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Art. 1223 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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288 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Perdita di chance: PA condannata per scelta immotivata
Un Ente Locale è stato condannato a risarcire un dipendente per la perdita di chance di ottenere una posizione organizzativa. La Cassazione ha confermato che la scelta del candidato deve essere motivata e basata su una valutazione comparativa, non integrabile in giudizio.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per il danno da pubblico impiego, derivante dall'illegittima reiterazione di contratti a termine, è decennale e non quinquennale. La Corte ha qualificato la responsabilità della Pubblica Amministrazione come contrattuale, poiché il danno non nasce dalla mancata assunzione ma dalla prestazione lavorativa resa in condizioni di precarietà, in violazione di norme imperative. L'ente pubblico ricorrente sosteneva la natura precontrattuale o extracontrattuale della responsabilità, con conseguente prescrizione breve di cinque anni, ma il suo ricorso è stato rigettato, confermando la tutela più ampia per il lavoratore.
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Risarcimento del danno: datore non paga per ritardo pensione
Un lavoratore, collocato a riposo per legge, ha ricevuto la pensione con cinque mesi di ritardo e ha chiesto il risarcimento del danno al datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'azienda, stabilendo che il ritardo era imputabile esclusivamente alla tardiva presentazione della domanda di pensione da parte del lavoratore. Manca quindi il nesso causale tra la condotta del datore e il danno subito, rendendo non dovuto alcun risarcimento del danno.
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Contratti collettivi regionali: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'amministrazione regionale contro una sentenza d'appello relativa all'inquadramento di alcuni dirigenti. La decisione si fonda sul principio che i contratti collettivi regionali, a differenza di quelli nazionali, non possono essere oggetto di censura diretta in sede di legittimità per violazione o falsa applicazione, se non nei limiti dei vizi di motivazione o violazione delle norme sull'interpretazione dei contratti.
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Risarcimento precariato scuola: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina il caso di un insegnante che ha ottenuto un risarcimento per l'abuso di contratti a termine, nonostante sia stato successivamente assunto a tempo indeterminato. Il punto cruciale della controversia riguarda il diritto al risarcimento precariato scuola per un docente privo dell'abilitazione necessaria per accedere ai concorsi precedenti, una mancanza attribuita all'inerzia dell'amministrazione. Data la complessità delle questioni giuridiche, in particolare alla luce della riforma scolastica del 2015, la Corte ha rinviato la decisione finale a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Perdita di chance: risarcimento per mancata mobilità
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un Comune per non aver attivato una procedura di mobilità, preferendo assumere un esterno. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata attivazione della procedura, se illegittima, genera un danno da perdita di chance risarcibile. Questo pregiudizio sussiste anche se il dipendente non può dimostrare con certezza che avrebbe ottenuto il posto, ma solo che aveva una concreta e seria possibilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso dal risarcimento le indennità legate all'incarico, rinviando il caso per una nuova quantificazione del danno.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e il giudicato
La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da un'Amministrazione Pubblica. La Corte ha stabilito che non si può rimettere in discussione l'illegittimità di un provvedimento, già coperta da giudicato, per contestare il conseguente risarcimento del danno non patrimoniale. La richiesta di rivalutare i fatti è preclusa in sede di legittimità.
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Prova presuntiva: la Cassazione sul nesso causale
Una società di ingegneria ha citato in giudizio un suo ex dirigente per ottenere il risarcimento dei danni, sostenendo che quest'ultimo avesse ricevuto una tangente da una società di consulenza pagata dalla stessa azienda. Le corti di merito avevano respinto la domanda per mancanza di prova certa sul nesso causale tra la condotta del dirigente e il danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la corte d'appello ha errato nel richiedere una prova certa. Per la prova presuntiva, infatti, non è necessaria un'inferenza assoluta, ma è sufficiente un giudizio di alta probabilità basato sulla valutazione complessiva di tutti gli indizi (gravi, precisi e concordanti). Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici a seguito di una rinuncia al ricorso non notificata alla controparte. Sebbene l'atto non fosse idoneo a estinguere il processo, è stato ritenuto sufficiente a dimostrare la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. La Corte ha inoltre disposto la compensazione integrale delle spese legali, data la mancata accettazione della rinuncia e il diverso esito dei gradi di merito precedenti.
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Domanda Nuova in Appello: Inammissibile e Vincolante
Un lavoratore, indotto a risolvere il proprio rapporto di lavoro da un'errata comunicazione dell'ente previdenziale sulla sua pensione, ha agito per il risarcimento del danno. Dopo il rigetto in primo grado, in appello ha modificato la causa della sua richiesta, sostenendo che l'errore lo avesse portato a negoziare un accordo transattivo meno favorevole. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, ribadendo che tale modifica costituisce una 'domanda nuova in appello', come tale inammissibile. La Suprema Corte ha sottolineato che, una volta accertata l'inammissibilità per una ragione di rito, qualsiasi ulteriore argomentazione sul merito della causa è irrilevante.
