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Art. 1223 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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267 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Responsabilità amministratori: danno da discriminazione
Un ex socio di una cooperativa edilizia ha citato in giudizio gli amministratori per un comportamento discriminatorio, consistito nel rifiuto di rilasciare una garanzia fideiussoria a lui concessa ad altri soci. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità degli amministratori per discriminazione sussiste anche se il rapporto sociale viene successivamente dichiarato nullo con effetto retroattivo. Tuttavia, ha annullato la precedente sentenza per carenza di motivazione sulla quantificazione del danno, che non può essere automaticamente equiparata alle somme versate alla cooperativa, ma deve derivare direttamente dalla mancata offerta della garanzia.
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Credito risarcitorio: è ammissibile in prededuzione?
La Corte di Cassazione esamina un caso complesso relativo a un credito risarcitorio richiesto da una società creditrice nei confronti di una procedura fallimentare, a causa di un presunto ritardo nella distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di beni. Il Tribunale aveva ammesso il credito in prededuzione, considerandolo un danno sorto durante la gestione della procedura. La Cassazione, tuttavia, data la rilevanza della questione sulla proponibilità di tale domanda e sulla sua natura, ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza, rinviando la causa a nuovo ruolo senza una decisione nel merito.
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Responsabilità del promotore finanziario: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità del promotore finanziario per le condotte illecite commesse ai danni di un cliente. La Corte ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, accogliendo il motivo di ricorso della banca relativo all'omessa pronuncia sulla responsabilità per le perdite subite su titoli già in possesso del cliente prima dell'inizio del rapporto. Sebbene la banca sia responsabile per l'operato del suo promotore, i giudici di merito devono esaminare specificamente ogni voce di danno per stabilire il corretto nesso di causalità.
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Abuso di posizione dominante: la prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abuso di posizione dominante a carico di una grande compagnia telefonica. La società aveva ostacolato un operatore concorrente attraverso procedure di attivazione dei servizi all'ingrosso volutamente più complesse e onerose rispetto a quelle riservate alle proprie divisioni interne. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il danno non sia automatico, la prova del nesso causale tra la condotta discriminatoria e il pregiudizio economico (come la perdita di clienti) può essere fornita anche tramite presunzioni, basandosi sulla maggiore difficoltà di accesso al mercato imposta al concorrente.
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Danno evento: la Cassazione chiarisce la prova
Un operatore di telefonia mobile ha citato in giudizio un concorrente per pratiche di 'retention' illecite. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato la sentenza di secondo grado che aveva riconosciuto un risarcimento milionario. Il punto centrale della decisione è la distinzione tra la prova della condotta illecita e la prova del 'danno evento', ossia la dimostrazione che tale condotta abbia effettivamente causato un pregiudizio concreto all'attore. Secondo la Suprema Corte, non basta provare l'illecito, ma è necessario dimostrare il nesso causale con il danno subito prima di poter procedere a una liquidazione, anche equitativa.
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Valore agricolo e risarcimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni proprietari terrieri contro un comune per l'occupazione illegittima dei loro terreni. I ricorrenti chiedevano un risarcimento basato sul valore di mercato e non sul semplice valore agricolo. La Corte ha stabilito che la valutazione del terreno è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è adeguata. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali, confermando di fatto la decisione che ancorava il risarcimento al valore agricolo.
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Responsabilità della banca: l’obbligo di buona fede
Una società immobiliare, dopo aver stipulato un mutuo fondiario garantito da fideiussione, chiede alla banca l'accollo liberatorio del debito residuo da parte dei nuovi acquirenti degli immobili. La banca mantiene un comportamento ambiguo, non rispondendo chiaramente. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della banca per violazione del dovere di correttezza e buona fede, condannandola a un risarcimento del danno pari alla liberazione del debitore originario e del fideiussore.
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Insinuazione al passivo: prova del credito essenziale
Una società in amministrazione straordinaria chiedeva di essere ammessa al passivo di un fallimento per diversi crediti derivanti da una cessione di azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Il rigetto si fonda sulla mancata prova dei crediti vantati, una ragione ritenuta di per sé sufficiente a sostenere la decisione, rendendo inammissibili le altre censure relative alla presunta nullità del contratto. La Corte ha applicato il principio della "ragione più liquida", affrontando la questione probatoria come decisiva e assorbente per la risoluzione della controversia sull'insinuazione al passivo.
