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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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631 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ebbrezza alla guida: condanna annullata senza tenuità del fatto
Il Conducente, assolto in primo grado dall'accusa di guida in stato di ebbrezza, veniva condannato in appello a seguito del ricorso del Pubblico Ministero. La difesa aveva depositato telematicamente le conclusioni scritte richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici d'appello non esaminavano la richiesta, ritenendo erroneamente che non fossero pervenute conclusioni difensive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Conducente, stabilendo che il giudice di secondo grado ha l'obbligo di valutare la richiesta di particolare tenuità del fatto se formulata nelle conclusioni, specialmente quando riforma una sentenza assolutoria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello di Salerno per un nuovo giudizio.
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Decreto penale di condanna: quando la gravità impone il processo
Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso contro il rigetto, da parte del GIP, della richiesta di emissione di un decreto penale di condanna per lesioni colpose stradali. Il GIP aveva restituito gli atti ritenendo la pena pecuniaria inadeguata rispetto alla gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del PM, confermando che il provvedimento del GIP non è un atto abnorme. Il giudice ha infatti il potere discrezionale di valutare la congruità della pena proposta rispetto alla gravità della condotta. Di conseguenza, la restituzione degli atti al PM è legittima e non determina alcuno stallo processuale, potendo l'accusa procedere con le forme ordinarie.
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Prescrizione del reato: il tempo cancella l’arma ma non lo spaccio
L'Imputato era stato condannato per detenzione e cessione di marijuana, aggravata dal porto di un coltello a serramanico (contravvenzione). La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando la prescrizione del reato per quanto riguarda il porto abusivo d'arma, poiché erano decorsi i termini massimi di cinque anni previsti per le contravvenzioni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questo specifico capo d'accusa. I restanti motivi di ricorso, relativi alla destinazione della droga per uso personale e alla particolare tenuità del fatto, sono stati dichiarati inammissibili perché richiedevano una rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. La pena finale per il solo reato di droga è stata rideterminata in 5 mesi e 10 giorni di reclusione e 1.600 euro di multa.
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Riparazione per ingiusta detenzione: no se il reato è prescritto
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver subito oltre tre anni di custodia cautelare in carcere. L'imputato era stato assolto per un capo d'accusa, mentre l'altro reato si era estinto per prescrizione. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'estinzione del reato per prescrizione non dà automaticamente diritto all'indennizzo, a meno che la custodia cautelare subita non superi la pena astrattamente applicabile per quel reato. Per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione, l'imputato avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione per farsi assolvere nel merito, dimostrando così la totale ingiustizia della misura subita.
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Prescrizione del reato: addio condanna ma la patente rischia
Il Conducente era stato condannato in appello per il rifiuto di sottoporsi all'alcoltest. Contro la sentenza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancanza di motivazione sulla determinazione della pena e sul diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto questo motivo non manifestamente infondato, consentendo così l'esame del ricorso. Poiché nel frattempo era decorso il termine massimo di tempo consentito dalla legge, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna penale, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto per i provvedimenti sulla patente.
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Niente riparazione per ingiusta detenzione se c’è prescrizione
Il Ricorrente ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver subito la custodia cautelare per reati successivamente dichiarati estinti per prescrizione. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché l'estinzione per prescrizione non equivale a un'assoluzione nel merito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'imputato avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione per ottenere un pieno proscioglimento nel merito se voleva richiedere l'indennizzo. Scegliendo di beneficiare della prescrizione per evitare la condanna penale, il cittadino perde il diritto di dolersi della detenzione subita, in quanto la priorità è stata data all'esonero dalla responsabilità penale rispetto all'accertamento della propria totale innocenza.
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Divieto di reformatio in peius: no a sanzioni peggiori in appello
Un gruppo di persone viene condannato per associazione finalizzata allo spaccio di droga a Catania. Molti imputati propongono ricorso in Cassazione contestando la determinazione delle pene, la recidiva e la mancata concessione di attenuanti. La Suprema Corte dichiara inammissibili quasi tutti i ricorsi, confermando le condanne. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso di uno dei partecipanti. I giudici d'appello, pur riducendo la sanzione complessiva, avevano applicato aumenti per la continuazione con reati esterni superiori rispetto al primo grado. La Cassazione stabilisce che questa operazione viola il divieto di reformatio in peius, poiché il calcolo dei singoli aumenti non può essere peggiorativo per l'imputato in assenza di ricorso del pubblico ministero. La sentenza viene annullata limitatamente al calcolo della pena per questo imputato.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista viene condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo registrato un tasso alcolemico pari a 0,89 g/l. Il conducente propone ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione penale del fatto e la mancata conversione della pena detentiva in sanzione pecuniaria. Tuttavia, la Suprema Corte rileva che, a causa del tempo trascorso dal giorno del fatto (avvenuto nel 2015) e nonostante i periodi di sospensione del processo, è ormai decorso il termine massimo di prescrizione. Di conseguenza, i giudici non entrano nel merito delle contestazioni sollevate dall'imputato, poiché la presenza di una causa di estinzione del reato prevale su ogni altra valutazione. La Cassazione annulla quindi la sentenza di condanna senza rinvio.
