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Art. 1223 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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267 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Danno da occupazione illegittima: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7553/2024, ha affrontato il caso di un danno da occupazione illegittima di un immobile. Una curatela fallimentare contestava la condanna al risarcimento in favore della proprietaria dell'immobile, occupato da beni mobili del soggetto fallito dopo la risoluzione del contratto di locazione. La Corte ha rigettato il ricorso, qualificando la responsabilità come extracontrattuale e non contrattuale. Ha inoltre stabilito che, per ottenere il risarcimento, il proprietario deve allegare la concreta possibilità di sfruttamento economico del bene persa a causa dell'occupazione, non essendo sufficiente la mera indisponibilità. Il valore locativo del bene è stato ritenuto un criterio valido per la liquidazione del danno.
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Restituzione per inadempimento: buona fede e interessi
In un caso di investimento in titoli finanziari, la Cassazione solleva una questione cruciale sulla restituzione per inadempimento. Con un'ordinanza interlocutoria, la Corte si interroga se le regole sulla buona fede, che determinano la decorrenza degli interessi, si applichino anche quando un contratto valido viene meno. La decisione finale, rinviata a una pubblica udienza, chiarirà se gli interessi sulla somma da restituire decorrano dal pagamento o dalla domanda giudiziale.
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Nullità contratti swap: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito la nullità dei contratti swap quando l'intermediario omette di indicare elementi essenziali come il valore iniziale (mark to market), i costi impliciti e gli scenari probabilistici. Nel caso esaminato, una società alberghiera aveva stipulato un contratto derivato con un istituto di credito. La Suprema Corte, riformando la decisione di merito che aveva concesso solo un risarcimento, ha dichiarato la nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sottolineando che la trasparenza su tutti i costi e i rischi è un requisito di validità e non solo un obbligo informativo.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: limiti del riesame
Una società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che un tribunale ha parzialmente respinto la sua richiesta di risarcimento danni in una procedura fallimentare, relativa a vizi immobiliari e costi di urbanizzazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile, stabilendo che il ricorso cercava impropriamente di ottenere un riesame dei fatti e della valutazione delle prove, un compito che esula dalla giurisdizione della Corte di Cassazione.
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Liquidazione equitativa: quando il danno va provato
In un caso di appalto pubblico per la ristrutturazione di una scuola, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla liquidazione equitativa del danno. Non è sufficiente che vi sia un inadempimento contrattuale da parte dell'appaltatore per ottenere un risarcimento. Il committente deve prima dimostrare l'esistenza effettiva di un pregiudizio economico ('an debeatur'). Solo dopo aver assolto a tale onere probatorio, il giudice può procedere alla quantificazione del danno in via equitativa, qualora il suo preciso ammontare sia di difficile determinazione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva 'semplicemente supposto' il danno, ribadendo che il potere equitativo del giudice non può surrogare la prova dell'esistenza del danno stesso.
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Responsabilità da contatto sociale: PA e risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio un Ente Regionale e un Comune per i danni subiti a causa di vincoli di inedificabilità imposti su terreni oggetto di una convenzione di lottizzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5990/2024, ha qualificato la responsabilità dell'ente pubblico come "responsabilità da contatto sociale", di natura contrattuale. Ha rigettato i motivi principali del ricorso dell'Ente Regionale, confermando il diritto al risarcimento della società, ma ha accolto il motivo relativo al calcolo degli interessi, stabilendo che decorrono dall'atto di citazione e non dalla data della sentenza.
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Responsabilità direttore lavori: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che condannava due direttori dei lavori per opere extracontratto. La decisione si fonda su un vizio logico cruciale: le perizie di variante che avrebbero dovuto autorizzare i lavori erano state redatte dopo la loro esecuzione. La Suprema Corte ha stabilito che non si può affermare la responsabilità del direttore dei lavori sulla base di un'autorizzazione inesistente al momento dei fatti, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Responsabilità solidale banca per bonifico errato
Una cliente esegue bonifici indicando un beneficiario ma fornendo l'IBAN di un altro soggetto. La Cassazione ha confermato la responsabilità solidale della banca (per illecito extracontrattuale) e del soggetto che ha ricevuto indebitamente le somme (per ripetizione dell'indebito). La diversità dei titoli di responsabilità non osta alla solidarietà, dato l'unico evento dannoso subito dalla cliente.
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Nesso causale: condotta del danneggiato lo esclude
Una correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per il mancato pagamento di un assegno tratto su un conto cointestato e bloccato a seguito di eventi successori, sostenendo che ciò le avesse causato un danno relativo a un'operazione immobiliare fallita. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. È stato stabilito che non sussisteva alcun nesso causale tra la condotta della banca e il danno, poiché quest'ultimo era attribuibile esclusivamente alle scelte contrattuali irragionevoli e svantaggiose compiute dalla stessa correntista.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se errato
Un investitore ha perso una causa contro una banca per l'acquisto di titoli finanziari poi falliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché le censure mosse non colpivano la vera ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero la mancata prova del danno, ma si concentravano su argomentazioni secondarie e non decisive, rese dalla Corte solo "per completezza".
