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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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206 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Perdita di chance: risarcimento per dirigenti medici
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Il mancato pagamento era dovuto all'inerzia dell'ente nell'adottare i provvedimenti di graduazione e pesatura degli incarichi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda, stabilendo che l'omissione procedurale costituisce un inadempimento contrattuale. Il danno è stato qualificato come perdita di chance, poiché il dirigente è stato privato della possibilità di percepire un trattamento economico superiore a causa della condotta omissiva della Pubblica Amministrazione.
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Demansionamento: risarcimento per il dirigente.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un importante istituto bancario al risarcimento dei danni per il demansionamento inflitto a un dirigente dopo la sua reintegra. Il lavoratore, precedentemente preposto a una filiale di grandi dimensioni, era stato assegnato a compiti di semplice addetto al credito, privo di autonomia e persino di una postazione di lavoro idonea. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la quantificazione del danno professionale e biologico operata dai giudici di merito, sottolineando che la motivazione della sentenza d'appello, pur richiamando il primo grado, era completa e coerente.
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Demansionamento infermieri: guida al risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del demansionamento subito da un gruppo di infermieri professionali, sistematicamente adibiti a mansioni igienico-sanitarie e alberghiere proprie del personale di supporto. La decisione ribadisce che tale condotta arreca un danno non patrimoniale alla dignità e all'immagine professionale, risarcibile mediante liquidazione equitativa basata su una percentuale della retribuzione mensile. La prova del danno può essere fornita attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti derivanti dalle concrete modalità di svolgimento del lavoro dequalificante.
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Perdita di chance: guida al risarcimento danni
Una dipendente comunale ha impugnato la revoca di un incarico di responsabilità, lamentando un demansionamento e richiedendo il risarcimento dei danni. Mentre il tribunale di primo grado aveva riconosciuto il danno quantificandolo come perdita di chance al 100%, la Corte d'Appello aveva negato ogni ristoro ritenendo che tale specifica domanda non fosse stata formulata correttamente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il giudice ha il dovere di qualificare correttamente la domanda risarcitoria. La Suprema Corte distingue nettamente tra la perdita di chance, intesa come probabilità, e il danno da mancata promozione, inteso come certezza del risultato, imponendo una nuova valutazione del merito.
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Differenze retributive: prova del part-time e oneri
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso riguardante differenze retributive richieste da un lavoratore impiegato presso un esercizio commerciale. La Corte d'Appello aveva precedentemente riconosciuto al dipendente somme per oltre 26.000 euro, stabilendo che, in assenza di un contratto scritto che provasse il regime part-time, il rapporto dovesse considerarsi a tempo pieno. Il datore di lavoro ha contestato tale ricostruzione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetti strutturali nell'esposizione dei motivi. Parallelamente, il ricorso incidentale del lavoratore, che chiedeva danni biologici e il riconoscimento di un licenziamento orale, è stato rigettato: la Corte ha confermato che l'onere di provare il licenziamento verbale spetta al lavoratore e che, nel caso specifico, esisteva una lettera di dimissioni firmata mai disconosciuta.
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Condotta discriminatoria: onere della prova del lavoratore
Alcuni ex dipendenti hanno citato in giudizio il loro datore di lavoro pubblico per danni, sostenendo una condotta discriminatoria perché un premio di servizio era stato pagato ai colleghi ma non a loro. L'ente pubblico aveva emesso una delibera a loro favore ma non l'aveva mai approvata per mancanza di fondi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per dimostrare una condotta discriminatoria, i lavoratori devono prima provare di avere un diritto valido e non prescritto al beneficio, prova che non sono riusciti a fornire.
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Revocazione sentenza: il documento deve preesistere
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revocazione di una sentenza basata su nuovi documenti è inammissibile se tali documenti sono stati formati dopo la decisione stessa. Nel caso di specie, un consorzio aveva ottenuto la revocazione di una condanna al risarcimento danni usando estratti contributivi INPS creati post-sentenza. La Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo che per una valida revocazione sentenza, il documento deve essere materialmente preesistente al provvedimento impugnato, essendo irrilevante che i fatti attestati siano anteriori.
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Principio di non contestazione: onere della prova
Un lavoratore cita in giudizio la sua azienda per demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello accoglie le sue richieste, basando la decisione sul principio di non contestazione, ritenendo che l'azienda non avesse specificamente negato i fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29609/2023, cassa la sentenza, chiarendo che una difesa che propone una ricostruzione dei fatti logicamente incompatibile con quella dell'attore costituisce una contestazione valida. L'errata applicazione del principio di non contestazione ha portato all'annullamento della decisione e al rinvio del caso a un nuovo giudice.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia della PA
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per i dirigenti medici a cui non è stata corrisposta la parte variabile dell'indennità di posizione. L'inerzia della Pubblica Amministrazione nel completare le procedure di valutazione e pesatura degli incarichi costituisce un inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance risarcibile, liquidabile dal giudice anche in via equitativa.