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Falso nel gratuito patrocinio: condanna anche per piccoli aiuti
Una cittadina ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato omettendo di dichiarare un contributo regionale percepito dal figlio convivente. La difesa ha sostenuto l'irrilevanza dell'omissione, definendola un falso inutile poiché lo sforamento del limite reddituale era minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per il reato di falso nel gratuito patrocinio. I giudici hanno chiarito che l'illecito si consuma con la semplice falsa dichiarazione, indipendentemente dal superamento effettivo della soglia di reddito o dal conseguimento di un profitto. Chi richiede il beneficio deve indicare qualsiasi risorsa economica, compresi i sussidi esenti da tasse. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falso gratuito patrocinio: la prescrizione del reato cancella la condanna
Un cittadino viene condannato in appello per aver dichiarato il falso nell'autocertificazione per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, indicando un reddito inferiore a quello reale. Il difensore propone ricorso in Cassazione lamentando un vizio di notifica e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando che l'impugnazione è ammissibile e che la prescrizione del reato è maturata successivamente alla sentenza di secondo grado. Di conseguenza, i giudici annullano senza rinvio la condanna, poiché l'estinzione del reato per decorso del tempo prevale su qualsiasi altra questione procedurale o di merito.
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Prescrizione del reato: addio alla multa per lesioni stradali
Il Giudice di Pace condanna Il Conducente per lesioni personali colpose stradali ai danni di un pedone, applicando un aumento di pena per recidiva. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva a un reato colposo. Nelle more del giudizio di legittimità, matura la prescrizione del reato. La Suprema Corte, rilevata l'ammissibilità del ricorso, dichiara che la causa estintiva prevale su ogni altra valutazione di merito o di nullità. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando estinto il reato per intervenuta prescrizione.
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Condanna per spaccio cancellata dalla prescrizione del reato
L'Imputato era stato condannato nei gradi di merito per spaccio di lieve entità per episodi di cessione di hashish avvenuti tra il 2012 e il 2013. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la genericità delle prove e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso non erano manifestamente infondati, consentendo così l'esame del caso. Poiché i fatti risalivano a molti anni prima, è maturata la prescrizione del reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione dei reati.
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Prescrizione del reato: ricorso inutile e condanna alle spese
La Corte d'Appello ha dichiarato l'estinzione di un reato stradale per intervenuta prescrizione del reato con una decisione presa senza udienza. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la causa estintiva della prescrizione prevale sulla nullità della sentenza emessa senza udienza, a meno che non emerga l'evidente innocenza dell'imputato. Poiché nel caso specifico non vi erano prove evidenti di innocenza, un eventuale rinvio al giudice di merito avrebbe portato allo stesso identico risultato, rendendo inutile un nuovo processo. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca facoltativa: quando il patteggiamento non basta
L'Imputato ha concordato una pena per detenzione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. Il Tribunale ha disposto anche la confisca e la distruzione dei telefoni cellulari sequestrati. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la mancanza di motivazione su tale misura patrimoniale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che la confisca facoltativa di beni non compresi nell'accordo di patteggiamento richiede una specifica motivazione da parte del giudice, che deve dimostrare il nesso di strumentalità tra i beni e il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca dei telefoni, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio su questo aspetto.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: addio condanna
Il Tribunale aveva condannato L'Imputato per lesioni personali stradali a seguito di patteggiamento, disponendo anche la sanzione accessoria della revoca della patente. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità della revoca automatica della patente, ritenuta sproporzionata rispetto a un precedente penale risalente a trentotto anni prima. Nelle more del giudizio di legittimità, la difesa ha depositato il certificato di morte dell'uomo. La Corte di Cassazione ha preso atto del decesso e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. La morte del soggetto determina infatti l'immediata estinzione del reato per morte dell'imputato, prevalendo su ogni altra valutazione di merito e imponendo la chiusura definitiva del procedimento penale a suo carico.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per infortunio
Un lavoratore ha subito gravi lesioni alle mani a causa di una macchina da stampa non sicura. Il socio accomandatario dell'azienda, responsabile della sicurezza, è stato condannato nei primi due gradi di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di notifica. La Suprema Corte, pur ritenendo ammissibile il ricorso, ha rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per punire il fatto. Poiché non sono emersi elementi evidenti per un'assoluzione immediata nel merito, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando senza rinvio la condanna precedente. Di conseguenza, il processo si chiude senza conseguenze penali per l'imputato.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena esclude il ricorso
Il difensore del Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva rideterminato la pena a seguito di concordato in appello. Il Ricorrente lamentava la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. In caso di concordato in appello, il ricorso è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o per difformità della decisione del giudice, mentre non si possono far valere la mancata valutazione del proscioglimento o vizi sulla pena se questa non è illegale. Il Ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato d’ebbrezza: il consenso non cancella i diritti
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un automobilista accusato di guida in stato d'ebbrezza. La polizia giudiziaria aveva richiesto ai sanitari di un ospedale l'analisi del tasso alcolemico su un prelievo di sangue, senza però avvisare preventivamente il conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che il consenso del conducente al prelievo escludesse la necessità dell'avviso. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'avviso è obbligatorio quando l'accertamento ha finalità probatorie ed è estraneo alle cure mediche. Il consenso dell'interessato non sana la mancanza di questa fondamentale garanzia difensiva. Di conseguenza, l'automobilista vince la causa e l'assoluzione diventa definitiva.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione cancella la condanna
Due soggetti sono stati condannati in appello per il reato di furto di energia elettrica, aggravato dall'uso di mezzo fraudolento e violenza sulle cose per un allaccio abusivo. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la coesistenza delle aggravanti e chiedendo la dichiarazione di prescrizione. Durante il procedimento, una delle imputate è deceduta. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna: per la donna deceduta, il reato si è estinto per morte dell'imputata; per l'altro ricorrente, la Corte ha accertato il decorso del termine massimo di prescrizione, estinguendo definitivamente il reato.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza di appello che aveva ridotto la sua pena a seguito di concordato in appello. L'imputato lamentava la mancata applicazione della norma sul fatto di lieve entità in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello limita drasticamente i motivi di ricorso in Cassazione. Sono infatti esclusi i vizi sulla determinazione della pena, a meno che la sanzione non sia del tutto illegale o fuori dai limiti edittali. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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