. Un atto che contiene una chiara richiesta di pagamento, anche se fa riferimento a precedenti cartelle, è sufficiente a produrre l'effetto interruttivo.
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Nesso causale caduta: la prova spetta al danneggiato
Una cittadina, caduta a causa di una buca sul marciapiede, dopo una prima vittoria si è vista negare il risarcimento in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, anche in presenza di un'insidia, il risarcimento è escluso se non viene fornita una prova rigorosa del nesso causale caduta tra la buca e l'evento dannoso. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Servitù di veduta: quando la convenzione non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che lamentava la lesione della sua servitù di veduta a causa di un muro di confine. La Corte ha stabilito che, per l'esistenza di una servitù di veduta, non è sufficiente una generica previsione in una convenzione di lottizzazione (che indicava siepi e non muri), ma è necessario che sia garantito il requisito del 'comodo affaccio', ovvero la possibilità di affacciarsi e guardare agevolmente sul fondo vicino. Poiché il regolamento edilizio locale permetteva muri alti 1,50 metri, altezza che impedisce tale affaccio, la Corte ha escluso la costituzione della servitù.
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