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Danno da occupazione illegittima: la Cassazione decide
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito relativo al danno da occupazione illegittima di alcuni immobili. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4048/2025, ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo, ha censurato la motivazione 'per relationem' del tribunale, ritenendola nulla per mancanza di un'autonoma valutazione critica. Secondo, e più importante, ha ribadito che il danno da occupazione illegittima è 'in re ipsa', cioè presunto, e non richiede al proprietario la prova di aver perso specifiche occasioni di guadagno. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame alla luce di questi principi.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza i fatti
Una società immobiliare ha presentato ricorso per cassazione contro una decisione della Corte d'Appello relativa al risarcimento per l'occupazione abusiva di un terreno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per un vizio di forma: la mancata e completa esposizione dei fatti di causa, violando così il principio di autosufficienza del ricorso. Di conseguenza, la Corte non ha potuto esaminare il merito della questione, condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento lucro cessante: limiti e risoluzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di inadempimento di un contratto preliminare, il risarcimento lucro cessante spettante alla parte adempiente è limitato al periodo precedente la domanda giudiziale di risoluzione. Proponendo tale domanda, la parte rinuncia alla prestazione futura e, di conseguenza, ai guadagni che ne sarebbero derivati. Il caso riguardava una promessa di locazione non mantenuta da una società poi fallita.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
Una risparmiatrice ha perso i suoi risparmi investendo in titoli di una nota società, poco prima del default. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, ribadendo i stringenti obblighi informativi a carico della banca. La Suprema Corte ha stabilito che esiste una presunzione di nesso causale tra la mancata informazione e il danno, e che la propensione al rischio del cliente non attenua la responsabilità dell'intermediario. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Equo compenso appalti: diritto preesistente al 2000
Una ditta appaltatrice ha citato un Comune per danni da sospensione lavori. La Cassazione ha stabilito che il diritto all'equo compenso appalti per varianti eccedenti un quinto del valore era già previsto dalla normativa del 1962, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d'Appello che lo considerava introdotto solo nel 2000. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Inadempimento qualificato: accordo di crisi nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la cessazione degli effetti di un accordo di composizione della crisi a causa di un inadempimento qualificato del debitore. La Corte ha stabilito che, una volta terminato l'accordo per legge a causa del grave inadempimento, non è più possibile per il debitore richiederne una modifica, anche adducendo cause di forza maggiore come la pandemia. L'appello del debitore è stato dichiarato inammissibile anche per motivi procedurali.
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Credito risarcitorio: la massa paga per i ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una società creditrice a ottenere un risarcimento per il ritardo con cui un fallimento ha gestito la liquidazione e il riparto delle somme. La sentenza stabilisce che il ritardo ingiustificato degli organi della procedura può generare un credito risarcitorio a carico della massa, da pagarsi in prededuzione. La decisione si fonda sul principio del giudicato interno, poiché il fallimento non aveva specificamente contestato in appello la qualificazione del danno come responsabilità extracontrattuale della massa fallimentare, rendendo tale punto non più riesaminabile.
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Revoca amministratore società partecipata: il caso
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per la revoca dell'amministratore di una società partecipata. Un amministratore, revocato per giusta causa senza una preventiva contestazione formale degli addebiti prevista dal contratto, si è rivolto al giudice. La Corte di Appello aveva dichiarato la revoca illegittima, riconoscendo un risarcimento. La Cassazione, pur confermando l'illegittimità della revoca per la violazione della clausola contrattuale, ha stabilito che la tutela applicabile non è quella 'reale' (reintegrazione) ma esclusivamente quella 'risarcitoria' (monetaria), rinviando il caso alla Corte d'Appello per la corretta quantificazione del danno.
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Giudicato interno: Limiti al risarcimento danni
Un investitore ha citato in giudizio un intermediario finanziario per inadempimento. Il Tribunale ha concesso un risarcimento parziale. L'investitore non ha impugnato la quantificazione del danno, che è quindi passata in giudicato. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore volto a ottenere un danno maggiore, confermando che la mancata impugnazione di un capo della sentenza forma un giudicato interno che preclude riesami futuri sulla stessa questione.
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Responsabilità amministratori associazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità degli amministratori di un'associazione non riconosciuta. Gli eredi del presidente defunto, citati per mala gestio, avevano chiamato in causa gli altri consiglieri. La Corte ha stabilito che la chiamata in garanzia era ammissibile e che la sospensione della prescrizione si applica anche a tali enti, annullando la decisione precedente per difetto di motivazione sulla quantificazione del danno. Il caso riguarda la distrazione di un fondo mutualistico per investimenti immobiliari.
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Eccezione di prescrizione: omessa pronuncia e rinvio
Due cittadini hanno citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un'espropriazione basata su decreti ritenuti inefficaci. Dopo una lunga battaglia legale, la Corte d'Appello ha riconosciuto il loro diritto al risarcimento. Il Comune ha però presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando, tra le altre cose, che i giudici d'appello non si fossero pronunciati sulla sua eccezione di prescrizione. La Corte Suprema ha ritenuto decisiva questa omissione, ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello, che dovrà obbligatoriamente esaminare la questione della prescrizione.
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Nesso di Causalità: quando la banca non risponde
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità della banca in caso di ritardata esecuzione di un bonifico. Anche se l'inadempimento è provato, il risarcimento non è dovuto se il cliente non dimostra il nesso di causalità tra il ritardo e il danno subito. Nel caso specifico, la mancata prova di aver seguito la procedura per l'esercizio di stock options e la propria condotta negligente hanno interrotto tale legame, escludendo il diritto al risarcimento.
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