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Art. 1226 Codice Civile — Anno 2026

122 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: spetta il danno
Un istituto di credito ha richiesto un decreto ingiuntivo contro alcuni presunti garanti per un debito societario. I garanti si sono opposti dimostrando la falsità delle proprie sottoscrizioni sui contratti. Nonostante la successiva rinuncia della banca al decreto, i garanti hanno preteso il risarcimento per i pregiudizi sofferti a causa delle azioni esecutive e della segnalazione illegittima alla Centrale Rischi. I giudici di primo e secondo grado hanno negato il risarcimento ritenendo non provato il danno economico o d'immagine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che il danno da segnalazione illegittima alla Centrale Rischi, pur non essendo automatico, si può dimostrare tramite presunzioni semplici, come la vicinanza temporale tra la segnalazione e il rifiuto di nuovi finanziamenti da parte di altri istituti.
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Risarcimento danni per perizia errata: conta la chance perduta
Un acquirente acquista un immobile all'asta giudiziaria, scoprendo poi gravi difformità strutturali ed edilizie omesse nella relazione del perito nominato dal tribunale. Il fabbricato risulta sovrastimato per 78.000 euro. L'acquirente chiede il risarcimento danni per perizia errata. I giudici di merito riconoscono la responsabilità del professionista ma riducono drasticamente la somma, esigendo la prova che l'acquirente avrebbe ottenuto il bene a un prezzo inferiore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso: per la perdita di chance non occorre la certezza del risultato, ma la dimostrazione probabilistica di un'occasione favorevole ostacolata dall'errore. La previa visione dell'immobile non esonera il perito da difetti complessi. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Contratto di agenzia: blocco affari e recesso illegittimo
Una società preponente ha interrotto improvvisamente il contratto di agenzia contestando all'agente un drastico calo delle vendite. L'agente ha impugnato il recesso, dimostrando che il calo derivava dal rifiuto sistematico della preponente di accettare i nuovi contratti proposti, accampando scuse pretestuose sulla copertura di rete e la morosità dei clienti. I giudici di merito hanno dichiarato illegittimo il recesso, condannando la preponente al pagamento delle indennità di fine rapporto e al risarcimento dei danni quantificati in via equitativa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società mandante. La decisione ribadisce che la preponente non può provocare il calo delle vendite e poi usarlo come pretesto per la risoluzione del contratto di agenzia.
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Concorrenza sleale e liquidazione equitativa del danno: i limiti
Un'azienda ha subito perdite economiche a causa di comportamenti scorretti attuati da un'impresa rivale. Dopo l'accertamento definitivo dell'illecito, il giudice d'appello ha liquidato il risarcimento applicando i principi in materia di concorrenza sleale e liquidazione equitativa del danno. La stima equitativa si è resa necessaria perché la società concorrente non ha consegnato i propri libri contabili, impedendo il calcolo esatto dei clienti sottratti. L'azienda danneggiata ha ricorso in Cassazione lamentando l'esiguità della somma riconosciuta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: la valutazione equitativa del giudice di merito è ampiamente motivata e non può essere riesaminata nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, rimane confermato il risarcimento già liquidato e l'azienda ricorrente deve pagare le spese di causa.
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Perdita di chance e vendita quote: no al danno pari al prezzo
Due soci pattuiscono di non cedere le proprie quote aziendali a terzi, riservandosi di venderle a un fondo di investimento. Un socio viola l'impegno e vende a terzi, impedendo all'altro socio di completare l'operazione programmata. Il socio leso richiede il risarcimento per la perdita di chance. I giudici di merito calcolano la somma dovuta sottraendo dal prezzo concordato con il fondo il ricavato di una vendita parziale successiva. La Corte di Cassazione annulla la decisione. Per la perdita di chance non si può equiparare il danno all'intero prezzo non riscosso se il socio rimane comunque proprietario dei titoli aziendali. La Suprema Corte accoglie il ricorso e rinvia la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare la presenza e l'ammontare del pregiudizio subito.
