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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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427 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Risarcimento danni per diffamazione: la condanna per i fax
Un commerciante ha subito gravi offese tramite fax anonimi inviati dall'utenza telefonica di un negozio concorrente. La Corte d'Appello ha condannato i titolari del negozio al pagamento di 5.000 euro a titolo di risarcimento danni per diffamazione, ritenendo che l'invio dall'utenza telefonica aziendale facesse presumere la loro responsabilità, in mancanza di prove sull'uso da parte di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso degli eredi dei titolari. I giudici hanno chiarito che l'anonimato e l'invadenza del mezzo utilizzato causano un evidente perturbamento psichico e una sofferenza che giustificano la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, a tutela dell'onore e della tranquillità del destinatario.
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Risarcimento danno da rumore: tutelato anche il condomino fragile
Un condomino ha citato in giudizio la vicina del piano di sopra a causa di rumori intollerabili provenienti dalle tubature del bagno. Il Tribunale ha ordinato i lavori di riparazione ma ha negato il risarcimento del danno alla salute, ritenendo che lo stress del proprietario fosse dovuto anche a suoi tratti caratteriali ansiosi. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la presenza di una predisposizione personale o di altre concause non esclude il diritto al risarcimento danno da rumore. Se il rumore molesto ha contribuito a peggiorare lo stato psico-fisico del danneggiato, il danno va comunque risarcito. La sentenza è stata cassata con rinvio per la quantificazione del danno.
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Calcolo degli interessi: la società perde contro il condominio
Una società creditrice ha avviato un'esecuzione forzata contro un condominio per ottenere una differenza monetaria, sostenendo che il calcolo degli interessi dovesse avvenire sul capitale rivalutato anno per anno. Il condominio si è opposto, affermando che la sentenza originaria di condanna non prevedeva tale specifica modalità. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione al condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che il giudice dell'esecuzione non può modificare il titolo esecutivo per concedere un trattamento più favorevole al creditore se questo non è espressamente previsto. Pertanto, la società perde la causa e deve pagare le spese legali, confermando le regole restrittive sul calcolo degli interessi in sede esecutiva.
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Responsabilità del custode: fiamme esterne e risarcimento dovuto
Un violento incendio, propagatosi dall'esterno, ha distrutto i beni personali e i veicoli di alcuni ospiti all'interno di un campeggio. I clienti hanno chiesto il risarcimento dei danni alla società di gestione della struttura. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità del custode, poiché la struttura era priva di adeguate misure antincendio e di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della compagnia assicurativa. I giudici hanno chiarito che la responsabilità del custode per le cose in custodia non viene meno anche se l'incendio è partito da un'area esterna, qualora il gestore non abbia adottato le necessarie precauzioni per evitare la propagazione delle fiamme. Il danno è stato liquidato in via equitativa, presumendo la presenza di effetti personali al seguito dei villeggianti.
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Risarcimento danni: la condanna penale non basta senza prove
Un ristoratore ha chiesto il risarcimento danni a seguito della contaminazione dell'acqua pubblica gestita da un'azienda idrica. Dopo la condanna penale dei responsabili, poi prescritta, la causa è passata al giudice civile. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul danno all'immagine e sulle perdite economiche. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la condanna penale generica accerta solo l'evento lesivo, ma non esonera il danneggiato dall'onere di provare il concreto danno conseguenza nel giudizio civile. Il ricorso del ristoratore è stato rigettato quasi interamente, salvo per la compensazione delle spese legali.
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Segnalazione alla centrale rischi: errore vero ma nessun danno
L'Amministratore di una società ha fatto causa a una banca chiedendo il risarcimento dei danni causati da un'erronea segnalazione alla centrale rischi, che aveva bloccato l'accesso al credito. Il Tribunale ha dichiarato nulla la procura alle liti della società perché l'amministratore non aveva specificato di firmare per conto di essa. La Corte d'Appello e la Cassazione hanno confermato il rigetto della domanda. La Suprema Corte ha chiarito che la nullità della procura, non impugnata tempestivamente, è diventata definitiva. Inoltre, i giudici hanno ribadito che il danno all'immagine e alla reputazione derivante da una segnalazione alla centrale rischi non è automatico (in re ipsa), ma deve essere espressamente allegato e provato dal danneggiato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Responsabilità precontrattuale: l’ente ecclesiastico paga i danni
L'Ente Ecclesiastico avvia trattative con la Società per la permuta di terreni edificabili, inviandole una bozza di contratto. Facendo affidamento sulla conclusione dell'accordo, la Società rinuncia a un altro lucroso appalto. Tuttavia, l'Ente Ecclesiastico interrompe improvvisamente le trattative per contrattare con un altro soggetto. La Società agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità precontrattuale dell'Ente Ecclesiastico. La Corte stabilisce che la necessità di autorizzazioni canoniche interne non esonera l'ente dall'obbligo di comportarsi secondo buona fede. Il danno viene liquidato in via equitativa, considerando il profitto perso per la rinuncia all'altra opportunità commerciale, quantificato nel dieci per cento del valore dell'appalto sfumato.
