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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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53 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Trattative per appalto rotte: niente risarcimento senza prova
Un'impresa edile citava in giudizio due committenti lamentando l'ingiustificata interruzione delle trattative e il mancato perfezionamento di un appalto per l'esecuzione di lavori edili. La società chiedeva l'intero utile che avrebbe ricavato dall'opera a titolo di risarcimento. I giudici hanno respinto la richiesta. La Suprema Corte ha confermato che non si era concluso alcun contratto definitivo e che l'impresa non aveva fornito prova concreta del danno subito a titolo di responsabilità precontrattuale (interesse negativo). Il ricorso dell'impresa è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese legali.
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Danni da infiltrazioni e liquidazione equitativa del danno
Una committente cita in giudizio l'appaltatore incaricato del rifacimento del tetto a causa di gravi infiltrazioni d'acqua e diffusa umidità nei locali dell'abitazione. I giudici di merito accertano la responsabilità dell'impresa edile e condannano il costruttore a risarcire diecimila euro. Il tribunale applica la liquidazione equitativa del danno poiché la proprietaria aveva già ripitturato le pareti per arginare il degrado. L'appaltatore impugna la decisione sostenendo che la pittura dell'immobile ha ostacolato la stima esatta dei danni. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'impresa edile e conferma integralmente la condanna. I giudici di legittimità stabiliscono che l'intervento urgente del danneggiato per risolvere le infiltrazioni non impedisce la liquidazione equitativa del danno, purché il perito accerti l'inadempimento dell'appaltatore e l'estensione materiale dei danni sull'intero immobile.
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Mancato inserimento in elenco telefonico e perdita di chance
Gli eredi di una professionista hanno citato una compagnia telefonica per il mancato inserimento del recapito dello studio legale negli elenchi telefonici per due annualità consecutive. La società si difendeva contestando la mancata allegazione del documento d'identità al modulo inviato. I giudici di merito hanno ravvisato la violazione della buona fede da parte del gestore, il quale non aveva mai avvisato la cliente dell'incompletezza della documentazione, condannandolo al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione: il gestore risponde del danno da perdita di chance, quantificabile in via equitativa sui redditi non percepiti, mentre ha escluso il danno alla reputazione poiché andava specificamente provato.
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Concorso annullato e danno da perdita di chance: il rinvio
Una dipendente pubblica vince una selezione per la progressione alla categoria superiore, ma l'amministrazione sanitaria annulla successivamente la procedura retrocedendola di livello. La lavoratrice chiede in giudizio il riconoscimento delle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori, il danno morale e il risarcimento del danno da perdita di chance derivante dalla mancata progressione e dalla tardiva riedizione del bando. La Corte di merito riconosce solo parzialmente i crediti economici, riduce il risarcimento della chance ed esclude il danno morale, rilevando il difetto di giurisdizione sulla nuova procedura. La Suprema Corte accerta la complessità delle questioni sulla giurisdizione e rimette la controversia alla sezione ordinaria per una trattazione approfondita.
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Risarcimento danni per diffamazione: no al danno automatico
Una cittadina ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione a una società editrice a causa di articoli lesivi della sua reputazione. Il Tribunale ha accolto la domanda ritenendo il danno automatico. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha omesso di valutare il motivo di appello dell'editore sulla mancanza di prove concrete del danno non patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società editrice, evidenziando che il giudice di secondo grado ha commesso un errore procedurale ignorando la contestazione sulla prova del danno. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame della vicenda.
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Motivazione contraddittoria: l’assicurato batte la sentenza
Una società assicurata ha chiesto il risarcimento dei danni subiti dal proprio immobile a causa di un forte temporale. L'assicurazione ha rifiutato il pagamento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo non provati i danni. Tuttavia, la stessa compagnia assicurativa aveva ammesso, tramite la perizia del proprio tecnico, la rottura di vetrate e finestre al primo piano dell'edificio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'assicurato, rilevando una evidente motivazione contraddittoria nella sentenza d'appello. I giudici di secondo grado hanno infatti affermato contemporaneamente che il danno era stato descritto dal perito dell'assicurazione e che non vi era prova del danno stesso. La sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione.
