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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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427 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Liquidazione equitativa danno: la Cassazione conferma
Una socia, illegittimamente esclusa da una cooperativa di pescatori, ha ottenuto un risarcimento per il danno patrimoniale subito. Data la difficoltà di provare l'esatto importo del mancato guadagno, la Corte d'Appello ha proceduto a una liquidazione equitativa del danno, utilizzando come parametro i compensi percepiti dal marito, che svolgeva la stessa attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso della cooperativa, confermando la legittimità del ricorso alla valutazione equitativa quando la prova del 'quantum' è impossibile o molto difficile, e ribadendo che la scelta del parametro di riferimento rientra nel potere discrezionale del giudice di merito se congruamente motivata.
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Responsabilità civile dell’ente: prova e risarcimento
Una società agricola, aggiudicataria di un trattore, ne subisce la sottrazione e agisce contro la società venditrice per ottenere il risarcimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16515/2024, ha confermato la condanna della società venditrice, stabilendo che la responsabilità civile dell'ente può sussistere anche senza l'identificazione dell'autore materiale del fatto, qualora gli elementi probatori convergano nell'individuare la società come "autrice morale" dell'illecito. L'ordinanza chiarisce anche che il risarcimento per lucro cessante e danno morale richiede una prova specifica e non può essere considerato automatico.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: specificità motivi
Un proponente acquirente, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa relativa a una compravendita immobiliare finita a un altro soggetto, si è rivolto alla Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché i motivi di appello erano formulati in modo generico e non specifico, violando il principio di autosufficienza. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta redazione degli atti processuali per evitare una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione e termini
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici per il risarcimento danni da tardiva attuazione di direttive UE sulla remunerazione della specializzazione. La Corte ha confermato che il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999. I ricorsi sono stati giudicati temerari, con condanna per responsabilità aggravata, vista la consolidata giurisprudenza in materia di risarcimento medici specializzandi.
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Risarcimento danno magistrato: prova del danno decisiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per il risarcimento danno magistrato per un presunto danno patrimoniale derivante da un'asta immobiliare. La Corte d'Appello aveva già negato il danno patrimoniale per assenza di prova, decisione confermata dalla Cassazione, che ha ritenuto le censure della ricorrente meri tentativi di riesame del merito.
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Risarcimento medici specializzandi: prescrizione e limiti
Un gruppo di medici specializzatisi tra il 1979 e il 1989 ha citato lo Stato per ottenere un risarcimento a causa della tardiva attuazione di direttive UE che prevedevano una giusta remunerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che il diritto al risarcimento medici specializzandi si è estinto per prescrizione. Il termine decennale, secondo la Corte, è iniziato il 27 ottobre 1999 e, essendo l'azione legale stata avviata nel 2018, era ormai scaduto. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30145/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione negli anni '80. La Corte ha confermato la consolidata giurisprudenza sulla prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il diritto al risarcimento si è estinto per il decorso del termine decennale. Inoltre, i ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, avendo agito contro un orientamento giuridico ormai pacifico.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30147/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici che chiedevano il risarcimento per non aver ricevuto compenso durante la specializzazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che il diritto al risarcimento si è estinto per prescrizione, essendo decorso il termine decennale a partire dalla legge n. 370/1999. È stata inoltre inflitta una condanna per lite temeraria, data la palese infondatezza dei ricorsi basati su questioni già ampiamente decise dalla giurisprudenza.
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Prescrizione medici: la Cassazione conferma il termine
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento allo Stato per la mancata retribuzione durante la specializzazione negli anni '80 e '90, a causa della tardiva attuazione di direttive europee. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto al risarcimento è estinto, ribadendo il suo orientamento consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e i ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza in materia.
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Prescrizione risarcimento medici: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30144/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato sulla prescrizione del diritto, fissata in dieci anni con decorrenza dal 27 ottobre 1999. Data la palese infondatezza del ricorso, basato su questioni già decise innumerevoli volte, i ricorrenti sono stati condannati anche per lite temeraria. La questione sulla prescrizione del risarcimento medici è quindi definitivamente chiusa.
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Responsabilità Motorizzazione: esclusa per colpa agenzia
Un'automobilista ha citato in giudizio la Motorizzazione Civile per i danni subiti a causa della mancata immatricolazione del suo veicolo da parte di un'agenzia di pratiche auto. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della Motorizzazione, affermando che, pur avendo un dovere generale di vigilanza, non aveva violato alcuna norma specifica. In particolare, non esiste un obbligo di legge di comunicare direttamente al cittadino l'esito negativo della pratica e le sanzioni verso l'agenzia rientrano nella discrezionalità amministrativa, non sindacabile dal giudice ordinario.
