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Art. 1227 Codice Civile — Anno 2026

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132 provvedimenti

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Concorso di colpa: ignorare le spie riduce i danni
La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione del risarcimento per un proprietario di un veicolo a causa del concorso di colpa. Il danneggiato aveva proseguito la marcia nonostante l'accensione di una spia luminosa, aggravando il danno al motore causato da una riparazione difettosa eseguita da un'officina. La sentenza affronta anche l'inammissibilità di nuovi documenti in appello prodotti contro un produttore automobilistico e la corretta liquidazione delle spese legali in base al valore della controversia.
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Concorso di colpa: assegni e spedizione postale
Una compagnia assicurativa ha impugnato la decisione che riduceva del 50% il risarcimento per un assegno rubato, ipotizzando un concorso di colpa dovuto all'invio tramite posta ordinaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve analizzare l'intera catena causale, includendo l'inadempimento del vettore postale come fattore intermedio. La semplice spedizione ordinaria non configura automaticamente un concorso di colpa se non viene provata l'efficienza causale diretta rispetto all'evento dannoso.
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Buca nascosta dalle foglie: il Comune paga, nessuna colpa al pedone
Una cittadina subisce gravi lesioni cadendo a causa di una buca stradale nascosta da alcune foglie. Il Comune, proprietario della strada, viene citato per danni. La Corte di Cassazione ha confermato la piena responsabilità da cose in custodia dell'ente, escludendo qualsiasi colpa della danneggiata. Secondo i giudici, la presenza di foglie non è sufficiente a qualificare come 'incauta' la condotta del pedone, se la vera causa dell'incidente è il dissesto del manto stradale. Il Comune è stato quindi condannato al risarcimento integrale del danno, stabilendo un importante principio sulla prevalenza della cattiva manutenzione rispetto a una minima disattenzione del cittadino.
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Danni da fauna selvatica: risarcimento negato senza prova certa
La Cassazione stabilisce un principio chiave sul risarcimento danni da fauna selvatica. Un'azienda ha chiesto i danni alla Regione per un incidente con un cinghiale. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che non basta dimostrare l'impatto. L'automobilista ha l'onere di provare la dinamica completa del sinistro, dimostrando sia il comportamento dell'animale sia la propria guida prudente. In assenza di una prova certa e dettagliata che l'incidente sia stato causato dall'animale e non da una propria negligenza, la domanda di risarcimento deve essere integralmente rigettata. La responsabilità non può essere presunta né divisa a metà.
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Danni da Lavori Pubblici: Abuso non esclude la Responsabilità
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di danni a un immobile privato, causati da lavori di ristrutturazione su un edificio adiacente di proprietà di un Comune. Sebbene l'immobile danneggiato presentasse una sopraelevazione abusiva che ha contribuito al danno, i giudici hanno confermato la responsabilità del committente pubblico. La Pubblica Amministrazione, infatti, non può essere esonerata dalla responsabilità a causa dei suoi specifici poteri di controllo e ingerenza nell'esecuzione degli appalti pubblici. La Corte ha quindi stabilito una responsabilità solidale tra Comune, impresa e direttore dei lavori per il 70% del danno, attribuendo il restante 30% ai proprietari danneggiati per il loro concorso di colpa.
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Incidente mortale: il concorso di colpa della vittima non assolve
Un automobilista, guidando in stato di ebbrezza e a velocità eccessiva, causa un incidente mortale con un motociclista. Anche la vittima, però, aveva commesso infrazioni: superava il limite di velocità e aveva invaso la corsia opposta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'automobilista per omicidio stradale, chiarendo un punto fondamentale: il concorso di colpa della vittima, pur comportando una riduzione della pena, non elimina la responsabilità penale del conducente che ha tenuto la condotta più grave. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici che avevano attribuito alla vittima il 30% della responsabilità, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Operazioni oggettivamente inesistenti e risarcimento
Una società di telecomunicazioni ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da una frode carosello basata su operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo che la società non avesse dimostrato la propria buona fede in sede tributaria per evitare il recupero dell'IVA. La Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che in caso di operazioni oggettivamente inesistenti la buona fede è irrilevante per il Fisco: il danno subito dalla società (pagamento di IVA e sanzioni) è dunque conseguenza diretta della frode, indipendentemente dalla mancata impugnazione degli accertamenti fiscali.
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Concorso di colpa: retromarcia e guida contromano
La Corte di Cassazione ha confermato il concorso di colpa paritario in un incidente stradale avvenuto in un parcheggio. Nonostante uno dei conducenti procedesse contromano, l'altro, impegnato in una manovra di retromarcia, non è riuscito a dimostrare di aver adottato la massima prudenza necessaria. La Corte ha chiarito che le tabelle di responsabilità del risarcimento diretto non sono vincolanti per il giudice, il quale deve sempre valutare le circostanze concrete del caso.
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Sospensione lavori: come provare il danno subito
Un'impresa appaltatrice ha agito contro un Comune per ottenere il risarcimento dei danni causati da una illegittima sospensione lavori. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria poiché l'impresa non ha fornito prova adeguata dell'effettivo immobilizzo dei macchinari e del personale. La Corte ha chiarito che il mancato utilizzo dei mezzi non coincide automaticamente con un danno risarcibile, specialmente se l'imprenditore non dimostra di aver agito con diligenza per ridurre il pregiudizio, ad esempio spostando le risorse su altri cantieri.