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Risarcimento danni appalto: no ai rimborsi senza cantiere
Un Comune interrompe un appalto subito dopo la consegna dei lavori, senza mai avviare il cantiere. L'Appaltatore chiede il risarcimento danni appalto per i costi di ammortamento e leasing dei macchinari rimasti inutilizzati. Tuttavia, i macchinari non sono mai stati portati in cantiere e sono rimasti nella piena disponibilità dell'impresa. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: il capitolato speciale esclude ogni indennizzo per i beni restituiti o mai consegnati. L'Appaltatore non può pretendere un rimborso per attrezzature che ha potuto liberamente impiegare altrove o noleggiare. Il ricorso dell'impresa viene dichiarato inammissibile. L'Appaltatore deve quindi restituire al Comune oltre novantaquattromila euro incassati in precedenza ed è condannato al pagamento delle spese legali.
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Allagamenti e responsabilità del condominio da cose in custodia
I proprietari di un locale seminterrato subiscono gravi danni alla merce a causa dell'allagamento provocato dal cedimento delle strutture condominiali. Il fabbricato tenta di evitare il risarcimento attribuendo la colpa alla tracimazione di un torrente e a piogge intense. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del condominio da cose in custodia. I giudici evidenziano che le precipitazioni intense e ripetute non costituiscono un fatto imprevedibile. Il condominio non ha dimostrato il caso fortuito né ha impugnato correttamente le decisioni precedenti. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna l'ente condominiale al pagamento dei danni liquidati in via equitativa e delle spese legali.
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Azione di responsabilità dell’amministratore tra ordini e danni
L'ex presidente di una società pubblica ha impugnato la condanna al risarcimento dei danni promossa contro di lui. La società aveva avviato una azione di responsabilità dell'amministratore per diversi atti di cattiva gestione e conflitto di interesse. Tra le contestazioni rientravano la disdetta non autorizzata della sede legale, la concessione gratuita di locali sociali e il pagamento di studi a favore del solo socio pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che l'amministratore di una società partecipata deve rispettare i doveri generali del codice civile, senza eseguire direttive pregiudizievoli del socio pubblico. Inoltre, le contestazioni sui danni devono essere specifiche fin dal primo grado di giudizio. L'amministratore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Occupazione senza titolo: risarcimento ridotto e spese annullate
Un Ente pubblico ha richiesto il risarcimento per l'occupazione senza titolo di un suo immobile da parte di un privato. L'occupante ha versato canoni mensili per anni credendo in buona fede di avere un contratto valido, senza contestazioni da parte dell'Ente. I giudici di merito hanno ridotto il risarcimento applicando il concorso di colpa dell'Ente e liquidando il danno in via equitativa, dato che l'immobile è rimasto inutilizzato anche dopo il rilascio. La Corte di Cassazione ha confermato che il danno da occupazione richiede la prova di una concreta perdita di utilizzo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente sulle spese legali: il giudice d'appello aveva erroneamente condannato l'Ente, pur vittorioso, a pagare le spese alla controparte. La causa torna in Appello per rideterminare le spese di lite.
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Risarcimento danni per perdita del posto di lavoro: i paletti
Alcuni lavoratori hanno fatto causa all'Azienda Committente e all'Azienda Subappaltatrice chiedendo il risarcimento danni per perdita del posto di lavoro. I dipendenti sostenevano che l'Azienda Committente avesse violato un contratto commerciale che garantiva un determinato volume di affari all'Azienda Subappaltatrice, causando così il loro licenziamento. Inoltre, i lavoratori non avevano impugnato i licenziamenti ricevuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che la clausola contrattuale sul volume di affari era solo un parametro complessivo e non una garanzia di copertura dei costi dei singoli dipendenti. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che chiedere il risarcimento danni per perdita del posto di lavoro senza aver prima impugnato il licenziamento costituisce un tentativo inammissibile di aggirare le norme lavoristiche.