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Liquidazione equitativa del danno: no al rigetto senza prove
Un'azienda chiede il risarcimento dei danni subiti a causa di un allagamento dovuto a forti piogge. Il Tribunale riconosce una somma parziale basata su una perizia preventiva. In appello, l'azienda chiede il risarcimento per ulteriore merce smaltita in discarica, ma i giudici rifiutano la richiesta ritenendo che manchi la prova del danno e negano la liquidazione equitativa del danno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda: è contraddittorio rigettare la domanda per mancanza di prove se, allo stesso tempo, il giudice rifiuta di ammettere i testimoni richiesti per dimostrare quel danno. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Perdita di chance: telefono isolato ma il risarcimento è dovuto
Un avvocato ha citato in giudizio una compagnia telefonica per il mancato inserimento del proprio numero di studio negli elenchi pubblici. I giudici di merito avevano respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prove sul calo del fatturato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che il danno non consiste nella perdita di clienti già acquisiti, ma nella perdita di chance di trovarne di nuovi. Questa perdita rappresenta un danno potenziale che il giudice può calcolare in via equitativa, anche in assenza di una documentazione fiscale completa o se lo studio si trova in un piccolo comune. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Valutazione equitativa del danno: no a risarcimenti senza prove
Una società conduttrice di un locale commerciale ha chiesto il risarcimento dei danni al Condominio per la caduta di intonaci che ha ostacolato l'ingresso dei clienti per mille giorni. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il mancato guadagno per difetto di prova. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che la valutazione equitativa del danno non può sostituire la prova della sua effettiva esistenza. Il danneggiato deve dimostrare l'esistenza del danno (l'an) e i parametri per calcolarlo; solo allora il giudice può quantificarlo equitativamente. La società ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Lite temeraria: risarcimento milionario negato e condanna equitativa
Una società costruttrice ha chiesto un risarcimento milionario a un cittadino per danni all'immagine, dopo che quest'ultimo l'aveva denunciata penalmente. Il cittadino ha reagito chiedendo la condanna della società per lite temeraria. I giudici di merito hanno respinto la richiesta della società e l'hanno condannata a pagare 5.000 euro per lite temeraria, avendo agito con colpa grave. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando sia il ricorso del cittadino, che chiedeva un risarcimento maggiore basato su tariffe fisse, sia quello della società. La Suprema Corte ha chiarito che la quantificazione del danno da lite temeraria spetta al potere discrezionale del giudice secondo equità, senza vincoli di calcolo matematico, e che l'infondatezza palese della pretesa risarcitoria configura la colpa grave della società.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: senza prove niente soldi
Il Proprietario di un appartamento ha richiesto al Condominio il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare. Il danno lamentato consisteva nel mancato guadagno per l'anticipato recesso dell'inquilino. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove, non avendo il proprietario depositato il contratto di locazione né la disdetta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il danno da perdita di canoni non è automatico ma va rigorosamente provato. Inoltre, il principio di non contestazione non si applica a fatti estranei alla controparte, come i rapporti interni tra proprietario e inquilino. Il Proprietario perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Liquidazione equitativa del danno: auto difettosa ma usata
Un acquirente ha comprato un'auto che presentava gravi difetti all'impianto elettrico ed elettronico. Il Tribunale ha inizialmente riconosciuto un risarcimento totale, ma la Corte d'Appello ha ridotto la somma al 15% del valore del veicolo nuovo, poiché l'auto era stata comunque utilizzata. L'acquirente ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando una non corretta liquidazione equitativa del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice d'appello ha ampiamente motivato la sua decisione. La liquidazione equitativa del danno è valida se il giudice indica chiaramente i criteri logici e i parametri utilizzati per calcolare la somma, come la gravità dei difetti e i disagi subiti, senza che la decisione risulti arbitraria.
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Dequalificazione professionale: da direttrice a semplice impiegata
Una lavoratrice, inquadrata come Quadro Direttivo di quarto livello, è stata trasferita dal ruolo di direttrice di filiale a quello di gestore imprese. Questo mutamento ha comportato la perdita del potere decisionale sulla concessione dei crediti, riducendo le sue mansioni a compiti privi di autonomia e soggetti al controllo altrui. La Corte d'Appello ha accertato la dequalificazione professionale, condannando l'istituto bancario al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che il danno da demansionamento può essere dimostrato tramite presunzioni, come la perdita di aggiornamento professionale e la sottoposizione a più livelli gerarchici. La lavoratrice vince definitivamente la causa.
