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Art. 1223 Codice Civile

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1479 provvedimenti

Cambio appalto risarcimento: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mancata assunzione a seguito di un cambio di appalto, il lavoratore ha diritto a un risarcimento integrale. Questo 'cambio appalto risarcimento' deve essere calcolato sulla base della retribuzione precedentemente percepita e non sul minimo salariale previsto dal CCNL. La Corte ha qualificato l'inadempimento dell'azienda subentrante come responsabilità contrattuale, che impone la piena compensazione del danno subito dal dipendente.
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Risarcimento danno da emotrasfusione: il calcolo
Un paziente ottiene il ricalcolo del risarcimento danno da emotrasfusione. La Corte d'Appello, seguendo la Cassazione, detrae l'indennizzo passato e futuro (capitalizzato) per evitare indebiti arricchimenti, stabilendo un precedente sul calcolo del danno differenziale.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Somministrazione a termine: regole e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale pubblico, confermando che i contratti di somministrazione a termine devono rispettare le stesse rigide regole sulla giustificazione (causale) previste per i contratti a tempo determinato diretti. In caso di illegittimità nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria, che la Corte ha quantificato in dodici mensilità applicando la normativa di riferimento.
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Accessione invertita: come si calcola il danno?
Un ente comunale agiva in giudizio per un caso di accessione invertita su un proprio terreno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso del Comune, confermando che il danno ulteriore rispetto all'indennità prevista dalla legge (pari al doppio del valore del suolo) non è automatico. Il proprietario del fondo occupato ha l'onere di dimostrare specificamente l'eventuale deprezzamento subito dalla porzione di terreno residua. La Corte ha inoltre chiarito i principi sulla ripartizione delle spese legali in caso di accoglimento solo parziale della domanda.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di critica
Un gruppo editoriale e una giornalista sono stati citati in giudizio per diffamazione a seguito di un articolo online che accusava un politico di uso improprio di un'auto di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura diffamatoria dell'articolo. La corte ha sottolineato che il diritto di critica, anche politica, presuppone una base di verità. Ha inoltre confermato la rimozione dell'articolo dagli archivi online e la sanzione pecuniaria nei confronti della giornalista, chiarendo i limiti della libertà di stampa nei casi di diffamazione a mezzo stampa.
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Risarcimento danni: preventivo prova il danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17670/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento danni da sinistro stradale. Un automobilista, dopo un incidente con un cane randagio in autostrada, si è visto negare il risarcimento in appello perché non aveva fornito la fattura delle riparazioni, ma solo un preventivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che il danno esiste come obbligazione di spesa (una passività nel patrimonio) dal momento del sinistro. Pertanto, il preventivo è sufficiente a provare l'esistenza del danno, e il giudice non può negare il risarcimento solo perché la riparazione non è stata ancora pagata. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Responsabilità del consulente: il ruolo nell’insuccesso
La Corte di Cassazione interviene sul tema della responsabilità del consulente in un piano di ristrutturazione aziendale fallito. Una società, poi fallita, aveva citato in giudizio la sua società di advisory per i danni derivanti dal fallimento, sostenendo l'inadeguatezza del piano proposto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, attribuendo un ruolo preminente a un altro professionista. La Cassazione ha annullato tale decisione, criticando la motivazione 'per relationem' come acritica e superficiale. Ha stabilito che il giudice di merito deve valutare concretamente il ruolo e il contributo causale di ogni consulente, anche in un'ipotesi di responsabilità concorrente, senza escluderla a priori.
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Responsabilità notaio per atto di vendita inefficace
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19849/2024, ha stabilito la responsabilità del notaio in via extracontrattuale per i danni causati a un terzo da un atto di vendita inefficace, stipulato tra parti non proprietarie del bene. La Corte ha inoltre ribadito che il danno derivante dall'occupazione illegittima di un immobile si presume e non necessita di prova specifica da parte del proprietario danneggiato, invertendo l'onere della prova a carico dell'occupante.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Un imprenditore ha presentato un ricorso in Cassazione per danni da interruzione idrica, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. L'ordinanza chiarisce che la Cassazione non può rivalutare le prove e i fatti del merito, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
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Ricorso per cassazione inammissibile: le regole
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile a causa della sua eccessiva lunghezza e della confusione dei motivi di diritto, mescolando vizi diversi. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale, presentato tardivamente, viene dichiarato inefficace. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti di chiarezza e specificità negli atti di impugnazione.
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IVA agevolata prima casa: quando provarne i requisiti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19733/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'IVA agevolata prima casa. In un caso di contratto preliminare non adempiuto, la Corte ha stabilito che i requisiti per l'aliquota ridotta devono essere posseduti e provati al momento della sentenza di trasferimento coattivo (ex art. 2932 c.c.), non alla data del preliminare. La richiesta della promissaria acquirente è stata respinta per non aver fornito tale prova. È stato inoltre negato il risarcimento danni per la mancata consegna delle chiavi, ritenuta giustificata dal mancato pagamento del prezzo da parte dell'acquirente.
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Accordo sindacale: mancato colloquio e assunzione
Un lavoratore non è stato assunto dalla nuova azienda dopo un trasferimento d'impresa, nonostante un accordo sindacale prevedesse colloqui di selezione. La Cassazione ha stabilito che omettere il colloquio non garantisce un diritto automatico all'assunzione, ma configura una 'perdita di chance'. Il diritto al risarcimento dipende dal quadro giuridico che regola il trasferimento (crisi o liquidazione). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Responsabilità del liquidatore: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex liquidatore per mala gestio, colpevole di aver svenduto e rottamato il magazzino sociale. La sentenza chiarisce che la responsabilità del liquidatore ha natura contrattuale e spetta a lui dimostrare di aver agito con diligenza. Viene inoltre confermata l'inefficacia di una donazione fatta ai figli, in quanto il credito risarcitorio del fallimento era sorto al momento degli atti dannosi e non con la successiva azione legale.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida ai motivi
Un avvocato dipendente del settore pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello riguardante il suo rapporto di lavoro, il licenziamento e diverse pretese economiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile, sottolineando i rigorosi requisiti procedurali per adire la Suprema Corte. La decisione evidenzia che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione dei fatti, ma è necessario contestare specificamente la 'ratio decidendi' (la ragione giuridica della decisione) della sentenza impugnata, pena l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Perdita di chance: onere della prova del dirigente
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per il mancato pagamento della retribuzione variabile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento per perdita di chance, non basta provare l'inadempimento del datore, ma è necessario allegare e provare elementi specifici sulla concreta possibilità e sul valore dell'occasione persa, onere non soddisfatto dai ricorrenti.
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Detenzione materiale pedopornografico: annullamento
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per reati sessuali e detenzione materiale pedopornografico. L'annullamento con rinvio riguarda il reato di detenzione di materiale relativo a minori non identificati, a causa di un difetto di motivazione da parte della Corte d'Appello nel determinare la loro minore età. Di conseguenza, è stato disposto un nuovo esame anche per la quantificazione dei danni civili. La Corte ha invece ritenuto inammissibili o infondati gli altri motivi di ricorso, inclusi quelli sulla qualificazione del reato come tentativo di violenza sessuale e sulla costituzione di parte civile dei genitori.
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Clausola penale leasing: quando è valida e non usuraria
Una società ha contestato una clausola penale in un contratto di leasing risolto, sostenendone la nullità e l'eccessività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che una clausola penale leasing è valida se prevede la deduzione del valore ricavato dalla vendita del bene. La Corte ha inoltre chiarito che le penali per inadempimento sono escluse dal calcolo dell'usura.
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