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Mancato allaccio alla rete idrica: risarcimento e limiti
Un cittadino ha chiesto il collegamento dell'acqua per la propria abitazione, pagando quanto dovuto. Il Gestore del Servizio Idrico ha ritardato per anni la stipula del contratto adducendo la mancata autorizzazione da parte di enti terzi. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità dell'ente per il mancato allaccio alla rete idrica, condannandolo al risarcimento dei danni in via equitativa e a una sanzione giornaliera per il ritardo. Il Proprietario ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere un ulteriore indennizzo per il fatto del terzo e una cifra risarcitoria più alta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il risarcimento per inadempimento esclude l'indennizzo aggiuntivo e che la liquidazione equitativa del danno era adeguatamente motivata.
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Interruzione linea telefonica: indennizzo sì, risarcimento no
Un professionista ha subito l'interruzione della propria linea telefonica ed ADSL per 66 giorni a causa di un disservizio del gestore. L'utente ha chiesto l'indennizzo contrattuale e il risarcimento dei danni patrimoniali ed esistenziali per lo stress patito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado: all'abbonato spetta esclusivamente l'indennizzo automatico previsto dal contratto, equiparabile a una penale forfettaria. La Suprema Corte ha chiarito che l'interruzione linea telefonica non dà automatico diritto a ulteriori risarcimenti senza la prova concreta del danno subito. Poiché l'utente non ha dimostrato l'effettiva perdita economica né la lesione grave di diritti fondamentali, la richiesta di risarcimento supplementare è stata definitivamente respinta.
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Occupazione senza titolo: serve la prova del danno reale
Un'azienda acquista all'asta un palazzo storico, il quale rimane parzialmente occupato per alcuni mesi. Dopo lo sgombero dei beni rimasti, la società richiede il risarcimento per i presunti danni derivanti dalla ritardata disponibilità del bene e il rimborso integrale delle spese di pulizia sostenute. La Corte di Cassazione conferma che l'occupazione senza titolo non genera un danno risarcibile in modo automatico. Il proprietario ha infatti l'onere di dimostrare la concreta possibilità di godimento andata persa, sia essa diretta o indiretta. Poiché l'immobile storico richiedeva comunque complessi interventi di ristrutturazione ed erano assenti progetti concreti di utilizzo immediato, la richiesta risarcitoria per il ritardato uso viene respinta, confermando unicamente il rimborso equitativo per le spese di sgombero.
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Risarcimento danni da immissioni intollerabili: no al rifiuto
Un'azienda agricola ed agrituristica ha citato in giudizio i gestori di un vicino sito di stoccaggio rifiuti a causa dei continui miasmi e dello sversamento di percolato. Questi disagi hanno provocato danni alle colture e il crollo dei clienti dell'agriturismo. La Corte d'Appello, pur riconoscendo la presenza di esalazioni intollerabili, ha negato il risarcimento danni da immissioni intollerabili per presunta assenza di prova sul danno e sul nesso causale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno chiarito che, una volta accertato il fatto illecito, il danno può essere provato anche per presunzioni. Il giudice deve ricorrere alla valutazione equitativa o a una consulenza tecnica specialistica, anziché negare del tutto la tutela risarcitoria. La causa dovrà essere nuovamente riesaminata.
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Risarcimento danni appalto: colpa del cliente e calcoli errati
Un committente ordina la realizzazione di capannoni industriali a un'impresa appaltatrice, ma ostacola l'esecuzione dei lavori richiedendo continue e pretestuose modifiche progettuali. L'appaltatore chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello addebita la colpa al committente, ma liquida il danno cumulando erroneamente caparra, spese e guadagno lordo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del committente sui criteri di calcolo del risarcimento danni appalto. I giudici chiariscono che l'appaltatore ha diritto al solo utile netto perso e non può sommare interesse negativo e positivo, né pretendere la caparra se ha scelto la risoluzione ordinaria. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per la corretta rideterminazione del danno.
