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Art. 1227 Codice Civile — Anno 2023

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211 provvedimenti

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Responsabilità intermediario: il nesso occasionale
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità intermediario finanziario per le somme sottratte da un promotore. La decisione si fonda sulla condotta anomala dei risparmiatori, i quali avevano consegnato ingenti somme in contanti al promotore. Questo comportamento ha interrotto il "nesso di occasionalità necessaria" tra l'attività del promotore e l'illecito, esonerando l'istituto di credito da ogni obbligo risarcitorio.
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Caduta su sampietrini: la condotta del pedone
Un cittadino ha citato in giudizio il Comune di residenza a seguito di una caduta su sampietrini, attribuendo la responsabilità all'ente per la cattiva manutenzione della strada. Sia i giudici di primo grado che quelli d'appello hanno respinto la domanda, ritenendo che la caduta fosse dovuta alla disattenzione del pedone, consapevole della natura intrinsecamente irregolare di quel tipo di pavimentazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che la responsabilità del custode (ex art. 2051 c.c.) può essere esclusa se la condotta imprudente del danneggiato interrompe il nesso causale tra la cosa e il danno.
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Qualificazione del contratto: la Cassazione decide
Una disputa su fatture insolute ha portato la Corte di Cassazione a stabilire un principio cruciale sulla qualificazione del contratto: il comportamento effettivo delle parti prevale sul nome dato all'accordo. La sentenza ha inoltre affermato il diritto del creditore, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, di modificare la propria domanda chiedendo la risoluzione del contratto. La Corte ha cassato la decisione precedente per motivazione apparente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32759/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specialisti che chiedevano il risarcimento per la mancata corresponsione di un'adeguata retribuzione durante la specializzazione. Il caso riguarda la tardiva attuazione di direttive europee. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999. Da quel momento, infatti, i medici avevano la ragionevole certezza del loro diritto al risarcimento, rendendo irrilevanti le successive incertezze sulla giurisdizione o sulla natura dell'azione.
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Responsabilità intermediario: il ruolo del cliente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che condannava un istituto di credito per la truffa di un suo promotore. La Corte ha stabilito che la responsabilità dell'intermediario finanziario può essere esclusa o ridotta se il comportamento del cliente è anomalo. La consegna di ingenti somme in contanti al promotore, in violazione delle norme, è un fatto decisivo che il giudice di merito non ha considerato nel valutare la corresponsabilità del cliente.
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Responsabilità intermediario: quando il cliente è colpevole
Un istituto di credito era stato condannato in solido con un suo promotore per la sottrazione di fondi a un investitore. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la condotta anomala del cliente, come la consegna di denaro contante, deve essere attentamente valutata. Tale comportamento può interrompere il nesso causale e quindi escludere o ridurre la responsabilità dell'intermediario finanziario. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Responsabilità del custode: disattenzione e risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un cittadino caduto a causa di una pietra sconnessa. La Corte ha stabilito che la condotta della vittima, caratterizzata da un'evidente disattenzione su una strada nota e poco illuminata, integra il 'caso fortuito', escludendo così la responsabilità del custode (il Comune) per i danni subiti.
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Clausola penale: escluso l’obbligo di diligenza
In un caso di locazione commerciale, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla clausola penale. Un locatore, pur avendo ottenuto un'ordinanza di sfratto, non aveva avviato l'esecuzione. Il Tribunale aveva negato il suo diritto al risarcimento per ritardata consegna, invocando una mancanza di diligenza. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il creditore non è tenuto a intraprendere azioni legali per mitigare il danno. Soprattutto, ha chiarito che la presenza di una clausola penale nel contratto rende inapplicabile la norma sul concorso di colpa del creditore, poiché la penale è dovuta per il solo fatto dell'inadempimento.
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Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un automobilista per un incidente causato da un tombino aperto. La Suprema Corte ha stabilito che la condotta del danneggiato, ritenuta imprudente, ha interrotto il nesso causale, diventando l'unica causa del sinistro e escludendo così la responsabilità degli enti custodi della strada ai sensi dell'art. 2051 c.c.
