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Art. 1223 Codice Civile

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1479 provvedimenti

Danno da perdita di chance: niente risarcimento automatico
Un dipendente comunale, titolare di una posizione organizzativa, ha richiesto il risarcimento del danno da perdita di chance per il mancato pagamento della retribuzione di risultato. L'amministrazione non aveva attivato i sistemi di valutazione né fissato gli obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che il danno da perdita di chance non è automatico (in re ipsa). Il dipendente ha l'onere di dimostrare la concreta probabilità che, se fosse stato valutato, l'esito sarebbe stato positivo. La semplice assegnazione dell'incarico non basta a presumere il raggiungimento degli obiettivi. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Risarcimento del danno patrimoniale: no a fatture senza bonifici
Una proprietaria si oppone a un decreto ingiuntivo per spese condominiali non pagate, chiedendo il risarcimento del danno patrimoniale causato da infiltrazioni d'acqua provenienti dal tetto comune. La Corte d'Appello riduce il risarcimento escludendo le spese per i lavori già eseguiti, ritenendo le fatture prodotte non attendibili poiché emesse da parenti e prive di tracciabilità dei pagamenti. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale per spese già sostenute, è indispensabile dimostrare l'effettivo esborso monetario. Inoltre, la liquidazione equitativa non può essere utilizzata per rimediare alla mancanza di prove dovuta alla negligenza della parte interessata.
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Disservizio internet banking: niente danni se c’è il telefono
Un correntista ha citato in giudizio la propria banca lamentando un disservizio internet banking che gli avrebbe impedito di investire settantamila euro in titoli azionari, chiedendo il risarcimento dei danni. La banca ha restituito le somme durante il giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che non vi è stato alcun inadempimento da parte dell'istituto di credito, poiché il cliente disponeva di un canale alternativo e funzionante, ovvero il servizio di assistenza telefonica (telephone banking), per effettuare le operazioni desiderate. Inoltre, la condotta del cliente, che ha effettuato solo due accessi in due mesi, è stata ritenuta incompatibile con l'urgenza di investire dichiarata. Di conseguenza, nessun risarcimento è dovuto in assenza di una reale responsabilità della banca.
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Eccezione di inadempimento: quando la scusa maschera il rincaro
Un fornitore ha interrotto le consegne di alluminio a un acquirente, sollevando l'eccezione di inadempimento perché quest'ultimo non aveva pagato alcune fatture precedenti. L'acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno accertato che il vero motivo del rifiuto di consegna non era il mancato pagamento, ma il rincaro delle materie prime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando che l'eccezione di inadempimento è contraria a buona fede se usata come pretesto per mascherare la propria inadempienza dovuta all'aumento dei costi. Il fornitore è stato condannato a risarcire i danni, calcolati in base ai maggiori costi sostenuti dall'acquirente per rifornirsi da terzi, oltre al pagamento delle spese legali.
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Compensatio lucri cum damno: risarcimento o arricchimento?
Un'investitrice ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento dei danni per l'acquisto di obbligazioni argentine, ritenute sicure ma poi svalutate. Il Tribunale ha condannato la banca al risarcimento. Durante il giudizio di appello, l'investitrice ha venduto i titoli incassando una cifra significativa. La banca ha chiesto di ricalcolare il danno, ma la Corte d'Appello ha ignorato la vendita. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che il ricavo della vendita deve essere sottratto dal risarcimento complessivo. Trova così applicazione il principio della compensatio lucri cum damno per evitare un ingiusto arricchimento del danneggiato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità professionale del notaio: il prezzo del ritardo
Una banca acquista un immobile da una società venditrice per concederlo in leasing a un'utilizzatrice. Il notaio incaricato trascrive l'atto con 28 giorni di ritardo. Nel frattempo, la venditrice vende fraudolentemente lo stesso bene a un terzo, che trascrive prima della banca. La banca chiede la risoluzione dei contratti e il risarcimento dei danni. La Cassazione conferma la responsabilità professionale del notaio per la tardiva trascrizione, ribadendo che il ritardo ingiustificato costituisce grave negligenza. Inoltre, accoglie il ricorso della banca sulla quantificazione del danno: la responsabilità risarcitoria del notaio non può essere limitata ai soli interessi sulla somma da restituire, ma va valutata autonomamente rispetto all'obbligo restitutorio della venditrice. La causa viene rinviata per rideterminare il risarcimento dovuto dal notaio.