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Inattività lavorativa e prova sul danno alla professionalità
Un dirigente pubblico rientrava nell'amministrazione di provenienza dopo un lungo periodo nei servizi di sicurezza. Il dipendente pretendeva l'inquadramento automatico nella fascia dirigenziale superiore confrontandosi con colleghi promossi per concorso. Contestualmente, chiedeva il risarcimento per danno alla professionalità a causa di un periodo di inattività durato oltre un anno prima dell'assegnazione dell'incarico. I giudici hanno respinto la richiesta di promozione automatica e negato l'ulteriore risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato che non esiste un automatismo di carriera legato al merito individuale dei colleghi. Inoltre, il danno alla professionalità non è automatico e non sussiste senza una puntuale dimostrazione del concreto impoverimento del bagaglio lavorativo subito durante la temporanea inattività.
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Risarcimento danni diritto d’autore: plagio lieve e utili enormi
Un Editore Locale ha citato in giudizio uno Scrittore famoso e la sua Casa Editrice per aver riprodotto abusivamente alcuni articoli di cronaca all interno di un libro di enorme successo commerciale. L Editore Locale ha richiesto il risarcimento dei danni per la violazione dei diritti d autore chiedendo una percentuale sui guadagni complessivi dell opera. La Corte d Appello ha quantificato il danno in 10.000 euro, applicando il criterio degli utili ma riducendolo notevolmente in ragione del contributo minimo apportato dagli articoli al successo del volume. L Editore Locale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che il risarcimento danni diritto d autore deve basarsi su un calcolo equitativo che isola solo i profitti direttamente derivanti dal plagio, senza attribuire alla vittima i meriti del successo globale dell opera.
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Fattura senza quietanza e liquidazione equitativa del danno
Un'officina meccanica ha subito il danneggiamento di un macchinario a causa di uno sbalzo di tensione della rete elettrica. La società fornitrice ha contestato la richiesta di risarcimento. La Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità della società erogatrice per il guasto, ma ha negato il risarcimento perché la fattura di riparazione era priva di quietanza. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che, una volta accertata la responsabilità per l'evento dannoso, il giudice non può rifiutarsi di risarcire il pregiudizio subito. In presenza di difficoltà nella quantificazione esatta dell'importo, il magistrato deve applicare la liquidazione equitativa del danno ai sensi dell'articolo 1226 del codice civile oppure disporre una perizia tecnica. Il ricorso dell'officina è stato quindi accolto.
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Risarcimento danni da sinistro stradale: rimborsabili IVA e spese
Un motociclista ha subito danni al proprio mezzo a causa dell'impatto con un autocarro. Il danneggiato ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento danni da sinistro stradale contro il proprietario del mezzo e la compagnia assicuratrice. Il primo giudice ha riconosciuto la responsabilità esclusiva dell'autocarro ma ha negato l'IVA sulle riparazioni, il compenso del perito di parte e le spese legali della negoziazione assistita obbligatoria. Il tribunale di secondo grado ha confermato il rigetto dichiarando inammissibile l'appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della vittima. I giudici hanno chiarito che l'IVA costituisce voce integrante del danno patrimoniale, il rimborso del perito va vagliato e l'attività per la negoziazione assistita deve essere rimborsata obbligatoriamente.
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Differenze retributive negate se mancano giorni e orari certi
Un lavoratore ha chiesto la condanna dei datori di lavoro al pagamento di differenze retributive per l'attività svolta durante ricevimenti ed eventi estivi. I giudici hanno accertato la natura subordinata dell'attività, ma hanno rilevato prestazioni discontinue senza prova su orari e giorni lavorati. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda. Il lavoratore non può ottenere una stima del compenso tramite equità se non dimostra l'effettiva spettanza del credito. La valutazione equitativa quantifica un credito certo, ma non sostituisce la prova dei fatti costitutivi del diritto. Il dipendente perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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