Un automobilista, guidando in stato di ebbrezza e a velocità eccessiva, causa un incidente mortale con un motociclista. Anche la vittima, però, aveva commesso infrazioni: superava il limite di velocità e aveva invaso la corsia opposta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'automobilista per omicidio stradale, chiarendo un punto fondamentale: il concorso di colpa della vittima, pur comportando una riduzione della pena, non elimina la responsabilità penale del conducente che ha tenuto la condotta più grave. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici che avevano attribuito alla vittima il 30% della responsabilità, respingendo il ricorso dell'imputato.
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