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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Risarcimento danni volumetria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni per l'illegittimo utilizzo della volumetria edificabile di un fondo vicino. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove tecniche (CTU), compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea che l'indebito sfruttamento della cubatura altrui costituisce un illecito risarcibile e chiarisce i limiti del sindacato della Suprema Corte sulle valutazioni di merito.
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Giurisdizione servizio idrico: chi decide sulle bollette?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13246/2024, ha chiarito la questione sulla giurisdizione del servizio idrico. Un utente ha citato in giudizio la società fornitrice per aver ricevuto acqua non potabile, chiedendo un risarcimento e la riduzione del canone. La società ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, sostenendo la competenza di quello amministrativo. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la controversia riguarda un rapporto contrattuale privatistico tra utente e gestore, e non le scelte discrezionali della pubblica amministrazione. Pertanto, la giurisdizione spetta al giudice ordinario.
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Legittimazione attiva condomino: prova della proprietà
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13233/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato che aveva impugnato una delibera condominiale senza riuscire a provare la sua qualità di proprietario. La Corte ha ribadito che la legittimazione attiva del condomino deve essere dimostrata esclusivamente tramite la produzione del titolo di proprietà (atto di acquisto) e che, in questo contesto, non si applica il principio dell'apparenza del diritto. L'iscrizione all'anagrafe condominiale o altre comunicazioni non sono sufficienti a tal fine.
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Accordo verbale: i costi extra non sono dovuti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore che richiedeva il pagamento di costi extra per trasporto e installazione non esplicitamente inclusi in un accordo verbale. La Corte ha stabilito che i preventivi non firmati dalla controparte sono documenti unilaterali e non costituiscono prova di un'intesa su tali spese aggiuntive. La decisione si fonda sul principio che, in assenza di un contratto scritto, le pattuizioni devono essere provate da chi le rivendica, e la condotta delle parti può essere determinante per l'interpretazione del contratto.
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Simulazione assoluta: prova con presunzioni
Una società, dopo aver promesso in vendita un immobile a un primo acquirente, lo vende a una terza persona per sottrarlo all'esecuzione forzata. Il promissario acquirente agisce in giudizio e ottiene una sentenza che dichiara la seconda vendita una simulazione assoluta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ribadendo che i terzi danneggiati possono provare la simulazione tramite un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti (presunzioni), la cui valutazione di merito, se logica e coerente, è insindacabile in sede di legittimità.
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Dichiarazione contanti frontiera: quando va fatta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di dichiarazione contanti frontiera sorge nel preciso istante in cui si attraversa il confine nazionale. Un automobilista, sanzionato per aver importato una somma superiore al limite senza averla dichiarata, aveva sostenuto di poter regolarizzare la sua posizione presso il primo ufficio doganale disponibile. La Corte ha rigettato questa interpretazione, affermando che la violazione si perfeziona con la semplice omissione al momento del passaggio, rendendo irrilevante l'intenzione di dichiarare in un secondo momento. La finalità della norma è prevenire l'introduzione di proventi illeciti, e consentire una dichiarazione successiva vanificherebbe questo scopo.
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Risarcimento del danno da occupazione senza titolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno per occupazione senza titolo di un immobile. L'ordinanza rigetta il ricorso di un occupante che contestava la valutazione delle prove, ribadendo che la quantificazione del danno può basarsi su una consulenza tecnica (C.T.U.) e che le decisioni procedurali, come la riunione delle cause, rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito.
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Rinuncia al ricorso: le conseguenze sulle spese legali
Un soggetto ha proposto un ricorso per regolamento di competenza, ma ha successivamente effettuato una rinuncia al ricorso prima della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché la controparte non ha accettato la rinuncia, il ricorrente è stato condannato a pagare tutte le spese legali del procedimento, ma esonerato dal versamento del doppio contributo unificato.
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Onere della prova parcometro: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8313/2024, ha stabilito che in caso di multa per mancata esposizione del ticket di parcheggio, l'onere della prova parcometro ricade sull'automobilista. Non è sufficiente dimostrare che il pagamento con carta di credito non funzionava; l'automobilista deve provare l'impossibilità di effettuare il pagamento con qualsiasi altro mezzo disponibile, come i contanti. L'amministrazione, invece, deve solo provare l'avvenuta violazione, cioè la sosta senza ticket.
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Ordinanza ingiunzione: motivazione e sanzioni idriche
Una società di gestione del servizio idrico ha impugnato una ordinanza ingiunzione per scarichi non autorizzati, lamentando un difetto di motivazione e l'assenza di colpa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il giudizio di opposizione verte sul rapporto e non sull'atto, sanando eventuali vizi di motivazione. Ha inoltre confermato che la società, in qualità di gestore, aveva l'obbligo di verificare la conformità di tutti gli scarichi, anche quelli preesistenti, non potendo invocare l'assenza di colpa.
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Distanza tra costruzioni: tenda è costruzione?