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Liquidazione equitativa del danno: negata senza prove certe
Un avvocato ha chiesto il risarcimento dei danni a una società di servizi postali per il ritardo nella consegna di atti urgenti, che lo ha costretto a viaggiare di persona in Sardegna. I giudici hanno riconosciuto solo il costo dei biglietti aerei, rigettando la richiesta per altre spese non documentate. L'avvocato ha proposto ricorso per revocazione, sostenendo che tali spese dovessero essere riconosciute tramite liquidazione equitativa del danno in quanto fatti notori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La revocazione, infatti, è ammessa solo per evidenti sviste materiali del giudice e non per contestare l'interpretazione delle norme giuridiche o la valutazione delle prove già effettuata nei precedenti gradi di giudizio.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: risarcisce tutto
Gli eredi di un lavoratore deceduto si sono affidati a un legale per ottenere il risarcimento dei danni. Il professionista ha avviato la costituzione di parte civile ma ha poi taciuto sul patteggiamento avvenuto nel processo penale, mentendo sulla sospensione del giudizio e trattenendo i documenti. Questo comportamento inerte ha impedito ai clienti e al nuovo difensore di agire in sede civile prima della prescrizione. Gli eredi hanno quindi promosso un'azione per responsabilità professionale dell'avvocato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del legale al risarcimento integrale del danno. Secondo la Corte, se è altamente probabile che l'azione civile avrebbe avuto successo, si applica la regola del "tutto o niente", obbligando il professionista negligente a risarcire l'intero importo che i clienti avrebbero ottenuto.
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Liquidazione equitativa del danno: negata senza prove
Una società cliente ha fatto causa al proprio gestore telefonico a causa del completo isolamento della linea telefonica aziendale per circa un mese e mezzo. Nonostante l'accertato inadempimento del gestore, i giudici di merito hanno respinto la richiesta di risarcimento poiché la società non ha fornito prove concrete del danno subito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini hanno chiarito che la liquidazione equitativa del danno non può essere applicata in modo automatico. Questo strumento serve solo a quantificare un danno di cui sia stata già dimostrata con certezza l'esistenza. Senza la prova del verificarsi del pregiudizio, il giudice non può inventare o presumere il danno, lasciando la società senza risarcimento e condannandola a pagare le spese legali.
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Perdita di chance: concorso perso ma il danno va provato
Un candidato a un concorso pubblico ha ricevuto in ritardo la raccomandata di convocazione all'esame a causa del disservizio dell'operatore postale, perdendo la possibilità di partecipare. Il Tribunale ha condannato l'operatore al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'operatore, chiarendo che la perdita di chance non è una mera aspettativa di fatto e richiede una prova rigorosa. Il danneggiato deve dimostrare la seria e concreta probabilità di vincere il concorso in base ai propri titoli e ai concorrenti, non bastando il semplice possesso del titolo di studio abilitante. Inoltre, la Corte ha stabilito che a tali azioni si applica la prescrizione triennale speciale e non quella quinquennale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimozione illecita ma nessun risarcimento del danno: vince il Comune
Una società pubblicitaria ha chiesto il risarcimento del danno al Comune per la rimozione illegittima di alcune fioriere con insegne pubblicitarie di sua proprietà. Nonostante l'illegittimità del comportamento dell'amministrazione, i giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prove concrete sul danno subito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento del danno non può essere concesso in via automatica o equitativa se il danneggiato non dimostra prima l'effettiva esistenza e la consistenza del pregiudizio economico subito, non bastando la sola condotta illecita della Pubblica Amministrazione.
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Patto di non concorrenza: se apri vicino paghi anche senza prove
I Soci Uscenti di una società violano il patto di non concorrenza aprendo un bar-pasticceria a ridosso della vecchia attività, nonostante i limiti territoriali concordati. La Corte d'Appello accerta la violazione e liquida il danno in via equitativa a 60.000 euro, basandosi sulla presunzione di perdita di clientela dovuta alla vicinanza dei locali. I Soci Uscenti ricorrono in Cassazione, contestando la mancanza di prove concrete del danno. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il danno da violazione del patto di non concorrenza può essere dimostrato tramite presunzioni e che il giudice può calcolarlo equitativamente se è impossibile quantificarlo esattamente. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Ingiustificato arricchimento: tariffe utili anche senza contratto
Un professionista ha svolto opere di progettazione per un Comune senza un contratto valido. Ha quindi richiesto l'indennizzo per ingiustificato arricchimento. La Corte d'appello ha respinto la domanda, ritenendo inutilizzabili le tariffe professionali come parametro e negando la liquidazione equitativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici di legittimità hanno chiarito che le tariffe professionali possono essere usate come parametro orientativo per calcolare l'indennizzo, depurandole dal profitto. Inoltre, il giudice può determinare l'indennizzo in via equitativa anche d'ufficio, senza che il professionista debba dimostrare l'impossibilità di fornire la prova dell'esatto ammontare del danno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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