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Art. 1284 Codice Civile

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746 provvedimenti

Danno iatrogeno: risarcimento per aggravamento
La Corte d'Appello ha riconosciuto un aumento del risarcimento per danno iatrogeno a seguito dell'aggravamento clinico di un paziente operato al polso. Nonostante il rigetto delle richieste per perdita di chance e capacità lavorativa, la sentenza conferma che i peggioramenti emersi durante il processo devono essere liquidati per economia processuale.
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Responsabilità danni animali: come farsi risarcire
Il Tribunale di Bologna ha emesso una sentenza riguardante la responsabilità danni animali a seguito di un'aggressione subita da una passante da parte di due cani incustoditi. Il giudice ha applicato il regime di responsabilità oggettiva ex art. 2052 c.c., condannando la proprietaria al risarcimento dei danni biologici e patrimoniali, poiché non è stato provato il caso fortuito. La vittima ha ottenuto il ristoro per l'invalidità permanente e le spese mediche sostenute.
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Rimborso accise energia: diritto alla restituzione
Una società cooperativa ha ottenuto dal Tribunale il rimborso accise energia relativo alle addizionali provinciali versate negli anni 2010-2011. Il giudice, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 43/2025, ha dichiarato l'illegittimità delle somme versate a titolo di rivalsa, ordinando alla società fornitrice la restituzione della somma di oltre 50.000 euro.
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Ripetizione di indebito: come recuperare somme pagate
Una società ha ottenuto la condanna di una ditta e del suo socio accomandatario per la restituzione di 150.000 euro versati sulla base di un contratto falso. Il Tribunale ha applicato l'istituto della ripetizione di indebito, accertando che il pagamento era privo di causa poiché l'azienda ricevente si occupava di ristorazione e non di recupero metalli come dichiarato.
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Lesione di legittima: come tutelare la propria quota
Il Tribunale ha accolto l'azione di riduzione proposta da una figlia esclusa dal testamento paterno a favore della matrigna. Attraverso il calcolo dell'asse ereditario, comprensivo di donazioni simulate effettuate poco prima del decesso, è stata accertata una lesione di legittima. La sentenza ha dichiarato l'inefficacia parziale delle disposizioni testamentarie, reintegrando la quota di un terzo del patrimonio spettante all'erede legittimaria.
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Responsabilità medica: risarcimento per errore fatale
Il Tribunale di Bologna ha esaminato un caso di responsabilità medica riguardante il decesso di una paziente dovuto a una perforazione rettale causata da un errore durante un clistere. Nonostante l'adesione delle parti a una proposta conciliativa, la struttura sanitaria ha ritardato il pagamento. Il giudice ha quindi confermato l'accordo, condannando l'azienda al pagamento di oltre 250.000 euro più interessi.
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Postergazione finanziamenti soci nelle società semplici
La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione di un lodo arbitrale riguardante la restituzione di prestiti soci in una società semplice. Il punto centrale riguarda la postergazione finanziamenti soci ex art. 2467 c.c., che la Corte ritiene inapplicabile alle società semplici a causa della responsabilità illimitata dei soci. Inoltre, è emerso che l'onere della prova dello squilibrio finanziario non era stato assolto dall'attrice.
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Costituzione in mora: la Cassazione nega interessi a Casa di Cura
Una Casa di Cura ha chiesto a un'Azienda Sanitaria Locale il pagamento di interessi di mora per fatture sanitarie del 2005. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, revocando il decreto ingiuntivo, perché mancava la prova della costituzione in mora. La Corte d'Appello ha confermato. La Cassazione ha ribadito che per le Aziende Sanitarie, le obbligazioni sono "querable" (il creditore deve chiedere il pagamento). Non basta l'emissione di fatture o il ricorso per decreto ingiuntivo. È necessario un atto formale di costituzione in mora. Senza tale prova, la richiesta di interessi di mora è infondata. La Casa di Cura ha perso.
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Arricchimento senza causa: restituzioni tra ex
Il Tribunale di Milano ha affrontato il caso di un uomo che, terminata la convivenza, ha richiesto la restituzione di ingenti somme versate all'ex compagna per il pagamento di un mutuo e l'acquisto di un nuovo immobile. La corte ha distinto tra i contributi versati per la vita familiare, considerati obbligazioni naturali non rimborsabili, e i pagamenti effettuati per un immobile in costruzione intestato solo alla donna. Per questi ultimi, è stato riconosciuto l'arricchimento senza causa, condannando l'ex partner alla restituzione della somma.
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Responsabilità professionale medica: il caso del parto
La sentenza tratta della responsabilità professionale medica di una struttura sanitaria per i gravissimi danni neurologici subiti da un neonato. I sanitari non hanno eseguito un cesareo d'urgenza nonostante un tracciato cardiotocografico allarmante, né informato correttamente la madre sui rischi. Il Tribunale ha accertato il nesso causale e condannato la struttura al risarcimento.
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Responsabilità medica per endoftalmite: il risarcimento
La sentenza analizza la responsabilità medica per endoftalmite insorta dopo un intervento oculistico. Il Tribunale ha condannato la struttura sanitaria per la negligente gestione della fase post-operatoria, caratterizzata da un ritardo nella diagnosi e nel trattamento dell'infezione, che ha causato alla paziente la perdita definitiva del visus in un occhio.
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Compensi professionali avvocato: guida al calcolo
Il Tribunale di Milano ha deciso su un caso di opposizione a decreto ingiuntivo riguardante i compensi professionali avvocato. Alcune società contestavano l'importo richiesto dal legale e lamentavano violazioni deontologiche. Il giudice ha chiarito che, in assenza di pattuizione scritta, si applicano i parametri ministeriali e che le violazioni disciplinari non incidono sul diritto al compenso se l'attività è stata regolarmente svolta.