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Polizze unit linked: nullo il contratto senza firma scritta
Un risparmiatore investe venticinquemila euro in un contratto spacciato per assicurazione sulla vita, scoprendo solo dopo la perdita totale del capitale che si trattava di polizze unit linked. Il risparmiatore agisce in giudizio contro l'intermediario chiedendo la nullità del rapporto per mancanza di un contratto quadro scritto e per violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'intermediario, confermando che le polizze unit linked prive di reale garanzia di conservazione del capitale sono prodotti finanziari e non assicurativi. Di conseguenza, si applicano le tutele del Testo Unico della Finanza, inclusa la necessità del contratto quadro scritto. L'intermediario viene condannato a risarcire l'intero capitale perso a titolo di responsabilità precontrattuale per non aver informato correttamente il cliente.
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Cancellazione della società: perché i soci perdono i risarcimenti
A seguito della condanna penale di una dipendente per ammanchi finanziari, i soci di una s.r.l. estinta hanno promosso un'azione civile per il risarcimento dei danni. La società era stata cancellata dal registro delle imprese prima del giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci, confermando che la cancellazione della società ne determina l'estinzione immediata. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha più la rappresentanza processuale dell'ente. I soci possono agire per recuperare i crediti sociali residui solo se dimostrano espressamente la loro qualità di successori della società estinta, e non agendo semplicemente in proprio o come soci attivi. Inoltre, i danni lamentati dai soci per il pregiudizio subito dalla società costituiscono un danno riflesso non risarcibile direttamente a loro favore.
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Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento senza consegna
Una società italiana di costruzioni navali stipula un contratto con uno Stato estero per la fornitura di navi militari. A causa dell'invasione di un paese vicino da parte dello Stato committente e delle conseguenti sanzioni internazionali, il contratto si risolve per impossibilità sopravvenuta imputabile al committente. Sorge una controversia sulla quantificazione del risarcimento dei danni, in particolare se spetti la revisione dei prezzi pattuita anche per i beni prodotti ma non consegnati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle società italiane, stabilendo che in caso di risoluzione del contratto di appalto privato per colpa del committente, il risarcimento del danno deve comprendere sia il danno emergente sia il lucro cessante, inclusa la revisione prezzi pattuita, a prescindere dall'avvenuta consegna dei beni.
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Responsabilità amministratore condominio: analisi caso
Il Tribunale di Milano ha affrontato un caso di responsabilità amministratore condominio riguardante la firma di un contratto energetico pluriennale senza preventiva delibera assembleare. Sebbene sia stato accertato l'inadempimento contrattuale dell'amministratore, la richiesta di risarcimento del danno è stata rigettata poiché il condominio non ha fornito la prova rigorosa del pregiudizio economico subito, specialmente a fronte di una transazione novativa sottoscritta con il fornitore.
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Errore progettuale senza nesso causale: niente risarcimento
Un Ente Pubblico ha richiesto il risarcimento dei danni a un gruppo di professionisti per presunti errori nella progettazione di opere pubbliche contro le esondazioni lacustri. Nonostante l'accertamento di alcune imprecisioni progettuali, i giudici di merito hanno rigettato la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che spetta al creditore dimostrare il nesso causale tra l'errore del professionista e il danno concreto subito. Nel caso specifico, i cedimenti strutturali erano derivati da una variante esecutiva decisa dall'impresa appaltatrice e non dal progetto originario. Inoltre, l'Ente Pubblico non ha depositato i documenti contrattuali necessari, lacuna che non poteva essere colmata dal consulente tecnico d'ufficio. Il ricorso dell'Ente Pubblico è stato quindi rigettato, con condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Inadempimento contrattuale: quando il disagio non basta
Un utente ha citato in giudizio la società elettrica a causa di continui cali di tensione che impedivano il funzionamento dell'impianto di riscaldamento. Per ovviare al problema, l'utente ha acquistato un termocamino e ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che l'acquisto del termocamino non costituisce una conseguenza diretta dell'inadempimento della società. Inoltre, per ottenere il risarcimento danni da inadempimento contrattuale relativo a disagi personali (danno non patrimoniale), il danneggiato deve dimostrare concretamente un pregiudizio serio e non futile alla propria vita quotidiana. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso dell'utente, condannandolo al pagamento delle spese di giudizio.
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Responsabilità professionale del notaio: il peso delle ipoteche
I Venditori concordano la vendita di un capannone a un'Azienda, accettando come pagamento parziale la permuta di alcuni appartamenti. Per garantire l'operazione, si rivolgono a un Notaio per redigere i contratti preliminari. Il Notaio omette di verificare la presenza di ipoteche gravanti sugli immobili promessi in permuta, che si rivelano poi pignorati per cifre enormi. I Venditori perdono così sia il capannone sia le somme versate come caparra. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Notaio, confermando la sussistenza della responsabilità professionale del notaio per non aver effettuato le visure ipotecarie. Il Notaio viene condannato a risarcire i danni e a pagare le spese di giudizio.