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Licenziamento illegittimo: onere prova e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento intimato da una società a una dipendente, rigettando il ricorso datoriale. La controversia riguardava principalmente l'asserita incompatibilità di un giudice e la richiesta di riduzione del risarcimento per mancata ricerca di nuova occupazione da parte della lavoratrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'incompatibilità del giudice deve essere fatta valere tramite ricusazione e che l'onere della prova sull'aliunde percipiendum grava esclusivamente sul datore di lavoro. Il licenziamento illegittimo comporta dunque il risarcimento pieno, entro i limiti di legge, se l'azienda non prova la negligenza della dipendente.
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Caso fortuito: quando la caduta è colpa del pedone
Un pedone ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta causata da una buca sul marciapiede. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la condotta imprudente della vittima ha integrato il caso fortuito. Poiché la buca era di piccole dimensioni ma facilmente visibile per contrasto cromatico e illuminazione, e il pedone stava transitando in un punto non consentito per l'attraversamento, la responsabilità del danno è stata attribuita esclusivamente alla sua mancanza di ordinaria cautela.
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Lottizzazione abusiva: risarcimento e eredi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni per lottizzazione abusiva a carico dell'erede del responsabile originario. La decisione stabilisce che la condanna penale definitiva costituisce prova del danno, legittimando il giudice civile alla liquidazione equitativa. Viene inoltre ribadito il principio della responsabilità solidale tra i coautori dell'illecito ambientale, consentendo alla Pubblica Amministrazione di richiedere l'intero risarcimento a un singolo obbligato, indipendentemente dal concorso di terzi non identificati.
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Restituzione deposito cauzionale: novità Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la restituzione deposito cauzionale e il risarcimento danni in seguito alla risoluzione di una locazione. I giudici hanno stabilito che l'eccezione di prescrizione dei crediti non può essere generica e che il giudice d'appello deve pronunciarsi espressamente sulla sorte della cauzione, pena la nullità della sentenza per omessa pronuncia.
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Responsabilità del custode: danni da alluvione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un impianto di smaltimento rifiuti danneggiato da frane e alluvioni. La sentenza conferma che la responsabilità del custode non viene meno in presenza di piogge eccezionali se la mancata manutenzione del territorio ha contribuito al danno. L'ente pubblico proprietario del versante sovrastante è stato ritenuto responsabile per non aver realizzato opere di regimazione delle acque necessarie a prevenire l'ostruzione dei canali di scolo.
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Perdita di chance: i criteri per il risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso degli eredi di un paziente deceduto per complicanze da influenza A/H1N1, i quali lamentavano un ritardo diagnostico e terapeutico. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda basandosi su una consulenza tecnica che escludeva la perdita di chance di sopravvivenza in modo apodittico. La Suprema Corte ha cassato la decisione, stabilendo che la motivazione era meramente apparente e che ogni segmento di vita residua, seppur breve, rappresenta un valore giuridico tutelato la cui perdita va risarcita.
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Responsabilità civile e prescrizione: guida pratica
La Corte di Cassazione chiarisce il rapporto tra responsabilità civile e prescrizione, confermando che l'estinzione del reato non impedisce la condanna al risarcimento. Il giudice penale, accertata l'impossibilità di un'assoluzione piena, deve applicare il criterio civilistico della probabilità prevalente per confermare le statuizioni civili, analizzando il nesso causale tra la condotta fraudolenta e il danno patrimoniale subito dalla parte offesa.
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Manutenzione canali bonifica: le regole risarcitorie
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la manutenzione canali bonifica e il risarcimento dei danni da esondazione. Il caso analizza il nesso tra incuria dell'ente gestore e i danni lamentati dai proprietari, inclusi i costi per opere di prevenzione realizzate autonomamente. I giudici hanno chiarito che, ai fini del risarcimento, è necessario dimostrare il nesso di causalità specifica tra l'evento e ogni singolo danno.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la esclude
Un agente di polizia, assolto dalle accuse di peculato, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che le sue conversazioni ambigue e le false dichiarazioni durante l'interrogatorio costituissero una colpa grave, avendo contribuito a creare l'apparenza di colpevolezza che ha portato alla sua detenzione.
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Responsabilità del custode: caduta su pavimento bagnato
Una cliente cadeva sul pavimento bagnato all'esterno di un panificio. La Cassazione ha escluso la responsabilità del custode, attribuendo la colpa esclusiva alla condotta imprudente della danneggiata. La Corte ha stabilito che un pericolo palese e prevedibile, come un pavimento bagnato dalla pioggia, impone alla vittima un dovere di maggiore attenzione, la cui omissione interrompe il nesso causale con la cosa in custodia.
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Credito ereditario e transazione: che succede?
Un co-erede intenta causa contro un comune per un risarcimento danni legato a un sinistro occorso alla defunta madre. L'altro co-erede decide di accordarsi separatamente con l'ente. La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso del primo erede, chiarisce un punto fondamentale: a differenza dei debiti, il credito ereditario non si divide automaticamente ma cade in comunione. Pertanto, ciascun erede può agire per la propria quota o per l'intero, e la transazione di uno non impedisce agli altri di proseguire l'azione legale per la propria parte. La Suprema Corte ha ritenuto che la transazione fosse valida e che ciascun erede fosse libero di scegliere la propria strategia processuale.
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