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Risarcimento danni per perdita di chance se il telefono è isolato
Una società attiva nel settore della diagnostica ha subito un guasto alle proprie linee telefoniche aziendali, riparato dal gestore telefonico solo dopo sessantadue giorni. A causa del disservizio, l'azienda ha registrato un forte calo di fatturato dovuto all'impossibilità di ricevere ordini dai clienti. I giudici di merito hanno condannato il gestore al risarcimento danni per perdita di chance, calcolato in via equitativa sul dieci per cento del calo di fatturato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del gestore telefonico, confermando la condanna. La Suprema Corte ha ribadito che il danno da perdita di chance commerciale è risarcibile se dimostrato attraverso il calo degli affari e che la valutazione del giudice di merito, se logicamente motivata, non può essere contestata in sede di legittimità.
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Danni all’immobile locato: l’inquilino paga anche l’affitto perso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inquilino, confermando la condanna al risarcimento dei danni in favore del Proprietario per aver riconsegnato l'appartamento in stato di grave degrado. Oltre ai costi di riparazione, l'Inquilino deve risarcire il danno da lucro cessante, pari ai canoni di locazione persi durante il periodo dei lavori di ripristino. La Corte ha stabilito che la presenza di gravi danni all'immobile locato, eccedenti il normale deterioramento d'uso, fa scattare l'obbligo di risarcire il mancato guadagno per il tempo necessario alle riparazioni, equiparando tale situazione alla ritardata restituzione del bene. Per la quantificazione dei danni, il giudice può legittimamente fondare il proprio convincimento anche su prove atipiche, come la perizia di parte prodotta dal Proprietario, se ritenuta attendibile e coerente con le altre risultanze processuali.
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Infortunio sul lavoro: risarcimento sicuro anche dopo dieci anni
Un lavoratore è deceduto schiacciato da un masso in una cava. I familiari hanno chiesto il risarcimento danni da infortunio sul lavoro all'amministratore, al direttore dei lavori e alla società datrice di lavoro. La Corte d'Appello ha condannato i responsabili al risarcimento, applicando le Tabelle di Milano. La Cassazione ha rigettato i ricorsi dei responsabili, confermando che la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale comprende anche il danno morale e non costituisce una domanda nuova. Inoltre, la Corte ha stabilito che la prescrizione decennale derivante dalla condanna penale si applica anche alla società datrice di lavoro, quale responsabile civile in solido, anche se non ha partecipato al processo penale. Gli eredi ottengono definitivamente il risarcimento.
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Risarcimento danni per occupazione abusiva: no a stime arbitrarie
Gli eredi di una proprietaria defunta hanno chiesto il rilascio di un immobile occupato e il risarcimento danni per occupazione abusiva. La Corte d'Appello ha liquidato il danno per il mancato godimento dal 2009 al 2014, stimandolo in 12.000 euro. L'occupante ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando che la proprietaria era deceduta già nel 2009 e che il calcolo del danno era basato su un errore di date e su criteri arbitrari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il danno per la perdita di godimento del defunto non può estendersi oltre la sua morte e che la quantificazione del danno deve basarsi su criteri chiari e non arbitrari. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni per acqua non potabile: gestore contro regione
Alcuni utenti hanno richiesto il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico, oltre alla riduzione del canone. Il Gestore del servizio idrico ha chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato (tenuto indenne dalle spese). Il Tribunale aveva escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, poiché la causa principale tra utenti e Gestore rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, anche la domanda accessoria di manleva contro l'Ente Regionale spetta allo stesso giudice ordinario. La sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale.
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Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l'erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.