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Domanda di manleva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società idrica contro una Regione. La società non aveva impugnato la specifica ragione (ratio decidendi) per cui la sua domanda di manleva era stata respinta in appello, ovvero la sua formulazione generica. Contestare solo il merito, ignorando il vizio procedurale, rende il ricorso inammissibile.
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Lucro cessante: prova del danno e onere del creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15609/2024, chiarisce i requisiti per il risarcimento del danno da lucro cessante a seguito di uno sfratto illegittimo. La Corte ha rigettato il ricorso di una società conduttrice, sottolineando che il creditore ha l'onere di provare l'esistenza stessa del danno ('an debeatur') prima che il giudice possa procedere a una sua quantificazione, anche in via equitativa. La semplice illegittimità dello sgombero non è sufficiente a fondare il diritto al risarcimento del mancato guadagno se non viene fornita una prova concreta della sua esistenza.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici, confermando la prescrizione del loro diritto al risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. L'ordinanza ribadisce che il termine di prescrizione per i medici specializzandi è di dieci anni, decorrente dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti, avendo agito in giudizio solo nel 2014, hanno visto la loro richiesta respinta e sono stati condannati per lite temeraria a causa di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato da oltre un decennio.
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Danno da occupazione: la prova del danno è essenziale
Un ente pubblico immobiliare ha citato in giudizio un ente locale per il risarcimento del danno da occupazione illegittima di un immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che il danno da occupazione non è automatico ('in re ipsa'). Il proprietario ha l'onere di allegare e provare il concreto pregiudizio economico subito, dimostrando come avrebbe potuto utilizzare proficuamente il bene se ne avesse avuto la disponibilità.
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Responsabilità precontrattuale: il caso franchising
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di franchising in cui un affiliato lamentava l'inadempimento di promesse fatte dal franchisor sul proprio sito web. L'ordinanza chiarisce che, in presenza di un contratto scritto dettagliato, le dichiarazioni precedenti non sono di per sé vincolanti. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando la necessità di distinguere nettamente tra responsabilità precontrattuale e contrattuale e l'onere della prova a carico di chi lamenta il danno.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione rigetta
Una specializzanda in medicina ha richiesto un risarcimento, sostenendo che la borsa di studio percepita prima del 2007 fosse inadeguata secondo le direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che la nuova e più cospicua remunerazione, prevista da una legge del 1999, si applica solo a partire dall'anno accademico 2006/2007 e non ha effetto retroattivo. Il concetto di "remunerazione adeguata" lasciava ampia discrezionalità agli Stati membri.
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Danno da ritardo aereo: non basta il disagio
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea per un ritardo di cinque ore, chiedendo un risarcimento per stress e frustrazione. I tribunali di merito hanno concesso un indennizzo, considerando il danno come implicito nel ritardo stesso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15352/2024, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il danno da ritardo aereo non è automatico. Per ottenere un risarcimento, il passeggero deve dimostrare di aver subito un pregiudizio serio e non futile a un diritto costituzionalmente protetto. Il semplice disagio o fastidio non è sufficiente. Di conseguenza, la domanda del passeggero è stata respinta.
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Illecito civile dopo assoluzione penale: la Cassazione
Due fratelli, precedentemente assolti in sede penale per invasione di terreni, sono stati condannati in sede civile a risarcire i danni per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15290/2024, ha respinto il loro ricorso, confermando che il giudice civile ha piena autonomia nel valutare i fatti come illecito civile, anche utilizzando le prove del processo penale. La Corte ha ribadito che un'assoluzione penale, specie se per insufficienza di prove, non impedisce l'accertamento di una responsabilità civile, che segue regole e standard probatori differenti.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
L'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della remunerazione medici specializzandi per i corsi frequentati prima dell'adeguamento dell'Italia alle direttive europee. La Corte ha chiarito che il diritto al compenso decorre dal 1° gennaio 1983, anche per chi si è immatricolato prima, ma ha ribadito che spetta al medico l'onere di provare che la propria specializzazione fosse inclusa negli elenchi UE o equipollente. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, accogliendo solo quello relativo alla specializzazione in 'Igiene e medicina preventiva', già riconosciuta come equipollente a 'Community Medicine'.
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