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Art. 127-ter Codice di Procedura Civile

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582 provvedimenti

Fideiussione consumatore: nullo il patto anti-1957
Con la sentenza n. 3912/2022 del 03/07/2025, il Tribunale di Ancona ha accolto l'opposizione di alcuni garanti, qualificandoli come consumatori. Il giudice ha dichiarato nulla la clausola di deroga all'art. 1957 c.c. contenuta nel contratto di fideiussione consumatore, ritenendola vessatoria. Di conseguenza, il diritto del creditore è stato dichiarato decaduto per non aver agito tempestivamente contro il debitore principale, con revoca del decreto ingiuntivo opposto.
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Mansioni superiori: quando spetta la retribuzione
Il Tribunale di Ancona, Sez. Lavoro, con sentenza del 04/07/2025 nel caso n. 1201/2023, ha riconosciuto il diritto di un lavoratore al pagamento delle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. A seguito di una precedente pronuncia non definitiva, il giudice ha condannato la parte datoriale a versare la somma lorda di € 8.208,48, oltre interessi e rivalutazione. Le spese legali sono state compensate per 2/3 dato l'accoglimento solo parziale della domanda iniziale.
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Licenziamento giustificato motivo oggettivo: la prova
Il Tribunale di Ancona (Sent. n. 1514/2024) dichiara illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La corte ha stabilito che il datore di lavoro non ha fornito prova sufficiente del calo di attività e ha violato l'obbligo di repechage, condannandolo al risarcimento e al pagamento del lavoro straordinario.
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Melassa per narghilè: la buona fede salva dalla multa
La Corte d'Appello conferma l'annullamento di sanzioni per la detenzione di melassa per narghilè. Decisivo l'errore in buona fede dell'esercente, basato su un'interpretazione normativa prevalente prima di un successivo chiarimento della Cassazione. La corte ha ritenuto non punibile la condotta.
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Risoluzione contratto appalto: grave inadempimento
Un committente ottiene la risoluzione contratto appalto per grave inadempimento di un'impresa edile che aveva abbandonato il cantiere. Il Tribunale ha condannato l'impresa alla restituzione delle somme versate, al netto del valore dei lavori eseguiti, e al risarcimento dei danni per le spese peritali sostenute.
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Recesso locazione commerciale: la clausola vince
Un locatore ha impugnato la decisione di primo grado che convalidava il recesso anticipato di un conduttore da un contratto di sublocazione ad uso professionale. La Corte d'Appello ha respinto l'appello, confermando che una specifica clausola contrattuale che consentiva il recesso con un preavviso di soli 20 giorni era pienamente valida. La sentenza sottolinea come l'autonomia contrattuale delle parti possa prevalere sulle disposizioni di legge standard in materia di recesso locazione commerciale, che prevedono un preavviso di sei mesi per gravi motivi.
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Oneri condominiali: onere della prova del locatore
La Corte d'Appello di Roma ha respinto il ricorso di un locatore, confermando che per ottenere la risoluzione del contratto e il pagamento degli oneri condominiali, non basta una generica richiesta di pagamento. È necessario assolvere all'onere della prova, fornendo al conduttore i bilanci approvati e i criteri di riparto delle spese. In assenza di tale documentazione, la domanda del locatore è infondata.
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Nullità contratto d’appalto: la decisione della Corte
Un'impresa appaltante si opponeva al pagamento di lavori edili, invocando la nullità del contratto d'appalto per violazione delle norme sulla sicurezza. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che l'appaltante non può avvalersi della propria inadempienza agli obblighi di sicurezza, come la mancata predisposizione del Piano di Sicurezza, per evitare di saldare il corrispettivo per lavori regolarmente eseguiti e mai contestati.
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Assegno mantenimento figlia maggiorenne: quando si riduce
La Corte d'Appello di Roma ha parzialmente riformato un decreto di primo grado, confermando la revoca dell'assegno divorzile per l'ex moglie, data la sua comprovata capacità lavorativa, ma modificando la decisione sull'assegno di mantenimento per la figlia maggiorenne. Pur lavorando, la figlia venticinquenne con un contratto part-time e precario non è stata ritenuta economicamente autonoma. Di conseguenza, la Corte ha disposto una riduzione dell'assegno paterno a 250,00 euro mensili, anziché la sua totale revoca, sottolineando che un'autonomia parziale o 'in divenire' non estingue l'obbligo di mantenimento.
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Assegno divorzile: quando la figlia diventa autonoma?
In un caso di modifica delle condizioni di divorzio, un ex marito chiedeva la revoca dell'assegno divorzile alla ex moglie e del mantenimento per la figlia ormai adulta e lavoratrice. Il Tribunale aveva ridotto l'assegno divorzile. La Corte d'Appello, tuttavia, ha riformato la decisione: pur confermando la revoca del mantenimento per la figlia economicamente autonoma, ha ripristinato l'importo originario dell'assegno divorzile per la ex moglie. La Corte ha sottolineato la funzione compensativa dell'assegno, dovuto per i sacrifici professionali fatti dalla donna durante il matrimonio a vantaggio della famiglia e della carriera del marito, ritenendo che l'autonomia della figlia non giustificasse una diminuzione del supporto all'ex coniuge.
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Danno rapporto parentale: prova e liquidazione
La Corte d'Appello di Trieste ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al risarcimento per il danno da perdita del rapporto parentale subito dai familiari di una paziente deceduta a seguito di complicazioni mediche. La sentenza chiarisce che, sebbene per i familiari stretti il legame affettivo sia presunto, l'intensità di tale legame, necessaria per quantificare il danno, deve essere provata concretamente. La Corte ha ritenuto insufficiente la mera non contestazione da parte dell'azienda, basando la sua decisione sulle prove testimoniali che hanno dimostrato la profondità e la costanza dei rapporti tra la defunta e i suoi cari.