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Eccezione d’inadempimento al professionista: il caso
Un liquidatore di una società, successivamente fallita, ha richiesto l'ammissione del proprio compenso professionale allo stato passivo. La curatela fallimentare si è opposta sollevando un'eccezione d'inadempimento, contestando al professionista di non aver agito per recuperare i contributi dovuti dai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore, confermando che l'onere di provare il corretto adempimento dei propri doveri grava sul professionista che richiede il pagamento, una volta che la controparte abbia contestato una specifica negligenza.
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Vizio di ultra petita: la Cassazione annulla sentenza
In una complessa disputa su un supplemento di prezzo per la vendita di un terreno industriale, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per vizio di ultra petita. La Corte d'Appello aveva dichiarato estinto il debito della società acquirente, nonostante quest'ultima avesse richiesto solo un risarcimento danni. La Cassazione ha ritenuto il ragionamento del giudice di secondo grado incomprensibile e non corrispondente alle domande delle parti, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
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Protesto illegittimo: quando la banca non è responsabile
Un amministratore di società veniva protestato personalmente per un assegno aziendale impagato. Nonostante il protesto illegittimo, la Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della banca. La decisione si fonda sul fatto che l'istituto di credito aveva fornito alla stanza di compensazione tutte le informazioni corrette, indicando la società come titolare del conto e l'amministratore come semplice firmatario. L'errore finale, quindi, non era imputabile alla banca, che ha agito correttamente.
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Responsabilità amministratori: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore, confermando la sua condanna al risarcimento danni per il suo ruolo in una complessa frode fiscale che ha portato all'insolvenza della società. La decisione si fonda principalmente sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché l'appellante non ha fornito alla Corte gli elementi necessari per valutare le sue censure. La sentenza ribadisce la severità dei requisiti procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità e la vasta portata della responsabilità degli amministratori che partecipano a schemi illeciti.
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Occupazione acquisitiva: come si calcola il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 952/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del risarcimento per occupazione acquisitiva. In un caso riguardante l'occupazione illegittima di terreni da parte di un'Amministrazione Provinciale, la Corte ha chiarito che il valore del bene non va calcolato al momento della sua irreversibile trasformazione, bensì al momento della proposizione della domanda risarcitoria. Tale domanda, infatti, implica la rinuncia al diritto di proprietà, segnando il momento della perdita del bene e costituendo la base per la quantificazione del danno, che andrà poi rivalutato fino alla sentenza.
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Revisione prezzi appalti: la decisione della Cassazione
Un'impresa appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da sospensioni e ritardi nell'esecuzione di un appalto pubblico, oltre alla revisione prezzi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 309/2024, ha rigettato sia il ricorso dell'impresa, che lamentava un'errata quantificazione dei danni e il mancato riconoscimento della revisione prezzi, sia il ricorso incidentale del Comune. La Corte ha ribadito che la revisione prezzi non è un diritto automatico ma dipende da un potere discrezionale della stazione appaltante e ha confermato la correttezza della valutazione dei danni operata dai giudici di merito.
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Declinatoria arbitrato: nomina arbitro non è rinuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 208/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di appalti pubblici e arbitrato. Nel caso di una controversia tra un'impresa di costruzioni e un ente pubblico, la Corte ha chiarito che se la clausola arbitrale deriva dalla legge e non da un accordo tra le parti, la successiva declinatoria arbitrato da parte dell'ente è un diritto potestativo. La nomina del proprio arbitro, effettuata dopo la declinatoria e al solo fine di eccepire l'incompetenza, non costituisce una rinuncia alla scelta di adire la giurisdizione ordinaria. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento occupazione illegittima: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento per occupazione illegittima di un terreno da parte di un Comune, iniziato nel 1978. La sentenza chiarisce importanti principi: l'inapplicabilità della procedura di 'acquisizione sanante' (art. 42-bis) ai procedimenti avviati prima dell'entrata in vigore del Testo Unico sull'Espropriazione. La Corte ha rigettato il ricorso principale del Comune, confermando l'obbligo risarcitorio, e ha parzialmente accolto il ricorso incidentale del privato, specificando le corrette modalità di calcolo del danno e di detrazione di un acconto versato in passato. La decisione sottolinea che la richiesta di risarcimento non comporta un automatico trasferimento della proprietà.
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Indennizzo occupazione acquisitiva: la decisione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito sull'indennizzo per occupazione acquisitiva, rigettando il ricorso degli eredi di un fondo trasformato in campo sportivo. La sentenza chiarisce che la valutazione del terreno è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità se non adeguatamente contestata, e che gli interessi compensativi non sono automatici ma richiedono la prova di un danno specifico subito dal creditore a causa del ritardo nel pagamento.
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