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Stabilizzazione precariato: la data del contratto è decisiva
Un gruppo di dipendenti a tempo determinato ha richiesto la conversione del proprio rapporto di lavoro in indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione del precariato, ai sensi della normativa speciale esaminata, è fondamentale la data di stipula del contratto. La legge si applica solo ai contratti già in essere alla sua entrata in vigore, risultando irrilevante che la procedura di selezione fosse iniziata in data anteriore.
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Risarcimento abuso precariato: la Cassazione chiarisce
Un'infermiera, dopo anni di contratti a termine con un'azienda sanitaria pubblica, veniva assunta a tempo indeterminato tramite concorso. L'azienda sosteneva che ciò annullasse il diritto a un indennizzo. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che vincere un concorso non costituisce un rimedio diretto per il passato illecito. La Corte ha quindi confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di precariato, poiché l'assunzione non aveva l'effetto sanzionatorio richiesto dalla normativa europea per la precedente condotta illegittima.
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Danno da perdita di chance: come si calcola il risarcimento
Una lavoratrice socialmente utile, esclusa da una procedura di stabilizzazione a causa di un'illegittima sospensione dalle liste, ha chiesto il risarcimento del danno. La Corte d'Appello le ha riconosciuto l'intero importo delle retribuzioni mancate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Ministero, ha chiarito che il risarcimento per il danno da perdita di chance non può coincidere con il vantaggio totale sperato. Deve, invece, essere calcolato quantificando il vantaggio economico potenziale e poi riducendolo in base alla probabilità statistica che la lavoratrice aveva di ottenere la stabilizzazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Assunzione a tempo indeterminato: non è un diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che, pur inseriti in una graduatoria definitiva, chiedevano l'assunzione a tempo indeterminato presso un'Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione del personale precario non è un diritto soggettivo, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione, soggetta a vincoli di bilancio e fabbisogno organico. Il ricorso è stato respinto anche per vizi procedurali, in quanto la domanda per il tempo indeterminato era stata proposta in via subordinata e i motivi di ricorso non affrontavano correttamente le ragioni della decisione d'appello.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18008/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da un lavoratore per recarsi dal deposito aziendale al primo cliente e dall'ultimo cliente al deposito, utilizzando un mezzo aziendale, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha chiarito che un accordo sindacale che preveda una franchigia non retribuita per tale spostamento è nullo. Inoltre, ha precisato che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, il giudice deve procedere alla quantificazione delle somme dovute, anche utilizzando i dati di geolocalizzazione aziendali, senza poter rigettare la domanda solo perché il lavoratore non ha fornito una prova specifica e dettagliata dei minuti esatti.
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Lavoro autonomo subordinato: risarcimento pieno
Una collaborazione giornalistica ultra-decennale, formalmente inquadrata come lavoro autonomo, è stata riqualificata come rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: in caso di riqualificazione di un lavoro autonomo subordinato, al lavoratore spetta il risarcimento integrale del danno (retribuzioni perse) e non la più limitata indennità forfettaria prevista per altre forme di contratti illegittimi, rafforzando così la tutela contro l'uso improprio di tali contratti.
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Calcolo TFR: indennità estero, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un ex dipendente di banca riguardo al calcolo TFR per il periodo di lavoro svolto all'estero. La Corte cassa con rinvio la sentenza di secondo grado, accogliendo un motivo di ricorso della banca per difetto di motivazione e un motivo del lavoratore sull'inclusione del 'contributo alloggio' nella base di calcolo TFR. Viene ribadita la distinzione tra base imponibile fiscale e previdenziale per i redditi esteri.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
La Cassazione stabilisce che il tempo di viaggio dei tecnici dal deposito aziendale al primo cliente rientra nell'orario di lavoro retribuito. Una clausola contrattuale che introduce una franchigia non retribuita è nulla e il giudice deve quantificare il dovuto anche se la prova dell'esatto ammontare non è fornita dal lavoratore.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16675/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da tecnici itineranti per recarsi dalla sede aziendale al primo cliente e per tornare dall'ultimo cliente costituisce orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha dichiarato nulla la clausola di un accordo aziendale che prevedeva una franchigia non retribuita di 30 minuti, affermando che la norma imperativa prevale. Inoltre, ha chiarito che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, spetta al giudice quantificare le somme dovute, anche avvalendosi dei dati di geolocalizzazione dei mezzi aziendali, senza che l'onere della prova gravi interamente sul lavoratore.
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Risarcimento abuso contratti a termine: l’analisi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica contro una docente che aveva ottenuto un risarcimento per l'abuso di contratti a termine. Il ricorso è stato respinto perché basato su presupposti di fatto errati, come l'inesistente stabilizzazione della lavoratrice, e perché non si confrontava con la motivazione della sentenza precedente. La Corte ha ribadito che, in assenza di stabilizzazione, il risarcimento abuso contratti a termine nel pubblico impiego è dovuto in misura forfettaria, senza che il lavoratore debba fornire prova di un danno specifico.
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