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Ripetizione di indebito oggettivo: il tempo cancella il rimborso
L'Acquirente di un immobile ha versato erroneamente l'IVA all'Azienda Venditrice anziché l'imposta di registro. Dopo una sentenza tributaria del 2017 che ha confermato l'errore, l'Acquirente ha avviato un'azione di ripetizione di indebito oggettivo per riavere la somma. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per chiedere il rimborso decorre dal momento del pagamento originario (avvenuto nel 2004) e non dalla sentenza tributaria successiva. Quest'ultima ha infatti natura meramente dichiarativa di un errore già esistente fin dall'inizio. Di conseguenza, il diritto al rimborso è stato dichiarato prescritto, determinando la vittoria dell'Azienda Venditrice, che non dovrà restituire la somma.
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Indebito arricchimento: l’erede batte il Comune senza contratto
L'Erede del Professionista ha richiesto al Comune il pagamento delle prestazioni professionali svolte dal defunto marito. In mancanza di un contratto scritto, la domanda è stata riqualificata come indebito arricchimento. Il Comune ha contestato la tempestività della domanda, mentre l'Erede ha richiesto la rivalutazione monetaria e gli interessi dal momento del depauperamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che la domanda di indebito arricchimento è tempestiva anche se presentata nelle memorie di precisazione. Ha invece accolto il ricorso dell'Erede: l'indennizzo per indebito arricchimento è un credito di valore, soggetto a rivalutazione e interessi legali a partire dal momento della perdita patrimoniale, oltre all'applicazione del tasso maggiorato per i ritardi nei pagamenti dalla domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Interessi legali o commerciali: la Cassazione fissa i limiti
L'Impresa Creditrice ha richiesto il pagamento di somme dovute per un appalto, ottenendo una condanna contro l'Azienda Debitrice al pagamento del capitale oltre agli "interessi dovuti per legge". In sede di esecuzione, l'Impresa Creditrice ha preteso il calcolo degli interessi commerciali, molto più elevati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la formula generica "interessi dovuti per legge" si riferisce esclusivamente agli interessi legali ordinari previsti dal codice civile. L'applicazione degli interessi speciali per le transazioni commerciali richiede infatti un accertamento specifico dei presupposti di fatto durante il giudizio di merito, e non può essere introdotta per la prima volta nella fase esecutiva. L'Impresa Creditrice perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Determinatezza del tasso di interesse: la banca perde sui giorni
Un garante ha impugnato un decreto ingiuntivo legato a un finanziamento a tasso variabile, contestando la nullità del contratto per la mancata indicazione del TAN e di elementi chiave come la "days count convention". Mentre i giudici di merito hanno ritenuto valido il contratto poiché il tasso era calcolabile dal TAEG, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la mancata specificazione della base di calcolo temporale (360 o 365 giorni) rende incerta la determinatezza del tasso di interesse variabile. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico profilo di trasparenza bancaria.
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Specificità dei motivi di appello: correntista batte la banca
Una società correntista ha citato in giudizio la propria banca contestando l'applicazione di interessi usurari, anatocismo e commissioni illegittime. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di specificità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società, stabilendo che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di sentenza. È sufficiente che l'atto indichi chiaramente i punti contestati e le relative censure, permettendo al giudice di comprendere la critica. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per l'esame del merito della controversia bancaria.
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Ripetizione di indebito bancario: fido non provato e banca salva
Due società correntiste hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la ripetizione di indebito bancario per interessi illegittimi e addebiti ingiustificati. La Corte d'Appello ha rigettato gran parte delle richieste, rilevando la prescrizione dei recuperi anteriori al 2002 per mancanza di prova di un contratto di affidamento scritto, e ritenendo valido il tasso di interesse pattuito tramite un contratto firmato dal solo cliente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al cliente dimostrare la natura ripristinatoria dei versamenti per evitare la prescrizione e che i contratti bancari monofirma sono pienamente validi se consegnati al cliente.
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Imputazione del pagamento: il giudice deve fare i calcoli
Un intermediario finanziario ha richiesto un decreto ingiuntivo contro un'azienda sanitaria per crediti farmaceutici. L'azienda ha pagato parzialmente in corso di causa. La Corte d'appello ha ritenuto inammissibile la domanda del creditore volta a ottenere la corretta imputazione del pagamento (prima agli interessi e poi al capitale, come previsto dall'art. 1194 c.c.), sostenendo che il creditore non avesse indicato l'esatto calcolo del residuo. La Cassazione ha accolto il ricorso del creditore, stabilendo che spetta al giudice effettuare il calcolo matematico una volta che il creditore ha indicato i criteri di imputazione del pagamento e fornito le prove dei pagamenti.
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Rimborso IVA e interessi: no a nuovi calcoli in ottemperanza
Il Contribuente ha richiesto il Rimborso IVA e interessi per oltre 410.000 euro. Ottenuta una sentenza favorevole che riconosceva il credito e gli accessori di legge, ha avviato un giudizio di ottemperanza contestando il calcolo degli interessi applicato dall'Agenzia delle Entrate. Il Contribuente pretendeva l'applicazione degli interessi di mora previsti da una legge speciale del 1961. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudizio di ottemperanza non può attribuire diritti nuovi o diversi rispetto a quelli decisi nella sentenza originaria. Gli interessi speciali richiesti non erano esigibili prima del passaggio in giudicato della sentenza e non rientravano nei generici accessori di legge. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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