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Danno iatrogeno: risarcimento per aggravamento

La Corte d’Appello ha riconosciuto un aumento del risarcimento per danno iatrogeno a seguito dell’aggravamento clinico di un paziente operato al polso. Nonostante il rigetto delle richieste per perdita di chance e capacità lavorativa, la sentenza conferma che i peggioramenti emersi durante il processo devono essere liquidati per economia processuale.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI TRIESTE N. 206 2026 - N. R.G. 00000274 2024 DEPOSITO MINUTA 07 08 2026 PUBBLICAZIONE 11 08 2026
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Pubblicato il 22 agosto 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno iatrogeno: come ottenere l’aumento del risarcimento per aggravamento

Il danno iatrogeno rappresenta una delle sfide più complesse nell’ambito della responsabilità medica. Si verifica quando un intervento sanitario, finalizzato alla cura, finisce per aggravare le condizioni del paziente o creare nuovi postumi invalidanti a causa di un’esecuzione imperfetta. Un recente caso giudiziario ha messo in luce come la giurisprudenza protegga il diritto del danneggiato a ottenere un risarcimento aggiornato qualora le sue condizioni peggiorino durante lo svolgimento del processo.

Il caso dell’intervento al polso non riuscito

La vicenda trae origine da un infortunio sul lavoro che ha causato a un lavoratore una frattura pluriframmentaria del polso. Durante l’intervento di riduzione e stabilizzazione presso una struttura ospedaliera, i medici hanno commesso degli errori nella disposizione dei mezzi di sintesi, portando a una guarigione imperfetta.

In primo grado, il Tribunale aveva riconosciuto una responsabilità solidale tra la struttura e il chirurgo, quantificando il danno biologico iatrogeno in una misura iniziale. Tuttavia, durante il giudizio di appello, il paziente ha lamentato un progressivo peggioramento delle funzionalità della mano destra, richiedendo una rideterminazione della somma spettante.

L’ammissibilità dell’aggravamento clinico in appello

Una questione centrale del procedimento ha riguardato la tempestività della domanda di aggravamento. La difesa dei medici sosteneva che la richiesta fosse tardiva, ma la Corte d’Appello ha chiarito che il peggioramento dei postumi, se oggettivamente verificato tramite nuove indagini morfologiche (come RX e RMN), deve essere preso in considerazione dal giudice del gravame.

Questo orientamento si basa sul principio di economia processuale: evitare che il cittadino debba iniziare un nuovo e separato processo per vedersi riconosciuta la reale entità del danno subito, qualora questo si manifesti pienamente solo dopo la sentenza di primo grado.

Limiti al risarcimento del danno patrimoniale

Nonostante il successo nel veder riconosciuto il maggior danno biologico, l’appellante non ha ottenuto il risarcimento per la perdita della capacità lavorativa specifica e per la perdita di chance. La Corte ha ritenuto che la componente di danno addebitabile esclusivamente all’errore medico (8% su un totale del 15% di invalidità) non fosse tale da precludere definitivamente l’attività di idraulico svolta in precedenza.

Inoltre, la richiesta di risarcimento per perdita di chance professionale è stata giudicata troppo generica e priva di una prova concreta circa la reale possibilità di conseguire vantaggi economici futuri che sono andati perduti.

le motivazioni

La decisione della Corte si fonda sulla distinzione netta tra le conseguenze inevitabili dell’infortunio originario e quelle prodotte dall’imperizia medica. Attraverso una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) aggiornata, è stato accertato che l’evoluzione peggiorativa dell’artrosi radio-carpica era direttamente collegata alla inadeguata riduzione della frattura. I giudici hanno applicato il criterio del danno differenziale, sottraendo dall’invalidità complessiva la quota di danno base (7%) che il paziente avrebbe comunque riportato a causa del trauma iniziale. La Corte ha inoltre precisato che la personalizzazione del danno non può essere concessa automaticamente, ma richiede la prova di conseguenze anomale o eccezionali che vadano oltre i pregiudizi ordinariamente derivanti da quel grado di invalidità.

le conclusioni

Il provvedimento si conclude con una parziale riforma della sentenza di primo grado, elevando il risarcimento complessivo dovuto al danneggiato. Viene ribadito che, ai fini del calcolo, occorre fare riferimento alle Tabelle del Tribunale di Milano e che l’indennizzo versato dagli istituti assicurativi sociali deve essere scomputato solo dalla componente biologica, escludendo la quota relativa alla sofferenza soggettiva interiore. Questa sentenza conferma l’importanza di monitorare costantemente l’evoluzione clinica del paziente durante il contenzioso, poiché il diritto al risarcimento deve riflettere l’effettiva integrità psicofisica lesa, pur restando rigoroso nell’escludere voci di danno patrimoniale non adeguatamente documentate.

Si può chiedere l’aggravamento del danno durante la causa d’appello?
Sì, è ammissibile la richiesta di rideterminazione del danno se i postumi clinici peggiorano nel corso del procedimento, purché il peggioramento sia oggettivo e supportato da nuovi accertamenti medici.

L’errore medico dà sempre diritto al risarcimento per perdita di capacità lavorativa?
No, il risarcimento per perdita della capacità lavorativa specifica richiede la prova che l’invalidità causata dai medici impedisca effettivamente lo svolgimento dell’attività professionale abituale.

Come si calcola il risarcimento in caso di infortunio sul lavoro con successivo errore medico?
Si applica il criterio del danno differenziale, ovvero si risarcisce solo la quota di invalidità aggiuntiva causata dai medici rispetto a quella che sarebbe comunque derivata dall’infortunio iniziale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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