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Art. 1227 Codice Civile — Anno 2026

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132 provvedimenti

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Responsabilità banca per assegni falsi: assolta se la truffa è abile
Una società chiede il risarcimento alla propria banca per aver pagato bonifici e assegni con firma falsa, per un totale di oltre 460.000 euro. La falsificazione era stata opera di una collaboratrice di un'altra azienda che condivideva la stessa sede. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, escludendo la responsabilità della banca per assegni falsi. La Corte ha ritenuto che la banca non fosse tenuta a rispondere, poiché la falsificazione non era riconoscibile a occhio nudo e non era stata provata una sua negligenza. L'appello della società è stato dichiarato inammissibile, ponendo fine alla questione a favore dell'istituto di credito.
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Danno da provvedimento illegittimo: risarcimento negato al chiosco
Una commerciante subisce la chiusura del suo chiosco a causa di un ordine del Comune, poi dichiarato illegittimo. Nonostante ciò, la sua richiesta di risarcimento viene fortemente limitata. La Cassazione ha stabilito che il danno da provvedimento illegittimo non è totale se la stessa danneggiata ha contribuito a peggiorare la situazione. Nello specifico, il suo ritardo nel chiedere il rinnovo della licenza ha interrotto il diritto a un risarcimento prolungato. Inoltre, la Corte ha negato il rimborso delle spese di avvio dell'attività, applicando il principio che il risarcimento non deve arricchire la vittima. Alla fine, il Comune vince la causa.
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Scontro con cinghiale: non basta l’impatto per il risarcimento
Una automobilista subisce danni alla propria auto a seguito di un impatto con un cinghiale e cita in giudizio la Regione. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto fondamentale sull'onere della prova. Per ottenere il risarcimento danni da fauna selvatica, non è sufficiente dimostrare la collisione. L'automobilista deve fornire una prova completa e dettagliata della dinamica dell'incidente, che includa la dimostrazione della propria guida prudente e diligente. La Corte ha annullato la precedente sentenza favorevole alla conducente, stabilendo che il giudice non aveva correttamente valutato la sua condotta di guida, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità per errata comunicazione: INPS paga i danni
Un lavoratore si dimette dopo aver ricevuto dall'Ente Previdenziale la conferma di aver maturato i requisiti per la pensione. Anni dopo, l'Ente revoca la pensione per irregolarità. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'Ente al risarcimento dei danni. Viene sancito il principio della responsabilità per errata comunicazione contributiva. L'Ente, violando i doveri di correttezza, ha leso il legittimo affidamento del cittadino, inducendolo a lasciare il lavoro. Deve quindi risarcire le retribuzioni perse a causa del suo errore.
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Danni da fauna selvatica: risarcimento dimezzato senza prova
Un automobilista chiede alla Regione il risarcimento per i danni subiti dalla sua auto dopo l'impatto con un capriolo. La Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti di dimezzare il risarcimento. Il motivo è che l'automobilista non ha fornito la prova completa di aver guidato con la massima prudenza e di non aver potuto evitare l'incidente. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sui Danni da fauna selvatica: non basta dimostrare l'impatto, ma è necessario provare l'intera dinamica, inclusa la propria condotta di guida irreprensibile. In assenza di tale prova, scatta un concorso di colpa che riduce l'indennizzo. L'automobilista, non avendo superato questo onere probatorio, perde la causa.
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Danni da fauna selvatica: l’impatto non basta per il risarcimento
La Corte di Cassazione affronta un caso di richiesta di risarcimento per danni a un'auto a seguito di un impatto con un capriolo. La Corte stabilisce un principio fondamentale in materia di danni da fauna selvatica: non è sufficiente dimostrare la sola collisione con l'animale. L'automobilista ha l'onere di fornire una prova rigorosa e completa della dinamica dell'incidente. Deve dimostrare sia il comportamento dell'animale sia la propria condotta di guida, per escludere un eventuale concorso di colpa. In assenza di questa prova dettagliata, la domanda di risarcimento contro la Regione deve essere respinta. Di conseguenza, gli automobilisti perdono la causa.
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Danni da fauna selvatica: auto distrutta ma niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento danni da fauna selvatica a un automobilista che si era scontrato con un capriolo. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per ottenere il risarcimento non è sufficiente dimostrare l'impatto con l'animale. L'automobilista ha l'onere di fornire una prova rigorosa e completa della dinamica dell'incidente. Deve dimostrare che il comportamento dell'animale è stata la causa effettiva del sinistro e che la propria condotta di guida era esente da colpe. In assenza di questa prova dettagliata, la domanda di risarcimento viene respinta. La responsabilità della Regione, quindi, non è automatica.