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Retroversione degli utili: paga anche chi copia senza colpa
I Titolari dei Marchi hanno fatto causa a un Distributore per l'uso non autorizzato dei loro marchi di abbigliamento in Germania. La Corte d'Appello ha accertato la contraffazione incolpevole del Distributore, condannandolo comunque alla retroversione degli utili, ma calcolando l'importo in modo approssimativo. La Cassazione ha stabilito che la retroversione degli utili si applica anche in assenza di colpa del contraffattore, poiché ha natura restitutoria e non solo risarcitoria. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei Titolari dei Marchi sul calcolo del danno: per determinare il profitto da restituire, il giudice non può usare stime forfettarie ma deve sottrarre dai ricavi totali solo i costi incrementali specifici, la cui prova spetta al contraffattore. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo.
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Responsabilità professionale del notaio: se la garanzia svanisce
Un istituto bancario ha concesso un mutuo garantito da ipoteca su un immobile, fidandosi della relazione di un professionista che attestava l'esclusiva proprietà del debitore. Successivamente, a causa del mancato pagamento delle rate, la banca ha avviato un pignoramento, scoprendo che l'immobile era in comproprietà con altre persone. Di fronte all'impossibilità di vendere agevolmente il bene, la banca ha citato in giudizio il professionista per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del notaio. Il professionista ha l'obbligo di verificare con esattezza i registri immobiliari per garantire la sicurezza dell'operazione. Non avendo dimostrato di aver adempiuto correttamente al proprio incarico, gli eredi del professionista sono stati condannati a risarcire la banca e a pagare le spese legali.
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Concorrenza sleale: pubblicità ingannevole ma nessun risarcimento
Un rivenditore autonomo ha citato in giudizio una casa produttrice di calzature e il suo distributore ufficiale, lamentando atti di concorrenza sleale e intese restrittive della concorrenza. Il distributore ufficiale aveva pubblicato un annuncio pubblicitario che suggeriva l'originalità dei prodotti solo se acquistati presso la rete ufficiale. La Corte d'Appello ha accertato il carattere ingannevole della pubblicità, ma ha rigettato la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno economico subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del rivenditore, confermando che l'illecito concorrenziale non genera un risarcimento automatico in assenza di una prova rigorosa del decremento patrimoniale o del mancato guadagno.
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Perdita di chance: il Comune risarcisce anche l’indennità
Un ingegnere dipendente pubblico chiedeva il trasferimento presso un altro Comune per coprire un posto vacante. L'ente rifiutava la domanda e assumeva un altro professionista a tempo determinato, attribuendogli un'indennità di posizione. I giudici di merito accertavano l'illegittimità del comportamento del Comune, ma escludevano dal risarcimento l'indennità di posizione, ritenendo necessario l'effettivo svolgimento dell'attività. La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che l'indennità di posizione, essendo legata alla titolarità dell'ufficio e non al raggiungimento di obiettivi, deve essere inclusa nella valutazione del danno per perdita di chance. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento del danno: no al rimborso se la spesa non è reale
Un appaltatore ha richiesto il pagamento per la ristrutturazione di un tetto. Il committente si è opposto, chiedendo la detrazione dei costi per lo smontaggio di una gru lasciata in cantiere. Sebbene l'appaltatore avesse poi smontato la gru a proprie spese durante la causa, i giudici di merito hanno comunque decurtato la somma dovuta a titolo di risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'appaltatore, stabilendo che l'adempimento tardivo cancella il danno futuro. Il risarcimento del danno deve coprire solo le perdite reali e non può tradursi in un ingiusto arricchimento per il creditore che non ha sostenuto alcuna spesa.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: l’errore non basta
Un cliente ha fatto causa all'erede del suo ex legale per ottenere il risarcimento dei danni. L'avvocato aveva presentato in ritardo l'appello contro una sentenza di condanna per un incidente stradale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cliente, confermando che per configurare la responsabilità professionale dell'avvocato non basta dimostrare l'errore o il ritardo. Il cliente deve infatti provare che, se l'appello fosse stato presentato nei tempi, il giudizio avrebbe avuto un esito favorevole. Questo accertamento si basa sulla regola del "più probabile che non". Poiché il cliente non ha fornito questa prova prognostica, la sua richiesta di risarcimento è stata respinta e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Responsabilità per cose in custodia: gelo nei tubi e risarcimento
Un condomino ha impugnato la decisione che lo condannava a risarcire i danni causati da infiltrazioni d'acqua gelata e poi sciolta dalle sue tubature private. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la sua responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c. Il proprietario non ha fornito la prova del caso fortuito, limitandosi a ipotizzare l'intervento di terzi ignoti che avrebbero riaperto le valvole dell'acqua precedentemente chiuse. La Corte ha inoltre confermato il risarcimento dei danni indiretti per le spese di alloggio in albergo sostenute dai vicini a causa dell'inagibilità dei loro appartamenti allagati.
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