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Occupazione senza titolo: no al danno automatico ma sì alle prove
La Curatela Fallimentare ha richiesto la liberazione di un appartamento e il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo da parte di un privato. I giudici di merito hanno ordinato il rilascio dell'immobile, ma hanno negato il risarcimento ritenendo il danno non provato. La Cassazione, richiamando i principi delle Sezioni Unite, ha chiarito che il danno da occupazione senza titolo non è automatico (in re ipsa), ma consiste nella perdita della concreta possibilità di godere del bene. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Curatela poiché la Corte d'Appello ha omesso di valutare le prove indiziarie e le presunzioni offerte, fornendo una motivazione solo apparente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Danno da mancato godimento: risarcito anche senza prove d’affitto
Il caso nasce dal danneggiamento di un immobile causato dai lavori dei vicini del piano superiore. Le parti stipulano un accordo transattivo per la messa in sicurezza, che i vicini non rispettano. Il proprietario chiede quindi l'adempimento e il risarcimento. La Corte d'Appello riconosce il danno da mancato godimento dell'immobile, quantificandolo in base al valore locativo. I vicini ricorrono in Cassazione, sostenendo che il danno non fosse provato. La Suprema Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale del proprietario. Conferma che l'inagibilità assoluta di un locale consente di presumere l'esistenza di un danno da mancato godimento, stimabile sulla base dei canoni di locazione di mercato, senza necessità di provare specifiche occasioni di affitto perdute. Le spese di giudizio vengono compensate.
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Responsabilità del vettore: chi paga se la merce sparisce?
Una nota casa automobilistica affida la spedizione di pezzi di ricambio a un intermediario logistico, che a sua volta incarica un vettore principale. Quest'ultimo subappalta il trasporto a un vettore ausiliario, il quale si affida a un'ulteriore ditta inaffidabile. La merce sparisce nel nulla. Le compagnie assicurative, dopo aver risarcito il danno alla casa automobilistica, agiscono in surroga contro i trasportatori. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del vettore e del vettore ausiliario in solido per colpa grave, escludendo i limiti di risarcimento previsti dalla legge. La sparizione della merce dovuta all'affidamento a soggetti non verificati configura una grave negligenza. Di conseguenza, i ricorsi dei trasportatori vengono rigettati, confermando il loro obbligo di risarcire il danno.
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Liquidazione equitativa del danno: no al ricalcolo in Cassazione
Il figlio di una vittima di un grave reato ha chiesto il risarcimento dei danni per la perdita del padre. I giudici di merito hanno condannato i responsabili al risarcimento, calcolando la somma oltre i valori medi delle tabelle milanesi per via della gravità del reato. Il familiare ha proposto ricorso lamentando una motivazione insufficiente e una scorretta valutazione del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la liquidazione equitativa del danno è stata effettuata correttamente. I giudici hanno infatti considerato l'efferatezza del crimine e l'intensità del legame familiare. La Cassazione ha chiarito che non è possibile ridiscutere nel giudizio di legittimità la quantificazione monetaria decisa nei gradi precedenti se motivata in modo logico e coerente.
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Risarcimento danni con IVA: paga il Comune anche senza fattura
Un automobilista perde il controllo del proprio autocarro a causa di una macchia d'olio sulla strada e chiede i danni al Comune. La Corte d'Appello riconosce la responsabilità dell'ente pubblico ma riduce il risarcimento, escludendo l'IVA dal calcolo delle riparazioni stimate. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del danneggiato su questo punto specifico. I giudici stabiliscono che il risarcimento danni con IVA è sempre dovuto, anche se le riparazioni non sono ancora state materialmente eseguite. L'unica eccezione riguarda il caso in cui il danneggiato possa detrarre l'imposta grazie alla propria attività professionale. Il Comune viene quindi condannato a pagare anche l'IVA sulla somma stimata per i danni.
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Risarcimento danni da sinistro stradale: no a perizie senza prove
Una società di riparazione, cessionaria del credito di un automobilista danneggiato, ha richiesto un maggiore risarcimento danni da sinistro stradale rispetto a quanto già liquidato dall'assicurazione. Il Tribunale ha riconosciuto solo una minima differenza e ha calcolato le spese legali sul valore effettivamente deciso (decisum) e non su quello richiesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la consulenza tecnica d'ufficio non serve a colmare la mancanza di prove della parte e che le spese legali vanno calcolate in base a quanto effettivamente ottenuto in giudizio, specialmente se vi è stato un pagamento parziale in corso di causa.
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Liquidazione equitativa del danno: senza prove niente risarcimento
L'Impresa subisce il furto di un macchinario acquistato in leasing e assicurato. La Compagnia di Assicurazione ritarda il pagamento dell'indennizzo alla Banca Finanziatrice. L'Impresa chiede il risarcimento dei danni, lamentando una segnalazione alla Centrale Rischi e la conseguente revoca dei crediti. Il Tribunale liquida il danno in via equitativa, ma la Corte d'Appello riforma la decisione per mancanza di prove sul danno effettivo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Impresa. La Suprema Corte ribadisce che la liquidazione equitativa del danno richiede prima la prova certa della sua reale esistenza e non può colmare la totale mancanza di prove da parte del danneggiato. L'Impresa perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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