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Responsabilità del preponente: la Cassazione decide
Una società estera ha citato in giudizio una compagnia assicurativa e la sua agenzia generale per i danni derivanti da polizze fideiussorie false emesse da un sub-agente. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Corte ha ribadito che la responsabilità del preponente, in questo caso la compagnia assicurativa, è di natura oggettiva ai sensi dell'art. 2049 c.c. e si fonda sul nesso di 'occasionalità necessaria' tra le mansioni affidate al sub-agente e l'illecito commesso, a prescindere da una colpa diretta della compagnia o dal fatto che la vittima non avesse verificato i poteri del sub-agente. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Concorso di colpa conducente: non paga il proprietario
La Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento del danno spettante al proprietario di un veicolo, danneggiato per colpa di un ente pubblico, non può essere ridotto per il concorso di colpa del conducente se quest'ultimo non è stato correttamente citato in giudizio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dimezzato il risarcimento, evidenziando un vizio di procedura relativo alla violazione del principio del contraddittorio.
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Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Aliunde perceptum: quando si riduce il risarcimento
L'appello di un lavoratore contro la riduzione del risarcimento per licenziamento illegittimo è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che l'eccezione di aliunde perceptum, ovvero i redditi percepiti altrove, è valida anche se sollevata per la prima volta nel giudizio di rinvio. Il risarcimento è stato limitato a tre anni di retribuzione, presumendo che il lavoratore, appartenente a categorie protette, avrebbe dovuto trovare un nuovo impiego in tale periodo se si fosse attivato con diligenza.
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Bonifico domiciliato e truffa: la banca è responsabile?
Un'assicurazione chiede il risarcimento a una banca per un bonifico domiciliato pagato a un truffatore. La Corte di Cassazione chiarisce i criteri di responsabilità della banca, sottolineando l'importanza della prova e della diligenza nell'identificazione del beneficiario, e rigetta il ricorso. La decisione si fonda sulla valutazione che la banca aveva agito diligentemente, basandosi su documenti che, agli atti, non presentavano discordanze evidenti.
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Danno da fauna selvatica: responsabilità e risarcimento
A seguito di un incidente stradale con un animale selvatico, un automobilista ha citato in giudizio l'ente regionale per il risarcimento. Dopo sentenze contrastanti nei primi due gradi, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: per il danno da fauna selvatica si applica la responsabilità oggettiva prevista dall'art. 2052 c.c. e non la regola generale dell'art. 2043 c.c. Ciò significa che l'onere di provare il caso fortuito grava sull'ente pubblico, facilitando la posizione del danneggiato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per un nuovo esame basato su questo criterio.
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Nesso causale e buca: la condotta del danneggiato
Un motociclista ha citato in giudizio il Comune per i danni subiti a causa di una caduta provocata da una buca stradale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la condotta imprudente e negligente del motociclista, che non manteneva una distanza di sicurezza adeguata dal veicolo che lo precedeva, ha interrotto il nesso causale tra la presenza della buca e l'incidente, esonerando così l'ente custode da ogni responsabilità.
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Risarcimento del danno per frode fiscale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno a carico di un individuo, ritenuto mente finanziaria di un'associazione a delinquere. L'associazione aveva orchestrato una complessa frode fiscale "carosello" ai danni di una grande società di telecomunicazioni, la quale era stata poi costretta dall'Erario a versare l'IVA evasa, per un importo di centinaia di milioni di euro. Nonostante i vari motivi di ricorso, inclusi vizi procedurali e questioni di merito sulla causalità del danno, la Suprema Corte ha rigettato l'appello, stabilendo la responsabilità dell'individuo e confermando il diritto della società a ottenere il risarcimento del danno.
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Risarcimento del danno: la Cassazione e il brevetto
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di contraffazione di un brevetto per telefoni Dual SIM. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento del danno, affrontando temi cruciali come il lucro cessante, la retroversione degli utili, il danno da perdita di valore del brevetto e il principio del giudicato interno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su un punto specifico relativo alla quantificazione del danno, stabilendo che il giudice d'appello non poteva modificare la base di calcolo stabilita in primo grado in assenza di una specifica impugnazione sul punto. Viene inoltre ribadito il principio per cui il risarcimento del danno non può portare a una duplicazione delle voci di ristoro, escludendo il cumulo tra lucro cessante e perdita di valore del brevetto per lo stesso periodo.
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Responsabilità direttore lavori: i confini del regresso
Un'impresa costruttrice e un direttore dei lavori sono stati condannati in solido per gravi vizi di un immobile. L'impresa ha impugnato la sentenza, sostenendo una maggiore colpa del direttore e che il condominio avesse aggravato il danno per la sua inerzia. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, in assenza di una specifica azione di regresso, il giudice non può ripartire la responsabilità interna tra i corresponsabili. Ha inoltre stabilito che il danneggiato non è tenuto a compiere attività straordinarie per mitigare il danno, confermando così la piena responsabilità del direttore lavori e del costruttore.
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