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Risarcimento danno dirigente medico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28250/2023, ha confermato il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte di un'Azienda Sanitaria, delle procedure di valutazione necessarie a determinare la retribuzione variabile. L'inerzia del datore di lavoro configura inadempimento contrattuale e una perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.
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Indennità di posizione: risarcimento per mancata pesatura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28249/2023, ha stabilito che l'inerzia di un'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali costituisce un inadempimento contrattuale. Tale omissione lede il diritto del dirigente medico a percepire la parte variabile dell'indennità di posizione, configurando un danno da perdita di chance risarcibile. La Corte ha confermato la condanna dell'ente, chiarendo che il giudice può liquidare il danno in via equitativa, anche basandosi su importi successivamente stabiliti dalla stessa amministrazione.
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Omessa graduazione SSN: risarcimento per il dirigente
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non aver effettuato la graduazione delle funzioni dirigenziali, impedendogli di percepire la parte variabile della retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno. L'inerzia della Pubblica Amministrazione configura un inadempimento che legittima il dirigente a chiedere un risarcimento per la perdita della possibilità (chance) di ottenere l'emolumento, danno che può essere liquidato dal giudice in via equitativa.
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Risarcimento danno dirigente medico: guida completa
Un dirigente medico ha ottenuto un risarcimento per i danni derivanti dalla mancata attuazione, da parte dell'azienda sanitaria, della procedura di graduazione delle funzioni. La Corte di Cassazione ha confermato che tale omissione costituisce un inadempimento contrattuale che legittima la richiesta di risarcimento danno al dirigente medico per la perdita della possibilità di percepire la retribuzione variabile. La Corte ha inoltre validato il ricorso alla liquidazione equitativa del danno.
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Risarcimento danno dirigenza medica: guida completa
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata graduazione delle sue funzioni da parte dell'Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che l'omissione della P.A. configura una perdita di chance per il dirigente di percepire la parte variabile della retribuzione di posizione, con danno liquidabile in via equitativa dal giudice.
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Discriminazione per altezza: illegittimo il limite
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di discriminazione indiretta di genere del requisito di altezza minima identico per uomini e donne in una procedura di selezione. Una candidata era stata esclusa da una società di trasporto ferroviario perché non raggiungeva l'altezza di 1,60 m. La Corte ha ritenuto il requisito non appropriato né funzionale alla mansione, confermando così il diritto della candidata al risarcimento del danno per perdita di chance, seppur ridotto rispetto alla richiesta iniziale.
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Perdita di chance: risarcimento per selezione ingiusta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13594/2023, ha confermato il diritto al risarcimento per perdita di chance a un candidato escluso da una selezione per un incarico dirigenziale in un'azienda sanitaria pubblica. La Corte ha ribadito che, anche in selezioni di natura fiduciaria, la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa motivata tra i candidati, in base ai principi di correttezza e buona fede. L'omissione di tale valutazione, specialmente in presenza di elementi favorevoli al candidato escluso, costituisce un inadempimento contrattuale e legittima la richiesta di risarcimento del danno, quantificato in via probabilistica.
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Indumenti di lavoro: quando sono DPI e chi paga?
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli indumenti di lavoro, anche se non specificamente certificati, possono essere considerati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) se in concreto offrono una barriera protettiva contro i rischi per la salute. Di conseguenza, il datore di lavoro è tenuto a provvedere al loro lavaggio. Nel caso esaminato, una società di pulizie è stata condannata a risarcire i propri dipendenti per non aver provveduto alla manutenzione delle divise, con un importo calcolato equitativamente sulla base di un'ora di lavoro straordinario settimanale.
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Rimborso lavaggio DPI: onere a carico del datore
Una società di logistica è stata condannata a risarcire i dipendenti per le spese di pulizia delle uniformi, qualificate come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10393/2023, ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'obbligo di mantenere in efficienza i DPI, inclusa la loro pulizia, è a carico del datore di lavoro. La sentenza chiarisce che il rimborso lavaggio DPI è un diritto del lavoratore, derivante direttamente dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.
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Demansionamento infermieri: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3700/2023, ha confermato la condanna di un'azienda ospedaliera per il demansionamento infermieri. I giudici hanno stabilito che l'assegnazione sistematica e costante a mansioni inferiori, come quelle alberghiere e igienico-sanitarie, costituisce un illecito che lede la dignità professionale e dà diritto al risarcimento del danno, anche se provato in via presuntiva. La carenza di personale non è stata ritenuta una giustificazione valida.
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Graduazione delle funzioni: obbligo del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata attivazione della procedura di graduazione delle funzioni da parte di un'Azienda Sanitaria costituisce un inadempimento contrattuale e non un atto discrezionale. Di conseguenza, il dirigente medico ha un pieno diritto soggettivo a tale procedura e, in caso di inerzia del datore di lavoro, ha diritto al risarcimento del danno per la perdita di chance di ottenere una maggiore retribuzione di posizione. Il danno può essere liquidato in via equitativa dal giudice.
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