Una società di gestione patrimoniale ha installato una grande tenda retrattile dotata di una complessa e fissa struttura metallica. I proprietari degli appartamenti vicini hanno intrapreso un'azione legale, sostenendo che l'opera violasse le normative sulla distanza tra costruzioni. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi di giudizio precedenti, ha stabilito che, a causa della sua struttura permanente e della creazione di nuovo volume, la tenda doveva essere considerata una "costruzione" a tutti gli effetti. Di conseguenza, era tenuta a rispettare le distanze legali minime dalle vedute dei vicini. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Interpretazione contratto: accesso mancante e vizio
La Cassazione conferma la decisione di merito sulla riduzione del prezzo di un immobile venduto con garanzia di accesso, poi risultato assente. L'ordinanza chiarisce i poteri del giudice nell'interpretazione del contratto di compravendita e nella qualificazione giuridica della domanda, rigettando il ricorso del venditore basato su un'errata interpretazione delle clausole contrattuali.
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Interesse ad impugnare: quando l’appello è inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro una sentenza che, pur riformando una decisione precedente a suo sfavore, non la condannava a nulla. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di interesse ad impugnare, sottolineando che non si può contestare una decisione da cui non deriva un pregiudizio giuridico concreto, soprattutto quando la parte del giudizio favorevole all'appellante è già diventata definitiva (giudicato implicito).
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Errore di fatto: il deposito telematico non basta
Un soggetto ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse erroneamente omesso di considerare il suo controricorso, negandogli così il rimborso delle spese legali. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto non sussisteva. Sebbene il controricorso fosse stato notificato, il suo deposito telematico non si era mai perfezionato per la mancanza della ricevuta di accettazione da parte della cancelleria. Di conseguenza, la parte risultava correttamente non costituita e non aveva diritto alle spese.
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Usucapione servitù passaggio: tolleranza e parentela
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto l'usucapione di una servitù di passaggio tra parenti. La Corte ha stabilito che, sebbene l'uso del passaggio fosse inizialmente tollerato per via dei legami familiari, la situazione è cambiata quando sono sorti dei dissidi. Da quel momento, il possesso è diventato avverso e idoneo a far maturare l'usucapione, poiché esercitato per oltre vent'anni. La pronuncia chiarisce che l'opposizione del proprietario, anziché interrompere il possesso, può in realtà qualificarlo come utile all'usucapione, trasformando la mera tolleranza in possesso pieno. Viene inoltre confermata la natura 'apparente' della servitù, data la presenza di una corte e una scala esterna, opere visibili e permanenti destinate al suo esercizio.
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Responsabilità appaltatore: quando risponde dei vizi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5934/2024, chiarisce i confini della responsabilità appaltatore in un contratto di costruzione. Il caso riguarda una committente che ha citato in giudizio sia l'impresa edile sia il progettista per gravi difetti emersi durante i lavori di demolizione e ricostruzione. La Corte ha stabilito che l'appaltatore è responsabile non solo per i vizi di esecuzione, ma anche per non aver rilevato e segnalato gli errori presenti nel progetto. Se l'opera non viene completata, si applicano le norme generali sull'inadempimento contrattuale e non quelle specifiche sulla garanzia per i vizi. Infine, il giudice può compensare d'ufficio il credito dell'appaltatore per i lavori svolti con il debito per il risarcimento dei danni causati alla committente.
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Sospensione del processo: la discrezionalità del giudice
Una società contesta un'ingiunzione di pagamento, avviando una querela di falso contro la notifica di cessione del credito. Il tribunale di merito sospende il giudizio principale in attesa della decisione definitiva sulla querela. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, respinge il ricorso della società, confermando la legittimità della sospensione del processo. Viene chiarito che, in presenza di un rapporto di pregiudizialità-dipendenza, il giudice ha un potere discrezionale di sospensione ai sensi dell'art. 337, comma 2, c.p.c., la cui valutazione non è sindacabile nel merito in sede di legittimità.
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Trascrizione immobile: la nota è la prova decisiva
Una parte acquirente in una permuta agisce per rivendicare una porzione di giardino venduta a terzi. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, evidenziando che per la validità della trascrizione immobile, la prova decisiva è la nota di trascrizione, non prodotta in giudizio. Senza di essa, l'esatta estensione del diritto non è opponibile ai successivi acquirenti. La Corte ha inoltre confermato che accordi successivi possono modificare i patti originali.
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Prova testimoniale contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che tentava di dimostrare una compravendita di un'auto tramite prova testimoniale. La Corte ha stabilito che, in presenza di prove documentali contrarie e di una doppia motivazione non interamente impugnata in appello, il ricorso è inammissibile. Questa ordinanza ribadisce la prevalenza della prova scritta e i limiti della prova testimoniale contratto.
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Supercondominio: quando si forma e chi paga le spese
Una disputa su oneri condominiali porta la Corte di Cassazione a chiarire i presupposti del supercondominio. Con l'ordinanza n. 2583/2024, la Corte ha stabilito che un supercondominio si costituisce automaticamente (ipso iure et facto) quando più edifici o unità immobiliari condividono servizi essenziali come reti idriche, fognarie e illuminazione. Di conseguenza, tutti i proprietari che beneficiano di tali servizi sono obbligati a contribuire alle spese, indipendentemente dalla formale appartenenza al condominio originario. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente negato la legittimazione del condominio a richiedere i pagamenti.
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