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Conclusione del contratto: l’ordine non firmato
Un negozio di abbigliamento ha citato in giudizio un fornitore per mancata consegna della merce. La Corte d'Appello ha stabilito che la conclusione del contratto non è mai avvenuta, poiché il modulo d'ordine inviato dal negozio, non essendo stato firmato per accettazione dal fornitore, costituiva una semplice proposta. Clausole come "salvo approvazione della casa" confermano la necessità di un'accettazione formale, escludendo che il silenzio potesse perfezionare l'accordo.
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Azione revocatoria spese legali: quando sorge il credito
Un'analisi della sentenza della Corte d'Appello di Trieste sull'inammissibilità dell'azione revocatoria per spese legali prima della sentenza di condanna. Il caso chiarisce che il credito per le spese di lite sorge solo con la pronuncia del giudice, rendendo inefficace un'azione revocatoria su atti di disposizione anteriori a tale momento.
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Fideiussione omnibus nulla: l’onere della prova
Un fideiussore ha impugnato una sentenza sostenendo la nullità della propria garanzia, in quanto ricalcava uno schema ABI dichiarato anticoncorrenziale dalla Banca d'Italia nel 2005. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che per una fideiussione stipulata nel 2011, la sola esistenza del provvedimento del 2005 non è sufficiente a provare la nullità. Incombe sul garante l'onere di dimostrare la persistenza di un'intesa illecita al momento della firma. La Corte ha quindi confermato la piena validità della fideiussione omnibus e la condanna al pagamento.
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Diritto di abitazione e divisione: la guida completa
In una causa di divisione ereditaria tra due fratelli e la loro matrigna, la Corte d'Appello ha stabilito principi cruciali. Il valore dell'immobile da dividere deve includere non solo il diritto di superficie ma anche il connesso diritto di riscatto per la piena proprietà. Viene confermato che il valore del diritto di abitazione del coniuge superstite va detratto dall'asse ereditario prima della divisione. Infine, l'immobile è stato assegnato alla vedova, derogando al criterio della quota maggioritaria per tutelare la sua esigenza abitativa.
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Ripetizione Addizionale Energia: come riaverla
Una società ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere la restituzione dell'addizionale provinciale sull'accisa elettrica, sostenendone l'incompatibilità con il diritto dell'Unione Europea. Il Tribunale di Verona, richiamando una pronuncia della Corte Costituzionale, ha confermato l'illegittimità dell'addizionale per mancanza di una finalità specifica richiesta dalle direttive UE. Ha quindi respinto le difese del fornitore, inclusa l'eccezione di prescrizione, e lo ha condannato alla restituzione integrale della somma richiesta (€17.724,89) oltre interessi. La sentenza chiarisce il diritto del consumatore a richiedere la ripetizione addizionale energia direttamente al fornitore.
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Contratto swap nullo: la decisione del Tribunale
Una società citava in giudizio una banca chiedendo la nullità di un contratto di mutuo e di un connesso contratto di Interest Rate Swap (IRS) per varie irregolarità, tra cui usura e anatocismo. Il Tribunale ha respinto le doglianze sul mutuo, ritenendolo valido, ma ha dichiarato il contratto swap nullo. La motivazione risiede nella mancata trasparenza da parte della banca sui rischi effettivi e sui costi impliciti dello strumento derivato. Tuttavia, poiché gli attori non avevano formulato una specifica domanda di restituzione delle somme versate per lo swap nullo, sono stati condannati a rimborsare integralmente il capitale residuo del mutuo.
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Commissione di massimo scoperto: quando è illegittima?
Una società ha contestato gli addebiti sul proprio conto corrente, inclusa la commissione di massimo scoperto (CMS). La Corte d'Appello ha stabilito che la CMS era illegittima perché il contratto, pur indicando l'aliquota, non specificava le modalità di calcolo. Questa indeterminatezza ha reso la clausola nulla. Di conseguenza, la Corte ha ordinato il ricalcolo del saldo del conto escludendo la CMS, trasformando un debito del cliente in un credito e condannando la banca alla restituzione delle somme e alla rettifica della segnalazione in Centrale Rischi.
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Responsabilità del liquidatore: guida al caso pratico
La Corte d'Appello conferma la condanna per responsabilità del liquidatore di una società. Il caso esamina atti di mala gestio, inclusa la vendita di quote a un prezzo inferiore al valore effettivo, la mancata riscossione del corrispettivo tramite una compensazione illegittima e l'esecuzione di pagamenti preferenziali. La sentenza chiarisce i criteri per la quantificazione del danno, limitandolo alla differenza tra il valore reale delle quote e il prezzo pattuito, escludendo il danno da mancata riscossione poiché la curatela non aveva provato l'impossibilità di recuperare il credito dagli acquirenti.
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Obbligo consegna documenti bancari: il limite decennale
Una società, agendo per conto di un fideiussore, ha richiesto a un istituto di credito la consegna di contratti e documentazione bancaria. La Corte d'Appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha confermato l'esistenza del diritto ma ha precisato un aspetto fondamentale: l'obbligo di consegna dei documenti bancari da parte della banca è limitato agli ultimi dieci anni. La Corte ha stabilito che la richiesta di documenti anteriori al decennio non può essere accolta, applicando i principi derivanti dall'art. 119 del Testo Unico Bancario e dall'art. 2220 del codice civile.
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