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Danni da fauna selvatica: auto contro capriolo, la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento per i danni da fauna selvatica. Un'automobilista ha citato in giudizio la Regione per i danni subiti dall'impatto con un capriolo. La sua richiesta è stata respinta. La Corte ha chiarito che non è sufficiente dimostrare la collisione con l'animale. Il danneggiato ha l'onere di fornire una prova rigorosa e completa della dinamica dell'incidente, dimostrando che il sinistro è stato causato dal comportamento imprevedibile dell'animale e non da una propria condotta di guida negligente. In assenza di questa prova dettagliata, la domanda di risarcimento basata sull'art. 2052 c.c. non può essere accolta. La Regione, quindi, non è stata condannata a pagare.
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Danni da corrente: la responsabilità per attività pericolosa del gestore
Un centro di diagnostica subisce gravi danni ai propri macchinari a causa di sbalzi di tensione sulla rete elettrica. La società di distribuzione nega ogni addebito, accusando il centro di utilizzare una potenza insufficiente. La Corte di Cassazione, tuttavia, conferma la condanna del distributore, inquadrando la fornitura di energia elettrica come un caso di responsabilità per attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c. Secondo i giudici, spetta al distributore dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare il danno, prova che in questo caso non è stata fornita. Il gestore della rete è stato quindi condannato a risarcire i danni subiti dal centro diagnostico.
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Responsabilità da cose in custodia: caduta non basta per il danno
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per i danni subiti a causa di una caduta in una buca stradale. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità da cose in custodia. Per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare di essere caduti in un'area dove è presente un pericolo. Il danneggiato ha l'onere di provare l'esatta dinamica dell'incidente, dimostrando che è stata proprio la buca a causare la caduta. In assenza di questa prova specifica sul nesso di causalità, la domanda di risarcimento viene respinta e il custode della strada, in questo caso il Comune, non è ritenuto responsabile.
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Grano in strada: l’Ente gestore è responsabile se non segnala
Un motociclista cade a causa di grano presente sulla carreggiata, sversato da un mezzo agricolo. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente gestore della strada, non per la mancata pulizia, ma per non aver installato un'adeguata segnaletica di pericolo. Secondo i giudici, la presenza di granaglie durante il periodo della mietitura è un rischio prevedibile e stagionale. L'ente avrebbe dovuto segnalare il pericolo generico di 'materiale instabile sulla strada', come previsto dal Codice della Strada, per avvisare gli utenti. La sentenza stabilisce un importante principio sulla responsabilità dell'ente gestore della strada per omissione di cautele preventive.
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Insidia stradale: la conoscenza del pericolo non salva il custode
Un'automobilista subisce danni a causa di due tombini sporgenti su una strada dove un'azienda stava eseguendo lavori. L'azienda si difende sostenendo che la donna, abitando lì, conosceva il pericolo e che ciò costituisse un 'caso fortuito'. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che la semplice conoscenza dello stato dei luoghi non è sufficiente a escludere la responsabilità del custode per insidia stradale. La condotta della vittima deve essere analizzata concretamente per provare un'eventuale imprudenza. L'azienda è stata quindi condannata a risarcire i danni.
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Risarcimento danni fauna selvatica: Cinghiale batte Automobilista
Un automobilista chiede un risarcimento alla Regione per i danni subiti dall'impatto con un cinghiale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sul risarcimento danni fauna selvatica. Non basta dimostrare che l'incidente sia avvenuto. Il conducente ha l'onere di provare in modo rigoroso sia la dinamica esatta, sia che la propria guida fosse eccezionalmente prudente e che il comportamento dell'animale fosse talmente imprevedibile da rendere l'impatto inevitabile. In assenza di una prova così stringente, la domanda di risarcimento viene rigettata e l'Ente pubblico non è tenuto a pagare.
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Danni da fauna selvatica: scontro con cinghiale, risarcimento negato
La Cassazione affronta un caso di risarcimento per danni da fauna selvatica a seguito di un incidente tra un'auto e un cinghiale. La Corte stabilisce che la responsabilità della Regione rientra nell'ambito dell'art. 2052 c.c. (danno da animali) e non nella regola generale dell'art. 2043 c.c. Di conseguenza, l'onere della prova per l'automobilista è molto più severo: non basta dimostrare l'incidente, ma è necessario provare la dinamica esatta, il comportamento dell'animale e, soprattutto, la propria condotta di guida prudente e rispettosa delle norme. Poiché l'automobilista non ha fornito questa prova completa, la sua richiesta di risarcimento è stata respinta. La sentenza chiarisce che la mancata dimostrazione della propria guida corretta è decisiva per perdere il diritto al risarcimento.
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Danni da fauna selvatica: risarcimento negato senza prova piena
La Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento per i danni da fauna selvatica. Un automobilista chiedeva i danni alla Regione per un incidente causato da un cinghiale. La Corte ha stabilito un principio rigoroso: chi subisce il danno deve fornire la prova completa e precisa della dinamica dell'incidente. Non basta dimostrare la collisione. L'automobilista deve provare che il comportamento dell'animale è stato la causa determinante del sinistro e che la propria condotta di guida era prudente e adeguata. In assenza di questa prova dettagliata, la richiesta di risarcimento viene respinta integralmente. Nel caso specifico, l'automobilista ha perso la causa perché non ha fornito prove sufficienti a ricostruire l'accaduto e a escludere una sua colpa.
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Danni da fauna selvatica: onere della prova blocca il risarcimento
La Corte di Cassazione affronta un caso di richiesta di risarcimento per danni da fauna selvatica a seguito della collisione tra un'auto e un capriolo. Viene confermato che la responsabilità ricade sull'ente pubblico (la Regione) secondo l'art. 2052 c.c., che prevede una responsabilità oggettiva. Tuttavia, la Corte stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova: l'automobilista danneggiato deve prima dimostrare in modo preciso la dinamica dell'incidente e che il comportamento dell'animale è stato la causa determinante del danno. Poiché in questo caso l'automobilista non ha fornito prove sufficienti (testimonianze generiche, assenza di segni di frenata), la sua domanda di risarcimento è stata respinta. La Regione vince la causa.
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Danni da fauna selvatica: Ente responsabile ma automobilista perde
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema del risarcimento danni da fauna selvatica. Un'automobilista si era scontrata con un cinghiale, ma la sua richiesta di risarcimento contro l'Ente pubblico è stata respinta. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la responsabilità dell'Ente deriva dall'articolo 2052 del codice civile, che prevede una responsabilità oggettiva (senza bisogno di provare la colpa dell'Ente). Tuttavia, la richiesta è stata rigettata perché l'automobilista non è riuscita a fornire prove sufficienti e certe dell'impatto con l'animale. La sentenza sottolinea che, anche in regime di responsabilità oggettiva, il danneggiato ha sempre l'onere di dimostrare i fatti accaduti, il danno subito e il legame di causa-effetto con l'animale.
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Danni da fauna selvatica: risarcimento annullato, ecco perché
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei danni da fauna selvatica. Una società aveva ottenuto un risarcimento dalla Regione per i danni subiti dalla propria auto dopo l'impatto con un tasso. La Suprema Corte ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la Regione è sì responsabile in base all'art. 2052 c.c. (responsabilità oggettiva), ma non in modo automatico. L'automobilista danneggiato ha l'onere di provare non solo l'impatto, ma l'intera dinamica dell'incidente, dimostrando che il comportamento dell'animale è stato la causa principale del danno. Se la Regione prova che l'incidente è avvenuto per colpa esclusiva del conducente, il risarcimento non è dovuto. La causa è stata rinviata a un nuovo giudice per una valutazione più approfondita.
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Danno da fauna selvatica: cinghiale in strada, ma paga l’autista
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento a un'automobilista per i danni subiti dall'impatto con un cinghiale. La sentenza stabilisce un principio chiave sul danno da fauna selvatica: la responsabilità della Pubblica Amministrazione (la Regione) non è automatica. L'automobilista danneggiato ha l'onere di provare non solo l'incidente, ma anche di aver tenuto una condotta di guida prudente e di aver fatto tutto il possibile per evitare l'impatto. In assenza di questa prova, la domanda di risarcimento viene respinta, senza che l'Ente debba dimostrare il caso fortuito. In questo caso, la mancanza di prove sulla guida diligente dell'automobilista è stata decisiva.
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Risarcimento danni fauna selvatica: scontro con cinghiale, non basta
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento danni fauna selvatica a una proprietaria di un'auto scontratasi con un cinghiale. La richiesta contro la Regione è stata respinta perché l'automobilista non ha fornito la prova rigorosa della dinamica dell'incidente. Secondo i giudici, non basta dimostrare l'impatto con l'animale. È necessario provare che l'evento dannoso è stato una conseguenza diretta del comportamento imprevedibile della fauna e che il conducente ha adottato ogni cautela possibile alla guida, non potendo in alcun modo evitare la collisione. La semplice presenza dell'animale sulla strada non è sufficiente per ottenere il risarcimento.
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